ango ha scritto:
Mi trovi anche d'accordo anche sulla pericolosità dei pac in ambienti "sani" per l'ascolto stereofonico, dove si tende ad ammazzare il contributo dell'ambiente. Azione terribilmente distruttiva nei confronti del messaggio sonoro che il tecnico del suono voleva fare arrivare ai nostri timpani, che è diverso da quello che è scritto nel supporto. Molto probabilmente è per questo che non mi piace l'ascolto in cuffia 
grazie mi ha fatto piacere che quanto scrivo sia stato utile.
Non ho pero' mai parlato di "pericolosita'" del PAC usato in stereo: soltanto che in stereo e' abbastanza utile, ma in multicanale e' PIU' utile ancora.
Il DRC pero' e' un sistema assai flessibile e configurabile, e come tale va usato con criterio e con le giuste cognizioni di quello che si sta facendo: potrebbe quindi essere considerato "dannoso" solo nel caso di correzioni eccessive, tese appunto a cancellare "l'intera presenza dell'ambiente". In realta' quando usato correttamente, non e' quello che succede: infatti la correzione viene dosata nel giusto modo come ha spiegato anche Denis. Questo nel DRC va fatto dall'operatore, in quanto DRC offre infinite possibilita' di manipolazione, a partire dalla piu' estrema (che per l'ascolto sarebbe sbagliata), mentre il PAC da quanto ho capito e' gia' "preimpostato" in fabbrica per lavorare con il "giusto compromesso" adatto alle esigenze di ascolto domestico.
Il discorso da te accennato invece riguardante il contenuto della registrazione e come questa viene elaborata dal fonico, e' giusto ed e' molto importante.
Infatti si tende di solito a ragionare concentrandosi sull'insieme impianto-stanza mentre si trascua un fattore altrettanto importante se non di piu': come e' stato fatto il disco.
Avevo brevemente citato anche in un messaggio precedente in questo thread infatti, che il segnale originale contenere oppure no l'ambienza "naturale" della ripresa dal vivo (ad es. un concerto di orch. sinfonica correttamente ripreso e masterizzato), puo' contenere a volte una ambienza fittizia creata secondo i gusti del fonico (strumenti amplificati ripresi direttamente a livello di segnale, quindi senza alcuna ambienza, poi aggiunta tramite riverberi digitali etc...), puo' non contenerne affatto, etc etc....
Insomma il contenuto del cd, e con esso cosa c'e' e cosa manca relativamente alle informazioni ambientali originarie, e' estremamente vario, assolutamente non standardizzato, e assolutamente dipendente dall'umore, dai gusti e dagli intenti del fonico di turno (che a sua volta e' sempre diverso !).
Ad esempio, vedrei bene il DRC usato in modo "forte" (cioe' eliminando quasi del tutto la "presenza della stanza" nel caso di una registrazione ad es. di una grande orchestra, effettuata da una certa distanza nell'auditorium, con pochi microfoni (magari soltanto due) che captano tutti gli strumenti, posizionati in platea.
Non vedo di buon occhio un uso improprio del DRC, invece, nel caso in cui la musica sia registrata con microfoni ravvicinati agli strumenti, uno per ciascun strumento, in cui il gruppo comprenda pochi strumenti e sia stato registrato in studio, magari uno studio dall'acustica un po' anecoica, e in cui successivamente il fonico abbia miscelato i livelli secondo i suoi gusti, equalizzando un po' il basso per farlo suonare bene "sulla media degli impianti di riproduzione tipicamente posseduti dalla maggioranza della gente", il che include i compattoni da rapper. E' un'operazione che viene fatta spesso nella produzione di master di musica "commerciale".
La casistica insomma e' infinita, e non potendo controllare cio' che sta nel supporto, si puo' solo fare il seguente ragionamento: operare con DRC senza strafare, ottenendo un insieme impianto-stanza-DRC che riproduca in modo lineare e trasparente, ma allo stesso tempo "sano" e non artificioso, cio' che e' inciso sul supporto. Naturalmente come sempre accade, alcuni cd renderanno meglio di altri. Ma almeno si avra' la consapevolezza di avere un impianto che "mette a nudo", con la migliore trasparenza possibile, cio' che gli arriva dal supporto.
Gli stessi studi di registrazione "seri", infatti, sono proprio cosi': gia' negli anni '70 nei migliori studi avevamo le seguenti caratteristiche:
- conformazione irregolare delle pareti/soffitto, non parallele
- grandi monitor ad elevata MOL (quindi basse distorsioni non-lineari) di tipo in-wall, ad incasso, montati a filo delle pareti di fronte alla regia
- equalizzatori a terzi di ottava: all'epoca non c'erano i parametrici digitali e neppure il DRC, quindi il modo piu' evoluto per rimediare alle inevitabili risonanze ambientali in bassa frequenza era l'uso sapiente e certosino del terzi di ottava grafico.
Pero' in sostanza, si trattava della stessa operazione che fa DRC, solo in modo molto piu' grezzo (con i mezzi dell'epoca !).
Tutto questo, ricorda qualcosa ? (vedere a pag. 17 di questo thread, ultima parte del mio msg

)