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Il multicanale di AM Audio

Analisi tecnica di Marco Cicogna , pubblicato il 05 Giugno 2020 nel canale AUDIO

“Un sistema 5.0 (o 5.1) è in grado di soddisfare non soltanto l’audiofilo, ma stimolare il piacere della famiglia intera nell'entertainment domestico. Impiegando un sistema multicanale si apprezza una maggiore definizione e "sostanza" della gamma bassa e medio-bassa oltre ad un inedito senso di presenza e partecipazione all'evento sonoro.”

Introduzione e musica multicanale

Raccontando di una macchina da musica firmata AM Audio, il pensiero va alla presenza e corposità   dell'ascolto dal vivo. E' proprio il tema della “concretezza sonora” a venire in mente quando ci prepariamo a descrivere il prodotto di un’azienda che si è sempre dimostrata in grado di suonare con correttezza ma anche generosità. Qui però siamo di fronte ad un progetto davvero particolare, di fatto un unicum nel suo genere, che offre il maggiore coinvolgimento proprio dell'ascolto musicale in multicanale. 


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C'è una linea di pensiero in quel di Vigevano che nel rendere con timbro sano e generosa corrente la sezione amplificazione di una catena, offre alla riproduzione quel respiro dinamico e quell'autorevolezza di impostazione di cui non si può fare a meno. Lo abbiamo documentato in tanti anni di utilizzo pratico in situazioni di notevole impegno con numerosi diffusori e nelle misure effettuate nell'arco di tre decenni dallo staff tecnico della rivista Audio Review. Personalmente non potrei fare a meno del pre e finale multicanale AM Audio nella mia catena musicale, anzi questa è la seconda generazione che dopo dieci anni di “servizio” è giunta a sostituire la precedente versione. Questo resoconto giunge allora dopo due anni di continua sperimentazione nella mia sala da musica, nella costante ricerca di materiale discografico di alta qualità, in stereo e in multicanale, nella gestione di file audio in alta risoluzione (due e cinque canali, PCM e DSD) e poi ancora Blu Ray Audio e più ancora Blu Ray Video attraverso una sorgente multistandard come l'Oppo 103, 105  e 205.  La mia intesa con AM Audio, inutile nascondersi dietro un dito, deriva dunque da una conoscenza trentennale del marchio, che ho potuto apprezzare per il sound coinvolgente e per l'affidabilità nel tempo delle proprie realizzazioni anche utilizzandone diversi apparecchi nelle mie due sale da musica e in quelle di alcuni colleghi giornalisti musicali che hanno scelto proprio questo marchio per il loro lavoro di recensori. 


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A che serve ascoltare la musica in multicanale?

Se mi chiedete quale sia il “suono” che l’impianto “semplicemente” stereo non è in grado di riprodurre la risposta potrebbe sorprendervi. E’ il “non suono”, ovvero la mera sensazione di spazio che si ha, ad esempio, trovandosi all’interno di una sala da concerto prima ancora che ci sia qualcuno a suonare. I minuti prima del concerto non parlano di timbro, di dinamica o di risposta in frequenza. Semplicemente vi raccontano dello spazio acustico, della sensazione di aria attorno a voi. E’ il semplice rumore di fondo della sala che vi offre la sensazione dello spazio acustico, collocando l’ascoltatore in un ambiente reale e non virtuale. Qui lo stereo trova il suo limite inevitabile. Qui la riproduzione in multicanale offre (può offrire, se ben realizzata) una marcia in più. Del resto se l’esigenza di offrire al pubblico del cinema un maggior senso di coinvolgimento ha portato al multicanale, vuol dire che almeno in quell’ambito (quello del cinema intendo) si è capito bene già 20 anni fa che la realtà sonora non si riproduce con due soli altoparlanti, per quanto di buona qualità. Ho avuto la fortuna di essere invitato alla conferenza stampa per il lancio del SACD nei Galaxy Studios in Belgio. Ebbene la dimostrazione più significativa per noi giornalisti raccolti nella sala regia era stata quella di cogliere il respiro della sala da concerto dietro il vetro, quel senso di spazio ed ambienza naturale che veniva ricostruito dalla ripresa (e dalla riproduzione) in cinque canali. 


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In base alla mia esperienza nella maggior parte dei casi l’audiofilo se ne frega della realtà sonora. Del resto anche molti sistemi multicanale che ha avuto modo di ascoltare erano quasi sempre affidati ad amplificazioni asfittiche e diffusori trapananti. Potevano andare per gli effetti speciali del cinema, ma la musica richiedeva una maggiore qualità.  Poi sono arrivati i SACD, la maggior parte dei quali in multicanale. L’audiofilo più avveduto ha colto quanto c’era di buono da cogliere, ma il gioco dei componenti, degli abbinamenti, dei cavi e degli orpelli, il tweaking, il fine tuning si effettuano con prodotti audio esclusivamente due canali. In fondo quanti sono gli audiofili che davvero vogliono ricreare in casa le emozioni di un concerto alla Philharmonie di Berlino (o all’auditorium di Roma con la nostra eccellente orchestra di Santa Cecilia)? Quasi sempre sono gli album rock degli anni Settanta a girare nell'impianto, dove timbrica e ambiente naturale c'entrano poco o nulla.


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Se mi chiedono quale sia la situazione musicale più coinvolgente, al primo posto ci metto il sound di una orchestra in una sala da concerto o un organo nel giusto contesto; subito dopo il campo acustico di un gruppo jazz in un club. La mia posizione a favore dell'ascolto di musica in multicanale è minoritaria e troppe volte mi è sembrato di combattere contro i mulini al vento quando tentavo di incoraggiare espositori ed operatori nelle diverse mostre a mettere assieme un sistema multicanale che non fosse il solito complemento audio a qualche proiettore. Ad effettuare delle dimostrazioni con impianti dotati di sofisticati proiettori in grado di mettere in evidenza colori, dettagli visivi e neri profondi allo stato dell'arte. Ma il suono faceva cagare. “Abbasso il multicanale”, dicono gli audiofili. E non hanno tutti i torti visto che gli stessi operatori sono apparsi incapaci di mettere assieme una catena multicanale musicalmente attendibile.

Quante volte possiamo dire di aver ascoltato un impianto multicanale audio davvero di qualità eccellente? Mi piace ricordare svariate occasioni nelle quali Emidio Frattaroli ed io siamo stati invitati ad effettuare delle dimostrazioni. Anche con impianti piuttosto importanti. Ma la parte audio del sistema risultava sottodimensionata, cosa addirittura risibile soprattutto se paragonata alla parte video del sistema.


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Due orecchie, dunque due canali?

C'è ancora chi crede che la musica si ascolta con due diffusori perchè le orecchie sono, appunto, due. Se stanno così le cose, inutile parlare di coinvolgimento, di percezione dell'ambiente, di senso di profondità e realistica compartecipazione all'evento musicale. Anzi, inutile parlare di musica. Tempo fa un operatore di cui non ricordo il nome aveva detto una frase che mi aveva molto colpito: “l'ascolto in due canali è come assistere all'evento musicale da una più o meno ampia e più o meno trasparente finestra. In multicanale è come essere all'interno della stessa sala in cui si svolge l'evento sonoro”. Parole azzeccate per descrivere il senso di naturale musicalità di fronte ad un impianto 5.0 ben realizzato. Oggi siamo arrivati al Dolby Atmos (un ulteriore passo nella cura nella restituzione delle sorgenti sonore attorno all'ascoltatore che contempla anche la dimensione verticale), ma si tratta di applicazioni che traggono forza e sostegno dal mondo del cinema, non certo (salvo la preziosa eccezione della splendida etichetta norvegese 2L) da quello audio.  


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Il “coinvolgimento” in questo senso va visto come attitudine ad avvicinarsi alla sensazione della realtà sonora. Se dal vivo è ben chiaro che il suono è “tutto attorno a te”, meno chiaro è catapultare tale banale concetto nella riproduzione audio. Eppure gli appassionati del cinema da decenni apprezzano il senso di realismo offerto dal multicanale. Anzi, tramontata l'artificiosa emozione del video “3D”, ancora una volta la sensazione di realismo, di presenza scenica e di coinvolgimento all'azione è offerta dal suono prima ancora che dalle immagini. Per concludere senza annoiarvi mio permetto di ricordare come il senso responsabile dell'equilibrio è l'udito, non la vista. Non c'è bisogno di andare alla Filarmonica di Berlino o crogiolarsi nello smalto dorato del Muikverein di Vienna per farsi un'idea della realtà musicale. Basta ascoltare una banda di paese, oppure il pianoforte a casa di un amico. Ci avete fatto caso come la musica vera sia in ogni circostanza piena, corposa ed avvolgente? Possibile che il colpevole di una riproduzione sonora anemica e poco coinvolgente sia sempre la qualità della registrazione? Mi viene da pensare che non sia cosi. 


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Del resto nel mondo dell'alta fedeltà, soprattutto con la complicità del WEB, si può dire tutto e il contrario di tutto, si raccontano le esperienze d’ascolto più bislacche perché la realtà musicale dalla quale si parte, la sorgente, non è l’evento effettivo ma una sua riproduzione discografica frutto essa stessa di manipolazione. La stessa realtà sonora è di fatto sconosciuta ai più. Quanti audiofili incontriamo a Santa Cecilia a Roma? L’ignoranza in molti casi del suono effettivo degli strumenti fa dunque il resto, conducendo ad affermazioni che talvolta fanno sorridere. La passione per l'hifi è spesso portata avanti in modo esasperato, asociale quasi, facendo si che nel concetto del grande pubblico il vero audiofilo appaia come uno sfigato, più che un appassionato, un  personaggio da non imitare.