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Love, Death & Robots 2 | la recensione

Recensione di Fabrizio Guerrieri , pubblicato il 21 Maggio 2021 nel canale CINEMA

“Volume 2 | Immortalità, automi impazziti, coraggio, paura e riflessioni profonde compongono questa seconda parte della serie animata che si conferma come ottimo punto di riferimento per la fantascienza seriale grazie alla varietà di temi che affronta e sviluppa”


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Creata da Tim Miller e prodotta da David Fincher, Love, Death & Robots è approdata su Netflix a marzo 2019. Sembra trascorsa una vita intera da allora, in parte a causa della pandemia e in parte per la mancanza da oltre due anni di una produzione tanto sorprendente quanto affascinante e curata. Lo stile che unisce i singoli episodi di questa serie antologica si riassume nelle tre icone che accompagnano ogni titolo dando così una sorta di minitrailer (cosa vista anche nella serie Ozark). Il desiderio dello spettatore è ancora una volta quello di non fermarsi dopo la visione del primo episodio, specialmente considerando la breve durata di ognuno e soprattutto la sempre ottima costruzione, che nella diversità di ogni cortometraggio si concentra sul filo rosso riassunto nel titolo della serie. Gli otto episodi di questo secondo volume sono abbastanza variegati, non quanto nel primo, ma sempre seguendo e rispettando la linea tracciata.


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episodio 1 | Servizio clienti automatico | voto 8
In un futuro iper-automatizzato, un’anziana signora e il suo barboncino divengono prede del robot aspirapolvere impazzito. A nulla varrà la chiamata al servizio di assistenza clienti.

Il tono surreale e grottesco della storia si mescola alla cura dei dettagli, anche di quelli minimi, con un’animazione tridimensionale che distorce le proporzioni umane degli anziani ma non le altre, quasi a volerne sottolineare l’inadeguatezza in un contesto tecnologicamente avanzato. Da una parte una signora e il suo cane in lotta contro un aspirapolvere ben equipaggiato, dall’altra il servizio clienti del robot che piuttosto che aiutare a risolvere l’inquietante problema si limita a dare istruzioni discutibili su come evitare il peggio, tutto per ottenere altro denaro dalla sventurata. Divertente, ironico e ribelle.


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episodio 2 | Ghiaccio | voto 7,5
Sedgewick, un sedicenne extro, cioè “non modificato”, abita con la sua famiglia su un pianeta glaciale in cui quasi tutti sono stati alterati geneticamente, ottenendo così capacità sovrumane. Una sera decide di uscire col fratello Fletcher e i suoi amici alla scoperta di maestose balene, facendo una corsa sulla superficie ghiacciata del mare. Che i cetacei rompono per l’accoppiamento, mettendo Sedgewick in grave pericolo.

Giocato sulle immagini in cui dominano il bianco, il nero e il grigio, il secondo episodio si gioca sul bisogno di un ragazzo (a)normale di apparire uguale agli altri. La noia e il nichilismo regnano sovrani sul freddo pianeta, ma la folle corsa sul ghiaccio pompa adrenalina e genera meraviglia. Peccato non aver approfondito le origini della storia, svelando per esempio il motivo per cui Sedgewick non è stato modificato, cosa che avrebbe motivato ulteriormente una storia di coraggio e affermazione di sé. Avventuroso e sferzante.


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episodio 3 | Pop squad | voto 8,8
Grazie a un siero, l’umanità ha guadagnato l’immortalità. A causa della conseguente sovrappopolazione viene impedito a chiunque di avere figli, pena la morte. Il detective Briggs, incaricato di uccidere i piccoli, viene improvvisamente corroso dal dubbio se l’avere bambini sia giusto o meno. Si mette casualmente sulle tracce di una donna sospetta che lo condurrà a una difficile verità.

Il terzo episodio è evidentemente ispirato a Blade Runner, con i bambini da terminare al posto dei replicanti, le stesse atmosfere notturne e uggiose, le auto volanti e la contrapposizione tra elite e disperati. Tra questi ultimi però c’è chi, contro la legge, concepisce figli. Idealmente potrebbe rappresentare un prequel di Highlander - L’ultimo immortale in cui i Queen cantavano Chi vuole vivere per sempre?. Noir intelligente, profondo e riflessivo.


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episodio 4 | Snow nel deserto | voto 7,9
Snow è inseguito da spietati cacciatori di taglie a causa della sua capacità di autorigenerarsi che lo rende praticamente immortale. L’incontro salvifico con una donna di nome Hirald, riporta a galla il suo passato e tra i due scocca la scintilla. Durante un’imboscata della banda del feroce Baris, Snow sta per avere la peggio ma viene salvato una seconda volta da Hirald che viene però a sua volta colpita. Ma quando tutto sembra perduto arriva una rivelazione inaspettata.

Il quarto episodio potrebbe benissimo essere il prequel del precedente, anche per un particolare parallelo col capolavoro di Ridley Scott e per l’aderenza col film con Christopher Lambert. Un uomo che ha avuto dalla natura il dono dell’immortalità ma che paradossalmente si ritrova a viaggiare da solo nel polveroso deserto. A inseguirlo c’è chi vorrebbe analizzarlo per impossessarsi di quel potere. Ma c’è anche chi immagina per lui un destino diverso. Sentimentale e avventuroso.


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episodio 5 | L’erba alta | voto 7,4
Un treno si ferma in mezzo a un campo di erba alta a causa di un temporaneo calo di vapore. Contro il parere del capotreno, ne scende Laird, un passeggero che nota delle luci tra i fili verdi. Quando decide di avventurarsi nella radura per il tempo di una sigaretta si accorge di non riuscire a trovare la via del ritorno e che tra l’erba si nasconde un’oscura minaccia.

Il volto allungato del protagonista, che ricorda il dipinto American Gothic di Grant Wood, e i suoi occhi, resi più grandi dalle lenti tonde degli occhiali, sono alla ricerca di qualcosa fin dall’inizio di questo quinto episodio, quando il suo sguardo è fisso fuori dal finestrino dello scompartimento. Il risvolto horror magnetizza lo spettatore sia per la sorpresa che per il tipo di disegno retrò dai toni pastello e scuri che vengono interrotti solo dal rosso fuoco di una torcia. L’improvviso senso di agorafobia che prende l’uomo cattura anche chi guarda. Che cosa c’è nell’erba e cosa cela l’immenso campo? Horror cupo e misterioso.


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episodio 6 | Era la notte prima di Natale | voto 8,2
La notte di Natale, Leah sveglia il fratellino Billy perché ha sentito dei rumori e ha capito che Babbo Natale sta lasciando loro i regali. Ma quando scendono di sotto scoprono che questo non ha precisamente le sembianze del soave nonno panciuto di rosso vestito.

Le musiche del sesto episodio sembrano provenire direttamente da Nightmare before Christmas, così come il tipo di animazione a passo due. Il ribaltamento del senso del momento più bello dell’anno per i più piccoli, dona un tono goliardico che, nonostante il tema di festa, racchiude uno spessore tutt’altro che scontato. Grottesco e spaventosamente delizioso.


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episodio 7 | La cabina di sopravvivenza | voto 6,7
Dopo una battaglia aerea contro una vita aliena, il pilota Terence trova un rifugio poco distante dal punto di atterraggio su un pianeta sconosciuto. La cabina di sopravvivenza contiene un robot di manutenzione che a causa di un’avaria attacca ogni cosa che si muova.

Il protagonista è la versione digitalizzata di Michael B. Jordan, interprete dei due Creed e dell’ultimo film di Stefano Sollima Senza rimorso, che presta anche la voce a Terence. Come nel primo episodio, un’intelligenza artificiale impazzita minaccia la vita umana. La forma e i movimenti del robot ricordano quelli della creatura di Alien, con la differenza che quest’ultima si batteva per la sopravvivenza propria e dei suoi mostruosi piccoli. Qui la sfida è invece tra l’uomo e la macchina, creata dall’uomo stesso. Molto realistica l’animazione, ma poco senso profondo e mancanza di uno sviluppo davvero interessante.


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episodio 8 | Il gigante affogato | voto 8,6
Sulla spiaggia di un paesino compare il cadavere di un gigante dalle sembianze umane. Vengono inviati sul posto tre accademici, uno dei quali, Steven inizia un discorso interiore circa il rapporto tra sé, l’enorme uomo e i curiosi che lo profanano.

Diretto e adattato dal creatore della serie Tim Miller, l’ottavo episodio è basato su una storia di J.G. Ballard, autore appartenuto alla new wave fantascientifica, considerato come uno dei numi tutelari del movimento cyberpunk. In tono con la levità della serie Tales from the Loop, racconta di un Gulliver inerme, perché passato a miglior vita, scatenando nel professore protagonista una serie di riflessioni profonde, tra cui quella finale sulla memoria di un evento che nonostante sia tanto straordinario, stinge comunque nel tempo. Una riflessione ulteriore da parte dello spettatore potrebbe essere se rappresentarsi nelle dimensioni delle persone del paese o in quelle del gigante. Nonostante la curiosità non soddisfatta sulla provenienza del defunto, l’ultimo episodio ha un notevole spessore ed è tra i migliori del volume. Profondo, leggero e piacevolmente lento.


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Alcuni degli episodi brillano di luce propria, nel senso che sono perfettamente autoconclusivi, altri avrebbero avuto bisogno di più tempo per svilupparsi pienamente, altri ancora potrebbero rappresentare l’inizio (o comunque una parte) di un lungometraggio sicuramente appassionante. Love, Death & Robots rappresenta la versione animata di Black Mirror, che manca ormai da due anni proprio come questa. Di cui però, ancor prima della messa in onda del secondo, è già stato annunciato un terzo volume che vedrà la luce nel 2022. D’altronde la generosa quantità di episodi del primo, ben diciotto, avrebbe benissimo potuto essere divisa in due parti, come è probabilmente avvenuto questa volta. Ed è già stato anticipato che tra i vari corti del prossimo capitolo ci sarà il seguito di Tre robot, secondo episodio del primo volume (anche se adesso su Netflix compare come primo). Un motivo in più per fare un bel ripasso.


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VALUTAZIONI

soglia d’attenzione
Scorrevolezza MEDIO/ALTA Impegno MEDIO

visione
Intrattenimento 8 Senso 7,5 Qualità 8,5

dal trailer all’intera serie
Aspettativa 8 Potenziale 9
Giudizio Complessivo 7,9

Love, Death & Robots | volume 2
animazione, fantascienza, drammatico, commedia, horror, avventura, sentimentale | USA | 14 mag 2021 | 8 ep / 7-18 min | Netflix

ideatore Tim Miller prodotta da Joshua Donen, David Fincher, Jennifer Miller, Tim Miller

credits

episodio 1 | Servizio clienti automatico
diretto da Meat Dept scritto da John Scalzi e Meat Dept basato sul racconto di John Scalzi

episodio 2 | Ghiaccio
diretto da Robert Valley scritto da Philip Gelatt basato sul racconto di Rich Larson

episodio 3 | Pop squad
diretto da Jennifer Yuh Nelson scritto da Philip Gelatt basato sul racconto di Paolo Bacigalupi

episodio 4 | Snow nel deserto
diretto da Leon Berelle, Dominique Boidin, Remi Kozyra, Maxime Luere scritto da Philip Gelatt basato sul racconto di Neal Asher

episodio 5 | L’erba alta
diretto da Simon Otto scritto da Philip Gelatt basato sul racconto di Joe Lansdale

episodio 6 | Era la notte prima di Natale
diretto da Elliot Dear scritto da Philip Gelatt basato sul racconto di Joachim Heijndermans

episodio 7 | La cabina di sopravvivenza
diretto da Alex Beaty scritto da Philip Gelatt basato sul racconto di Harlan Ellison

episodio 8 | Il gigante affogato
diretto da Tim Miller scritto da Tim Miller basato sul racconto di J.G. Ballard

critica IMDB 7,2 /10 | Rotten Tomatoes critica 7,2 /10 utenti 3 /5 | Metacritic critica 71 /100 utenti 5,1 /10

aspect ratio 2 : 1

 

 

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Commenti (6)

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Commento # 1 di: rossoner4ever pubblicato il 23 Maggio 2021, 13:54
Vista tutta d'un fiato. L'ho trovata veramente ben fatta! Bellissime le ambientazioni. Ottimo anche il comparto AV.
Commento # 2 di: ellebiser pubblicato il 23 Maggio 2021, 13:59
Nel genere anche a me è piaciuta come era piaciuta la prima serie … la proposta diversificata in diversi corti mi piace e risulta anche piacevole come fluidità nella visione
Commento # 3 di: rossoner4ever pubblicato il 23 Maggio 2021, 20:59
Originariamente inviato da: ellebiser;5143978
la proposta diversificata in diversi corti mi piace e risulta anche piacevole come fluidità nella visione

Idem!...
Commento # 4 di: pace830sky pubblicato il 24 Maggio 2021, 06:32
i corti (parlo in generale, non di questa stagione di L.D.+R. in particolare) mi stancano perché non potendo sviluppare in profondità una qualsiasi tematica giocano tutto sul sorprendere, spiazzare, turbare (per lo più in senso buono) lo spettatore con la logica conseguenza che finiscono per somigliare ad una certa arte moderna (i tagli nella tela, la scatoletta contenente merda d' artista, l'orinatoio esposto straiato...) che, sì, ti spiazza, ti ruba uno sguardo divertito, ma che alla fin fine non riesci a considerare veramente arte a meno di non essere una specie di filosofo.
Commento # 5 di: stazzatleta pubblicato il 24 Maggio 2021, 08:22
mi riconosco nel tuo pensiero, pace. I corti di soliti li evito proprio perchè corti. tuttavia, questa serie che ho iniziato a vedere perchè in quel momento c'era nulla che mi interessasse, mi è piaciuta ed appena possibile vedrò anche la seconda
Commento # 6 di: EdwardHeavy pubblicato il 08 Giugno 2021, 10:56
Una delle migliori serie che ho visto ultimamente