Mhh, aspetta, Marco,
vedo di chiarire meglio il concetto.
Allora, condivido il pensiero di Michele che, nella stereofonia, non c'è reale informazione d'ambienza (tranne pochissime registrazioni effettuate con tecniche dove la sensazione di "ambienza" era voluta, ed il cui risultato all'ascolto è ad ogni modo solo parzialmente soddisfacente).
Se ne avvertiamo, è solo per l'interazione dei nostri diffusori e del nostro ambiente, ma è una informazione "aggiunta" dall'ambiente, e che potrebbe addirittura essere considerata una "distorsione".
In funzione di questo presupposto, ho sempre ricercato la linearità di risposta e la intelliggibilità del segnale, come obiettivo principale da soddisfare, relegando la "profondità" della scena sonora ad aspetto secondario.
Il tipo di trasduttore che consente la migliore linearità in ambiente in assenza di correzioni è il line source dipolare, in virtù della sua relativa indifferenza all'ambiente stesso (ovvio, entro certi limiti) e quindi mi sono orientato in questa direzione: il fatto che trascinasse con sè una dimensione molto grande (per quanto riconoscibile nella sua artefazione, come in qualsiasi sistema oggi esistente) della "scatola sonora virtuale" lo ho considerato un pò alla stregua delle distorsioni di un subwoofer: se ci devono essere, meglio siano di seconda armonica che di terza, per cui, dati i miei generi musicali prediletti, meglio una "scatola grande" che una "scatola piccola", se non c'è modo di avere la "scatola vera"!
per cui: dipolo line source sì, ma soprattutto perchè lineare, non a causa della profondità di immagine! Se poi una parvenza di scena ci deve essere, allora meglio che sia vasta e di respiro piuttosto che piccola e stagnante tra i diffusori...
Poi, come sai, ho iniziato a sperimentare con l'eq digitale mentre ancora ero negli Stati Uniti, e ne sono cominciate a scaturire una serie di considerazioni nuove.
Ad oggi, ritengo di avere superato il limite di "linearità in ambiente" indipendentemente dalla tipologia di altoparlante che posso usare, e il tipo di risultato mi ha spinto a rinunciare alla dipolarità, non più necessaria: ho infatti incassato nella parete i diffusori principali, fondamentalmente per ragioni di dinamica ottenibile, rinunciando quindi a un bel pò di "metri quadri apparenti", ma con considerevoli miglioramenti su svariati altri fronti.
Ad oggi, sono in una condizione quasi "infinite baffle", per certi versi: peraltro, nonostante questo, non posso dire che la sensazione di profondità sia svanita, ma si è solo ridotta (con una certa sorpresa, poichè mi aspettavo un risultato 2D, ed invece così non è). Non so ancora dirti il perchè di questo fatto, ma mi ci sto grattando la pera non poco, e prima o poi ne verrò a capo. diciamo che, per adesso, sono a due dimensioni ragionevolmente soddisfatte, secondo i miei desideri, con la terza (profondità) non ancora ai livelli che vorrei.
Per me, adesso, lo step successivo, avendo raggiunto quella linearità che agognavo (e che molto giova al suono del sistema, almeno per il mio gusto personale), sarà il lavorare su come ottenere una sensazione di ambienza "realistica", cercando di sperimentare cose come Ambiophonics e similia. Sarò un pò bestia, ma una vita nell'industria mi ha violentato il cervello e non riesco ad operare se non per Paretoanalisi, ossia, prima il grosso, e poi il lavoro di fino...anche se, in questo caso, sarebbe più opportuno parlare di "prima il più facile, e poi il più difficile", visto che temo si tratti di una soglia invalicabile a meno di coinvolgere anche il processo di ripresa microfonica dell'evento originale: vedremo!
Ciao,
Andrea