Gran Galà dell'Alta Fedeltà Milano autunno 2025

Fabio Angeloni, Fabio Sacchieri 07 Novembre 2025 Audio

Il Maestro Giulio Cesare Ricci ha organizzato a Milano una grande fiera audio video multicanale. Con questo articolo proviamo a portarvi dentro all'evento, per farvi rivivere le emozioni provate nel corso della visita. Buon viaggio!


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SOMMARIO

 

Introduzione e video di Emidio Frattaroli


Nicola Greco, fondatore di RivaReno, accanto a Petra Magoni
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Dopo l'esperienza di Roma nel novembre 2024 in cui c'è stata la sovrapposizione delle due principali fiere dell'alta fedeltà (ecco i link ai reportage: Roma HiFi 1; Roma HiFi 2, GranGalà Roma, Il commento di Matarazzo sui due eventi), anche a Milano nel weekend dell'11 e 12 ottobre si è riproposta la stessa situazione, con il Milano Hi-Fidelity che ha comunicato dopo qualche tempo le stesse date scelte dal Gran Galà dell'Alta Fedeltà. Una sovrapposizione sicuramente mal sopportata dalla maggior parte degli operatori ma assolutamente festeggiata da buona parte degli appassionati che in quel weekend hanno potuto visitare due fiere piene di sostanza e molto diverse tra loro. Nicola 


La distribuzione del Gelato RivaReno agli ospiti del Gran Galà
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Del resto il Gran Galà dell'Alta Fedeltà di Milano ha riempito completamente gli spazi a disposizione nelle due torri dell'Hotel NH Fiera (quindici sale con generose dimensioni) e la stessa cosa ha fatto il Milano Hi-Fidelity. Se contiamo tutti gli operatori presenti nelle due fiere, è abbastanza evidente - nonostante la crisi del settore - che i tempi per riproporre un "Top Audio e Video Show" sono maturi. Un evento magari diffuso come quello che va in scena a Varsavia nell'ultimo weekend di ottobre con tre diverse location e quasi 200 sale con un autobus che collega le tre location. Lo so, sto sognando cose quasi impossibili...


Giulio Cesare Ricci durante una delle sue dimostrazioni nella sala Trinnov - Epson - SVS
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Quest'anno ho accolto l'invito di Giulio Cesare Ricci per allestire un grande sistema home cinema con audio immersivo in una sala da 80mq, anche perché il Milano Hi-Fidelity era pieno come un uovo e Stefano Zaini non è riuscito a trovare una saletta da condividere con l'amico Johnny di Vinilicamente per i nostri progetti che a questo punto sono solo rimandati.


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La grande sala messa a diposizione da Giulio Cesare Ricci ha una superficie di ben 80 mq ed è stata utilizzata anche e soprattutto per presentare le tre nuove iniziative discografiche di fonè, due delle quali anche in video. In ogni modo, per questa grande sala ho messo insieme Epson per la videoproiezione con ben quattro proiettori, ovvero il Lifestudio Flex EF-72, il nuovissimo EH-LS9000 con un interessante test a breve su queste stesse pagine, accompagnato dai modelli di fascia più alta LS12000 e QB1000. Per la maggior parte del tempo abbiamo usato i modelli LS12000 ed LS9000 che hanno riempito uno schermo ALR Radiance di Screenline con gain 0.6 da 2,30 metri di base in 16:9. 


Sistema posteriore con SVS Ultra Evolution Pinnacle e proiettori Epson
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Per la proiezione abbiamo dovuto tappezzare gli oltre 100mq delle tre pareti con dei fogli di cartone con non poche difficoltà perché ai lati ci sono colonne travi ad H che hanno reso più dura appiccicare e poi anche staccare gli oltre 100mq di cartone. Ad aiutarmi nell'allestimento di questo delirio il venerdì c'era Alessandro De Pasquale di Epson che è stato fondamentale proprio nelle operazioni di tappezzeria. Per quanto riguarda l'audio invece ho messo insieme alcuni partner che non avevano mai lavorato in gruppo ed è stato a dir poco entusiasmante.


Alessandro Baldo di Adeo Group mentre calibra il Trinnov Altitude 32
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Il cuore del sistema è il Trinnov Altitude 32 messo a disposizione da Àdeo Group, il processore audio che gestisce fino a 36 canali discreti, parte dei quali fino a 24 bit e 96 kHz con DAC Sabre 9038 e una qualità audio al di sopra di ogni sospetto. Come amplificazione abbiamo usato un finale da 11 canali discreti Tone Winner AD-8300PA distribuito da Il Tempio di Dario Candarella che eroga più di 300w per ciascuno dei tre canali frontali e 150w per ciascuno degli altri otto: un vero miracolo da 2.000 euro di listino che è attualmente sotto test nel nostro laboratorio e che prima o poi, purtroppo dovremo decidere se restituirlo o acquistarlo.


Luca Siesser del punto vendita Sound Image di Padova
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Per diffusori e subwoofer ho coinvolto Luca Siesser, titolare del punto vendita Sound Image ma anche distribuotre dei prodotti a marchio SVS per l'Italia. E qui la cosa mi è sfuggita un po' di mano. Luca ha infatti portato quattro sub giganteschi, i due top di gamma Ultra R|Evolution 17 con driver da 17" e un'altra coppia di SB5000 con driver da 15". E fin qui, anzi, nulla da dire perché grazie ai quattro sub, due davanti e due dietro, abbiamo potuto utilizzare la tecnica che Trinnov chiama Waveforming e che crea una vera e propria onda sonora in gamma bassa che riduce ai minimi termini le risonanze della stanza: un sistema davvero sensazionale per articolazione, smorzamento estensione e coerenza nei vari punti della sala di ascolto.


Il sistema anteriore con diffusori SVS, rack Solidsteel, schermo Screenline Radiancer ALR
   
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Dicevo che la cosa è un po' sfuggita di mano perché, a proposito dei sistemi di altoparlanti, oltre ai quattro gargantueschi subwoofer, Luca si è presentato con altri 11 diffusori, tra cui ben sei diffusori a torre. E che torri! Sto folle si è caricato - da solo sul furgone - ben quattro torri top di gamma Ultra Evolution Pinnacle, un tre vie con ben quattro woofer attivi da 8", due davanti e due dietro che sono stati usati sia come LR che come surround back.


La sala fonè e AV Magazine durante una delle dimostrazioni
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Ai lati c'erano le Ultra Evolution Titan, con quattro woofer da 6". Completavano il sistema in configurazione Dolby Atmos 7.4.4 il centrale Ultra Evolution Center e i quattro bookshelf Elevation "pinzati" ai quattro vertici in alto della sala in cima alle travi ad H. Completavano il sistema alcune sorgenti come il glorioso Oppo 203, un Dune HD 8K Plus, un Apple TV 4K e un giradischi Gold Note Valore Plus Acrilico, testina Gold Note Donatello Red e pre-phono Gold Note PH-10.


Marco Licetto di Velut Luna durante la sua strepitosa demo del sabato sera
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Abbiamo usato il sistema Audio per ascolti sia in stereofonia che in multicanale per riprodurre vinile, CD, SACD, DVD-Audio, Blu-ray Disc HD e 4K e anche streaming da Tidal in Dolby Atmos. La calibrazione del sistema è stata affidata ad Alessandro Baldo di Àdeo Group, l'azienda che distribuisce il Trinnov e che ha fornito anche il processore video madVR Envy Core, utilizzato a monte dei proiettori Epson. A corollario del complesso sistema, due rack porta elettroniche di Solid Steel, uno dei quali usato anche per sostenere il generoso canale centrale.


Il giradischi Gold Note Valore Plus Acrilico su rack Solidsteel
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Ebbene l'enorme fatica e il grandissimo impegno è stato ampiamente ripagato. La sala fortunatamente era sempre pienissima, anche con persone in piedi che a fatica abbiamo tenuto lontane dai diffusori surround. Persone che sono degli ottimi assorbenti acustico. Inoltre con 80 metri quadrati a disposizione abbiamo scelto di mettere solo 50 sedie, lasciando molto spazio tra i diffusori e la gente. A giudicare da tutti i commenti e anche dalle mie orecchie, oltre che da quelle di ascoltatori autorevoli come Giulio Cesare Ricci, Marco Lincetto ma anche alcuni degli ospiti illustri che hanno realizzato alcuni dei contenuti riprodotti, come Petra Magoni e Finaz, è andato tutto molto bene e il leggero riverbero non era poi così fastidioso.


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L'unico problema era la vibrazione delle sei grandi grate del sistema di areazione piuttosto fastidioso ma incredibilmente accettato dal pubblico che ha apprezzato tutto il resto.Con tutto il lavoro da fare nella grande sala, quest'anno non ho avuto tempo di ascoltare gli altri sistemi. Ho solo fatto un breve viaggiotra le varie sale che ho montato in un video senza miei commenti, con un intervento di Dario Candarella e con intervista a Giulio Cesare Ricci in chiusura. Da qui in avanti trovate lo straordinario reportage di Fabio Angeloni e Fabio Sacchieri che si sono occupati anche del Milano Hi-Fidelity, anche quello online a brevissimo. Buona lettura.

 

Premesse di Fabio Angeloni e Fabio Sacchieri


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Ospitando il Gran Galà dell’alta fedeltà (per gli amici, GG, quel beneaugurante Good Game che si dichiara a fine partita quando tutto è filato per il verso giusto), un evento che non è solo una fiera ma un vero e proprio viaggio sensoriale, ancora una volta la città si è trasformata in un raffinato palcoscenico ad esclusivo beneficio degli appassionati. Dopo aver comodamente parcheggiato, facendo gratuitamente ingresso all’NH Hotel si penetrava una bolla sensoriale in cui mondi paralleli, ma non necessariamente contigui, improvvisamente si incontravano realizzando il felice connubio tra la tecnologia più evoluta e l’emozione pura, un ambito in cui il suono diventava materia viva, stupiva e al contempo convinceva. Qobuz onnipresente a parte, visitando le sale sembrava quasi di sfogliare un atlante sonoro: ogni ambiente raccontava una storia diversa, fatta di ricerca, passione e cura dei dettagli, talvolta quasi ai limiti del maniacale. Grazie ai sistemi analogici, che mantenevano quel vago retrogusto nostalgico, e alle più innovative soluzioni digitali che viceversa guardavano al futuro, il GG sempre più costituisce il termometro di un mercato in continua evoluzione, tra l’ultima implementazione di desideri senza tempo e la concreta reificazione di trend emergenti. Interessante la novità della presenza di ben tre sale dedicate all’audiovideo: c'è quella con Bowers and Wilkins, VelodyneMarantz e Leica, un'altra con DenonPolk Audio e Hisense e la terza con SVS, Trinnov, Tone WinnerGold Note ed Epson, così come quelle delle visualizzazioni in Dolby Vision e dei set con Dolby Atmos.


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Anche quest’anno l’esperienza era arricchita da eventi speciali e ospiti di rilievo: il compositore e violinista Alessandro Quarta incantava il pubblico con l’energia e sensibilità dei suoi 5 elementi, mentre Petra Magoni con Equilibrismi usava la sua voce unica in performance intime che esaltavano la magia dell’ascolto. A completare il quadro artistico-culturale, grazie alla mediazione di Roberta De Matthaeis, il conduttore RAI Savino Zaba presentava il suo libro Cent'anni di compagnia. La radio 1924-2024, un viaggio nella storia della comunicazione che dialogava coerentemente con la filosofia del suono puro. 

Non c’erano solo musica e impianti audio video multicanale, in questa edizione speciale, per via dell’ormai immancabile presenza dei gustosi Chin8 Neri, affiancati dai caffé di una torrefazione artigianale proposti da Nims e dai gelati Rivareno. Non solo tecnologia, dunque, ma anche cultura: degustazioni di eccellenze italiane e spazi dedicati alla musica live trasformavano il GG in un’esperienza multisensoriale, dove ogni sala nascondeva un invito implicito a scoprire, ascoltare e sognare.

Commentare in dettaglio ogni sala rappresenterebbe un’impresa ai limiti dell’impossibile, visto che nel periodo dato abbiamo rigorosamente applicato il nostro solito format di una presenza standard di almeno 5 minuti, nella speranza che fossero davvero “quelli giusti”, ma abbiamo parlato di tutte le sale che abbiamo trovato aperte. Invitiamo quindi a considerare criticamente le variabili dovute ad ambienti diversi, scelta dei brani da parte del mediatore tecnologico e tempi di permanenza, tre vincoli che possono senz’altro aver condizionato la nostra valutazione. Ad ogni buon conto, cercheremo di raccontare l’esperienza per provare a rivivere con voi l’evento, per riuscire a convincere magari chi non ha potuto partecipare a farci un pensierino concreto per il prossimo futuro.

È giunto il momento di iniziare a sfogliare qualche sala.

 

NuPrime, Melco, Magnepan


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La nostra visita ha preso le mosse dalla sala HiFi United. Varcarne la soglia immerge in un mondo dove la musica prende vita donando naturalezza e respiro. Protagoniste assolute dello spettacolo sono le Magnepan, che confermano la loro vocazione alla trasparenza, peculiarità propria dei diffusori magnetoplanari: il medio-alto era semplicemente delizioso, arioso e mai affaticante, capace di restituire ogni sfumatura delle voci con una delicatezza che conquista. La scena sonora si apriva come un sipario, ampia e sorprendentemente alta, con un equilibrio che regalava profondità e realismo. Le chitarre acustiche emergevano con corde vibranti e armoniche ricche, mentre le voci si stagliavano nitide, quasi palpabili, in un contesto che invitava all’ascolto prolungato.


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Ad alimentare il quadro, un piccolo set di elettroniche NUPRiME, discreto ma efficace, con AMG PRA, DAC e STA-SE, alimentato da una sorgente MELCO, che accompagnavano le Magnepan senza rubare loro la scena, garantendo controllo e fluidità. Il basso non era profondo, ma sorprendentemente presente e mai invasivo. In sala veniva riprodotto il blues di Feel like going home di Hans Theessink, tratto da Journey On, che garantiva un ascolto da brivido, soprattutto considerando il fatto che l’ambiente non era stato trattato in alcun modo e che la nostra seduta era lievemente disassata rispetto allo sweet spot. 

Gran bella partenza, per fortuna a caldo: il tour prometteva bene!

 

AudioLai, Ricable, Rose


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La sala AudioLai ci accoglieva con due set Lura, composti da una sorgente Rose, pre e finale proprietari e diffusori ibridi a tre vie Quindici e a due vie Duetto con cablaggio Ricable serie Invictus. Gli speaker avevano driver superiori a trombe e altoparlanti inferiori dinamici, con l’intento dichiarato di cogliere i migliori fiori da entrambe le vaste praterie. Le elettroniche e gli altoparlanti proprietari al contempo esibivano una ebanisteria di bell’aspetto in una sala “trattata” - per così dire - con le solite tende e qualche tappeto. Il set, che già visivamente predisponeva l’ascoltatore in positivo, offriva una scena sonora che, al primo impatto, colpiva per ampiezza e respiro. Le trombe e i woofer si presentavano generosi (non solo per dimensioni), capaci di dar corpo alla gamma bassa e di riempire l’ambiente con una presenza fisica importante. La voce si stagliava alta e ben definita, mentre la chitarra conservava un buon equilibrio timbrico, con corde che vibravano in modo convincente.


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Tuttavia, dietro questa apertura si percepiva qualche limite: la profondità della scena appariva ridotta, il suono tendeva a rimanere un po’ piatto, senza quella stratificazione che regala magia agli ascolti più raffinati. Anche la velocità non era il punto forte del set: gli attacchi risultavano leggermente smorzati, sottraendo dinamica ai passaggi più vivaci. Il dettaglio, invece, rimaneva elevato e permetteva di cogliere sfumature interessanti, pur permanendo la sensazione di un impianto che privilegiava la larghezza dello stage rispetto alla sua potenziale tridimensionalità. Il punto di ascolto in sala doveva essere scelto con cura e le frequenze di incrocio tra le trombe e gli altoparlanti dinamici apparivano forse non perfettamente risolte, in particolare nell’ascolto di una sorgente Akai a bobine in cui si svolgeva un vecchio nastro dichiaratamente casalingo. L’ascolto di un brano di più di mezzo secolo fa, From the beginning degli Emerson Lake and Palmer, tratto da Trilogy, fugava però all’improvviso molte delle considerazioni tecniche preliminari sopraesposte, perché la voce di Greg Lake si ergeva splendida sulle virtuosistiche evoluzioni di Keith Emerson e di Carl Palmer. A quel punto, vista e udito godevano all’unisono, risultato non facile né scontato da realizzare.

 

Focal, Naim, Rega


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La combinazione (timbrica, prima che commerciale) di Focal (in questo caso le Sopra n. 2 nella finitura light oak) e Naim garantisce sempre raffinatezza e in questa sala il risultato confermava le aspettative. Nel set, completato dalla presenza di un piatto Rega P8 con la nuova testina Nd7, il bilanciamento tonale appariva convincente, con bassi ben presenti e controllati, anche se il team Naim Serie 200 New Classic sembrava essere reticente in potenza, quasi negando quel piacevole slancio decisamente opportuno nei passaggi complessi. Il suono degli speaker possedeva una caratteristica tonale come vagamente caratterizzante ed apparentemente estranea.


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In Casino Nation di Jackson Browne, tratto da The naked ride home, la voce costituiva il vero punto di forza dell’impianto: merito che ascriviamo al tweeter in berillio, che regalava una tessitura setosa e armonica, capace di catturare l’ascoltatore con naturalezza. Il medio, invece, appariva leggermente arretrato e lasciava la scena un po’ sbilanciata verso gli estremi di gamma. L’ascolto su vinile con un piatto Rega Research di Hey Yoy dei Pink Floyd, tratto da The wall, oltra al carattere dichiaratamente analogico aggiungeva il fascino del classico crepitio, ma durante l’ascolto evidenziava anche qualche limite: nei passaggi più intricati il sistema tendeva a confondersi, perdendo dettaglio e precisione. Malgrado le riconosciute capacità funamboliche dell’ingegnere del suono Andy Jackson e le possibili rimasterizzazioni, si parla pur sempre di un prodotto con alle spalle quasi 60 natali… La scena, comunque, era ampia e offriva una buona profondità, ricreando un’immagine sempre piacevole e soprattutto credibile.

 

B&W, K-Space, Leica, Marantz, Velodyne


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Per la sontuosa sala Home Cinema preparata in configurazione 7.4.4 Videosell puntava le sue fiches su un setup di grande prestigio che di fatto la incoronava come vera e propria Regina AV della manifestazione: un sistema di assoluto riferimento per quanto riguarda l’audio e un set moderno per il video dotato di un videoproiettore che garantiva mobilità, eleganza e compattezza. L’impianto era composto da una sorgente Zidoo, un videoproiettore trilaser RGB Leica Cineplay 1, la coppia pre e finale Marantz AV20 e AMP20 (che all’interno della gamma si situano immediatamente sotto ai top di gamma Serie 10) che pilotavano 11 diffusori Bowers and Wilkins (frontali 702 signature, side 704 S3, rear 703 S3, centrale HTM71 S3 e 4 M-1 MKII installati su piantane per la diffusione dei 4 canali Dolby Atmos), oltre a 4 subwoofer della Velodyne serie Deep Blue, due 12 e due 15, non servocontrollati, con intenso trattamento acustico passivo K-Space.


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Come ormai noto, i modelli di fascia elevatissima di Marantz (i preamplificatori AV10 e AV20, alcuni modelli della Serie Cinema (30, 40 e 50) e l’amplificatore streamer M1 già da tempo consentono l’installazione dei software di correzione ambientale Dirac Live, e più precisamente i moduli Room correction e Bass control. Dal primo ottobre scorso, gli stessi apparecchi (per il momento con l’esclusione dell’M1), tramite un semplice aggiornamento firmware, consentono l’installazione anche del modulo di calibrazione Active Room Treatment (ART), che grazie alla tecnologia MIMO (Multiple-Input Multiple-Output, la cui terminologia è mutuata dal tipo di tecnologia adottata nelle reti Wifi 802.11ac) tramuta i diffusori selezionati nel menu in una sorta di squadra di killer attiva con la missione di “depotenziare le onde sonore non direttamente prodotte dagli speaker”, producendo al contempo miglioramenti nel dominio temporale. Dirac ART, come sapientemente spiegato da Stefano Meraviglia di Videosell (Trezzano sul Naviglio/Milano), dove ci siamo recati in pellegrinaggio la mattina del lunedì successivo (grazie alla gentilezza di Vittorio Bianchi, patron di BVM srl), cultore della materia estremamente competente e professionale, costituisce l’ultima frontiera della correzione ambientale. Non si limita a equalizzare, ma riduce il tempo di riverberazione in particolare alle basse frequenze, migliorando chiarezza e precisione di emissione. Utilizza dunque i diffusori selezionati sul menu in modo cooperativo per compensare le risonanze, creando un controllo attivo dell’acustica che prima era possibile solo con interventi fisici. Semplificando drasticamente, utilizza gli speaker presenti in ambiente e preselezionati dal mediatore tecnologico per emettere segnali in controfase che annullano basse frequenze indesiderate e riflessioni: qualcosa che può vagamente richiamare alla mente i sistemi di cancellazione del rumore usati dalle cuffie. Per chi volesse approfondire, l’intervento è ben più consistente di quanto spiegato in modo puramente esemplificativo qui.


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Già il setup è piuttosto complesso e la presenza di un mediatore tecnologico ci sembra davvero opportuna, per evitare disastri sin dalla primissima fase di identificazione degli speaker potenzialmente coinvolgibili. Il risultato finale è un suono più pulito e coerente, che può forse divenire lievemente meno emozionante se spinto all’estremo, un po’ come accade - mutatis mutandis - con la maschera di contrasto reality creation presente nei videoproiettori della Sony per l’incremento della nitidezza. Nel corso dell’interessante sessione abbiamo visto e udito il BR4K di Eric Clapton The lady in the balcony, il BR4K  di The greatest showman con lo splendido Never enough interpretato da Rebecca Ferguson (ma cantato da Loren Allred), oltre a I still haven’t found what I’m looking for degli U2, cantati da Scarlett Johansson e da Bono nel BR4K Sing 2. Excerpt che, non a caso, sembravano nati apposta per esaltare le numerose qualità di questo superset!


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Con una esemplare onestà intellettuale Stefano Meraviglia ha proposto in sala confronti diretti con o senza l'intervento di ART. L’ascolto rivelava in sala un intervento piuttosto marcato rispetto all’atteso: con ART spento si percepivano code e riverberi che derivavano dal segnale sonoro dovuti all’energia che rimbalzava in modo incontrollato nell’ambiente, con conseguente senso di confusione, incrocio improprio dei piani sonori, riflessioni, sfasamenti temporali e così via. Con ART attivo, il suono diventava più compatto e composto, ma risultava forse meno emozionante; ipotizzavamo lì per lì anche a causa del doppio lavoro fatto daegli speaker, per il segnale sonoro riprodotto e al contempo i segnali di cancellazione degli effetti dell'ambiente, in ultimo magari anche andando ad una diversa interazione con i numerosi ed efficaci pannelli di trattamento ambientale presenti in sala, di costruzione proprietaria. Il suono sembrava quasi perdere ariosità e limpidezza, assumendo un’impronta vagamente “cupa”. La pulizia sonora era indiscutibile, le riflessioni indesiderate emesse da tutti i diffusori e subwoofer in ambiente venivano imbrigliate, ma la dinamica sembrava come sacrificata, e il volume, complice la presenza del pubblico che assorbiva energia rispetto alla fase della calibrazione, meno elevato, anche se ciò naturalmente avviene in tutte le calibrazioni che agiscono per sottrazione. Il risultato era un’immagine sonora ordinata, cui forse mancava un po' di respiro.


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Un paio di giorni dopo, proprio da Videosell (nello splendido Ellipse home theater), comprenderemo meglio che il risultato derivava da un insieme di fattori. Erano stati fatti settaggi prudenziali, le calibrazioni in ambiente erano state effettuate in assenza delle persone sedute (come si sarebbe potuto fare, altrimenti?), le curve personalizzate non erano state inserite a tutto vantaggio del rigore tecnico e ci si era dunque attenuti ad un primo risultato grezzo, a solo poche ore dal rilascio del software: di fatto, era stato compiuto una specie di miracolo. In condizioni diverse e ambiente conosciuto in effetti cambiava tutto e si tornava ad un risultato coinvolgente ed emozionante, con un impatto estremamente circoscritto del modulo sulla tonalità generale dell’impianto.

 

Epson, Trinnov, SVS, madVR Labs, Tone Winner


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Particolarmente frequentata durante il GG è risultata essere la sala molto grande che presentava il connubio tra diffusori SVS (della Serie Ultra Evolution i frontali Pinnacle, un Center, surround Titan, surround back Pinnacle, Atmos Prime Elevation con sub SB17 e SB5000 R|Evolution) e videoproiettori Epson. La calibrazione video era stata affidata al Direttore di AV Magazine, Emidio Frattaroli, mentre il setup era stato curato dal distributore italiano di SVS, Luca Sissier, presente in sala per accudire i suoi figli sin dalla vernice del GG. Su rack Solidsteel completavano il set, di Gold Note un giradischi Valore 425 Plus in un bell’acrilico trasparente con testina Donatello Gold e un pre phono PH-10, un player anche fisico Oppo UDP-203, un mediaplayer Dune HD Pro One 8K Plus, un processore audio ambientale Trinnov Altitude 16 ed un finale Winner AD-8300PA. Lato video erano presenti ben tre videoproiettori Epson, gli EH-LS11000 e EHLS12000 oltre al nuovissimo EH-LS9000 supportati dallo strepitoso tone mapping di un madVR Envy core che proiettavano su schermo ALR Screenline Radiance. Presenti in sala anche gli Epson Livestudio Flex. L’ascolto partiva con un’orchestra: l’ambiente, molto riflettente per via di acciaio, pavimento in marmo/gres e pareti in vetro, appariva acusticamente infelice, ma la calibrazione audio d’ambiente, affidata al processore audio Trinnov Altitude 16, riusciva a domare le criticità. La dinamica era convincente, la scena risultava ampia e dotata di una profondità che sorprendeva, anche se il basso emesso dai numerosi subwoofer inevitabilmente mostrava qualche coda e un controllo generale non perfetto, come spesso avviene. 


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Oltre a Marco Lincetto, che ha presentato le ultime interessanti produzioni discografiche di Velut Luna in stereo e multicanale, è stata presente in sala per fonè Petra Magoni, che portava la magia del suo progetto/album con il chitarrista Alessandro Finazzo, in arte Finaz, Equilibrismi con il brano Hotel Chimera: voce e chitarra soli si stagliavano con eleganza, sorretti da una registrazione curata e da calibrati riverberi, finalizzata con la sapiente mano del Maestro Giulio Cesare Ricci. Seguiva dallo stesso concept “Cosa sono le nuvole”, che produceva sensazioni positive grazie ad una semplicità premiante, sorretta da una resa naturale e coinvolgente della funambolica voce di Petra e di quanto sarebbe riduttivo definire il bell’accompagnamento di Finaz. Questa sala dimostrava come grazie ad una calibrazione professionale e ad attenti affinamenti manuali si possa giungere ad un equilibrio convincente anche in condizioni acustiche oggettivamente ostiche e più genericamente fisicamente sfavorevoli.

 

Denon, Marantz, Polk Audio, Hisense


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Quando sulla tolda di una iniziativa troviamo al timone Roberto Pedrazzini, General Manager del gruppo Marantz-Polk Audio-Denon e di altri marchi, possiamo star certi di essere di fronte a qualcosa di ben progettato e realizzato. La sua sala, anch’essa disposta con l’articolata configurazione 7.4.4, puntava invece ad un meditato equilibrio tra prestazioni e accessibilità. Erano presenti il lettore Marantz SACD 30n, il media player Zidoo Z9X, il sintoamplificatore Denon AVC-X6800H, un articolato set di diffusori americani Polk Audio, nel mondo audio-video da sempre sinonimo di ottimo rapporto qualità/prezzo, oltre al videoproiettore Hisense C2 Ultra su stand che riempiva lo schermo da 110”, e in esposizione statica Hisense PX3 Pro a tiro corto. Il set di diffusori Polk Audio era composto da frontali Signature Elite ES60, centrale Signature Elite ES30, side e posteriori Signature Elite ES50, Atmos Atrium 5, sub frontali Signature Elite ES12 e sub posteriori Signature Elite ES10.


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La calibrazione audio, anche qui effettuata con i 3 moduli di Dirac Live (Room correction, Bass control e il recentissimo Active Room Treatment-ART) implementabili sul Denon, era ben curata, e regalava al set una buona amalgama e coerenza alla scena. Tuttavia, i bassi risultavano forse poco controllati, emessi com’erano da ben 4 punti diversi della sala, e la resa complessiva tendeva a concentrarsi troppo al centro, sacrificando lievemente ampiezza e respiro. Abbiamo avuto modo di assistere a scene appassionanti tratte dai BR4K di Aquaman, del piacevolmente granuloso Nobody, di No time to die e di Oblivion, tutte estremamente godibili e a tratti emozionanti. Anche qui, come nell'altra supersala audiovideo, non si poteva non notare l'ottimo lavoro di tone mapping svolto dal Dolby Vision. Tutto questo premesso, il sistema riusciva a stupire per la cifra totale richiesta, centrando l’obiettivo  del value for money che contraddistingueva l’operazione. Durante la dimostrazione, il brusìo in sala tradiva curiosità e interesse, mentre Roberto - mediatore tecnologico di lusso - dopo la sessione si fermava serenamente a dialogare con i partecipanti, trasmettendo passione e disponibilità: questa attenzione mirata costituisce forse un dettaglio, ma che spesso concorre a fare la differenza.

 

Aavik, Børresen, Ansuz


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Non da oggi siamo convinti sostenitori della qualità dei prodotti Audio Group Denmark, dopo esserne rimasti folgorati anni fa al Munich High-End ed averli potuti ascoltare ripetutamente in altre interessanti occasioni.

Il trinomio tra le elettroniche Aavik, gli speaker Børresen e il cablaggio Ansuz rappresenta sempre garanzia di ingegneria raffinata e design scandinavo ed anche in questa sala milanese la coerenza timbrica appariva vincente: i diffusori bookshelf plus (per le generose dimensioni) Børresen Serie C emettevano un suono controllato, equilibrato, privo di sbavature, geometrico e solido. I brani scelti (questa volta, però, niente Vini, Vici!) dal mediatore tecnologico di lusso (Lars Kristensen in persona, cofondatore del gruppo con Michael Børresen), suonava Fandango di Bensley tratto da Next Generation, di origine digitale, puntavano a scuotere l'ascoltatore, ma finivano invece solo per mettere in luce un carattere sonico un po’ freddo e poco emozionante, vagamente digitale anch’esso (forse per via dell’intervento dei DSP?), come il programma che erano chiamati a riprodurre. La correttezza emissiva era indiscutibile, come detto, ma mancava l’anima del suono, quel quid che trasforma la precisione di riproduzione in coinvolgimento. La scena, invece, appariva ampia e convincente: i diffusori, pur di dimensioni mediamente contenute, riuscivano a riempire la grande sala con autorevolezza, anche se il basso non scendeva in profondità e restava più accennato che presente. Andava decisamente meglio con i London Grammar di Hey Now, tratto da If you wait, e con Hoist the colours di The Wellermen, tratto da The Wellermen. Non siamo riusciti ad ascoltarlo, ma in sala era disponibile anche un secondo impianto del marchio Axxess, mirato a favorire - per l’appunto - l’accesso al mondo di AGD.

 

Laho, Bricasti


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La sala Laho ci accoglieva con la presentazione in prima assoluta del diffusore Unika. Tutto era stato preparato a dovere, trattamento acustico disposto su 4 pareti compreso. Si tratta di un diffusore a torre a tre vie, con un driver da 1” con membrana in alluminio accoppiato alla tromba Hyperfocus, un midrange da 10” e sul retro altri due driver, woofer, sempre da 10”, contrapposti con condotto orientato sul pavimento per ben 98 kg di peso a diffusore. Gli speaker venivano pilotati dai due nuovi finali ItaliAcoustic HSA-12S classe HS da 300 Watt, utilizzabili in stereofonia o monofonia. In questo caso alimentavano le vie degli speaker con separazione delle vie medioalte dalle basse. Era anche presente in sala il front end M12 di Bricasti Design, con design dual modo e tre alimentatori separati e l’amplificatore stereo/integrato ItaliAcoustic HSA-05S con sezione di alimentazione separata.


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Il risultato sonico di questo set con speaker ibrido e innovativo con amplificazione ItaliAcoustic era un basso ben controllato e presente, capace di dare corpo alla riproduzione senza eccessi, con voci chiare e definite, forse un po’ troppo in avanti, ma parzialmente giustificate dal brano live in ascolto e forse tarate per un maggiore assorbimento di sala dovuto alla presenza di più ospiti. Ci si sarebbe aspettati una scena più ampia, proprio per la natura del programma live, mentre la spazialità rimaneva contenuta. Con il secondo brano di Allan Taylor The traveller tratto da Looking for you (editato da quei geni del suono della Stockfish Records), la ben nota voce corposa maschile si confermava tale e risultava anche ben dettagliata, ma faceva emergere una criticità in termini di dispersione: il suono sembrava concentrarsi troppo sullo sweet spot, penalizzando chi non era seduto in posizione centrale. Proprio lì, infatti, la scena prendeva vita e si apriva con coerenza, ma questo denotava solo il fatto che i diffusori hanno natura emissiva piuttosto direzionale. In esposizione c’erano anche gli speaker Badgirl e ugualmente in forma statica era presente il nuovo integrato entry level ItaliAcoustic HSA-02S.

 

StereoSan, CartridgeLab e Vyda


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StereoSan riproponeva a Milano il suo complesso impianto Composizione SII visto e recensito in occasione del Gran Galà romano svoltosi di questi tempi circa un anno fa. Non ripeteremo, quindi, il fatto che siamo di fronte ad una azienda italiana con sede a Roma fondata 4 anni fa da Stefano Loreti che gode del supporto, lato design, di Sandro Sancineto. In sala erano presenti anche elettroniche MaestrO, Metronome e Thrax. Grazie alla collaborazione con Cartridge Lab erano esposti il giradischi sospeso MaestrO, ma anche il phono cartridge tonearm step up, il braccio Clab TI305, la testina Clab Ebony Titatium, lo shell Clab T1 e lo stepUp Clab 1:32. Cablaggi Vyda.


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La visita ci ha riservato una sorpresa probabilmente ascrivibile al combinato disposto dello sviluppo di Composizione SII e dal form factor della sala, più piccola rispetto alle edizioni precedenti e di una foggia in grado di valorizzare al meglio il sistema. Era in ascolto il suggestivo brano di Markusphilippe, una Pantera rosa soffiata più che suonata tratta da saxnbass, resa benissimo grazie ad una gamma bassa solida, ma ferma e frenata. Con Nerissimo di Teho Teardo e Blixa Bargeld la scena sonora si apriva con ampiezza, soprattutto in senso verticale, regalando un’immagine imponente, anche se la profondità rimaneva un po’ limitata.


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Il dettaglio era buono, con micro-informazioni che emergevano senza fatica, mentre le voci erano il vero punto di forza: tangibili, ben centrate e con una presenza che catturava l’ascoltatore. Al termine dell’ascolto uscivamo dalla sala con il solito pensiero, che da anni non ci sorprende più: l’acustica ambientale riesce a trasformare radicalmente la percezione di un medesimo impianto, dimostrando che non sempre serve disporre di una grande sala per suscitare grandi emozioni. Gran bell’ascolto, da queste parti, riteniamo anche per la maestria del mediatore tecnologico nello scegliere un programma ben suonante, ma al contempo innovativo e stimolante. Avanti così!

 

Bricasti design e Totem


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Il felice connubio tra gli speaker canadesi Totem Acoustic Tribe tower thunderbird in anteprima assoluta per il mercato italiano e le elettroniche M1vc in anteprima mondiale, M14 in prima uscita mondiale, M19 e M25 di Bricasti Design prometteva raffinatezza e precisione, e il primo brano in ascolto – caldo e lento – regalava un’esperienza piacevole, morbida, quasi intima. Tuttavia, i diffusori, dal litraggio ridotto, non riuscivano a garantire sufficiente estensione alla gamma bassa, e la scelta dei brani da parte del mediatore tecnologico non aiutava a mettere in luce le piene potenzialità del sistema. La scena appariva un po’ stretta e poco profonda, mentre la direzionalità dei diffusori penalizzava chi non era seduto in posizione centrale. Sul fronte dinamico il setup si difendeva bene, ma il brano orchestrale evidenziava un suono privo di corpo, come leggermente spento. Anche il volume della sala, piuttosto basso, contribuiva ad una valutazione non del tutto compiuta. Tutto un po’ troppo intimo per i nostri gusti, ma sicuramente siamo capitati lì nel momento sbagliato.

 

Capecci Audio, Lahò, CEC


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Siamo poi piombati dal magico alchimista Remigio Capecci. La sala prescelta si sviluppava sul lato lungo, il che rappresentava una scelta indubbiamente scenografica ma anche piuttosto insidiosa. In sala campeggiavano le Oxygen 1021be, altoparlanti passivi top di gamma di Laho’, già ascoltati con piacere in altre occasioni, con il sistema di subwoofers attivi top di gamma B15 con woofer da 15” e amplificazione attiva da 700 Watt per speaker sdraiati per più di un metro (erano però disconnessi) oltre ad elettroniche CEC e Capecci (Convertitore DAC Extreme, preamplificatore a valvole completamente bilanciato, finali monoblocco a valvole bilanciati con KT170 a zero controreazione) e a un player a nastro Nagra 4s.


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Di primo acchito la scena faticava ad allargarsi e, nonostante una buona dispersione percepita, la direzionalità restava evidente. In queste condizioni, la posizione d’ascolto diventava cruciale: più si stava centrali, più la scena si ricomponeva. La chitarra era davvero splendida per realismo e grana, ma sulle parti più articolate affiorava una distorsione che impastava il messaggio fin quasi a renderlo vagamente stridente. La gamma bassa c’era, corretta e non penalizzata dalla posizione; il medio era presente e l’impatto complessivo convinceva, ma quella caratterizzazione finiva per dominare l’impressione d’insieme e non appariva chiaro se e quanto dovesse essere imputato alla registrazione. La dinamica era molto interessante, con sali‑scendi rapidi e una buona capacità di stacco tra i piani sonori.


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Durante la nostra permanenza in sala sono poi entrati il patron della mostra, il Maestro Giulio Cesare Ricci con Savino Zaba (come detto in apertura, autore del libro Cent'anni di compagnia. La radio 1924-2024) e Roberta De Matthaeis, cui ci veniva chiesto di cedere i posti centrali, il che ha reso il nostro lavoro ben più difficile. Nel corso della presentazione il set veniva quindi posto in stato di muting e improvvisamente si appalesava un marcato fruscio sui diffusori. Uscivamo dalla sala soddisfatti, ma anche un po’ perplessi: con interventi su toe‑in, guadagni e rumore di fondo si sarebbe potuto trasformare tutta quella energia in una maggiore tridimensionalità sonora. Rimaneva fermo il carattere vivido di riproduzione di questi begli speaker, sebbene forse tradito da una certa muscolarità amplificativa che spingeva la gamma medioacuta un po’ in avanti e che era forse anche all’origine di risonanze in ambiente in gamma medio bassa.

 

Sudgen, Conrad-Johnson, Vienna Acoustics


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La nostra visita, in modo del tutto casuale (anche se sappiamo bene che il caso non esiste), terminava al Tempio. Veniamo sempre qui per sublimare l’esperienza esoterica ed anche questa volta il luogo non smentiva le premesse. L’esperimento era questa volta ancora più radicale, rispetto al passato. Si era passati dalle luci molto soffuse, à la manière de un boudoir, all’oscurità assoluta. Si sarebbe potuto ingenuamente pensare che In questa sala il buio totale rappresentasse una sorta di scelta scenografica, se non fosse che, spegnendo un senso, inevitabilmente se ne amplifica un altro (anche se l’operazione rendeva oggettivamente arduo il compito del fotoreporter).

In sala erano presenti amplificatore integrato Sugden A21SE (33 Watt in classe A), amplificatore integrato a valvole EAR V12, preamplificatore Tone  Winner AD-1PRE, finale Tone Winner AD-1PA+ (300 Watt in classe A), preamplificatore Conrad-Johnson GAT, Conrad-Johnson ELP 140 a valvole, speaker Vienna Acoustics Mozart e Acoustic Energy Corinium. Va premesso che il Tempio predilige sempre il suono raffinato a quello puramente muscolare, ma la sala era davvero molto grande. La sempre ottimamente incisa voce femminile di Tori Amos di Enjoy the silence (titolo improprio, vista la sede; sarebbe forse stato più verosimilmente ascoltare il brano “enjoy the dark” :-) tratto da Strange little girls, era splendida: calda, piena, con una setosità che conquistava e un corpo che riempiva l’aria.

La disposizione dei diffusori faceva nascere qualche perplessità: molto distanti tra loro e privi di woofer di grande litraggio. Ad un esame superficiale si poteva pensare che si faticasse a giustificare la loro presenza in una sala così ampia, lasciata per lo più inutilizzata probabilmente per aumentare le dimensioni della zona di ascolto miglire. In effetti, nello specifico, la gamma medio bassa era decisamente ben presente, quasi miracolosa. Guardando meglio l’ambiente e la sala ci rendevamo conto che non sembrava trattata; evidentemente la presenza di tendaggi preesistenti ben pesanti, disposti su due lati, è stata più che sufficiente.

L'unica nostra perplessità, forse dettata da una posizione d'ascolto non ideale, riguarda la coerenza della scena. Con il cambio di brano, Everything must change di Oleta Adams tratta da Circle of One, la voce confermava la sua bellezza e la capacità di estensione, ma i forti di pianoforte che la accompagnavano mancavano un po’ di presenza, soprattutto per il medio-basso, forse anche per la natura fortemente riverberata del brano che impediva di capire quanta parte dell’effetto fosse effettivamente contenuta nell’incisione. È stato un ascolto che ci ha sedotto per raffinatezza, soprattutto per quella vocale ma che, a causa del tempo, forse anche del punto di ascolto e della mia conoscenza dei brani riprodotti, non mi ha convinto completamente per la possibile tridimensionalità sonora.

 

Audiogram, MadForMusic, Oz Sound Hi-Fi Club Uniaudio


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È vero, era tardi, ma secondo i nostri orologi non erano ancora scoccate le ore 19. Malgrado questo, trovavamo le ultime sale già chiuse. Da MadForMusic, ad esempio, forse in quanto esausti per una giornata piena, venivamo addirittura cacciati: in esposizione c’erano la sorgente digitale Metronome Aqwo 2+, il preamplificatore Thrax Dionysos, l’amplificatore finale Thrax Teres Stereo, il pre phono Qualiton Phono. Si tratta di un comportamento che lascia un po’ di amarezza. Un vero peccato, perché il Gran Galà è un evento che vive di curiosità e di scoperte, e ogni singolo spazio rappresenta un tassello importante di questa esperienza multiforme. Mentre comprendiamo, come ovvio, le legittime esigenze organizzative, per chi arriva magari da lontano con entusiasmo e voglia di ascoltare, trovarsi davanti porte sbarrate in una mostra espositiva è quanto meno originale, curioso. Sarebbe bello se in futuro si riuscisse a garantire una maggiore continuità, così da permettere a tutti di godere appieno ciò che il GG è in grado di offrire.


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Accenniamo, in fine, all’ampia area riservata all’esposizione del ricco catalogo fonè del Maestro Giulio Cesare Ricci, piena di prodotti cui l’audiofilo potrebbe abbeverarsi con gusto come SACD, CD Gold 24K, original analog master tape, dischi rari oltre ai prodotti del momento, la raccolta Gran Galà 2025, I 5 elementi di Alessandro Quarta ed Equilibrismi di Petra Magoni e Finaz.


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Ci teniamo anche a segnalare l’area software di Reference Music Store e il corner dedicato alle pubblicazioni di Suono.


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Presente alla manifestazione anche Audiogram con convertitore A/D DA2, preamplificatore PR15, nuovo finale PW18, finale PW202, nuovi diffusori a tre vie ELLE One, nuovo pre phono a due telai PRPH, nuovo amplificatore MB Plus, diffusori bookshelf ALone.1, nuovi Alive ed ELLE Two. Da DRC srl e Oz Sound Hi-Fi Club Uniaudio si trovavano Abyss, Acrolink, Air Tight, Audionet, Cen.grand, Diesis Audio, JPS Lab, Syrinx, Technics, Western Electric e Woo Audio.

Presente alla mostra anche DRC srl design.

 
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Epilogo

Il Gran Galà dell’Alta Fedeltà 2025 si conferma un evento unico, capace di connettere felicemente cultura, passione e tecnologia. Visitando le varie sale, si avverte chiaramente la sensazione che l’alta fedeltà sembra vivere una seconda primavera, sostenuta da un pubblico numeroso e avido di novità. Certo, non sono mancati spunti di riflessione: i prezzi medi dei sistemi esposti sembrano elevati, spesso oltre la soglia della comune accessibilità, e questo impone una riflessione sulla strada da intraprendere e sul focus su cui concentrarsi, anche in termini di capacità attrattiva per le nuove generazioni.

Come spesso accade, la scelta dei brani da parte del mediatore tecnologico (quando era presente) ha destato in noi più di qualche perplessità: troppo spesso ci è capitato di udire tracce poco adatte a valorizzare le potenzialità degli impianti, con logiche di presentazione non sempre nitide e a fuoco. Un vero peccato, perché la musica rappresenta il vero ambasciatore di queste macchine. Ugualmente poco comprensibile ci è apparso lo scarso ricorso a dispositivi di correzione acustica, almeno passiva, e l’assenza quasi totale di una civile lista dei componenti attaccata alla porta di ingresso della sala e resa anche disponibile su comuni fogli A4, a tutto vantaggio di coloro che intendessero approfondire le caratteristiche del set.

Appuntamento al Gran Galà dell'Alta Fedeltà di Padova in programma sabato 22 e domenica 23 novembre 2025.

Per maggiori informazioni: www.grangaladellaltafedelta.com

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