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Midnight Mass | recensione miniserie

Recensione di Fabrizio Guerrieri , pubblicato il 09 Ottobre 2021 nel canale CINEMA

“Mike Flanagan mette in scena un racconto perverso, che da un lato evoca la bontà attraverso grandi miracoli mentre dall'altro esalta l'ipocrisia di chi è capace di strumentalizzare le sacre scritture. Con risultati ancora migliori del ciclo The Haunting.”


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Dopo una detenzione durata quattro anni a causa di un omicidio stradale, Riley Flynn torna sull’isola natale di Crockett Island, un piccolo villaggio di pescatori messo in ginocchio da uno sversamento di petrolio che ne ha bloccato le attività. Persa la fede, prova a reintegrarsi nella comunità molto religiosa, anche se non particolarmente praticante. L’arrivo del giovane padre Paul in sostituzione dell’anziano monsignor Pruitt, genera qualche diffidenza nella devota parrocchiana Bev che si spende comunque per farlo ambientare, affermando subdolamente la sua vocazione di controllo delle coscienze altrui. Quando alcuni fenomeni sovrannaturali iniziano a compiersi, la chiesa cittadina di Saint Patrick, dapprima semivuota inizia a riempirsi di fedeli. Le intenzioni del parroco durante le sue forti omelie sembrano davvero buone e la comunità si stringe sempre più attorno a lui. Ma accanto ai miracoli si verificano alcuni eventi sinistri e ciò che appariva come resurrezione e salvezza eterna muta presto in qualcosa di incomprensibile e orribile.


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Il prolifico Mike Flanagan, già creatore del ciclo di serie horror The Haunting (Hill House e Bly Manor, che ha appena terminato le riprese di The Midnight Club, nuova serie horror-thriller per Netflix, tratta dal romanzo omonimo di Christopher Pike ed è già al lavoro su La caduta della casa degli Usher tratto da Edgar Allan Poe), sforna ancora una volta un prodotto di qualità, stavolta anche migliore dei due precedenti. Sebbene in tono decisamente minore, diverse atmosfere di Midnight Mass (la messa di mezzanotte) richiamano i lavori di Ari Aster (Hereditary e Midsommar) per una certa crudezza e alcune inquadrature che nella loro placida fissità (e distanza) evocano uno stato di enorme tensione. Al contempo, il piano sequenza in apertura del secondo episodio (di sette minuti e mezzo, volutamente non girato con una steadycam), può sembrare inutile, un semplice esercizio di stile. Invece la macchina a mano che insiste sui personaggi, passando da uno all’altro, evidenzia lo spaesamento di fronte a un evento inaspettato, trascinando nello straniamento anche lo spettatore, e sottolineando la divisione tra la tranquillità vissuta fino a quel momento e l’orrore che si realizzerà lentamente ma inesorabilmente di lì a poco.


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Per la nuova ed eterna alleanza.
La storia di Midnight Mass contrappone la meraviglia di fronte a veri e propri miracoli e tutti i buoni sentimenti cui conducono, all’ipocrisia di chi li utilizza a proprio uso e consumo al solo scopo di dettare le regole circa quello che è giusto contrapponendolo a quello che è sbagliato, sentendosi al di sopra di chi commette peccati, ma commettendo a sua volta quello della superbia. L’interpretazione e la conseguente strumentalizzazione delle sacre scritture apre scenari apocalittici in cui ciò che conta non è la legge degli uomini che ne regola le vite in maniera egualitaria ma quella di Dio che anche attraverso atti riprovevoli se non addirittura delittuosi conduce a una giustizia ben più grande, universale. La domanda che ci si inizia a porre è: quanto possono durare miracoli così grandi? E da dove arrivano? La serie è carica di simboli, più o meno visibili o decodificabili. Tra questi, il poster di Se7en in camera di Riley non è solo una semplice citazione a tema (chi ha visto il film di Fincher scorge subito il collegamento), ma riguarda anche il numero di capitoli della miniserie, ognuno dei quali porta il nome di uno dei libri della Bibbia.


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Le strade e i destini dei vari personaggi si incrociano e si influenzano, non si capisce bene se positivamente o negativamente, fino a quando non diverrà chiara la direzione che prenderanno le scelte fatte. Ognuno ha un ruolo preciso all’interno della comunità. C’è Omar, lo sceriffo musulmano tollerato solo fin quando segue le regole non scritte dei sani comportamenti tipici dello spirito americano, la dottoressa Sarah che non trova spiegazioni per quello che accade intorno a lei mentre si prende cura della madre inferma Mildred, il figliol prodigo Riley che torna a casa dopo aver scontato la giusta pena per un omicidio involontario e prova a vincere la sua dipendenza dall’alcol, Erin, una donna incinta non si sa di chi che vorrebbe tornare a sentirsi libera come quando da giovane aveva una storia con Riley, Leeza, una ragazzina costretta sulla sedia a rotelle da un colpo di fucile sparato per sbaglio da Joe, l’ubriacone del paese. E poi ci sono le due figure che rappresentano la devozione verso la divinità.


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Da una parte Bev – che a tratti somiglia notevolmente alla madre di Sissy Spacek in Carrie - Lo sguardo di Satana, ma invece di cercare di influenzare solo una ragazzina, si dedica all’intera popolazione dell’isola, cattolica e non – col suo modo di strumentalizzare i testi sacri, meticoloso e perverso allo stesso tempo, il che crea nello spettatore rabbia ma anche fascinazione. Dall’altra ci sono i sermoni di padre Paul, che sostituisce temporaneamente l’anziano monsignor Pruitt, severi e decisi, e per questo appassionanti, con la forza e la determinazione quasi cieca che si alternano all’ascolto dolce e sorridente verso il prossimo. Ma come San Paolo folgorato sulla via di Damasco, il suo passato cela qualcosa di insolito che mette anche lui in grossa difficoltà verso la propria coscienza.


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La resurrezione è il tema principale della serie, quella che viene dalla redenzione e porta alla vita eterna. Il racconto si dipana attorno al concetto dei dogmi che guidano verso di essa. Fin dove è lecito spingersi nel continuare a credere che nonostante tutto, anche il più oscuro degli atti, si giungerà alla salvezza? Tenere separati il bene dal male è irrealistico oltre che banale e infatti Flanagan è molto abile nel mescolarli in continuazione, evidenziandone le sfaccettature, le conseguenze e i contrasti che generano prima dentro sé stessi e poi a contatto con gli altri. E in questo rimestare nel torbido, la serie diventa profondamente crudele e non risparmia davvero nessuno.


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Alcune deviazioni di trama e di personaggi principali, non necessariamente un difetto in termini narrativi, non aiutano però il ritmo che in pochi sparuti momenti nei primi episodi sembra voglia andare in una precisa direzione salvo poi mutarla. Come il tema che inizialmente appare come il principale (cioè l’involontario omicidio di cui si macchia Riley) che non viene approfondito a dovere, fino a venire accantonato. Per il resto tutto è costruito in maniera sostanzialmente densa, coerente e avvincente. C’è una notevole cura fotografica, particolarmente nella scelta delle inquadrature, così come il montaggio che lascia respirare gli accadimenti quel tanto che basta per caricarli della giusta potenza, come un vino già buono di suo che lasciato decantare diventa delizioso. La recitazione dei singoli è notevole, spiccano certamente il combattuto Riley di Zach Gilford e la brillante Erin di Kate Siegel (già vista sia in Hill House che in Bly Manor... e sì, è la moglie di Mike Flanagan, ma questo non le sottrae alcun merito), ma brillano enormemente le interpretazioni di Hamish Linklater nei panni di padre Paul, che visto dall’esterno appare come una stella guida, ma dentro di sé cova grossi, continui e determinanti dubbi interiori che porterebbero chiunque verso un disequilibrio mentale, e di Samantha Sloyan nei panni della fastidiosissima Beverly, il cui fanatismo si spinge fino alle estreme conseguenze. Non manca niente a questa serie horror per risultare tra le migliori non solo del 2021, ma degli ultimi anni, consigliata a chi ha voglia di assistere alla profonda messa in dubbio della più grande struttura religiosa di tutti i tempi, intenzione primaria del suo autore che è stato addirittura lodato dal maestro del brivido Stephen King. Un progetto quello di Midnight Mass che Flanagan aveva pronto da tempo ma che Netflix gli ha concesso di mettere in scena solo dopo le altre due serie, andate decisamente bene. Fortunatamente per loro e per noi.


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VALUTAZIONI

dal trailer all’intera serie
Aspettativa 7 Potenziale 9

soglia d’attenzione
Scorrevolezza MEDIA Impegno MEDIO/ALTO

visione
Intrattenimento 7,5 Senso 9 Qualità 8
Giudizio Complessivo 8,2

Midnight Mass
drammatico, horror | USA | 24 set 2021 | 7 ep / 65 min | Netflix

ideatore Mike Flanagan

personaggi interpreti
Riley Flynn Zach Gilford
Erin Greene Kate Siegel
padre Paul Hill Hamish Linklater
Beverly “Bev” Keane Samantha Sloyan
Annie Flynn Kristin Lehman
Ed Flynn Henry Thomas
Warren Flynn Igby Rigney
Omar Hassan Rahul Kohli
Sarah Gunning Annabeth Gish
Mildred Gunning Alex Essoe
Leeza Scarborough Annarah Cymone
Wade Scarborough Michael Trucco
Dolly Scarborough Crystal Balint
Joe Collie Robert Longstreet
Ali Hassan Rahul Abburi
Sturge Matt Biedel
Ooker Louis Oliver

critica IMDB 7,8 /10 | Rotten Tomatoes critica 8,4 /10 utenti 3,9 /5 | Metacritic critica 74 /100 utenti 7,6 /10

camera Arri Alexa Mini LF, Atlas Orion Lenses
aspect ratio 2 : 1

 

 

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