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Tales from the loop | stagione 1 | la recensione

Recensione di Fabrizio Guerrieri , pubblicato il 07 Giugno 2020 nel canale CINEMA

“Più che una semplice serie di fantascienza, un piccolo gioiello che attraversando lo spazio e il tempo analizza l’animo umano con toni e ritmi propri della vita piuttosto che dell’azione adrenalinica a tutti i costi”


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Negli anni sessanta la città immaginaria di Mercer in Ohio ospita una struttura sotterranea, il Loop, in cui i ricercatori tentano di “rendere possibile l'impossibile”. Le vite interconnesse dei vari residenti fanno da filo conduttore attraverso otto storie, tra esseri umani confusi, macchine misteriose e robot abbandonati.

Avete visto almeno una serie tra Black mirror, Dark, Philip K. Dick’s Electric dreams, The man in the high castle, The handmaid’s tale e avete ancora bisogno di distopie che sfidino la realtà che vivete quotidianamente. Tales from the loop non vi deluderà. La serie è basata su un libro illustrato del 2014 dell'artista svedese Simon Stålenhag (oltre che sul gioco da tavolo del 2017) in cui la fantascienza fa solo da sfondo, come pretesto per affrontare vari temi legati all’umanità. Gli elementi futuristici presenti nei vari episodi non risultano artefatti o straordinari ma come elementi già assunti nell’ambiente. Le macchine appaiono senza che si possa notare il benché minimo effetto visivo (così dovrebbero essere sempre: invisibili), l’aderenza regna sovrana rendendo le storie molto vicine a un possibile prossimo futuro. In particolare si percorrono tutte le età e le generazioni degli esseri umani, i rapporti tra i sessi, i legami tra consanguinei e non.


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Ciò che può apparire come una serie antologica in realtà cela connessioni molto più articolate. Le singole storie si intrecciano episodio per episodio e i personaggi si muovo al loro interno a volte come prede, altre come fautori del proprio destino che tentano di deviare ciò che appare come inevitabile attraversando contrasti, conflitti, unioni e abbandoni. Lo spazio e il tempo si avvicendano e aggrovigliano per generare intrecci tra i vari personaggi e le loro vite. Tales from the loop rappresenta un gran quantità di esperienze possibili e le racconta con l’insostenibile leggerezza con cui scorre la vita cercando di giungere a un senso della stessa. Molte domande vengono poste, alcune restano sospese altre vengono almeno in parte risolte. In diverse occasioni si nota il parallelo con una delle serie succitate, cioè Dark, non solo per i temi trattati ma anche per il modo diretto nell’imbastire, sviluppare e rendere visibile la sceneggiatura grazie a una fotografia quasi sempre fredda nella sua meticolosità e puntualità accanto a una recitazione semplice e naturale, a volte carica di meraviglia ma non a causa degli elementi fantascientifici.


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Gli otto episodi si intersecano con apparizioni da non protagonisti di personaggi le cui storie vengono poi raccontate nel capitolo successivo: una bambina resta sola a causa dell’improvvisa sparizione della madre che lavora per il Loop, due ragazzini scoprono una macchina abbandonata nel bosco che può cambiare le loro vite, una ragazza che scopre l’amore cerca di fermare il rapporto col ragazzo escludendo il mondo circostante, un bambino si trova a dover fare i conti con l’esistenza attraverso le parole del nonno e di una struttura misteriosa, un uomo cerca di proteggere la propria famiglia da una minaccia prendendo decisioni avventate, una guardia giurata che lavora per il Loop fa un viaggio inaspettato verso un mondo parallelo, un ragazzo si ritrova suo malgrado a vivere un’avventura all’inizio spaventosa e un bambino si mette sulle tracce del fratello cercando di recuperare e comprendere il passato.


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Nel cast figurano, tra gli altri, due volti noti: Rebecca Hall, conosciuta grazie ai ruoli in The prestige (2006) di Christopher Nolan, in Vicky Cristina Barcelona (2008) di Woody Allen e in The town (2010) di Ben Affleck, e Jonathan Pryce protagonista del cult Brazil (1985) di Terry Gilliam. La serie è autoconclusiva ma il suo creatore Nathaniel Halpern non esclude la possibilità di una seconda stagione grazie al fatto che “il Loop stesso è un dispositivo che genera storie. Fin dall’inizio sapevo che c’era questo motore per raccontare un numero infinito di storie. Ciò che mi affascina è continuare a creare un arazzo e un senso della realtà ancora più grandi nella città di Mercer e conoscere altra gente continuando a far crescere quella realtà.”.


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Valutazioni

DAL TRAILER ALL’INTERA SERIE
Aspettativa 7 Risultato 7.5

SOGLIA D’ATTENZIONE
Scorrevolezza media Impegno medio

VISIONE
Intrattenimento 7 Qualità 8

Loop | stagione 1 (Tales from the loop)
fantascienza, drammatico | USA | 3 apr 2020 | 8 ep / 54 min | Amazon Prime Video

ideatore Nathaniel Halpern

personaggi interpreti

Loretta Willard Rebecca Hall
giovane Loretta Abby Ryder Fortson
Russ Willard Jonathan Pryce
Danny Jansson Tyler Barnhardt
Jakob Willard Daniel Zolghadri
Cole Willard Duncan Joiner
George Willard Paul Schneider
Xiu Leann Lei
Gaddis Ato Essandoh

critica IMDB 7.5 (su 10) | Rotten Tomatoes 7.3 (su 10) | Metacritic 66 (su 100)

camera Panavision Millennium DXL2, Panavision Primo 70 and Panaspeed Lenses | aspect ratio 16:9

 

 

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Commenti (5)

Gli autori dei commenti, e non la redazione, sono responsabili dei contenuti da loro inseriti - Info
Commento # 1 di: pace830sky pubblicato il 08 Giugno 2020, 10:53
Originariamente inviato da: Redazione;5061568
... piuttosto che dell’azione adrenalinica ...


Se guardiamo la produzione degli ultimi decenni l'assenza di una azione adrenalinica nell' f.s. è la regola più che l'eccezione.
Commento # 2 di: ellebiser pubblicato il 08 Giugno 2020, 18:33
Vista durante il lockdown è stata una piacevole esperienza, qualità video molto alta audio nella media, merita la visione
Commento # 3 di: Aenor pubblicato il 10 Giugno 2020, 10:04
Son d'accordo, qualità video tra i top di amazon insieme a hunters imho. Personalmente... non ho ancora capito se mi è piaciuta o no
Commento # 4 di: pace830sky pubblicato il 10 Giugno 2020, 12:57
Il prodotto complessivamente è buono, credo che la classificazione più corretta (sempre nell' ambito f.s.) sia sentimentale.
(mi mancano da vedere ancora delle puntate)

Purtroppo anche così (classificandolo come sentimentale) l'azione risulta ugualmente lenta, le tematiche proposte ed i risvolti narrativi spesso deprimenti, a questi poveracci che campano in prossimità (o anche lavorando nel) del solito impianto misterioso non sembra che gliene vada bene una.

Un discorso a parte merita la strana dispersione di oggetti ancora funzionante originati nell' impianto e che gli abitanti non fanno che trovare in giro per boschi e campagne. Come sono finiti lì? Come è possibile che un manufatto dalla funzione ben chiara (la sfera dell' eco, episodio 4) sia abbandonato in una specie di cava e che il direttore del laboratorio non solo ne sia a conoscenza ma che vada a farne uso? Che un manufatto decisamente pericoloso (Trasporto, ep. 2) sia abbandonato nel bosco senza nemmeno un cartello pericolo?

Di weird tales (storie strane, termine che possiamo interpretare sia come stupefacente che come grottesco" più o meno para-fantascientifiche negli anni se ne son lette tante, l' unica vera novità è che sembrano oggi interessare anche il pubblico generale, grazie a tanti piccoli film (uno per tutti: Moon) e serie Tv (come non ricordare l'imprescindibile Black Mirror" si è generata una certa quantità di prodotti come questi; nel caso di Loop in particolare non direi che brilla per presa dei temi umani affrontati rispetto alla attualità, tutto sembra pretestuoso, autoreferenziale. Gli autori hanno inventato il lorop piccolo mondo come un perfetto meccanismo e si divertono farlo girare: il senso delle storie del Loop si esaurisce nel Loop, impossibile imbastirci sopra una riflessione che si possa in qualche modo estrapolare alla vita reale...
Commento # 5 di: merlino1133 pubblicato il 02 Luglio 2020, 15:13
noiosamente lento.