Scrivo molto spesso, e mi pare di dimostrarlo con i numeri, che il CR100 è una misura sostanzialmente inutile.
Lo è semplicemente per il fatto che rappresenta un valore (100% del bianco) che non viene rappresentato quasi mai (intendo il 95% delle ricorrenze) nel caso di un film, dove a mio parere la media spazio-temporale della luminosità media si attesta attorno al 40% (e forse sono generoso, se pensiamo ad esempio a “Dark knight”…), rispetto ad uno che invece compare molto spesso (il nero).
Che significato ha il rapporto di una misura che non ha significato rispetto ad una che ne ha molto? Purtroppo molto poco, e questo è quello che appare dalla valutazione fatta con svariati altri parametri.
Perché lo pubblico? Per il semplice fatto che per molta gente è determinante (case incluse). Riportare dei valori che sono molto distanti dalla realtà serve a far vedere quanto siamo inchiavardati su concetti semplificati, che però spesso non servono a nulla; sono solo una forzatura adatta ad altre applicazioni tipo il professionale, dove invece quelle grandezze sono determinanti.
La confrontabilità delle varie misure sta nel fatto che queste avvengono sulla base di un criterio che è quello della ottimizzazione dei vari parametri che riporto. Spesso significa rinunciare a qualcosa (vedi il livello del nero dell’80), proprio perché non esiste UNA misura che da sola possa descrivere, CON UN SOLO NUMERO, il valore di un proiettore e le sue prestazioni.
Questo molto spesso non viene capito, ripeto, per un motivo molto semplice: è più facile adottare un numero solo e giudicare da lì.
Trovami molte riviste (in tutto il mondo) che pubblichino le misure prima e dopo la calibrazione, e spieghino perché e come la eseguono: non credo che ne incontrerai tante. È molto più semplice dare un valore assoluto e dire che QUELLO È, a prescindere da come sia stato ottenuto. Prima di pubblicarle, le misure, guardo i film: perché voglio un valore REALE, non una misura singola. E quindi questo significa passare parecchio tempo con gli apparecchi. Non so in quanti lo facciano…
Il DFI è un parametro che per me è indispensabile per una corretta riproduzione, anche se il MF ha dei difetti (e mi pare di averlo scritto chiaramente): come qualunque parametro che sia presente nel software, questo entrerà nella misura della macchina calibrata.
Senza eccezioni per nessuno.
Se vuoi un esempio, l’Iris dinamico di molti proiettori, fino a poco tempo fa, creava delle curve del gamma ad “S” con i pattern di misura. Ora questo fenomeno, grazie ad implementazioni più veloci, è stato in alcuni casi eliminato, ma ciò non toglie che macchine come l’Epson siano state provate in questa modalità.
Quanto al flickering, lasciami dire in tutta onestà che è una tua valutazione.
Personale, come la sensibilità all’Iris dinamico od al rainbow.
Ci può essere come no.
Nel mio caso questa sensibilità non c’è, così come tutte le persone che sono venute a casa mia a vedere sia il 200 che l’80. Nessuno ha accusato questo problema: se dovessi fare una statistica, per quanto poco rappresentativo il campione, dovrei dire che il problema non esiste. Se invece per te lo è, non c’è nulla di male: significa semplicemente che non sarai un cliente Sony. Ma non credo questo sia un problema: è solo una tua opinione, rispettabile come quella di chiunque.
Solo un suggerimento: dare valutazioni definitive di un proiettore visto in condizioni non conosciute (come una demo, da chiunque tenuta, ovviamente me incluso) è sempre molto rischioso. Io stesso, quando ho visto il 200 da Simone Berti nel corso dell’intervento che ho fatto (con i proiettori calibrati da lui) ho stentato a riconoscere la macchina che avevo a casa: la sua calibrazione è diversa dalla mia. Ma se avessi dovuto giudicare da quella situazione, di certo non avrei lo stesso giudizio di una macchina che mi è invece piaciuta molto.
Tu giudichi “inguardabile” una modalità di funzionamento di un prodotto: quanto tempo hai passato con quella macchina a fare delle prove comparative e vedere dove può arrivare?