Spectre
L'atteso nuovo capitolo cinematografico dedicato a James Bond è finalmente nelle sale di tutto il mondo. Analisi della pellicola e considerazioni su una doppia proiezione all'Arcadia di Melzo
Ritorno al bianco
Per la settima volta Bond torna sulla neve, l’ultima volta nel 2002 in La morte può attendere. Alla ricerca di qualcosa di mai visto, la produzione ha scelto un inseguimento tra aeroplano e 4x4.
In totale sono stati otto gli aerei costruiti: due effettivamente in grado di volare e due attaccati a cavi per i dovuti spostamenti controllati. Gli altri quattro aerei erano invece sostanzialmente telai che al loro interno nascondevano motoslitte che gli stunt potevano guidare agevolmente sul set, spostando l’involucro dove richiesto. Un moderno cavallo di Troia che ha permesso di girare alcuni ciak in maniera molto rapida e sicura.
Dopo un sopralluogo tra Alpi svizzere, austriache e italiane, la produzione ha scelto Sölden in Austria e il ghiacciaio Rettenbach, riadattando la ICE-Q, un ristorante in cima a uno skilift, come base per la clinica in cui lavora Madeleine.
Durante le riprese il tempo è stato abbastanza insolito per i canoni austriaci, costringendo la troupe a ricreare ben 400 tonnellate di neve per ricoprire la montagna, solitamente imbiancata.


