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Optoma UHZ65LV DLP 4K HDR

Recensione di Emidio Frattaroli , pubblicato il 20 Novembre 2020 nel canale 4K

“Risoluzione 4K, tecnologia DLP, sistema d'illuminamento laser e ben 5.000 lumen di flusso luminoso: queste sono alcune delle caratteristiche più esclusive di un proiettore che promette un rapporto qualità prezzo che ha quasi dell'incredibile”

Il giudizio di Fabio Angeloni


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Anche se purtroppo finisco spesso coll’innamorarmi degli oggetti che la redazione mi consente di provare, non posso che confermare le caratteristiche un po’ uniche della macchina oggetto del nostro test. Premetto di essere un estimatore della tecnologia DLP e in passato, da quando si è passati all'HD, ho posseduto soltanto macchine con questo tipo di tecnologia e con più precisione un proiettore DLP BenQ W5000, qualche Infocus della serie IN e più recentemente l'Optoma UHZ65. 

Nel lontano giugno 2017 Optoma era riuscita a portare a termine una impresa quasi impossibile: produrre un proiettore a risoluzione UHD con fonte di illuminamento laser/fosfori ad un costo sorprendentemente basso, ovvero alla metà del prezzo rispetto al modello esistente. Il fatto aveva davvero dell’incredibile e attirò sul modello una enorme attenzione degli appassionati di tutto il mondo: sul forum di Avmagazine, la 'mia' discussione sul quel proiettore collezionò più di 300.000 visualizzazioni. Nel frattempo, in quello stesso anno, PMA Research certificava Optoma al primo posto nel mondo per le macchine a risoluzione 4K UHD. Tralascio i meccanismi tecnici di funzionamento della tecnologia DLP, ormai credo noti a tutti, e mi permetto di analizzare gli aspetti salienti. 


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Contrasto. Poco, anzi rispetto ad altri marchi e tecnologie pochissimo. Questo Optoma UHZ65LV non possiede molto contrasto, come d’altra parte tutti i DLP consumer e la stragrande maggioranza dei prodotti professionali. Il 'nostro' Nicola D’Agostino sostiene da tempo che bisognerebbe almeno trattare i percorsi ottici con le nuove 'vernici' nerissime come la 'Vantablack' oppure con la nuova campionessa del 'blackest than black' ai nanotubi di carbonio scoperta da Brian Wardle, professore di aeronautica e astronautica del MIT, e Kehang Cui, ora alla Shanghai Jiao Tong University.

Effetto rainbow. Questo problema per alcuni può divenire un ostacolo difficilmente sormontabile. Detto in maniera comprensibile, la riproduzione dei colori in maniera sequenziale, unita ai movimenti della testa e/o degli occhi, viene percepita in maniera più evidente da alcune persone che alla lunga possono sperimentare una visione fastidiosa o comunque affaticante. Nella visione di contenuti a nessuno della mia famiglia, però, questo è mai accaduto.

Sistema d'illuminamento laser. Sono tra quelle tante persone che sono letteralmente rapite dalle potenzialità di un sistema di illuminamento laser, non solo perché evita la seccatura di dover procedere ad una operazione di manutenzione obbligatoria e di dover sopportare i costi reiterati che comporta dover cambiare in continuazione la lampada, ma in quanto il laser ha una vita di decine di migliaia di ore e garantisce una tenuta della calibrazione nel tempo inconfrontabilmente migliore. Ma guardare alle macchine con sistema di illuminamento laser porta a dover scegliere su una short list: un Sony dal costo piuttosto elevato, ma dalla minore luminosità, un JVC ormai quasi introvabile e dal costo comunque davvero impegnativo, qualche DLP, nessuno dei quali però con 5.000 lumen dichiarati di luminosità. Già questo fattore da solo evidenzia il fatto che la macchina rappresenti un unicum assoluto sul mercato.


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Immagine su grande schermo. Anche chi ha schermi dai 3 metri di base in su si trova a dover scegliere il proprio proiettore su una short list, che praticamente porta dritti dritti all'UHZ65LV, in quanto probabilmente nessuno dei modelli degli altri marchi del mercato, una volta calibrato, è in grado di “riempire” adeguatamente "lenzuolate" del genere quando si vogliono riprodurre contenuti HDR. 

Dimensioni del DMD. Sono lontani i tempi dei grandi DMD da 0,95” senza vobulazione, adottati quando la risoluzione massima era l’HD, che facevano rimanere con il naso incollato allo schermo per rimirare tanta magnificenza visiva. Texas Instrument, per me inspiegabilmente, per il settore consumer ha deciso di fornire soltanto due soluzioni con vobulazione, con DMD rispettivamente da 0,66" con risoluzione di 2716x1528 pixel (quello utilizzato dal proiettore Optoma) e da 0,47" con risoluzione nativa Full HD; quest’ultima, con il doppio movimento verticale e orizzontale, compone esattamente una immagine UHD ma è caratterizzata da un dettaglio più limitato. 

DMD singolo. Chi sceglie la tecnologia DLP lo fa anche per un altro motivo. È forse inutile infatti ricordare che nella tecnologia DLP viene utilizzata un’unica matrice, dunque non ne vanno riallineate tre diverse, che potrebbero introdurre inevitabili problemi di convergenza e che in ogni caso producono effetti visibili in termini di aberrazione cromatica e diminuzione della nitidezza dell’immagine. 

Nitidezza dell’immagine. Ok, il DMD da 0,66" utilizzato dall'Optoma UHZ65LV ha una risoluzione nativa di 2716x1528 punti ed è quindi necessario scalare l'immagine a risoluzioni che non sono multipli di quella originale. Eppure il risultato in termini di dettaglio con immagini reali è straordinario e gli eventuali artefatti di ricampionamento sono quasi invisibili. 

Non fa però parte della policy della rivista tentare di nascondere che la macchina abbia qualche difetto. Ebbene, questo VPJ ha poco contrasto, gli difettano le memorie di formato, ha un firmware migliorabile per maturità, aspetto e funzioni (non direttamente aggiornabile dall’utente), uno spazio colore che è in pratica più piccolo del REC709, non agevola il posizionamento in ambiente per via dell’assenza dello shift orizzontale, ha 10 bit di profondità colore (anche se ne accetta 12), lavora a 60 Hertz (con il DLP che lavora a 120 Hz per il pixel-shifting, per cui non c’è una riproduzione nativa del 24p: se il segnale in ingresso è un multiplo di 60 Hz, viene convertito con un pull down 2:2, altrimenti viene usato un pulldown 3:2). 

Al contempo va osservato che Il cabinet di questo VPJ non è il solito tetro, ciclopico frigorifero orizzontale, ma una macchina di colore chiaro, elegante, leggera e compatta (facilmente trasportabile) che - malgrado le dimensioni contenute - in esercizio produce una rumorosità particolarmente contenuta che diviene udibile solo a mano a mano che ci si avvicina alla massima potenza. Siamo inoltre di fronte ad un VPJ che rappresenta un riuscito esercizio tecnologico di altissimo livello. Il sistema di illuminamento laser-fosfori garantisce la produzione di immagini luminosissime, nitide, vibranti, tridimensionali che faranno la gioia dei vostri occhi. È molto facile farsi sedurre da una meraviglia del genere, con la quale passare 30.000 ore luminose e liete senza manutenzione di alcun tipo, magari in un ambiente parzialmente illuminato!