Ciao a tutti, è la prima volta che scrivo qui e mi presento rapidamente. Sono un ragazzo di 17 anni appassionato di musica, hifi, elettronica e qualche altra cosa

(niente equivoci, eh)
Dall'età capite bene che parlo dal basso della mia scarsa esperienza... vorrei giusto contribuire al discorso "misure" dicendo qualcosa che ho imparato dall'amico Roberto Delle Curti, che reputo un grande esperto di tutto ciò che riguarda il suono.
Non ho letto tutti i post, ma mi pare di capire che si stia parlando di come interpretare le misure e di quale importanza (ruolo) affidargli.
Secondo me, più che come orientamento non possono servire. Ossia, amo il basso profondo? Ok, guardo il grafico di risposta in frequenza di un diffusore e capisco se può fare per me oppure no. E' molto evidente. Ma non è risolutivo: cioè, non saprò con esattezza che bassi avranno questi diffusori quando li metterò nel mio impianto a suonare. Oppure, mi piace ascoltare ad alto volume? Allora che faccio, nota la potenza del mio amplificatore, guardo l'efficienza dei diffusori e mi faccio un'idea di quanto urleranno. Questo già implica una tale numero di variabili, che la sua attendibilità mi pare assai scarsa. Ovvio, se leggo che dei diffusori hanno un'efficienza di 100dB e altri ne hanno di 85, si può senz'altro capire quale dei due suonerà più forte nel proprio impianto... ma nulla di più.
Quello che molti continuano a fare è fissarsi con le misure prendendole per riferimenti assoluti, senza rendersi conto delle loro limitazioni intrinseche, che troppo spesso le allontanano anni luce dalla realtà dell'ascolto.
Esempio dei bassi.
Molti sono convinti che portando a casa dei diffusori che presentano una risposta in frequenza flat dai 20Hz in su, possano godere di quella risposta nel loro locale domestico. Non tengono conto però della lunghezza d'onda dei suoni, del fatto che in un locale magari piccolo e risuonante (a meno che non abbiano a casa una camera anecoica, ovviamente parlo dell'audiofilo "medio", che non si può permettere una stanza apposta) una bordata a 20 Hz, o a 40, o a 50, deve rimbalzare sui muri parecchie volte prima di completare il suo ciclo, ed esprimersi quindi in tutta la potenza. Un'onda a 35 Hz ad esempio è lunga 10 metri. Tra le varie somme e cancellazioni chissà quanto può essere cambiata quella risposta "lineare"... può anche capitare che i 50 Hz siano più attenuati dei 20. A meno che uno non abbia un locale apposta, ma non ce ne sono così tanti.
Io ho fatto una semplice prova nella sala audio di Roberto Delle Curti (risonanze prossime allo zero). Another Brick In The Wall, dopo l'arrivo dell'elicottero e l'attacco strumentale, contiene dei colpi di grancassa che ascoltati ad un volume "adeguato"

colpiscono duro allo stomaco. Ad un tratto mi sono alzato e sono andato ad ascoltare vicino ai diffusori, a meno di un metro. I piatti della batteria trapanavano le orecchie (già, infatti diminuendo la distanza si dovrebbe "alzare il volume"), la grancassa... era letteralmente sparita. Cioè, si sentiva qualche colpetto, ma zero profondità, zero impatto, zero pressione... zero grancassa, insomma. Man mano che ho ripreso ad allontanarmi, ecco ricomparire le bordate. Altro che quelle storielle sulla distanza e il volume.
E poi c'è chi invita ospiti, li fa sedere nella sua camera da letto 3x4, e comincia a vantarsi di avere diffusori che scendono a 20 Hz in flat... seeee....
A questo punto, non vedo che senso abbia leggere il grafico di risposta in frequenza, SE NON per farsi un'idea su quanto possono scendere. Ma allora basta un numero, altro che pagine intere con scritto "flat response" ecc. ecc.
Tanto, che sia flat o no lo deciderà il luogo dove ascoltiamo, e a meno che non si riesca a mandare a zero le risonanze (difficilino, eh?) l'ultima parola sarà sempre sua (del locale, inteso come forma, dimensioni e assorbenza).
Sulla pressione sonora, poi...
C'è gente, dopo aver ascoltato da Roberto le Laura con 8 watt ai morsetti, che si chiede come diavolo facciano a suonare più forte dei loro diffusori (stessa efficienza) pilotati da 50 watt.
Poi esce gente con il fonometro in mano a dire che non è possibile.
I problemi sono molteplici. Uno che si è abituati a considerare poco è la controreazione degli amplificatori.
Pochi infatti sanno come mettere insieme ampli e diffusori in un impianto per cavare un'efficienza decente.
L'unica cosa che mi ha detto Roberto in merito all'accoppiamento riguarda i valori d'impedenza. Questo per farmi capire come mai le sue Laura con i suoi pochi watt suonano tanto forte: un carico a tromba, per esprimere l'efficienza per cui è calcolato, va pilotato con un ampli di impedenza d'uscita uguale all'impedenza del woofer. Oltre all'ampli da 8 watt, faceva ascoltare anche con lo Scherzo di Luca Chiomenti, un kit di autocostruzione da 250 euro e... da 3 watt. Tutti quelli che hanno ascoltato quella combinazione sono rimasti basiti dalla dinamica e dall'impatto che ne usciva (non solo in relazione alla poca potenza, ma ANCHE. Questo perchè l'impedenza d'uscita dello Scherzo è intorno ai 4-5 ohm, e il woofer delle Laura è da 4 ohm.
La controreazione impedisce automaticamente una performance simile, perchè porta l'impedenza d'uscita dell'ampli prossima allo zero. Per un controreazionato a stato solido, siamo sugli 0,1 o anche 0,01 ohm. Si pensava che in questo modo si sarebe cortocircuitata la potenza reattiva mandata indietro dalla bobina del woofer e dalle varie induttanze del crossover (ma non parlo ora del crossover).
Questa enorme differenza tra le due impedenze compromette completamente la potenza "sonora" dell'impianto.
Con 50 watt controreazionati a stato solido si ottiene a stento l'impatto di 1 watt senza feedback... ma con 50 watt di pura distorsione

Infatti la controreazione introduce una distorsione temporale oscena, che il fonometro non misura ma che l'orecchio non sopporta. Infatti, dopo la prima esperienza con un sistema come quello di Roberto (ossia distorsione temporale ridotta all'osso, che praticamente permane solo in quanto differenza di velocità tra woofer e tweeter), tornare ad ascoltarne un altro mette in spietata evidenza questo tipo di distorsione, e finchè non ci si riabitua è insopportabile, si avverte un suono estremamente lontano dal "live" (incredibilmente avvicinato nell'altro caso).
Il volume sonoro poi NON DIPENDE dall'efficienza del diffusore per la potenza di uscita diviso la distanza d'ascolto... questa è la teoria che si racconta, è la pressione sonora in un punto ad una determinata frequenza misurata da un fonometro, e non ha NULLA a che vedere con quello che sente l'orecchio umano.
In particolare qui non si tiene conto della controreazione (= distorsione armonica e temporale), del crossover e pure della controreazione degli stadi d'uscita dei CDP (che sommata a quella dell'ampli porta come risultato una bella schifezza).
Il discorso crossover è abbastanza semplice: semplicemente, infatti, le induttanze che normalmente si mettono in serie ai woofer ritardano il segnale. Già di suo il woofer è decine di volte più lento del tweeter... più il ritardo delle induttanze... altra distorsione temporale.
Qui mi fermo.
E' stata lunga, lo so, ma volevo dire la mia. A tutte queste teorie c'è tanta gente che non crede, ma io dopo aver ascoltato il sistema assemblato da Roberto, non capivo come avrei potuto non dargli credito. Faceva dimenticare l'HiFi, e ricordare la musica dal vivo.
Tutt'ora, con le mie Laura, mi capita di fare esperimenti del tipo collegargli un controreazionato (da 35 watt, contro i 4 watt senza feedback che uso abitualmente) e ascoltare: ebbene, prima di possedere le Laura lo alternavo all'ascolto del più piccolo, perchè aveva parecchia grinta in più con i vecchi diffusori... ora non c'è nessuna grinta in più, anzi è tristemente "piatto" come dinamica e mi affatica in pochi minuti.
Saluti a tutti
Giacomo