Altri concetti confusi, in ordine cronologico, proseguendo la lettura del post:
andrea aghemo ha scritto:
Le due realta`(esaltazioni/attenuazioni dovute a risonanze ed esaltazioni/attenuazioni dovute a diversa riverberanza) sono legate fra loro e rappresentano due lati di un medesimo problema, ma necessitano di approcci e cure diverse.
Leggendo qui sembra fra l'altro che l'equalizzazione sia da operare solo nelle frequanze dove ho una risonanza, che poi sono due o tre punti in tutto lo spettro di frequenze. Non mi pare propio che si utilizzi l'equalizzazione solo per questo, e neppure che sia un dato di fatto assodato, che si debba limitarci a questo, e forse non intendevi neppure questo. Fra l'altro anche la risonanza dà gli stessi problemi, se non maggiori, dovuti al tempo, tempo in cui il sistema va a regime, per usare i termini introdotti da Michele, intendendo per sistema, il suono che esce dai diffusori e quello che ci raggiunge. Il discorso resta lo stesso.
Per capirsi, un ambiente vergognosamente riverberante a 500 hz ci dara` una fastidiosa sensazione di mantenimento della nota oltre il tempo ragionevole, ma se la intensita` iniziale di quella nota e` pure sbagliata rispetto al livello teorico cui dovrebbe essere riprodotta, allora e` ancora peggio, ti sembra?
Innanzitutto se quella nota sarà lunga, tipo sintetizzatore, queste sensazione di mantenimento della nota sarà avvertita piuttosto come un suono ancora più forte, tanto per dare l'idea, perchè sommerò i suoni che permangono a lungo con quelli che continuano a generarsi dai diffusori e cominciare a riflettersi, finchè la nota è tenuta, non sento suoni fastidiosi ristagni del suono, sento solo un suono ancora più forte, poi terminata la nota sentirò il lento attenuarsi. Se invece sarà breve, tipo colpo secco, sentirò un suono che avrà bisogno di essere meno attenuato, e che avrà anch'esso al termine la sensazione di mantenimento della nota. Questo solo per ripetermi.
Questa domanda dovrebbe forse non so come rassicurarci che l'equalizzazione non compie le alterazioni di cui parlo. In seguito a quanto ho detto, il concetto di "intensità iniziale" è relativo a quante riflessioni (intervallo di tempo) vogliamo considerare da sommare al suono diretto. Non c'è una intensità iniziale se non quella diretta dai diffusori (che da sola va sempre bene), poi con le prime, seconde, terze (ecc) riflessioni che ci raggiungono, comincia ad aumentare l'intensità perdendo sempre più l'equilibrio alle varie frequenze. Quante riflessioni consideriamo nell'intensità iniziale? Possiamo solo stabilire noi un tempo entro cui deve arrivare la riflessione alle nostre orecchie che ci pare più opportuno. Ai due estremi hai il caso minimo dove consideri solo il suono diretto, dove va tutto bene, ma non devi neppure fare nessuna correzione, e quello massimo dove consideri propio tutti quei riverberi a 500Hz che non vuoi considerare.
L'approssimazione c'è, è quella che ho descritto, se poi la conclusione che fai è che un certo miglioramento
rispetto a non far niente lo ottengo comunque, questo è tutto, ma propio tutto, un altro discorso.
Quando avro` corretto la riverberazione media del mio ambiente potro` provvedere alla equalizzazione, ottimizzando ulteriormente il risultato.
Qui sono separati i due concetti, mente invece coesistono. Al massimo "prima" di equalizzare puoi rendere l'ambiente più assorbente qual'ora sia molto (troppo) riverberante, intervenendo più o meno a quasi tutte le frequenze, e poi, in quelle frequenze in cui ti trovi con valori troppo alti o troppo bassi, correggerai questi dislivelli, andando lì dove intervieni, incontro a quelle problematiche di cui ho parlato fin'ora, dove dovrai affrontare riflessioni e ...riverbero. Il principio di cosa fa l'equalizzazione e cosa fa l'ambiente è sempre lo stesso, entrambi si comportano nel loro modo, indipendentemente da quello che fai "prima". Anche questi che descrivi sono approcci per ridurre propio quelle approssimazioni di cui ho parlato (attacchi rilasci, segnali lunghi, segnali corti) . Se poi far questo è meglio che partire da un ambiente peggiore, ti dirò: certo, propio perchè intevenendo direttamente sull'ambiente non ho tutte queste problematiche, (perchè come ho già scritto intervengo direttamente sulle riflessioni e non suo suono che esce dai diffusori) e riducendo parecchio il campo di intervento dell'equalizzatore, ho anche minori approssimazioni o errori che dir si voglia. E sarebbe ancor meglio partire da un trattamento che dà risultati ancora migliori, e ancora, fino a che... Ma non ho letto più volte che è meglio equalizzare piuttosto che riempirsi la casa di tube traps risuonatori e pannelli assorbenti? Boh, comunque queste sono divagazioni.
L'errore comune, a mio parere, e` pensare di correggere i riverberi con l'equalizzazione, perche` se puo` apparire piu` pratico, rappresenta un approccio strutturalmente errato.
Qui penso che intendi correggere i riverberi troppo lunghi e sarei più che d'accordo, ma più che "approccio errato", è una scelta meno redditizia, dove l'equalizzazione si trova ad operare in un ambiente in partenza peggiore, e in condizioni di utilizzo peggiori, per i soliti motivi. Non è che con l'"approccio giusto", spariscano questi problemi, si riducono, e magari per far questo ne nascono altri, ma di minor valore.
Equalizzare, in se`, non e` dannoso: in ogni caso, per quanto riguarda la relazione diffusore/ambiente, il risultato puo` essere solo positivo.
Io direi che dipende, ma non è questo il punto, almeno credo.
Questa e` comunque la ragione per cui l'equalizzazione va fatta con sistemi di misura accurati, in grado di discernere tra quantita` di energia immessa nell'ambiente dal diffusore ed i modi in cui essa si dissipa nel tempo alle varie frequenze (cosa ovviamente sempre piu` difficile all'abbassarsi della frequenza di misura).
Questa è piuttosto la ragione del perchè il software di misura ha bisogno di queste rilevazioni, per poi fare le sue scelte.
Qui mi rivilgo anche a Michele, (anche se mi sembra diventato almeno mezzo consapevole di questo) il sostware considera sì tutto, o quasi, come hai scritto, poi però utizza questi dati per fare le sue scelte, e una volta fatte, queste non andranno così bene in tutti i casi considerati, saranno quelle che andranno meglio, e un altro software potrà stabilire valori che si adattano a tutti i casi in modo migliore o peggiore. Non c'è errore di misura ( almeno in teoria, nella pratica ci saranno anche quelli) il discorso qui è che i valori che fornisce il software sono quelli che si adattano meglio a tutti i casi, ma non sono quelli ottimali per ogni singolo caso. E gli errori, le differenze, le alterazioni, le approssimazioni, come li vogliamo chiamare, guardacaso sono sempre quelle che ho descritto, come come pure i motivi per cui ciò avviene.
Ciao e scusate la lungaggine, in futuro eviterò di addentrarmi in questi discorsi.