Tron Legacy
Nel 1982 rivoluzionò il cinema e la concezione della realtà virtuale. A partire dal 5 Gennaio il sequel del capolavoro di Lisberger è nei cinema italiani su distribuzione Walt Disney Studio Motion Pictures. Ecco il giudizio di AV Magazine curato da Alessio Tambone, Dimitri Bosi e Roberto Rosa
Lo spazio della disillusione
"Chi è, che cos'è un creativo? il creativo è colui che si colloca fra i canoni consolatori, confortanti, della cultura cosciente e l'inconscio, il magma originario, il buio, la notte, il fondo del mare. E’ questa vocazione, questa medianità, a fare il creativo. Egli abita, si pone, vive in questa fascia per operare una trasformazione, simbolo di vita." (Federico Fellini)
Nel 1982 (anno di uscita di Tron) il mondo dell’informatica era ancora un continente praticamente inesplorato. Per colonizzarlo, per renderlo abitato, ci si affidava ai “creativi” a persone, cioè, in grado di “collocarsi fra i canoni consolatori, confortanti, della cultura cosciente e l'inconscio” che scelgono “fra tutte le combinazioni che si potranno scegliere le più feconde”. Nel primo Tron, infatti, è proprio il cretativo Kevin Flynn a liberare in prima persona (si noti, infatti, che anche nel primo Tron è presente CLU - Codified Likeness Utility - ma, essendo sprovvisto della creatività umana, fallisce e viene distrutto) l’universo digitale dalla dittatura dell’MCP (Master Control Program). Dittatura, si badi bene, non autogenerata: nel mondo di Tron nulla poteva sfuggire al controllo umano, ma imposta dal perfido creativo Ed Dillinger.
Oggi, trent’anni dopo, l’informatica non è più l’ultima “nuova frontiera” sulla quale riversare quelle aspettative di progresso che l’occidente ha via via spostato più in là. Ancora una volta qualcosa è sfuggito al controllo umano e si è corrotto (o forse si è corrotto proprio per via del controllo umano), le aspettative alte hanno lasciato il passo alla disillusione. Disillusione, che è diventata la chiave di lettura privilegiata di tutto il cinema futuribile di questi trent’anni e i cui germi sono presenti già nel coevo Blade Runner fino a trovare la definizione finale nella saga di Matrix (entrambi ossequiosamente omaggiati in questo Tron Legacy).
La stessa parola “creativo” è diventata desueta. Così nel film, le poche volte che viene usata è solo come riferimento ad un tempo che fu. Se vogliamo evoca lo stesso sapore di alti ideali, ma anche di polvere e sconfitta che evocava la parola “Cavaliere Jedi” in Guerre Stellari (tantissimi sono i riferimenti che legano sia il primo che il secondo Tron alla saga di Lucas, ma lasciamo ai lettori il gusto di trovarli).
E’ proprio questa disillusione a creare lo scontro fra la “cultura cosciente” e “l’inconscio” (per dirla con Fellini), che porta il creativo stesso a sdoppiarsi. L’uno, privato della spinta ideale (di una visione di futuro), resta in balia delle (tante e contraddittorie) sovrastrutture culturali: raramente come in Tron Legacy è possibile trovare un prontuario di superficiali riflessioni “filosofeggianti” che pescano a casaccio fra oriente ed occidente. L’altro (l’inconscio) una volta liberato dalla guida della razionalità non può che dare sfogo alle sue tendenze egemonizzanti.
Ancora una volta, come in tanta parte del cinema e della letteratura occidentale degli ultimi due secoli “il sonno della ragione genera mostri”. O, meglio, la sconfitta della razionalità genera doppi (come accade sempre da Stevenson in poi). Doppi costretti ad incarnare il nostro lato oscuro e ad addossarsi le responsabilità delle nostre sconfitte. Doppi con i quali, infine, portare a temine quel percorso catartico che passa inevitabilmente attraverso lo scontro e il reciproco annientamento.
Nella rinuncia all’azione “in prima persona” di Kevin Flynn in favore di quella “in terza persona” del suo doppio CLU Tron Legacy, pur in un’apparente fedeltà all’originale, ne ribalta, in realtà, la visione “filosofica”. Se il primo è tutto centrato sulla forza “creativa” di Kevin Flynn, il secondo ne ammette la sconfitta addossandone peso e responsabilità a CLU.
Infine, Tron Legacy dimostra come il paradigma del doppio apparentemente identico ma privo di creatività, può essere (curiosamente) esteso ad una certa tendenza del cinema hollywoodiano contemporaneo capace di creare copie (ringiovanite) di classici del cinema di genere degli anni ‘70 e ’80 privati, ormai, della loro “anima rivoluzionaria” ma incapace di dargliene un’altra!
Roberto Rosa
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Commenti (28)
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Deluso dal 3D, anch'io ho per la prima volta ho visto buona parte di un film 3D senza occhiali, sarei curioso di rivederlo in 2D per valutare meglio i colori ma ho speso 10 euro e personalmente sono già troppi per questo film.
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Assolutamente da vedere con sistemi XpanD
Non perchè migliori l'efficacia del 3D, ma per una visione migliore e più riposante concordo con simbus82
Un film 3D VA VISTO in 3D
Sono d'accordo; Disney dichiara onestamente all'inizio del film che non tutte le sequenze sono in 3D. Il regista o la produzione lo hanno voluto parte 3D e parte 2D. Anche da questa scelta si capisce che Disney non ha certo puntato sul 3D per questo titolo, tuttavia rimane a mio parere molto valido sia come sceneggiatura che come effetti visivi. Un degno seguito del primo film. L'incasso purtroppo è stato modesto rispetto alle aspettative, ma se pensiamo ai titoli con cui ha dovuto gareggiare! Colossal del calibro si Natale in Sudafrica..... non so se mi spiego. Perfino il Signore Degli Anelli Il Ritorno del Re o Avatar impallidiscono di fronte ad un cinepanettone, infatti sono usciti a Gennaio. -
ma secondo voi sarà possibile vederlo solo in 2d ?
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cioè trovare un cinema che non lo fa in 3d?
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ho visto il trailer in 1080p dentro il blu ray di cristmas carol e devo dire che mi va benissimo in 2d spero solo di riuscire a trovare un cinema a roma che non lo faccia in 3d
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sennò mi tocca aspettare il bd
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Ho già espresso la mia opinione altrove.
Il fatto di avere scene molto scure mette alla prova i proiettori per cui è fondamentale vederlo in sale con impianti ben progettati, installati, manutenuti ecc. -
Il fatto di avere scene molto scure mette alla prova i proiettori per cui è fondamentale vederlo in sale con impianti ben progettati
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upppppppppppppp
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Originariamente inviato da: misterxL'ho visto ieri all'UGC in 2D.ho visto il trailer in 1080p dentro il blu ray di cristmas carol e devo dire che mi va benissimo in 2d spero solo di riuscire a trovare un cinema a roma che non lo faccia in 3d
Originariamente inviato da: giovideoIo non ho notato nessun richiamo a Blade Runner o Star Trek, invece ha parecchi riferimenti a Star Wars ed ovviamente Matrix... in effetti è un po' un miscuglio e prende spunto da varie parti, ma d'altronde secondo me se lo può permettere, dato che il primo TRON è stato il capostipite di parecchi film.I giusti riferimenti a Bladerunner e a Star Treck ci stanno tutti.
In finale devo dire che mi è piaciuto molto e visti i commenti negativi, ho fatto bene a vederlo in 2D.