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Roma hi-fidelity 2019: intro e sala Garman

Report di Marco Cicogna , Gian Piero Matarazzo , pubblicato il 29 Novembre 2019 nel canale AUDIO

“Le luci si sono spente e tutto è stato smontato e portato via. A mente fredda e dopo aver recuperato un po' di sonno eccoci a tirare le somme di questa fiera che di anno in anno abbiamo visto crescere e diventare adulta e matura.”

Il Roma hi-fidelity di Gian Piero Matarazzo


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I molti difetti ed i pochi pregi in comune a tutte le salette sono legati in qualche modo all’acustica delle stanze ed alle pessime abitudini degli espositori, almeno secondo il mio punto di vista. Intanto come è andata? Beh, posso dire di non aver visto da almeno un lustro una tale affluenza ad una fiera. Le scene da ingorgo nei corridoi le avevo quasi dimenticate, così come l’affollamento e la ressa per guadagnarsi un posto a sedere in posizione appena privilegiata. Intendiamoci bene: personalmente ho sempre visto le fiere come una occasione per “fare conoscenza” con un diffusore o una elettronica di potenza e mai come una occasione di valutazione assoluta. Troppe le condizioni al contorno che non possono essere tenute in considerazione, nemmeno dal miglior installatore. Io ho partecipato, come espositore, quasi a tutte le fiere dell’ultimo trentennio e questa mi sembra l’occasione giusta per spiegare come questi eventi si vivono dall’altro lato della barricata, ovvero dal punto di vista di chi espone qualcosa e si espone al giudizio del pubblico. La storia, stretto stretto, è sempre la stessa: ti rendono disponibile una sala vuota il giorno prima, ma tu devi scaricare tutto quello che ti sei portato “da casa” ovvero le elettroniche di segnale, quelle di potenza, l’immancabile computer e tutti i cavi, sia di collegamento che di rete.


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Se manca qualcosa sei morto, visto che una tripla, una ciabatta oppure un cavetto di segnale non avanza a nessuno, almeno tra i tuoi potenziali concorrenti. Se pensi di arredare la stanza con una pianta o qualcosa che ne smorzi appena l’acustica sei costretto ad affittare delle piantine di dimensioni contenute dall’albergo ove si tiene la fiera, e le paghi per tre o quattro giorni come se ti fossi comprato un baobab millenario. I più furbi e quelli con più esperienza si portano dietro qualche telaio in legno con incollati sopra i pannelli assorbenti ed il filtro di rete, perché non sai mai che forma d’onda ha la rete elettrica. Una rete piena di armoniche rende una musica asciutta, dura da far ascoltare, specialmente se alzi il volume più di tanto. Alla fine hai collegato tutto, non manca nulla più e puoi finalmente vedere come si esprime l’impianto. Le prime note che vengono fuori dal sistema appena assemblato ti spaventano per la resa disgustosa, ed in un mezzo pomeriggio devi provvedere a sistemare tutto, magari spostando l’impianto, tutto, due o tre volte. Alla fine ti accontenti del posizionamento meno peggiore e ti consoli dicendo che poi col pubblico che riempie le poche sedie a disposizione il rimbombo sparirà definitivamente. Ecco, è ora di andare via a dormire perché i commessi dell’albergo, inflessibili, ti dicono di abbandonare il posto.

La mattina del primo giorno di fiera sei ancora a sistemare i cartelli fuori dalla porta e ad elaborare una strategia con i tuoi collaboratori. I consigli, il limite della manopola del volume da non superare e le raccomandazioni circa la porta che, in linea di massima, dovrebbe essere chiusa per evitare di interagire con le salette confinanti. Un consiglio che potrebbe apparire originale ma che se non tenuto in considerazione spesso può provocare seri danni all’impianto è quello di non accettare mai, dico mai, i CD masterizzati dai lettori senza una passata nel pc con un analizzatore di spettro. Spesso la concorrenza o chi ti vuole male ti manda un signore o qualche ragazzo dall’aspetto innocente che ha un CD masterizzata con una bella sinusoide a 10 Hz sovrapposta al brano che vuole ascoltare. Tu non ti accorgi di nulla, ma il sistema di riproduzione mette in oscillazione violenta i woofer che reagiscono distorcendo. Quindi ad una tale richiesta basta dire che prima di ascoltare il brano è necessaria una “passatina” per l’analizzatore di spettro. La persona in cattiva fede a questo punto protesta violentemente ma sparisce in pochissimo tempo. Lo dico perché è capitato, una decina d’anni fa, a me.


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Comunque se la prima cosa che mi ha colpito è stata l’affluenza devo ribadire che la seconda, ahimè, è stata la bassa qualità della riproduzione nelle sale. Se le sale al -1 sono risultate le meno peggiori è al primo piano che le cose non sono andate granchè bene. I motivi secondo me sono tre e vedrò di analizzarli tutti e tre con un minimo di cognizione di causa. Si tratta delle dimensioni delle stanze, del posizionamento dei diffusori e di una sorta di moda che sta prendendo particolarmente piede. Iniziando da quest’ultimo pproblema entriamo nel dominio delle illazioni, non propriamente in quello dei fatti reali. Ma, domando anche a voi lettori, non vi sembra che la timbrica degli ultimi diffusori stia privilegiando la gamma medioalta e, solo nei diffusori grandi, la gamma bassa lasciando inesorabilmente fuori tutta la gamma mediobassa? Probabilmente si tratta di una mia impressione, ma è certo che nella ricerca di una articolazione non pensata ed ottimizzata in sede di progetto molti costruttori stanno tendendo ad esaltare la gamma medioalta ed alta al di sopra della norma, ottenendo un effetto simile ad una articolazione elevata a cui però segue in genere una discreta fatica all’ascolto dopo pochi minuti. Francamente io spero di sbagliarmi e mi propongo di prestare molta attenzione alle risposte in ambiente in gamma alta, che deve essere calante con regolarità e non dritta o in leggera salita come le risposte anecoiche. Il secondo ed il terzo aspetto degli ascolti discutibili alla fiera sono in stretta relazione alle strutture che ospitano l’evento ed alle manie da posizionamento degli espositori.

Cercherò di chiarire il mio pensiero alla luce del fatto che molti dei diffusori ascoltati li avevo già provati in condizioni controllate senza notare alterazioni così vistose. In primo luogo la costruzione delle sale che normalmente sono pensate per isolare bene dall’esterno ma non certo per riprodurre musica, con delle dimensioni che spesso appaiono abbastanza fuori standard ma che comprensibilmente consentono di ottenere il massimo numero possibile di stanze. Il trattamento delle pareti raramente prevede un adeguato spessore di tonaca ed una massa elevata, mentre si fa spesso ricorso a materiali come il cartongesso in varie configurazioni, specialmente per le pareti necessarie per ricavare un piccolo bagno. Allora trovo quasi prevedibile la sparizione della gamma mediobassa, sia per la ridotta rigidità delle pareti che per il notevole e concentrato apporto delle sedie e di tutte le strutture necessarie nell’ambiente. Il risultato, a mio avviso, è abbastanza prevedibile, con l’intervallo di frequenze che va dagli 80 ai 300 Hz che si abbassa notevolmente. Probabilmente occorrerebbe fare come i tedeschi, che a Monaco dispongono di locali adeguati nelle dimensioni e nella struttura. Ultima ma prevedibile causa di prestazioni deludenti, in un contesto che come abbiamo visto è già carente, ha a che fare con l’esigenza dei costruttori di sistemare sulla parete dietro ai diffusori cartelloni, stemmi e strutture varie che poi obbligano ad allontanare i diffusori dalla parete, ed ottenendo ancora un impoverimento della gamma mediobassa.


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Il massimo è quando poi si sistema l’impianto e tutti gli annessi e connessi tra i due diffusori, proprio dove dovrebbe formarsi la scena. Non è un caso allora che i piccoli sistemi ben posizionati abbiano offerto prestazioni migliori rispetto ai diffusori da pavimento, che tra una cosa e l’altra erano in genere posti quasi in mezzo alla sala. Poi, e qui concludo, ci sono quelli più furbi che si portano processori e DSP che hanno la pretesa di sistemare le cose. Il guaio non è rappresentato dall’effetto che poi si ottiene, ma nel fatto che molti espositori…..ci credono, e pensano che sistemare le cose a casaccio ma usare il DSP, gli assicuri di diritto un posto nel paradiso degli espositori. Premesso che il più delle volte si tratta di una doppia conversione, in più ad opera di circuiti AD e DA non proprio notevolissimi, c’è da dire che nemmeno il DSP può fare miracoli. Quelli che dichiarano bellamente di aver sistemato in tal modo anche la fase e gli allineamenti ovviamente andranno all’inferno, tra atroci torture. Secondo un attento uso, in condizioni ben controllate, posso dire che la via migliore per utilizzare devices che hanno il compito di sistemare la risposta e la scena, parte sempre da un posizionamento corretto prima dell’uso del DSP, tenendo i punti di misura abbastanza vicini tra loro e non spostati a metri di distanza. Solo quando lo stage è già di buon livello si può tentare un attento uso del processore che, poverino, non è ancora abilitato a fare miracoli. Di sicuro, a meno di usare un DSP per ogni altoparlante, non è possibile intaccare le fasi relative fra gli altoparlanti. Probabilmente è per questo motivo che i pochi diffusori ben suonanti senza fare ricorso a dispositivi “stabilizzatori di timbrica e stage” sono stati quelli che meglio sono stati sistemati in ambiente, senza musiche particolarmente rare, introvabili, mai sentite o sconosciute. Il sistema deve riprodurre la musica che gli audiofili conoscono bene. I miei due cent.