andrea aghemo
Con i dipoli il tutto si complica un tantino, dato che esiste una forte componente di emissione verso la parete di fondo che, temporalmente, si mette a fare casini con quella direttamente irradiata, confondendo un pò le idee a DRC (Denis, correggimi se dico cagate mentre cerco di usare un lessico il più divulgativo possibile).
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Il problema dei dipoli e', anzitutto, un problema "filosofico": infatti il diffusore dipolare presenta alcuni vantaggi rispetto ai sistemi monopolari che, con la presenza del DRC, divengono "inutili" in quanto lo stesso DRC corregge in origine le problematiche insite nei diffusori monopolari, cioe' in pratica la parte di distorsione lineare del sistema.
A questo punto, il diffusore "ideale" per l'utilizzo con DRC sarebbe un diffusore progettato in un modo "nuovo" e, se vogliamo, molto piu' "facile" in quanto essendo tutta la parte lineare gestita e corretta dal DRC, il "compromesso-diffusore" (ogni diffusore lo e') puo' essere spostato tutto da una parte, ovvero la massimizzazione delle performance per quanto riguarda le distorsioni non-lineari, potendo trascurare tutta o meglio gran parte, che DRC non fa miracoli, della parte lineare.
In questo modo probabilmente (ancora non abbiamo provato...) le prestazioni complessive del sistema DRC+diffusore risulteranno VERAMENTE un gradino piu' in alto rispetto a qualsiasi altro sistema ascoltato fin'ora !
Ma vediamo nel dettaglio.
Il dipolo risolve una buona parte dei problemi a bassa frequenza in piccoli ambienti (ricordo che "piccolo" significa qualsiasi cosa di dimensioni inferiori a un piccolo auditorium) in quanto eccita solamente una delle tre principali stazionarie relative alle coppie di pareti parallele della classica stanza domestica. Inoltre al contrario del monopolo non tenta di "presurizzare" la stanza, riducendo la possibilita' di eccitare le frequenze di risonanza delle pareti stesse (che non sono mai perfettamente rigide a meno di vivere in case dell'800 in pietra piena).
Infine, l’assenza di risuonatori (cassa accordata in vari modi) elimina un’altra fonte di ulteriore distorsione lineare.
Ebbene tutto cio’, di fatto, viene vanificato dal DRC in quanto sia la pessima interazione a bassa frequenza del monopolo con il piccolo ambiente sia la distorsione lineare introdotta da funzioni di trasferimento particolarmente ripide e/o a Q elevato (doppi carichi reflex “spinti”, accordi che prediligono l’estensione a scapito dello smorzamento etc...) sia l’eventuale distorsione lineare introdotta da masse risonanti (passivi o aria) viene di fatto corretta dal DRC.
Alle frequenze medie, l’assenza di volumi e ostacoli posteriori agli altoparlanti (a meno di strutture complesse come la testa Nautilus di B&W) permette poi nel dipolo di eliminare le distorsioni causate da stazionarie e riflessioni interne che tornano sul cono. Anche in questo caso, DRC puo’ correggere queste distorsioni (sempre lineari sono).
A questo punto appare inutile perseverare con la presenza di sistemi dipolari nel sistema: si otterrebbe solo di “far lavorare” meno DRC, ma perche’ ? In fondo il suo lavoro non ci costa niente.
Meglio tornare a diffusori monopolari, i quali offrono a parita’ di complessita’, costi e ingombri una MOL superiore, specialmente alle basse frequenze, e quindi un miglioramento delle distorsioni non-lineari (THD e IMD).
Tutto questo per quanto riguarda “l’inutilita’” di inseguire prestazioni nel dominio lineare, in presenza di DRC.
Veniamo ora alla controindicazione vera e propria del dipolo.
Un altro (grosso) vantaggio del dipolo rispetto ai sistemi “tradizionali” e’ l’omogeneita’ della dispersione, e quindi del campo diffuso in ambiente, vs. frequenza.
I sistemi tradizionali infatti passano da una emissione omnidirezionale a bassa frequenza fino a un’emissione fortemente direttiva alle frequenze superiori a causa delle dimensioni fisiche degli altoparlanti per medie e alte freq. e della presenza di un baffle e di un box posteriore, e oltretutto questo spesso avviene con transizioni repentine, nel passaggio da una via all’altra, a meno che il sistema non abbia 4 o piu’ vie e sia correttamente progettato (due cose che, oggi, si trovano molto raramente nei diffusori commerciali).
Una buona omogeneita’ della dispersione vs. frequenza e’ fattore fondamentale per un risultato all’ascolto naturale e realistico, ed e’ proprio per questo motivo che le MBL sono cosi’ apprezzate: rimangono omnidirezionali su tutta la banda.
Il dipolo e’ un buon sistema per omogeneizzare la dispersione vs. frequenza, infatti un altoparlante a cono montato a dipolo non e’ piu’ omnidirezionale alle frequenze inferiori (e’ una “figura ad 8”) mentre nella parte superiore della sua banda passante vede incrementare il campo riverberato rispetto allo stesso altoparlante montato in box, in quanto emette anche posteriormente.
Nel dipolo quindi abbiamo contemporaneamente un restringimento del campo diffuso a bassa frequenza e un aumento dello stesso alle frequenze superiori rispetto allo stesso diffusore concepito come monopolare.
Proprio l’incremento di campo riverberato a frequenza media rappresenta con DRC un problema, come giustamente scriveva Andrea: infatti con le lunghezze d’onda in gioco a queste frequenze le correzioni sono per forza di cose molto “critiche” e spostare la testa anche di poco dal punto di “focalizzazione “ del DRC implica il disallineamento di tutto il sistema.
Inoltre, il DRC si trova a dover correggere l’impulso secondario dato dalla riflessione dell’emissione posteriore del midrange, che si presenta CON FASE OPPOSTA rispetto a quello che dovrebbe essere normalmente, in quanto l’emissione posteriore e’ ovviamente in controfase.
Infine, pure i tempi che separano l’emissione primaria dall’arrivo delle riflessioni risulta particolarmente lungo: infatti non e’ possibile tenere un dipolo a ridosso della parete posteriore, per sua stessa natura ha bisogno di almeno 1 metro se non di piu’, e le correzioni di DRC sono tanto piu’ critiche quanto piu’ si dilatano i tempi che separano l’impulso principale da tutto cio’ che viene corretto.
Ma il DRC applicato ai dipoli, funziona comunque ?
Si’, funziona comunque: provato personalmente, l’effetto rilevato da tutti i presenti, con una curva target piuttosto “spinta” (cioe’ quasi piatta) e la fase tirata a zero, era di “sparizione” delle pareti della stanza, sembrava che l’ambiente sparisse lasciando lo spazio vuoto, in pratica come ascoltare in un grande spazio aperto.
Ma qual’e’ il diffusore “ideale” per funzionare insieme a DRC ?
Ebbene il diffusore ideale per DRC sarebbe invero piuttosto semplice: come detto sopra, dovrebbe concentrare le sue prestazioni verso il miglioramento della parte non-lineare, quindi grande capacita’ di uscita massima indistorta.
Dovrebbe poi essere posto a ridosso della parete posteriore, anzi ancora meglio, in una configurazione “a baffle infinito”: questa prevede che i diffusori siano montati a filo muro, che diviene di fatto un “baffle infinito” eliminando totalmente (cioe’ a qualsiasi frequenza) il “baffle step” cioe’ il passaggio di emissione da semispazio a spazio libero.
Emerge quindi la configurazione del diffusore per DRC: un bel monitor da studio far-field, con grossi woofer, meglio se piu’ di uno, e midrange efficiente e con grande tenuta in potenza, di tipo “in-wall” per l’incasso in vano a parete come del resto sono praticamente tutti questi monitor.
Un oggetto come gli ATC SCM150, 200 o 300 per intenderci, oppure i Genelec 1038, 1039, 1035 o 1036.
Ma sarebbe abbastanza semplice anche costruirselo. Infatti, il crossover di questo diffusore non dovrebbe preoccuparsi piu’ di tanto di ottimizzare la parte lineare, a cominciare dalla risposta in frequenza: inutile perdere le notti a cercare una risposta in frequenza regolare, l’unico scopo del crossover sarebbe in questo caso la corretta suddivisione energetica tra le varie vie e diagrammi polari verticali agli incroci sufficientemente corretti. Non importa se la risposta in frequenza del sistema sara’ tormentata, con picchi e buchi anche di una certa entita’: la risposta globale nel punto di ascolto sara’ comunque quella target impostata. Si potranno utilizzare pendenze elevate senza paura di effetti nefasti sull’ascolto, ottenendo cosi’ un ancora minore stress sui singoli altoparlanti e un ulteriore innalzamento del livello massimo riproducibile. E probabilmente, anche le trombe potrebbero essere una valida soluzione....
(Concludo ricordando che comunque i diffusori di Nordata non sono dipoli puri, lo sono soltanto nella parte superiore di frequenze mentre in basso sono monopolari e quindi suscettibili di forti miglioramenti tramite DRC).