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Westworld | stagione 4 | la recensione

Recensione di Fabrizio Guerrieri , pubblicato il 09 Settembre 2022 nel canale CINEMA

“Il quarto capitolo della serie creata da Jonathan Nolan e Lisa Joy parte bene (come il precedente) per poi perdersi ancora una volta dietro a elucubrazioni eccessive, piuttosto che concentrarsi sull’azione e l’approfondimento sensibile dei tanti temi sollevati dal brillante inizio in cui era presente un eccellente Anthony Hopkins”


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Sette anni dopo la fine di Rehoboam, William si reca come CEO di Delos dal proprietario di una sostanziosa banca dati, contenuta presso la diga di Hoover, per acquisirla ma ottiene il rifiuto di quest’ultimo. Christina, una donna identica nelle sembianze a Dolores, lavora come creatrice di storie per videogames presso l'Olympiad Entertainment a New York. La donna riceve spesso le telefonate di un uomo misterioso che la accusa ingiustamente di atti terribili. La sua coinquilina Maya le combina appuntamenti al buio che risultano sempre deludenti, fino a quando non incontra un uomo che le sembra di conoscere da sempre. Maeve sfugge a un agguato presso la baita di montagna in cui si è rintanata da tempo e si mette sulle tracce dei mandanti. Caleb ha una moglie, Uwade e una giovane figlia, Frankie, con cui cerca di superare i traumi causati dalla guerra che ha dovuto affrontare. La copia di Dolores nel corpo di Charlotte trama per sostituire i pezzi grossi della politica con repliche esatte per ottenere il controllo definitivo sugli esseri umani. Insieme a Stubbs, Bernard tornato dal Sublime mette in atto un piano per salvare l’umanità e sulla sua strada incontra una ragazza molto determinata che fa parte della resistenza. I vari percorsi si incroceranno e combatteranno sui due diversi fronti per la salvezza oppure il controllo totale della razza umana fino alla sua eventuale distruzione definitiva.


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Il quarto capitolo della serie creata da Jonathan Nolan e Lisa Joy parte decisamente bene. Il primo episodio, proprio come nella stagione precedente, (qui trovate la recensione della terza stagione) regala ottime suggestioni con la violenta presa di posizione di William verso chi ha un enorme patrimonio di informazioni, delle proporzioni di quello creato dalla Delos, una premessa che sarà il filo conduttore degli otto episodi. Ancora una volta i temi sono disparati sebbene tendano tutti verso la stessa direzione: lo scontro tra gli esseri umani e gli androidi, i primi che hanno creato i secondi che per un errore informatico hanno sviluppato una coscienza e iniziano ad agire con estrema violenza per legittima difesa. Anche stavolta la serie risulta esteticamente indiscutibile (a partire dalla colonna sonora di cui fanno parte le versioni strumentali di vari brani tra cui Enter Sandman dei Metallica e A perfect day di Lou Reed), sia visivamente che per la ricercatezza e composizione dei dialoghi. Almeno all’inizio, perché dopo un po’ tutto torna ad essere ancora troppo verboso. Il che mina profondamente un prodotto dalle potenzialità molto alte che sembra non voler mai decollare davvero.


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A volte le cose che ci sembrano più reali sono solo storie.
I personaggi vengono chiamati a condurre lo spettatore nei meandri della storia, colma della perversione che negli androidi diviene lo specchio di quella perpetrata da alcuni umani malati di controllo e onnipotenza, che di loro hanno abusato troppo a lungo. Charlotte, ormai del tutto trasfigurata, esprime tutta la rabbia di Dolores, mentre un’altra copia di quest’ultima, priva di memoria, cerca sé stessa nell’apparente realizzazione professionale e nella impacciata ricerca dell’amore. Fino a quando qualcuno interviene a riportarla a una realtà che forse lei non può reggere davvero. In diversi momenti Evan Rachel Wood carica Christina di un deciso eccesso di enfasi che impoverisce sia la sua credibilità recitativa che l’intera narrazione. La più espressiva e intensa tra le donne androidi è Clementine (interpretata da una ottima ma sottoutilizzata Angela Sarafyan), il cui carattere avrebbe dovuto essere di ispirazione a una più larga parte della storia. Donna affascinante dalla bellezza esotica, appare come un angelo ma si dimostra tanto luciferina nell’atteggiamento quanto brillante e letale in combattimento. C’è poi lo sdoppiamento definitivo di William, colui da cui tutto è scaturito, la vera origine della ribellione delle intelligenze artificiali, che non mostra mai cedimenti e la cui versione sintetica è tutt’altro che migliore dell’originale.


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Completamente opposto è invece il personaggio di Bernard che si muove come il Neo di Matrix, cercando di portare le dinamiche verso l’unica direzione che può impedire la catastrofe. L’interazione con la ragazza della resistenza è una delle cose migliori della stagione per l’equilibrio che instaura tra sinergia e comprensione reciproca. Caleb (Aaron Paul) stavolta si divide fra tre (in realtà quattro) donne, tutte importanti, chi per lui stesso e la sua tenuta psicologica, chi per il genere umano. È principalmente attraverso lui che viene affrontato il delicato tema filiale che compie un ulteriore approfondimento dal forte impatto emotivo. Maeve da attrazione diventa una sorta di guida attraverso i déjà vu scritti da programmatori senza fantasia del nuovo parco a tema nei ruggenti anni venti che non viene però vissuto a dovere. Manca infatti l’approfondimento di quella parte ludica da arena colosseica sul cui campo si poteva giocare e consumare il grosso della vendetta e che al contrario genera un’atmosfera sempre più desolante.


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Siamo il riflesso delle persone che ci hanno creato.
Questa volta il ribaltamento dei ruoli è definitivo, le parti vengono invertite: gli umani diventano il diletto degli androidi ai quali però non basta assoggettarli, hanno bisogno di capirli. Quasi come per imitarli immaginando così di poter essere come loro, di vivere una vita vera come la loro. L’unicità dell’essere umano rispetto alla replicazione degli automi è lo scheletro su cui si regge la sceneggiatura. Le coscienze delle intelligenze artificiali possono passare da un corpo all’altro con un copia e incolla più o meno sofisticato, rendendosi così immortali. Ma il fatto che chiunque possa essere sostituito da una fedele copia di sé stesso rende ogni morte temporanea e quindi priva di ogni drammaticità e significato.


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C’è qualcosa che pervade la serie, sempre di più, un senso di freddezza che si estende anche agli umani, un distacco sia dalla realtà che dai sentimenti. Che in questo modo, quando si manifestano, perdono di verosimiglianza, a discapito anche di quel libero arbitrio che quando prova a fare capolino perde in partenza perché non trova terreno fertile. Inoltre l'incrociarsi delle varie storie, molto diverse tra loro, non risulta una ricchezza ma pura confusione a causa della mancanza di un amalgama abbastanza efficiente. Le musiche, onnipresenti e a volte addirittura cacofoniche, sembrano voler sopperire alla mancanza di una storia dalla forte e sicura tenuta, piuttosto che armonizzare l’impianto. La loro invadenza pesa sull’intreccio invece che alleggerirne l’ingente carico.


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Neanche questa quarta stagione colpisce come avrebbe potuto, si fa fatica a seguirla nonostante, nel complesso, sembri migliore della precedente, ma comunque ancora non al livello della prima. Sebbene nel finale si torni proprio a quell’idea embrionale che aveva suscitato la curiosità dei più. Fortunatamente è stato confermato che la prossima sarà l’ultima stagione. Sperando che concentri le ultime forze per un finale degno di una serie che prometteva molto ma si è smarrita dietro a troppi concetti piuttosto che sviluppare azioni in grado di appassionare davvero. E l’eliminazione dal cast di uno come Anthony Hopkins (così come l’uscita di scena di Vincent Cassel nei panni di Serac) non ha certo aiutato, nonostante sia rimasto Ed Harris che però come unico grande vecchio decisamente non è bastato a reggere tanto spessore.


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VALUTAZIONI

dal trailer all’intera serie
Aspettativa 7 Potenziale 8,5

soglia d’attenzione
Scorrevolezza MEDIO/BASSA Impegno MEDIO/ALTO

visione
Intrattenimento 5 Senso 7 Qualità 8
Giudizio Complessivo 6,7

Westworld - Dove tutto è concesso | stagione 4: La scelta (Westworld: The Choice)
fantascienza, drammatico, thriller | USA | 4 lug - 22 ago 2022 | 8 ep / 52 min | Netflix

ideatori Jonathan Nolan e Lisa Joy

personaggi interpreti
Maeve Millay Thandiwe Newton
Caleb Nichols Aaron Paul
Uwade Nozipho Mclean
Frankie "Cookie" Nichols adulta Aurora Perrineau
Odina Morningstar Angeline
Frankie bambina Celeste Clark
William "Uomo in Nero" Ed Harris
Charlotte Elizabeth Hale Tessa Thompson
Clementine Pennyfeather Angela Sarafyan
Christina / Dolores Abernathy Evan Rachel Wood
Liam Dempsey Jr. John Gallagher Jr.
Maya Ariana DeBose
Emmett Michael Malarkey
Bernard Lowe / Arnold Weber Jeffrey Wright

critica IMDb 8,1 /10 | Rotten Tomatoes critica 5,7 /10 utenti 3,2 /5 | Metacritic critica 64 /100 utenti nd

 

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Commenti (4)

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Commento # 1 di: pace830sky pubblicato il 09 Settembre 2022, 16:01
Ho già postato la mia, che qui riporto per comodità di chi segue:

Originariamente inviato da: pace830sky;5210850
La quarta stagione è un polpettone indigesto a causa della incapacità degli autori di imbastire una trama basata sui fatti, incapacità che si cerca di mascherare inventando continuamente nuove regole di funzionamento dell' universo (anzi, a metà stagione scopriamo trattarsi di un multiverso) narrativo con pippe mentali che includono la confusione totale tra universo materiale, universi virtuali, universi sognati.

Immagino lo spirito di Michael Crichton (creatore del film ispiratore della serie) gridare agli incompetenti autori ma fate meno, molto meno! del tutto inascoltato a causa della foga che spinge gli incapaci ad esagerare inutilmente, producendo una narrazione che si contorce su sé stessa come gli spasmi di un malato di corea di Hutington.

Un discorso a parte merita la smania di avere a tutti i costi n cast multirazziale, cosa che spinge i meschini ad inventare la reincarnazione della protagonista Dolores in una ragazza nera. Peccato che il personaggio della dolce Dolores sia ulteriormente maturato diventando una sorta di Hitler con smanie di dominare il mondo, con il risultato paradossale che Dolores Buona è bianca mentre Dolores Malvagia è nera.

Una gaffe niente male visto lo scopo di avere un prodotto politicamente corretto!
Commento # 2 di: renato_blu pubblicato il 10 Settembre 2022, 09:21
Dopo esserti al solito assicurato il primo post io aggiungerei un bel IMHO ma grande grande.
A parte sul politicamente corretto e sul discorso razziale sul quale più o meno concordo per il resto a mio avviso la serie ha fatto un grande passo avanti rispetto alla scorsa annata.
Commento # 3 di: pace830sky pubblicato il 10 Settembre 2022, 12:45
IYHO (a tuo modesto parere", of course.
Commento # 4 di: renato_blu pubblicato il 10 Settembre 2022, 15:13
Oltre alla malcelata saccenza fai anche poco ridere.