AV Magazine - Logo
Stampa
Spectre
Spectre
Alessio Tambone, CineMan - 09 Novembre 2015
“L'atteso nuovo capitolo cinematografico dedicato a James Bond è finalmente nelle sale di tutto il mondo. Analisi della pellicola e considerazioni su una doppia proiezione all'Arcadia di Melzo”
Pagina 1 - Introduzione

24° film della serie James Bond, SPECTRE segue il campione di incassi Skyfall, confermando il regista Sam Mendes. Torna per la quarta volta Daniel Craig nei panni dell’agente 007, con l’ovvia conferma del cast di personaggi secondari come  Q (Ben Whishaw), Moneypenny (Naomie Harris) e il nuovo M (Ralph Fiennes).


- click per ingrandire -

007 si trova a Città del Messico, si sta per portare a letto l'ennesima bellona ma è un escamotage: sfruttando il tetto di un vicino stabile elimina un terrorista che progetta un attentato dinamitardo. L'operazione non era autorizzata dall'MI-6 e Bond si ritrova punito da 'M' e messo da parte.


- click per ingrandire -

In realtà l'agente segreto non si fida nemmeno del suo diretto superiore cui non può rivelare di essere a caccia di indizi che lo condurranno alla più potente e spietata organizzazione criminale di cui si pronuncia il nome con reverenziale timore: SPECTRE.

Attraverso insospettabili infiltrati SPECTRE ha da tempo in opera un diabolico piano che permetterà ai suoi affiliati di controllare gli istituti di intelligence del pianeta.

Pagina 2 - Giudizio artistico

Già quando lo scettro dell'agente segreto più famoso del mondo passò da Roger Moore a Timothy Dalton mi sono spesso domandato se prima o poi si sarebbe tornati a parlare della mitica Spectre e del suo capo, quell'Ernest Stavro Blofeld comparso per la prima volta in “Dalla Russia con amore”, interpretato nel corso del tempo da tanti grandi attori tra cui il compianto Donald Pleasance.

Da Timothy Dalton a Pierce Brosnan e poi l'inizio dell'era Daniel Craig ma della Spectre sempre nulla. Pensavo si trattasse di scelte artistiche, ignaro dei problemi con i detentori dei diritti che avevano impedito che l'organizzazione criminale tornasse a far parlare di se.

Desiderio esaudito all'annuncio del ventiquattresimo film della saga, quando ancora speravo che mi sarei trovato di fronte un'avventurosa spy story che quantomeno si avvicinasse al precedente magnifico “Skyfall”.

Ahimè rimestare nuovamente nel passato dell'agente segreto britannico appiccicando con lo sputo una serie di eventi non mi è sembrato granché e più passavano i minuti più tutto mi scivolava addosso in una sarabanda di banalità. Al termine della proiezione e con un gran mal di testa l'unica domanda che mi sono posto è stata: che bisogno c'era di fare il film se non si aveva una storia dignitosa?


- click per ingrandire -

Perché John Logan (“Skyfall”, “Hugo Cabret”), Neal Purvis (“Skyfall”, “Quantum of Solace”, “Casino Royale”), Robert Wade (“Skyfall”, “Quantum of Solace”, “Casino Royale”) e Jez Butterworth (“Black Mass”, “Edge of tomorrow”) non hanno atteso momenti di più propizia ispirazione? Craig avrebbe (e forse l'ha fatto) potuto dire la sua visto che compare anche tra i produttori. Che l'era Bond sia al tramonto per mancanza di idee?

Sulla carta l'idea sarà anche sembrata vincente ma la messa in opera è diametralmente opposta. La prima metà del film è terribilmente lenta, la trama non decolla, il (troppo) consueto viaggio di 007 in giro per il mondo un mero esercizio di stile, routine nella routine cinematografica che un personaggio come quello inventato da Ian Fleming e un attore con grande carisma come Daniel Craig proprio non meritavano. Citare il passato è un conto, sfruttarlo a proprio vantaggio per assecondarne la catena di eventi non è un problema, almeno fino al momento in cui il gioco della memoria non si trasforma in un dito dietro cui nascondersi perché non si hanno idee, non si sa da che parte spacciare questa emerita minestra riscaldata.

Ma se “Skyfall” salutava il passato rinnovandosi perché tornare nuovamente indietro nel tempo? Omaggi al Bond che fu? Ma per cortesia, piuttosto una valanga di déjà vu che invece di coinvolgere creano un vuoto pneumatico mentre il ritmo migliora attorno a metà dei (troppi) 150 minuti del film ma è davvero tardi, mentre gli sceneggiatori tentano di tutto per reggere la fragile impalcatura della storia arricchita da rivelazioni che lasciano perlopiù indifferenti.

La 'vacanza' romana di Bond è insulsa, quasi ridicola, con un altrettanto inutile siparietto assieme a una Monica Bellucci stile vedova sarda cui 007 ha ammazzato il potente marito e che in maniera altrettanto stucchevole e stantia fa cadere ai suoi piedi dopo averle salvato un attimo prima la vita. Il 'famoso' inseguimento per le vuote (!) vie della capitale è un altro esercizio di stile senz'anima. Quando nel cuore della notte due bolidi sfrecciano di fronte a San Pietro e alla sua piazza inverosimilmente deserta viene da sorridere: nemmeno uno straccio di volante delle forze dell'ordine? Di questi tempi?


- click per ingrandire -

Certo è Bond, stiamo al gioco o non andiamo a vederlo ma forte di “Skyfall” credevo fosse stato fatto ben altro, a Roma poi dopo tutto il baccano mediatico che aveva suscitato la presenza della troupe.

Lo stesso 007 non è più l'agente dell'MI-6 con virtù e debolezze di “Skyfall”, alcolista che mostrava pericolosamente il fianco, incapace di superare i test psico-fisici. In “Spectre” sembra più un Terminator: in una sequenza di combattimento all'arma bianca, messo mortalmente in difetto dal colossale avversario, sfonda l'arredamento di una carrozza ferroviaria scaraventato ripetutamente da una parte all'altra. Il giorno dopo scende dal treno senza un graffio. L'ironia ci vuole, meglio se stemperata dalla classe e dallo stile di un grande attore ma qui l'ho trovata spesso fuori luogo mentre persino alcuni abiti indossati da Craig mi sono sembrati una taglia inferiore alla sua, come nel prologo, non credo perché imbolsito ma più probabilmente per un errore del reparto costumi. Forse questo personaggio a Craig oramai sta troppo stretto.  

A proposito di villain: solo due, anche qui sulla carta capaci e bravi ma i creativi non hanno saputo stimolarne la malvagità, qui confusa tra stupidità e cialtroneria da rigattieri. Dave Bautista, ex wrestler statunitense (“I guardiani della galassia”), un gigante che avrebbe dovuto ricordare i colossali avversari di Bond del passato come il compianto Richard Kiel, il mitico 'Squalo' contro cui Roger Moore combatte in “Moonraker – Operazione spazio” o ancora Toshiyuki "Harold" Sakata, il possente Oddjob col suo tagliente copricapo in “Goldfinger”.

Il Mr. Hinx di Bautista è un cattivo di poche parole ma con ben poco da dire in tutti i sensi, sfruttato più come bassa manovalanza che non come punta di rottura al soldo di SPECTRE, il cui leader è interpretato da Christoph Waltz. Con l'attore austriaco si è colta l'occasione per raccontare il prezioso antefatto che rivela l'origine del nome e della profonda lacerazione in viso di Blofeld, personaggio che a storia conclusa più che l'intelligente e spietato capo della più potente organizzazione criminale al mondo sembra un ruba galline.

Pagina 3 - L'apertura

La suggestiva apertura del film è ambientata a Città del Messico durante il singolare Giorno dei Morti, una delle feste più importanti del bacino latino-americano. La parata riproposta comprendeva ben 10 carri allegorici, il più alto dei quali raggiungeva un’altezza di 11 metri.

Il carro centrale era “La Calavera Catrina”, ispirato all’omonima opera dell’illustratore e litografo messicano José Guadalupe Posada: un teschio di donna che indossa un enorme cappello (nel film largo 10 metri) di derivazione europea, satira a simboleggiare i messicani che adottarono usi e costumi della borghesia del vecchio continente in epoca pre-rivoluzionaria.


- click per ingrandire -

La troupe ha girato in tre diverse location della città: il Gran Hotel, Plaza Tolsá e Zócalo, la grande piazza che si vede nei festeggiamenti. Dal punto di vista delle comparse, la folla era formata da 1.520 persone, vestite e truccate da 107 truccatori, 98 dei quali locali, per una preparazione totale di ben tre ore e mezzo per singola giornata.

Zócalo è il luogo che vede le incredibili evoluzioni dell’elicottero, mentre due stunt sono impegnati in una lotta serrata. Il velivolo è un elicottero Red Bull, costruito espressamente per i tonneau e i free-diving. A causa dell’altitudine di Città del Messico, il celebre pilota Chuck Aaron ha comunque dovuto porre dei limiti alle evoluzioni proposte.


- click per ingrandire -

Tralasciando l’evocazione scenografica, l’apertura colpisce positivamente per il lungo pianosequenza realizzato, anche se alcune manipolazioni digitali utilizzate per il raccordo destano qualche perplessità (es. un Bond non estremamente fluido nel saltellare tra diversi punti d’appoggio quando esce dal balcone alla ricerca del suo obiettivo).

Non sono sembrati naturali inoltre anche alcuni chroma key di Bond in lotta sull’elicottero sospeso sulla piazza. In diverse inquadrature i soggetti in primo piano si staccano troppo rispetto al fondale, segno di una probabile illuminazione non proprio corretta.

Come da manuale, dopo l’apertura partono i titoli, in un susseguirsi ormai canonico di suggestioni che anticipano temi e personaggi del film con alcuni rimandi più o meno espliciti al passato.

Ad interpretare il brano principale è stato chiamato il britannico Sam Smith, che ha composto il singolo Writing’s On The Wall con il suo collaboratore (vincitore Grammy) Jimmy Napes. Sicuramente d’effetto, merito dell’arrangiamento straziante e del timbro alquanto particolare del cantante. Un bis dell’Oscar di Skyfall sembra comunque improbabile.

Pagina 4 - Girare in Italia

James Bond torna a girare in Italia. Questa volta la missione lo porta a Roma, scelta principalmente per due segmenti in esterno. L’architettura fascista del Museo della Civiltà Romana è diventata la location per il cimitero e il conseguente incontro tra 007 e la vedova Lucia. Le riprese hanno richiesto 4 giorni.


- click per ingrandire -

Sono invece 18 le notti passate dalla troupe di seconda unità tra le strade della Capitale per girare l’inseguimento in auto tra Bond (Aston Martin DB10) e Hinx (Jaguar C-X75). Una sequenza che però non cattura, priva di mordente e adrenalina, spesso più simile a un replay di Gran Turismo, sorretta soltanto dallo splendore automobilistico proposto e da qualche trovata - neanche troppo - divertente.


- click per ingrandire -

Nella pagina dedicata saremo più esaustivi con le indicazioni tecniche, anticipiamo solo che per questo inseguimento sono state utilizzate un totale di otto Aston Martin e sette Jaguar.

Pagina 5 - Ritorno al bianco

Per la settima volta Bond torna sulla neve, l’ultima volta nel 2002 in La morte può attendere. Alla ricerca di qualcosa di mai visto, la produzione ha scelto un inseguimento tra aeroplano e 4x4.

In totale sono stati otto gli aerei costruiti: due effettivamente in grado di volare e due attaccati a cavi per i dovuti spostamenti controllati. Gli altri quattro aerei erano invece  sostanzialmente telai che al loro interno nascondevano motoslitte che gli stunt potevano guidare agevolmente sul set, spostando l’involucro dove richiesto. Un moderno cavallo di Troia che ha permesso di girare alcuni ciak in maniera molto rapida e sicura.


- click per ingrandire -

Dopo un sopralluogo tra Alpi svizzere, austriache e italiane, la produzione ha scelto Sölden in Austria e il ghiacciaio Rettenbach, riadattando la ICE-Q, un ristorante in cima a uno skilift, come base per la clinica in cui lavora Madeleine.


- click per ingrandire -

Durante le riprese il tempo è stato abbastanza insolito per i canoni austriaci, costringendo la troupe a ricreare ben 400 tonnellate di neve per ricoprire la montagna, solitamente imbiancata.

Pagina 6 - Un salto in Marocco

Recuperata Madeleine, Bond si dirige a Tangeri, in Marocco, per poi avventurarsi nel Sahara. Raccontato in chiave romantica, l’immenso deserto circonda ed esalta i due protagonisti in viaggio, legittimando una palette colori decisamente virata verso il giallo.


- click per ingrandire -

Singolari i problemi che la troupe ha dovuto affrontare nel deserto. Sono molte le esplosioni che per ragioni filmiche sono state protagoniste dei ciak. La produzione ha dovuto assumere diverse guide locali per assicurarsi che tutti gli abitanti dei villaggi o le tribù nomadi nel raggio di 20 miglia fossero a conoscenza delle esplosioni.

Una delle esplosioni realizzate potrebbe essere stata la più grande della storia del cinema, sicuramente la più grande nella carriera del veterano Chris Corbould, supervisore agli effetti speciali, un vero maestro del settore.

La sua squadra ha infatti organizzato l’esplosione finale nel deserto con oltre 8.000 litri di kerosene. Alla faccia degli add-on digitali.

Pagina 7 - E naturalmente Londra

Buona parte del film è inoltre ambientata a Londra, come ovvio che fosse. I classici Pinewood Studios hanno fornito spazio e maestranze per diverse location interne, tra cui il classico ufficio di M con la porta rossa, il nuovo nascondiglio di Q e uno degli ambienti più difficili da realizzare: l’appartamento di Bond, comunque ben progettato.


- click per ingrandire -

Importante la scena in esterno che vede un elicottero di notte volare a bassissima quota sul Tamigi inseguito da una barca. In totale le riprese hanno richiesto sei notti di ciak, con numerose difficoltà nell’organizzare orari ed eventi circostanti. Sono state 11.000 le lettere inviate a residenti e imprese locali coinvolte in qualche modo dall’importante produzione, che ha dovuto illuminare ben tre ponti (Vauxhall, Lambeth ed Westminster Bridge) per un totale di 17 archi interessati.


- click per ingrandire -

Le nuove luci installate sono rimaste in posizione per ben cinque settimane, utilizzando i tetti di dieci palazzi circostanti per fornire un’illuminazione aggiuntiva del fiume, cambiando ogni notte il colore delle lampade di installazione pubblica per una luce consona alle riprese in corso.

Ogni ripresa notturna ha coinvolto una troupe di circa 200 persone, tecnici affiancati da figure indispensabili come militari, personale di sicurezza, vigili urbani e ufficiali di polizia.

Pagina 8 - I veicoli di Bond

Nel 1964 in Agente 007-Missione Goldfinger  c’era la celebre DB5; nel 1969 in Agente 007-Al servizio di Sua Maestà c’era la DBS; nel 1987 in 007-Zona pericolo c’era la V8 Volante.

L’elenco potrebbe continuare. Questo 24° film di Jams Bond segna il 50° anniversario della collaborazione tra la serie cinematografica e la casa automobilistica Aston Martin. Si è deciso quindi di fare le cose in grande.


- click per ingrandire -

A differenza degli altri modelli utilizzati in passato, tutte macchine commerciate regolarmente, questa nuova DB10 è una concept car: un’auto cioè costruita appositamente per questo film.

Il telaio è basato su una V8 Vantage modificata, con sospensioni più lunghe e un motore V8 da 4,7 litri. L’auto raggiunge una velocità massima di 305 Km/h e ha un’accelerazione da 0 a 100 Km/h in 4,7 secondi.

Il veicolo ha il cofano anteriore che ricorda il muso di uno squalo, con il radiatore ben celato dietro la linea principale e un sistema di raffreddamento perforato che rende inutile l’utilizzo di una ventola.

La DB10 è la sesta Aston Matin che vediamo in un film di Bond. Di questa concept car sono stati costruiti solo dieci esemplari: otto sono stati utilizzati sul set, mentre gli altri due sono stati dirottati per scopi promozionali. Uno di questi ultimi due modelli sarà inoltre messo all’asta per beneficenza il prossimo anno.


- click per ingrandire -

L’auto è utilizzata da Bond durante la fuga notturna tra le strade di Roma. Alla sue spalle Hinx, che guida la Jaguar C-X75, un’altra concept car ad alta tecnologia costruita dalla casa inglese per rinnovare il profondo rapporto con la serie di 007.

Il motore all’avanguardia di 1,6 litri quattro cilindri a sovralimentazione turbo, ispirato alla Formula 1, offe una potenza combinata in uscita di circa 860 CV, con una trasmissione a sette marce e accelerazione 0-160 Km/h in meno di 6 secondi.

Il primo prototipo creato superava tranquillamente i 320 Km/h, con una velocità massima teorica di 355 Km/h. Il coordinatore stunt Gary Powell ha quindi chiesto di calare leggermente la potenza del motore per una reattività più controllabile.

In totale, per le scene di inseguimento, sono state utilizzate sette Jaguar.

Pagina 9 - Qualità A/V: l'Arcadia di Melzo

Quando scoprii che lo svizzero Hoyte Van Hoytema avrebbe curato la luce dell'opera mi sono subito preoccupato visti i risultati del precedente “Interstellar” che avevano suscitato più di un dubbio. Qui il lavoro mi è sembrato nell'insieme più coerente mentre quello che proprio non mi è piaciuto sin dai primi istanti è la scelta artistica di desaturare i colori caricandoli con toni giallo/marrone per una scena vintage che non ha quasi mai smesso di fare a cazzotti col ricordo della palette cromatica orchestrata dal maestro Roger Deakins curatore del precedente “Skyfall”.


- click per ingrandire -

Mi ha colpito molto il livello dei neri, davvero troppo alto e spesso incapace di restituire maggiore senso di profondità di campo. La visione del film in 4K presso sala Energia con i Christie è stata impeccabile, immagini e suono che come sempre contraddistinguono questo diamante delle sale europee, ancor più positivamente sorpreso dopo avere assistito subito dopo a buona parte del film presso la sala Acqua, dove la proiezione 4K era appannaggio del Sony CineAlta SRX-R320.


- click per ingrandire -

A dispetto delle differenti dimensioni di schermo la resa qualitativa delle due proiezioni è stata pressoché identica, a riconferma dell'eccellente resa di Christie in sala Energia, sfidata a gestire immagini su uno schermo 30 mt x 16,50 mt contro il CineAlta di Sony che proietta sullo schermo di sala Acqua (18 mt x 9,55 mt).

Il film è per buona parte nativo digitale ed è stato girato con le seguenti cineprese: Arri Alexa 65, Arri Alexa XT M, Arriflex 235, Arriflex 435 ES, Beaumont VistaVision Camera, Panavision Panaflex Millennium XL2 (fonte IMDB, ndr). Formato 2.35:1 (ARRIRAW risoluzione 3.4K /6.5K, fonte IMDB, ndr).

Pagina 10 - Conclusioni

Anche se non ero uscito soddisfatto da “Quantum of Solace” questo quarto Bond dell'era Daniel Craig è in assoluto il peggiore, una bieca congiura ai danni dell'appassionato della saga tale da avermi fatto rimpiangere opere di bassa lega come “Octopussy”, che ritenevo   il più stupido e mal fatto.

Fossi stato il regista, signori Sam Mendes, premio Oscar per “American Beauty” e direttore dell'eccellente “Skyfall”, film che aveva confermato il desiderio di congedare degnamente il passato per guardare a un più radioso futuro, avrei congedato altrettanto degnamente gli sceneggiatori mettendomi alla ricerca di una vera storia.

Perché un conto sono le esigenze di copione ma qui si tende troppo a confondere la licenza artistica con quella di uccidere lo spettatore prendendolo in giro.


- click per ingrandire -

SPECTRE sarà comunque sicuramente l’ultimo Bond di Sam Mendes. Potrebbe essere stato anche l’ultimo Bond di Daniel Craig, ripensamenti esclusi. Ovvio che a questo punto, con la chiusura di una pellicola che ha voluto tirare a se i fili di tutti i Bond interpretati da Craig, un cambio deciso al timone sarebbe necessario per riavviare il marchio.

Resta l’amarezza per una considerazione del genere a soli quattro film dal precedente riavvio, con un Bond - al netto dei problemi di sceneggiature - comunque convincente e l’ottimo avvio di Casino Royale. Peccato.

Un particolare ringraziamento a Laura Fumagalli, marketing manager di Arcadia, Piero Fumagalli Chairman & Ceo di Arcadia.