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Il disco del mese - Marzo 2019

di Marco Cicogna , pubblicato il 24 Marzo 2019 nel canale AUDIO

“La monumentale Ottava Sinfonia di Mahler, diretta da Riccardo Chailly a Lucerna, con la forza delle immagini in alta definizione e audio in DTS HD Master, completa il ciclo lasciato incompiuto dal Maestro Claudio Abbado”

La Sinfonia dei Mille di Chailly


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Vediamo più  da vicino questa poderosa “Sinfonia dei Mille”.  “Mille”, nell’Ottava di Mahler esprime con un numero “tondo” le imponenti masse vocali e strumentali richieste da questa monumentale partitura. Otto solisti di canto, un’orchestra raddoppiata che raggiunge i 170 elementi, due cori misti, due cori di voci bianche, un grande organo, una sezione ottoni “aggiuntiva”, sono tutti elementi di una struttura che non ha eguali nella storia della musica. In effetti la famosa “prima” di Monaco il 12 settembre 1912, diretta dall’autore, vide una partecipazione di una massa corale di oltre ottocento persone, un evento che suscitò l’entusiasmo (quasi) unanime del mondo musicale austro-tedesco. Tuttavia chi si avvicinasse per la prima volta a questa magnifica partitura non deve aspettarsi una musica necessariamente “forte”, sgraziata, assordante. Come in altri capolavori che prevedono imponenti masse vocali e strumentali (tra i pochi esempi paragonabili indicherei il Requiem di Verdi, quello di Berlioz e i Guerrelieder di Schonberg) il “livello sonoro medio” non è elevato in assoluto.

Ha poco senso descrivere una composizione musica in termini quantitativi, ma è pur vero che questo gigantesco affresco sonoro riesce ad esprimere la più grande varietà dei sentimenti umani per mezzo di una costruzione sinfonica che utilizza la voce come ingrediente primario. Molti i momenti che in modo “percettivo” (utile però agli audiofili) potremmo definire delicati, lirici, distesi, persino sognanti. Ma la tensione è sempre alta e quando le forze vengono scatenate, è come assistere alle più imponenti manifestazioni della natura. I cori passano dal pianissimo più suggestivo ed evanescente all’impeto grandioso di una conclusione che fa stare col fiato sospeso. I più marcati interventi del coro sono sorretti dal pedale dell’organo e dal rullante profondo della grancassa.


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Non è un caso se proprio questa pagina fu scelta per l’inaugurazione dell’Auditorium di Roma (che purtroppo organo non possiede se non uno elettronico). Lo stesso autore scriveva a proposito di questa pagina: “Ho appena finito la mia Ottava. E’ la cosa più grande che abbia fatto sinora…Provi ad immaginare che l’universo inizi a produrre musica e a risuonare. Non sono più voci umane, ma pianeti e soli che ruotano…”  Le sinfonie di Mahler, anche quelle puramente strumentali, rappresentano ben più di un mirabile esercizio di orchestrazione. In esse l’autore raffigura la natura, la spiritualità dell’uomo, le sue passioni terrene, i suoi drammi, l’intero creato se possibile. Sinfonie che hanno molto in comune con il poema sinfonico e la musica “a programma”, ma sanno comunicare attraverso un linguaggio più astratto e al tempo stesso più significativo. Proprio allo “Spirito Creatore” inneggiano i primi versi enunciati dal coro in apertura, un inizio che è già un monumento.

Otto solisti di canto si alternano in parti che chiamano in varia misura i cori e le diverse sezioni strumentali. I cori passano dal pianissimo più suggestivo ed evanescente all’impeto più grandioso che sia dato modo ascoltare in tutta la letteratura musicale. Gli ottoni divengono una massa sonora che attraverso un’orchestra di questo livello, ascoltata dal vivo, fa rabbrividire. Mi piace ricordare che il mio primo “importante” concerto ascoltato tanti anni fa a Santa Cecilia sia stato proprio inaugurato con l’Ottava di Mahler. Ricordo ancora che nei cinque minuti conclusivi quasi non riuscivo a deglutire per l’impressione derivata da questo oceano di suono che dalle innumerevoli fila del coro si proiettava verso gli ascoltatori. 


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Riccardo Chailly ne propone (agosto 2016) una lettura autentica e consapevole, forte della sua esperienza ad Amsterdam e a Lipsia, capace di fine introspezione ma anche in grado di esaltare il tono nobile ed il senso grandioso di questa partitura. Ricordiamo gli interpreti vocali Ricarda Merbeth, Juliane Banse, Anna Lucia Richter, Sara Mingardo, Mihoko Fujimura, Andreas Schager, Peter Mattei, Samuel Youn. I cori sono il Chor des Bayerischen Rundfunks, il Latvian Radio Choir, lo Orfeón Donostiarra e il coro di bambini Tölzer Knabenchor. I momenti più intimi sono cesellati da una sapiente concertazione e al tempo stesso messi in risalto da una registrazione allo stato dell'arte. Interessante nel semplice due canali, appare esaltante nel senso naturale di ambienza e spessore concreto nel multicanale. Regista attenta che segue con esperienza la frase e l'insieme senza discontinuità eccessive e con senso spontaneo del fluire musicale. Buona la saturazione video in una cornice tecnologica complessivamente appagante, come nello stile della tedesca Accentus.  
   
Non si tratta di un ascolto “facile”, per la lunghezza che sfiora l’ora e mezza e per il linguaggio che è meno “descrittivo” ed intuitivo rispetto alle prime sinfonie. Tuttavia, dopo che le prime due o tre volte avrete ascoltato increduli la traccia finale ad alto volume, sino alla maestosa conclusione cui non è possibile resistere, godetevi un ascolto completo di questa splendida sinfonia. Penetrerete  l’intimo di una struttura sonora che ad ogni ascolto diventerà sempre più trasparente ed accessibile.

 

 

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