I due speakers (Giancarlo Valletta, direttore marketing Audiogamma, e Giulio Salvioni, giornalista di settore) ci introducono alla importanza dei cavi di segnale e di potenza, in particolare quest'ultimo, per via delle impedenze in gioco, anche se il cavo di segnale funge come antenna.
Al momento attuale in molte nostre abitazioni vengono usati alimentatorini switching che danno potenza a caricatori, modem e router, lampade led, per non parlare delle abitazioni che vengono parzialmente alimentate da energia autoprodotta mediante pannelli fotovoltaici tramite gli inverter. In tutti questi casi il rumore "danneggia" la riproduzione sonora e introduce jitter nelle macchine digitali.
Il fenomeno emerge in particolare nei collegamenti USB che, contrariamente a quanto comunemente si crede, sono analogici. Dunque tra un cavo ad uso stampante ed uno, ad esempio Audioquest, di cui sono stati attentamente studiati il lato mettallurgia, composizione chimica del dielettrico eccetera, la differenza c'è, eccome.
Si passa all'ascolto comparato di un brano di Diana Krall, incapsulato in un formato FLAC (lossless, come sappiamo) e con qualità 384 khertz (immagino a 36 bit, ma non è stato precisato). L'impianto curiosamente è preparato in modo da non consentire lo switch istantaneo, come avvenuto già in passato con dimostrazioni Audioquest.

I due cavi sono "generico" ed Audioquest carbon da 270€/mq. Dopo l'ascolto un ascoltatore non giovanissimo (ed evidentemente dalle ottime orecchie, perché ode frequenze solitamente precluse a quell'età) osserva che "dai 12.000 Hertz in su" nel cavo migliore "non si sente più quel suono polveroso, come di sabbia che gira nelle orecchie". Un altro, invece, che "i piatti erano più limpidi".
Ciabatte condizionatori di rete. Con un apparecchio (presumibilmente Isotek) dal costo di circa 1.500€ che viene fornito ai distributori viene misurata la qualità della corrente (non viene precisato "come" e sulla base di "quali" criteri), con una analisi dai 20 ai 50.000 Hertz; il risultato numerico va da 0 a 1.000 (massimo disturbo). Normalmente a Roma l'apparecchietto segna un valore che va da 400 ad 800. Dopo averlo applicato alla rete dell'Auditorium, l'alimentazione filtrata mostrava un valore di 0.11!
Un filtro passivo costa anche pochissimo, filtra i disturbi in radiofrequenza. Mentre un filtro attivo, cosiddetto di rigenerazione di rete ha un certo prezzo. La ciabatta utilizzata costa intorno ai 900€. Vengono effettuate delle prove ponendo preamplificatore e cavo di qualità fuori o "sotto" ciabatta. In sala si osserva che la differenza c'è, in meglio. A questo punto vengono collegati alla ciabatta anche i pezzi di cui da sempre si sconsiglia il filtraggio (Bryston compresa), i soliti 2 finali di potenza da 350 watt Classé usati da Audiogamma nelle proprie dimostrazioni; quelli, per intenderci, che causavano sempre la rottura dei tweeter delle B&W 802D2. Qui il giudizio in sala si divide in due: chi avverte maggiore intelligibilità della punta della bacchetta che percuote il piatto con successiva diffusione sonora, chi invece avverte la gamma altissima come attutita.
Sul posizionamento viene riportato che ci sono due grandi scuole. Quella di George Cardas (il tipo che costruisce quei meravigliosi cavi) per cui le tre distanze si devono basare sul rapporto aureo. Il sito ha un calcolatore che ci viene in soccorso.
L'altra scuola è di David Wilson, di Wilson Audio :flower:. In una stanza priva dell'impianto e delle casse un operatore che si muove su un percorso e un ascoltatore individuano le zone di neutralità, dopo di che si procede agli aggiustamenti fini. Anche qui, il sito si profonde in spiegazioni sul come fare.