Social Buttons AV Magazine su Facebook AV Magazine su Twitter AV Magazine RSS AV Magazine Newsletter YouTube

After Life | stagione 3 | la recensione

Recensione di Fabrizio Guerrieri , pubblicato il 27 Gennaio 2022 nel canale CINEMA

“Si chiude con la terza stagione l'ottima serie nata dalla fervida e cinica mente di Ricky Gervais, in cui i vari personaggi vengono guidati ancora una volta dal protagonista Tony verso una liberazione necessaria, splendidamente raccontata da una sceneggiatura compiuta”


- click per ingrandire -

Tony continua a passare le serate davanti ai video in cui rivede Lisa, la moglie morta di cancro poco tempo prima, che scorrono sul computer in compagnia di un bicchiere di vino e della tenera Brandy, il pastore tedesco cui sono legati i tanti ricordi della loro vita insieme, diventata suo unico motivo per continuare a vivere. Attorno a lui si muove un universo di affetti e conoscenze di cui lui, suo malgrado, risulta paradossalmente un perfetto catalizzatore, nel bene e nel male. La sua depressione che lo porta a fare qualsiasi cosa senza freni inibitori, si trasforma così in stimolo al cambiamento, sia per sé che per chi vive con lui, sebbene con alterne fortune.


- click per ingrandire -

La serie nata nel 2019 dalla fertile mente del comico Ricky Gervais giunge alla fine, o meglio al suo compimento. Lo svolgimento ha un che di assolutamente originale per i contrasti che genera. Spesso le serie o i film raccontano storie d’amore che stanno per nascere o quelle che sono in crisi. Qui invece Tony e Lisa stavano divinamente bene insieme fino a quando lei non è morta. E lui non può più pensare a un’altra perché lei era l’amore della sua vita. L’unico, per sempre. Dal carattere che Tony mostra non si direbbe un uomo capace di amare, ma solo se non si sa il perché di quell’ironia che tende più al sarcastico che al benevolo. Prima di iniziare a guardare una nuova stagione di After Life viene da pensare che non si stia nella giusta condizione, come se si avesse timore di certe sensazioni. Già quando si legge la trama di questa serie si tende a pensare che possa essere triste, se non addirittura patetica. La sua forza sta invece nell’esatto contrario. E dopo un paio di episodi ci si ricorda il perché.


- click per ingrandire -

Quello che è la storia di fondo è la base per costruire una serie di eventi esilaranti a catena. Dai personaggi improbabili che il protagonista intervista per il giornale locale, The Tambury Gazette, che sono una delle cose migliori, fino a quelli, spesso strampalati e magnificamente irrisolti, che costellano il suo mondo. Tom, il direttore del giornale per cui lavora e al contempo suo cognato, in quanto fratello di Lisa, prova a farlo reagire, fallendo apparentemente sempre. Tony lo tratta con indolenza e fastidio, ma sotto sotto lascia che lo aiuti ad abbassare lentamente il muro che ha eretto tra sé e il mondo esterno. Il rapporto diretto con la morte lo vive in modo più delicato con Anne, una vedova conosciuta al cimitero in cui si reca ogni giorno. L’anziana signora dispensa consigli profondi ma misurati, basati sulla solitudine che condividono e sui modi di vivere senza la persona amata.


- click per ingrandire -

Alla redazione del giornale ci sono poi i vari colleghi. Kath, che vende gli spazi pubblicitari, una bella donna il cui rapporto con l’altro sesso è minato da una certa goffaggine e da una fortuna che sembra non arriderle mai. I divertenti scambi di opinione tra lei e Tony non portano mai a niente di concreto e risolutivo, tranne stavolta. Lenny, il fotografo con cui si reca nelle case degli intervistati, che quando dice la sua viene quasi sempre stoppato per evitare che certi argomenti di poco conto quando non imbarazzanti possano prendere forma. Coleen, neoassunta in veste di apprendista che Tony asseconda, sia per la sua inesperienza che per la naturale inclinazione a una spontaneità tanto diretta e spiacevole quanto candida e divertente, il cui ingresso nella serie aumenta ulteriormente il lato comico delle situazioni che vengono a crearsi via via.


- click per ingrandire -

Ci sono poi James, il ragazzo sovrappeso conosciuto perché capace di suonare il flauto col naso, che diventa sempre più amico di Brian, un uomo sgradevole, tradito e lasciato dalla moglie, che aspira a diventare cabarettista affidandosi a battute perlopiù squallide e volgari, il postino Pat che si è messo insieme a Roxy (che stavolta purtroppo non vediamo mai), prostituta dal cuore d’oro che nonostante il fidanzamento non ha smesso la professione con grande dispiacere di Pat che racconta tutto a Tony che li ha fatti incontrare, anche nei dettagli più intimi.


- click per ingrandire -

Ovviamente Lisa è la coprotagonista assente ma più che visibile nelle parole del marito e nei video, in cui appare spesso con Roy il padre scomparso di Tony. La figura della donna è preponderante, riguardare più e più volte i video con lei è al contempo una tortura e un sollievo per Tony. Le sue parole sul letto d’ospedale, in cui lo invita a vivere pienamente la sua esistenza dopo la sua morte, si alternano ai momenti in cui giocano, scherzano, si prendono in giro e ridono come matti. Il che crea un contrasto emozionante. Contrapposto alla presenza materiale di Emma, infermiera presso la struttura che ospitava Roy, che prova a stabilire con Tony un rapporto profondo che lui cerca di creare a sua volta. Ma il tentativo è costantemente viziato dai continui e improponibili paragoni tra lei e Lisa, in cui la prima perde sempre e porta i due a non capire se abbia senso continuare o piuttosto restare su un livello di amicizia che tenga entrambi al sicuro.


- click per ingrandire -

Pensavo che l’indifferenza fosse un superpotere. Mi sbagliavo. Tenere alle cose, questo è ciò che conta. La gentilezza. Far star bene gli altri. È questo il vero superpotere. E ce l’abbiamo tutti.
Lo humour inglese viene portato, soprattutto in quest’ultima stagione, a un livello superiore, non in quanto a qualità quanto a cinismo, con punte di superba cattiveria. Irriverente quasi come nei suoi spettacoli dal vivo (se non li conoscete potete partire da Humanity anch’esso su Netflix), urticanti anche per le menti più aperte proprio perché volutamente provocatori fino all’estremo, Gervais mette anche qui lo spettatore alla prova con insistenti esasperazioni volte a portare chi guarda dalla parte del protagonista, in un modo o nell’altro. Il tutto però condito con l’esperienza di un’esistenza normale (nel senso di comune a quella di tante altre persone) in cui Tony riflette sul senso della vita partendo da una perdita, provando nonostante tutto a trovare qualcosa in cui credere e per cui andare avanti.


- click per ingrandire -

Perché guardare la terza stagione di After Life?
Perché è la perfetta conclusione di una serie di livello molto alto, che sa come mescolare grande gioia e profonda tristezza accostando il cinismo utile a difendersi alla ricerca di una stabilità emotiva che anche chi non ha passato un dolore tanto grande ha difficoltà a raggiungere. L’ultimo episodio è estremamente toccante e pieno, ed è una delle cose più belle che si possano vedere. In qualche modo riporta alla mente quello del Dottor House, sia perché i due personaggi sono molto simili, sia per il modo in cui viene chiusa la storia. La sensazione di disagio che viene portata verso liberazione e leggerezza eleva lo spirito non solo di Tony ma anche degli altri personaggi che lo circondano, prendendo per mano lo spettatore solo fino al finale in cui quest’ultimo diventa definitivamente testimone della figura del protagonista, entrando a far parte in qualche modo del mondo degli altri comprimari, finalmente sereni e appagati.


- click per ingrandire -

VALUTAZIONI

dal trailer all’intera serie
Aspettativa 7,5 Potenziale 9

soglia d’attenzione
Scorrevolezza MEDIA Impegno MEDIO

visione
Intrattenimento 8 Senso 9 Qualità 7,5
Giudizio Complessivo 8,3

After Life | stagione 3
commedia, drammatico, sentimentale | Regno Unito | 14 gen 2022 | 6 ep / 28 min | Netflix

ideatore Ricky Gervais

personaggi interpreti

Tony Ricky Gervais
Lisa Kerry Godliman
Matt Tom Basden
Lenny Tony Way
Kath Diane Morgan
Coleen Kath Hughes
Anne Penelope Wilton
Emma Ashley Jensen
padre di Tony David Bradley
Brian David Earl
James Ethan Lawrence
June Jo Hartley
postino Pat Joe Wilkinson
Ken Colin Hoult

critica IMDb 8,2 /10 | Rotten Tomatoes critica 6 /10 utenti 4,2 /5 | Metacritic critica 44 /100 utenti 7,9 /10

camera Panasonic VariCam 35 (Zeiss Ultra prime and ARRI Alura zoom lenses) | Panasonic VariCam LT (Zeiss Ultra prime and ARRI Alura zoom lenses)
aspect ratio 16 : 9 HD

 

Articoli correlati

Incastrati | stagione 1 | la recensione

Incastrati | stagione 1 | la recensione

La prima serie tv diretta da Ficarra e Picone per Netflix scorre piacevolmente, contrapponendo il registro comico di cui i due sono padroni a quello degli intrighi mafiosi ridotti a una normalità che li rende mera macchietta piuttosto che potenti e pericolosi
La ruota del tempo | stagione 1 | la recensione

La ruota del tempo | stagione 1 | la recensione

Nonostante alcuni difetti, la serie Amazon tratta dai romanzi di Robert Jordan evoca un universo composito e interessante, dedicato a chi ama l’avventura, i grandi scenari naturali e il genere fantasy
Hawkeye | la recensione della miniserie

Hawkeye | la recensione della miniserie

La serie sull’arciere Marvel è inaspettatamente bella, ricca d’ironia, azione e senso profondo, sia per l’ottima messa in scena che per la presenza di interpreti notevoli come Jeremy Renner e la giovane ma già esperta Hailee Steinfeld, che brilla come una diva di altri tempi
Alex Rider | stagione 2 | la recensione

Alex Rider | stagione 2 | la recensione

La seconda stagione delle avventure del personaggio nato dalla penna di Anthony Horowitz, prosegue nel lavoro del capitolo precedente con la medesima qualità, riuscendo a mescolare bene intrighi politici, piani ben congegnati e ottime scene d’azione
La casa di carta | parte 5.2 | la recensione

La casa di carta | parte 5.2 | la recensione

parte 5 volume 2 | Il finale della serie spagnola è ancora una volta ricco di colpi di scena improvvisi, mescolati a riflessioni profonde. Tra qualche errore evitabile e i tanti altri pregi come ritmo, sceneggiatura e recitazione, si chiude così una serie che resterà comunque indimenticabile.
True Story | la recensione della miniserie

True Story | la recensione della miniserie

Nella serie Netflix, il protagonista Kevin Hart interpreta il comico di successo Kid, un sé stesso alternativo che differisce dall’originale solo per il nome e un evento drammatico, creando una mimesi praticamente totale. Peccato per qualche ingenuità della sceneggiatura facilmente evitabile.



Commenti