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Lupin | parte 1 | la recensione

Recensione di Fabrizio Guerrieri , pubblicato il 15 Gennaio 2021 nel canale CINEMA

“Serie TV | Vale la pena guardare la serie Netflix con Omar Sy ispirata al famoso ladro gentiluomo di Maurice Leblanc? Sì, ma con alcune riserve, tra cui quella circa la scelta del titolo e una fotografia tutt’altro che all’altezza di un prodotto di respiro internazionale.”


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La vita del giovane Assane viene sconvolta quando suo padre Babakar viene accusato di aver trafugato una collana di diamanti nella casa presso cui lavora. Da quel momento il ragazzo medita vendetta, aiutato dai racconti di Arsène Lupin ai quali si appassiona sempre più. L’occasione si presenta venticinque anni dopo, quando la collana misteriosamente ritrovata, viene messa all’asta al Louvre. Assane organizza il colpo per prendere possesso dell’oggetto che anni prima è stato causa di ingiustizia nei confronti suoi e del padre. Inizia così un’acerrima sfida con la polizia ma soprattutto contro Hubert Pellegrini, il potente uomo d’affari proprietario della collana che aveva accusato Babakar.


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Lupin parte molto bene con un primo episodio folgorante, ricco, rapido, adrenalinico, brillante. Le scene ambientate all’interno del museo del Louvre in particolare, sono davvero affascinanti e ben realizzate. Il regista Louis Leterrier (uno dei tre, assieme a Marcela Said e Ludovic Bernard) sa come maneggiare la materia. Oltre a due episodi della trilogia Transporter con Jason Statham, nel 2013 ha diretto Now you see me - I maghi del crimine in cui si raccontava di una banda di maghi, ognuno con una diversa abilità.


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Qui Assane incarna il perfetto ladro ispirato dai racconti del gentleman-cambrioleur di Maurice Leblanc. Si muove tra le maglie del racconto con la sicurezza dell’uomo sfrontato e coraggioso che, anche quando sembra essere smarrito se non perduto, sa esattamente cosa sta facendo e dove le sue scelte lo condurranno. Portando poi tutto all’estremo creando cortocircuiti non programmati in cui le sue certezze e quelle dello spettatore vengono messe a dura prova. L’inizio a prova di bomba della serie non viene però seguito negli episodi successivi. Il ritmo incalzante lascia spazio a momenti troppo lenti e poco incisivi per una storia così avvincente. Ed è un peccato vista la buona capacità evocativa segnata durante lo svolgimento della narrazione che comunque emoziona, appassiona ed intriga.


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Il lato drammatico della serie viene raccontato bene attraverso i flashback, che intervallano le azioni nel presente durante tutti gli episodi, portandoci a quando Assane era ragazzino. Suo padre Babakar è un uomo generoso e amorevole, lavora presso una famiglia ricca e quando viene accusato di un crimine che non ha commesso la vita di Assane subisce un danno irreversibile. Nel collegio in cui finisce incontra Claire, una ragazzina dai modi tutt’altro che dimessi della quale Assane cade subito preda. L’ultimo regalo ricevuto dal padre è proprio un libro di Lupin dal quale il ragazzo resta stregato al punto di iniziare a seguirne le orme, con lo scopo di vendicare l’ingiustizia subita.


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Alcune soluzioni narrative risultano purtroppo molto artificiose (come ad esempio quella del drone, decisamente finta, quasi da burletta nonostante le potenzialità). Anche se è sempre visibile a tutti - tra cui le onnipresenti videocamere di sorveglianza - Assane appare quasi come un fantasma imprendibile nonostante le possibilità moderne di investigazione che sembrano invece non riuscire mai a toccarlo. Se la storia fosse stata ambientata quantomeno nel secolo scorso, molte scelte di sceneggiatura avrebbero potuto essere plausibili. Manca un lavoro accurato in questo senso che mette in pericolo la sospensione dell’incredulità da parte dello spettatore, un lavoro di attualizzazione che in altre opere audiovisive non manca. Come nella serie britannica Sherlock in cui il più celebre investigatore della letteratura vive ai giorni nostri e comunica con Watson tramite smartphone. Con risultati eccellenti. Senza dimenticare che Maurice Leblanc aveva intitolato una sua raccolta “Arsène Lupin contro Herlock Sholmes”…


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Anche la fotografia resta imbrigliata in uno stile da telefilm, poco consono a una serie tv dal respiro internazionale. Piatta, semplice, priva di intensità, toglie il dovuto fascino che i personaggi e la storia meriterebbero. Fatta eccezione per il succitato primo episodio, le inquadrature sono canoniche, quando non banali. Le scenografie e i costumi vengono lasciati con colori e toni propri, senza sufficienti sottolineature ed enfasi che ne avrebbero evidenziato le caratteristiche, soprattutto nei vari travestimenti del protagonista.


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Assane come Arsène. L’idea di traslare le gesta di Lupin su un personaggio diverso - che non è neanche suo lontano parente - non è male, visto il modo in cui è stata pensata e realizzata: un ragazzo rimasto solo che viene salvato dalle gesta di un personaggio di fantasia. Ma sarebbe stato bene utilizzare un titolo meno pretestuoso che fa apparire la serie inutilmente pretenziosa.

Altro problema sono alcuni stereotipi abusati come se si fosse dentro una fiction di second’ordine. L’emblema è la stazione di polizia, cui manca poco per assomigliare a quella di Don Matteo. L’unico agente che ha capito cosa stia succedendo viene preso in giro non solo da chi, corrotto, ha interesse a depistare le indagini ma anche dai colleghi che al contrario vorrebbero risolvere il caso.


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Nonostante tutto ciò, ci sono diversi pregi nella serie. Lo sviluppo di alcuni personaggi in relazione al protagonista è ben fatto. Il rapporto di Assane con la ex compagna Claire viene sviscerato, particolarmente nell’ultimo episodio, con dovizia e accuratezza, così come quello col figlio Raoul - che in seguito verrà certamente approfondito - e quello con l’amico e complice Benjamin. Gli incontri che fa durante le sue indagini sono ben strutturati, soprattutto quello con una sua vecchia fiamma (di cui si vorrebbe sapere anche di più), ma soprattutto con la giornalista d’inchiesta Fabienne Beriot, la cui carriera è stata infangata per aver indagato anni prima proprio sul potente Hubert Pellegrini, l’uomo che Assane sta cercando di smascherare.


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Omar Sy è molto bravo nel delineare un personaggio simpatico - caratteristica che ne ha fatto la fortuna a partire dal divertente e dolente Quasi amici - ma al contempo arrabbiato, dolce e deciso. Il suo Assane non è uno stinco di santo, ha preso in giro molte persone e ha trascurato anche gli affetti più cari a causa del suo perenne desiderio di riscatto da cui non si separa mai. Ludivine Sagnier dopo i ruoli da femme fatale nei film di François Ozon che l’hanno lanciata nell’immaginario collettivo, diventa sempre più matura e apprezzabile. Claire è una donna forte, fin da ragazzina. Nonostante le continue mancanze di Assane gli è molto legata e in cuor suo spera che col tempo lui cambi, soprattutto per recuperare il rapporto col figlio.


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Anne Benoît interpreta Fabienne Beriot, una burbera giornalista d’inchiesta maltrattata dalla vita per la sua incessante ricerca della verità. È uno dei ruoli migliori della serie, perché è una donna che nonostante la sconfitta si rimette in gioco con forza e determinazione, oltre a un’ironia rara. Altro personaggio di spessore è il padre di Assane, Babakar, interpretato dall’ottimo Fargass Assandé. Un uomo di colore fiero di quel che è, un padre amorevole e profondo, una figura centrale durante tutta la storia perché è da lui che il carattere di Assane prende forza senza mai lasciarsi vincere.


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I primi 5 episodi di Lupin costituiscono la prima parte di quella che sarà una prima stagione completa probabilmente composta da un totale di 10 episodi. Il finale arriva con due eventi drammatici che tutto dipingono fuorché una risoluzione. Entrato subito come primo nella Top Ten di Netflix in Francia, Germania, Spagna, Belgio, Canada, Brasile e addirittura USA, avrà certamente un seguito che rivelerà diversi interrogativi soddisfacendo la curiosità di chi, nel bene e nel male, ha apprezzato questo capitolo iniziale.


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VALUTAZIONI

soglia d’attenzione
Scorrevolezza ALTA Impegno MEDIO/BASSO

visione
Intrattenimento 7,5 Qualità 5,5

dal trailer all’intera serie
Aspettativa 7,5 Potenziale 8,5
RISULTATO 6,5

Lupin | parte 1 (Lupin - Dans l'ombre d'Arsène)
avventura, thriller, drammatico, commedia | Francia | 8 gen 2021 | 5 ep / 46 min | Netflix

ideatori George Kay, François Uzan basata sul personaggio di Arsène Lupin creato da Maurice Leblanc

personaggi interpreti
Assane Diop Omar Sy
Claire Ludivine Sagnier
Juliette Pellegrini Clotilde Hesme
Anne Pellegrini Nicole Garcia
Hubert Pellegrini Hervé Pierre
Benjamin Ferel Antoine Gouy
giovane Assane Mamadou Haidara
giovane Claire Ludmilla Makowski
giovane Juliette Léa Bonneau
Babakar Diop Fargass Assandé
agente Youssef Guedira Soufiane Guerrab
Fabienne Beriot Anne Benoît
capitano Romain Laugier Vincent Londez
tenente Sofia Belkacem Shirine Boutella
commissario Gabriel Dumont Vincent Garanger
giovane Gabriel Dumont Johann Dionnet

critica IMDB 7,8 /10 | Rotten Tomatoes 7,6 /10 | Metacritic 85 /100

camera Arri Alexa Lf, P+S Technik Technovision 1.5x Full Frame Lenses
aspect ratio 2:1

 

 

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Commenti (2)

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Commento # 1 di: Franco Rossi pubblicato il 15 Gennaio 2021, 13:55
L'unica serie degna di nota su Netflix apparsa negli ultimi tempi è La regina degli scacchi. Davvero bella, bella storia credibile, ben recitata e ben realizzata. Purtroppo di serie così ne esce 1 ogni 3/4 anni.
Commento # 2 di: stazzatleta pubblicato il 15 Gennaio 2021, 14:33
sono d'accordo con la recensione, simpatica l'idea, ma migliorabile in molti punti. La trasposizione del ladro infallibile ai nostri giorni, con gli stessi trucchi del secolo scorso risulta poco credibile.
Nel complesso risulta simpatico