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Kraftwerk e Yello in Dolby Atmos

Recensione di Fabio Angeloni , pubblicato il 03 Marzo 2021 nel canale AUDIO

“Nel gelo di un mercato piuttosto asfittico, qualche tiepida fiammella riscalda le nostre speranze di 'riscatto', ad iniziare dal formato multicanale Dolby Atmos che arriva con prepotenza anche nella musica elettronica di qualità”

Introduzione e Yello - Point


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In un panorama tecnologico piuttosto immoto e desolante il cui coefficiente di innovazione si è ridotto con l’avanzare della pandemia, nel pieno di una fase in cui tutto sembra ormai essersi definitivamente cristallizzato e le novità vengono via via posposte a tempi migliori, qualcosa (eppur) si muove. Parto dall’assunto che per gli appassionati di 'audiovideo' il formato audio che sta facendosi sempre più strada risponde al nome di Dolby Atmos. Ne avete già letto su queste pagine riguardo ad alcuni “materiali video” codificati in lingua italiana: se la memoria non mi inganna, sono infatti già disponibili in formato fisico i film 1917, Acquaman, Animali Fantastici I crimini di Grindelwald, Godzilla King of the monster, oltre alla quarta stagione della serie Sherlock e al documentario Earth un giorno straordinario, in streaming la prima stagione di The Witcher. Ma sono stati resi disponibili anche interessanti contenuti musicali, segnalati puntualmente dal nostro Marco Cicogna; mi riferisco ad esempio non solo al meraviglioso John Williams in Vienna, ma anche ad applicazioni 'insospettabili' come la riproduzione del pianoforte affrontata in questo interessante articolo.

Non mi dilungo sul Dolby Atmos, in quanto si tratta di un formato ormai piuttosto noto, la cui presenza nei predecoder AV o nei sintoampli viene giustamente considerato dagli appassionati un sorta di plus quasi necessario, ma a qualcosa intendo comunque brevemente accennare. Mi limito a ricordare che il Dolby Atmos viene veicolato attraverso il flusso audio Dolby True HD oppure attraverso il Dolby Digital Plus: il primo formato, usato nei Blu-ray Disc HD e UHD 4K e anche nei file in download di alcuni fornitori di contenuti musicali, è quello con bitrate e qualità superiori. Quando la banda è più limitata, come nei servizi di streaming o nei segnali TV, si fa ricorso al Dolby Digital Plus (è il caso di Netflix) che permette lo stesso coinvolgimento ma con compressione maggiore e qualità leggermente inferiore.

Mentre Dolby True HD e Dolby Digital Plus hanno un numero di canali definito (al massimo 7.1) e limitato ad un solo piano sonoro, il Dolby Atmos è in grado di aggiungere quattro nuovi elementi. Il primo è relativo all'aggiunta dei cosiddetti 'oggetti sonori', ovvero suoni ed effetti sonori che sono registrati su tracce discrete, associati a vettori che ne identificano livello, posizione e direzione all'interno di un ambiente virtuale di riferimento. Il secondo è relativo all'arrivo della dimensione verticale: gli oggetti sonori vengono disposti e mossi nell'ambiente anche in senso verticale. Il terzo è una diretta conseguenza del secondo e prevede l'emissione sonora nell'ambiente d'ascolto anche dal soffitto, direttamente o indirettamente (con diffusori a soffitto o in altre posizioni per simulare comunque la provenienza dal soffitto).

Il quarto elemento è forse quello più importante e risiede nel decoder (sintoampli o pre-decoder) che decodifica tutte le informazioni inserite nel flusso audio Dolby Atmos e le utilizza per renderizzare tutti i canali effettivamente disponibili nel sistema di riproduzione in ambiente. La ricostruzione viene fatta in maniera intelligente, conoscendone quindi sia il numero che la posizione dei diffusori in ambiente. Immaginate per un attimo la stereofonia classica, con due altoparlanti e l'immagine sonora di un cantante in posizione perfettamente centrale, più difficile da realizzare se fossimo troppo vicini ad uno dei due altoparlanti. Il canale centrale dei sistemi 5.1 e 7.1 ha la funzione di aggiungere un utile riferimento per la ricostruzione della scena sonora per chi non fosse seduto perfettamente al centro.

Per il Dolby Atmos la ricostruzione della scena sonora è ancora più efficiente poiché è in grado di indirizzare i suoni in maniera dinamica sui vari altoparlanti effettivamente disponibili nel nostro ambiente d'ascolto, in modo da aumentare la precisione della ricostruzione spaziale, non soltanto in 'orizzontale' ma anche in senso verticale. In quest'ultimo caso le possibilità sono tre: inserire due o più diffusori direttamente a soffitto, orientati possibilmente verso la zona d'ascolto principale. La seconda è utilizzare altoparlanti direttivi, posizionati sui diffusori principali (di solito quelli per il canale destro e sinistro) che emettono il suono verso il soffitto, in modo da sfruttarne la prima riflessione. La terza è disponibile solo in un numero limitato di decoder o sintoampli e prevede il posizionamento di alcuni altiparlanti in alto, sulla parete anteriore e su quella posteriore.


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Fatte le dovute premesse, vi sottopongo due nuove produzioni musicali codificate in Dolby Atmos. Ho scelto due lavori che avessero una qual certa coerenza complessiva. In primo luogo, infatti, si tratta di due album che in modo generico e approssimativo ascriverei al genere musica elettronica, entrambi proposti in edizione blu-ray. Yello ha pubblicato Point in edizione limitata formato Pure Audio 2 canali LPCM 24 bit 96 Khz e in Dolby Atmos, mentre i Kraftwerk hanno proposto una edizione Blu-ray Disc (+DVD) del loro 3-D Der Katalog nel formato lossless Atmos/Dolby TrueHD 7.1, in LPCM, in Dolby Digital e surround 3D per ascolto in cuffia, ma anche in 3D video. Un ulteriore fattore di conformità è costituito dal fatto che parliamo di formazioni germanofone e questo, se ce ne fosse ancora bisogno, conferma il fermento musicale e tecnico ancora pulsante in quelle lande. In entrambi i casi, infine, si tratta di artisti di lunghissimo corso, nomi ben noti ai più grandicelli di noi.


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Conosco gli Yello solo da una decina d’anni, malgrado la premiata ditta svizzera sia in attività da ben 42. La formazione attualmente è composta dal compositore zurighese Boris Blanck, alle cui musiche viene poi sovrapposto il 'canto' del concittadino Dieter Meier. Ho scoperto gli Yello grazie alle mie ripetute visite al meraviglioso Munich High-End in era prepandemica, manifestazione nel corso della quale ho notato che nei programmi di molte sale prima o poi veniva proposto un brano yellistico di musica elettronica sparata a volume particolarmente elevato, che finiva spesso coll’impressionare l’uditorio. Non so se ciò avvenisse per via del fatto che trattandosi di esecuzioni registrate con strumenti sintetici il suono risultava sempre compatto, poderoso, non sfibrato o per la presenza di una estesa gamma bassa che ricreava l’ambiente di una discoteca ad alto SPL.

Fatto sta che spesso la resa dei brani risultava tecnicamente convincente, anche se - come ovvio - artisticamente non di gradimento per tutti gli appassionati, in particolare per quelli che amano musiche eseguite con strumenti acustici o al massimo elettrici, ma non 'sintetici'. Fatto sta che questi brani consentono di ascoltare il 'suono del proprio set' ad alto volume, senza che l’impianto troppo abbia a risentirne, in quanto darà segnali di scomposizione sonora solo 'a fondo corsa'. Il Blu-ray Disc in questione (in form factor esterno CD) si chiama, come detto, Point Yello Dolby Atmos limited edition e non è alla portata di tutte le tasche, visto che mentre scrivo si trova a circa 35€.


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Del duo degli Yello possiedo vari CD ed il primo concerto dal vivo del 2017, contenuto nel blu-ray Live in Berlin (circa 22€), proposto in LPCM 2 canali e nel formato multicanale lossless DTS-HD Master Audio; questo Blu-ray Disc ha una singolarità dovuta al fatto che anche se la dizione che compare nel menu è di 5.1, e la natura del flusso sembra confermarlo, nell’ascolto multicanale il segnale centrale non riproduce un bel nulla e gli altoparlanti anteriori ricreano l’area centrale in modalità phantom: a ben guardare, nel retrocopertina in caratteri minuscoli viene correttamente denunciato come un 4.1 canali, ma ipotizzo che possa trattarsi di una scelta puristica, dovuta alla tendenziale peggiore qualità degli altoparlanti centrali presenti nei nostri set casalinghi, spesso incapaci di 'scendere' in gamma bassa: in effetti si tratta esattamente della stessa scelta operata da Stewe Hackett con il suo "Genesis Revisited, Live at the Royal Albert Hall".


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Torniamo ai 50 minuti della nostra Dolby Atmos limited edition. Come da tradizione gli Yello curano la qualità di incisione dei loro brani, accompagnati più che da un canto, da quella sorta di profonda voce narrante di Dieter Meier. Con un impianto adeguato si viene subito catapultati sulla pista di una discoteca, immersi nella poderosa bolla sonora creata ad arte dal duo. La traccia stereo nel retrocopertina risulta essere in Pure Audio, PCM 24/96, ma in riproduzione il campionamento appare invece limitato a 24bit/48KHz, come in effetti esplicitamente dichiarato nella cover digitale mostrata a schermo: se due indizi possono già essere considerati una prova, a questo punto sembrerebbe confermarsi il 'vizietto' di Yello in certo qual modo di sovradichiarare esternamente le specifiche tecniche delle proprie opere magari riportando le originarie caratteristiche tecniche del master o le potenzialità del formato. Ma, come vedremo confrontandoci con le edizioni somministrate in streaming, non è esattamente così. L'incisione, comunque, è buona come tutte le precedenti degli anni passati.


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In realtà la versione un po’ straordinaria che mi ha spinto a recensire Point è quella in Dolby Atmos, realizzata da Stefan Bock e David Merkl all'interno dello 'Studio F' del msm Studio Group ltd. di Monaco su speaker in configurazione 9.3.4, con tre sistemi IB2S (Left, Center, Right), sei canali surround DB1S, quattro canali a soffitto sempre DB1S e tre poderosi subwoofer SB100, tutti a marchio PMC, lo stesso dei diffusori usati da Avmagazine nell'ultima edizione del Roma hi-fidelity ed il medesimo usato in un altro studio con mixing Dolby Atmos di primissino piano, il londinese Dean St. Studios (David Bowie, Adele, John Legend, Lady Gaga). Questa versione consente una riproduzione che in un impianto correntoso e ben progettato rischia di buttarvi giù le pareti di casa per la gamma bassa che è in grado di sprigionare. Si tratta di un mix sonicamente non perfettamente sovrapponibile al precedente stereo in PCM, adatto ai cuori forti e da godere in set adeguati: siete avvertiti! 

Di questa versione non mi sembrano invece esaltanti né l’immagine digitale statica che accompagna la riproduzione audio video, né l’estensione sonora in gamma altissima, forse lievemente mascherata da una gamma medio bassa piuttosto presente: la scena qui muta in modo apparentemente sostanziale e la voce di Dieter Meier letteralmente prende il volo, sfruttando la dimensione verticale della codifica Atmos. Se siete amanti del genere allacciate le cinture e godetevi questo Point in Dolby Atmos, capace di ricreare una altissima pressione sonora nella vostra sala di ascolto e in grado di farvi rientrare all’improvviso in contatto con la parte bassa che è concretamente in grado di sprigionare il vostro set, software permettendo!

Si tratta di un Blu-ray Disc multicanale in Dolby Atmos che, fatte le dovute proporzioni e paragonandolo a tutt’altro genere, qualitativamente se la batte con il John Williams Live in Vienna (di cui abbiamo parlato qui) o (considerando anche i blu-ray non Atmos) con To the bone di Steve Wilson o il più datato 2L The Nordic Sound.