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Malcolm & Marie HDR Atmos | recensione

Recensione di Fabrizio Guerrieri , pubblicato il 02 Marzo 2021 nel canale CINEMA

“Come fanno due persone tanto diverse come un uomo e una donna a stare insieme tra mille incomprensioni, paure, idiosincrasie e dedali mentali? Il film originale Netflix con Zendaya e John David Washington non dà risposte, si limita a mostrare una coppia in bianco e nero che si muove come in una (im)perfetta coreografia.”


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Malcolm Elliot torna a casa con la compagna Marie dopo una serata trionfale in cui la premiere del suo film ha ricevuto un plauso pressoché unanime. Ma la sua gioia viene interrotta a causa del fatto che durante il discorso di ringraziamento ha dimenticato di citare Marie, la quale, prima velatamente, poi con sempre maggiore perfidia glielo fa notare chiedendo conto del mancato riconoscimento. I due iniziano un dialogo serrato in cui tirano fuori il passato per capire se nel presente il loro stare insieme abbia davvero un senso.


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Le note di Down & Out in New York City di James Brown accompagnano la prima scena del film dopo i titoli di testa. La notte, una villa, Malcolm, Marie. Malcolm ha voglia di festeggiare il successo del suo film, Marie fuma, metà dentro e metà fuori casa mentre lo ascolta parlare a raffica. La macchina da presa segue lui che si muove avanti e indietro nel salotto, lei è ferma sul punto estremo del carrello. E quando la seconda volta l’immagine resta su di lei, s’inizia a capire cosa sta per succedere.


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Malcolm viene da una buona famiglia, è un regista che alla sua prima opera importante viene premiato dall’encomio della critica, quella bianca che si accorge dei neri solo se riescono a tirar fuori il loro senso di colpa. Marie è la sua compagna, ha un vissuto difficile con dei trascorsi drammatici, è stata un’attrice ma ha smesso, un po’ per il timore di non essere mai veramente all’altezza nonostante lui l’avesse spronata a continuare.


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Sai che c’è Malcolm? Secondo me quando hai capito che una persona ti sta vicino e ti ama, va a finire che non ci pensi più.
Quindi inizia il confronto. Duro, con qualche colpo basso, sia dall’una che dall’altra parte. La potenza dei dialoghi farebbe impallidire i partecipanti a una battaglia piena di effetti speciali in un qualsiasi film di supereroi. L’unione di due persone mette in evidenza la solitudine di ognuno o il bisogno di essa. Qui le dinamiche esplodono per poi ricomporsi di continuo. Malcolm e Marie si mostrano nudi l’un l’altra. Lei perché è furiosa, lui perché è costretto da lei, quando avrebbe preferito passare una notte di festeggiamenti. Sa di aver mancato nei confronti della persona che ama e da cui è amato profondamente ma coglie l’occasione per andare oltre l’episodio a cercare di capire le motivazioni profonde di Marie. Lui vuole evitare di discutere, lei fa di tutto per arrivare allo scontro. Ogni mossa di Malcolm è un pretesto perché Marie possa trascinarlo in un baratro sempre più grande. Lui sa di meritarlo, lei inizia ad esagerare perché essendo in vantaggio sa di poter sfogare tutta una serie di non detti.


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Via via che la sfida si consuma, si passa dal sentirsi vicini ai protagonisti - alle loro emozioni, rimozioni, alle loro passioni e desideri - al prenderne le distanze perché si rifiuta questa o quella visione del vivere in coppia. Ma non si riesce a staccare gli occhi dalle immagini né le orecchie dalle loro parole, incandescenti, che scavano in quello che sono singolarmente e quello che rappresentano per l’altra persona. La superficie non esiste più, si naviga a vista in un oceano di rancori sopiti, dolori vissuti insieme, errori commessi e subiti, traumi superati almeno in apparenza. Ciò che non sappiamo ci viene svelato un po’ per volta, sia sul film di Malcolm, sia del loro vissuto precedente alla loro storia, fino ai momenti chiave del loro rapporto.


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- Sei psicotica.
- E tu iperbolico.

La recitazione di Zendaya e John David Washington è di grande bellezza estetica e profondo impegno drammatico. Non stupisce come lei sia stata scelta per blockbuster importanti come Spider-Man e che lui da quasi sconosciuto sia diventato protagonista negli ultimi film di Spike Lee e Christopher Nolan. Lo spettatore riceve stimoli continui attraverso i gesti che compiono e la forza che esprimono. Il modo in cui devono muoversi all’interno della villa da un lato li costringe, dall’altro sembra liberarli. Grazie alla versatilità dell’ottima direzione di Sam Levinson e del tipo di storia scritta dallo stesso regista, alcuni momenti e battute sono stati improvvisati direttamente sul set, il che dona ai loro scambi ulteriore autenticità, perché se chi recita può lavorare d’istinto non può che mettere parte di sé in quello che dice e fa.


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Il cinema non deve avere per forza un messaggio. Deve avere cuore, elettricità.
Metacinema. Nel film uno degli argomenti ricorrenti è il film di Malcolm. Anche se non ne vediamo nessuna scena, il quadro viene dipinto per sommi capi e l’impressione è chiara. La cosa toglie ulteriormente l’attenzione al terzo personaggio presente nella casa: la macchina da presa. Le inquadrature sono minuziose, alcune sono veri e propri quadri in cui è evidente che la composizione è stata scelta accuratamente, con giochi di specchi che tengono tutto unito sebbene non lo sia. I movimenti di macchina a mano restituiscono perfettamente lo stato di perenne incertezza tra loro, mentre la camera fissa accentua la passione che diventa rabbia. Ogni azione è una coreografia, così come lo sono gli scambi di battute sferzanti. Il bianco e nero 35 millimetri risulta perfetto allo scopo perché elimina distrazioni, sottrae ed esalta. E nella baraonda di emozioni, si collocano magistralmente i momenti che quasi involontariamente suscitano sorrisi se non risate, allargando le maglie strette dei dialoghi che in questo modo prendono un ritmo ancor più piacevole da seguire.


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In un panorama cinematografico relegato alla visione da casa, un film come questo è da una parte una boccata d’ossigeno perché la qualità è ben oltre le tante produzioni venute fuori sulle piattaforme digitali negli ultimi dodici mesi - fatta eccezione per pochissimi prodotti - e dall’altra un dolore profondo per non averne potuto godere su un grande schermo. Dove avrebbe meritato di essere proiettato perché vivere i sentimenti di Malcolm e Marie con intorno il resto del pubblico avrebbe aumentato la percezione di ciò che provano i protagonisti, e il silenzio che si fa in sala avrebbe avuto il senso pieno che si deve a un’opera d’arte. Piccola o grande che sia.


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Nota tecnica a cura di Emidio Frattaroli
Quando ho avuto notizia della distribuzione di 'Malcolm & Marie' in 4K, in HDR e Dolby Vision, sono rimasto a dir poco interdetto: mi dispiace vedere cotanto dispendio di energie, miseramente compromesso dall'anacronismo di un negativo 35mm ad alta sensibilità, quindi a bassissima risoluzione, ormai consigliabile soltanto per le tesine degli studenti di cinematografia. Cari registi e direttori della fotografia amanti della grana, avete rotto le scatole! E se proprio volete questa grana, mettetela in 'post' che sarà migliore e vi costa pure meno. Signori miei, il bellissimo esercizio fotografico di Marcell Rév si traduce in un disastro annunciato. La risoluzione effettiva, in qualche inquadratura, forse riesce anche a superare quella di un DVD. Ma non ci conterei... Per quanto riguarda la gamma dinamica, evidentemente nulla ha potuto neanche Tom Poole, senior colorist presso 'Company 3' - mica pizza e fichi - perché di HDR in questo lavoro non c'è praticamente quasi NULLA. Dico 'quasi' perché di HDR c'è solo la grana, così tanta (proprio tanta, tanta, tanta!), e con così tanta dinamica, da risultare ancora più fastidiosa. Un grana che mette ancora più in difficoltà il bitrate di Netflix che è si rivela ancora più inadeguato, nonostante gli oltre 15 megabit del solito datarate in 4K. Tutto da buttare? Niente affatto: il mix in Dolby Atmos è piacevole, anche per i soli dialoghi e il doppiaggio in lingua italiana è ben realizzato. Ha ragione Fabrizio Guerrieri: questo film andava visto al cinema, proiettato in pellicola, magari anche un po' fuori fuoco e con rapporto di contrasto tipico di una sala cinema 'analogica' (quindi molto basso): sarebbe stato sicuramente più piacevole anche come qualità d'immagine. Per il resto, lasciate perdere HDR e Dolby Vision e utilizzatelo per mettere alla prova la linearità del bilanciamento del bianco del vostro TV/proiettore e anche per testare le 'meraviglie' dei filtri di sharpness, di riduzione di rumore e interpolazione dei fotogrammi che tanto vi piacciono (magari come la grana): buon divertimento!


- click per  la grana in SDR e HD (figuratevi in 4K HDR) -

VALUTAZIONI

Regia 7,5 Sceneggiatura 8 Recitazione 8
Fotografia 8 Musiche 7
Film 8

Malcolm & Marie
sentimentale, drammatico, commedia | USA | 2021 | 106 min | Netflix

regia Sam Levinson sceneggiatura Sam Levinson fotografia Marcell Rév musiche Labrinth

personaggi interpreti
Malcolm John David Washington
Marie Zendaya

critica IMDB 6,7 /10 | Cinematografo 3 /5 | Rotten Tomatoes 6,4 /10 | Metacritic 53 /100

camera Arricam LT, Zeiss Standard Speed Lenses
formato UHD
aspect ratio 1,85 : 1

 

 

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Commenti (1)

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Commento # 1 di: Lanfi pubblicato il 28 Febbraio 2021, 11:08
Davvero un bel film, posso assicurare che dopo un po' il continuo battibecco furbescamente interrotto da pause in cui sembra che la pace sia ritornata nella coppia, riesce a trasmettere un senso di inquietudine incredibile. Sceneggiatura ottima, bravi gli attori a reggere il film in due in una casa. Ottima la regia, consiglio anche in questo caso (dopo aver visto il film) di guardarsi i video di approfondimenti che netflix pubblica su youtube e che permettono di capire lo studio delle scene che c'è dietro il film.

Per quanto riguarda l'analisi della fotografia 15 minuti di applausi scroscianti con standing ovation ad Emidio Frattaroli che in poche righe ha sintetizzato tutti gli improperi che durante la visione (la mia compagna ne è testimone) ho tirato mentre lo guardavo in sdr sul mio plasma. Davvero una fotografia non condivisibile, ciò che si vede nello screenshot è pure poco, sulle superfici monocromatiche il rumore si raggrumava a tal punto da uscire dallo schermo e colpire l'occhio come un vero e proprio cazzotto. Una cosa ai limiti del guardabile....oltretutto pensando all'occasione persa!!! Proprio giocandola sul bianco e nero con degli apparati moderni (ma anche con un uso non scriteriato della pellicola 35mm) si sarebbe potuto tirare fuori un'immagine bellissima, croccante, ricca di dettaglio anche nelle scene in cui bisognava usare alti iso (chi legge dilettandosi di fotografia sa che convertendo in b&w si possono salvare quelle immagini che a causa degli iso alti hanno troppo rumore cromatico).

Insomma Emidio richiama le tesine degli studenti di cinematografia ma in realtà pure loro, ai giorni nostri, utilizzando una mirrorless o una dslr da un migliaio di euro sarebbero riusciti a fare di meglio!