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Dark | stagione 3 | la recensione

Recensione di Fabrizio Guerrieri , pubblicato il 25 Agosto 2020 nel canale CINEMA

“Si conclude con la terza stagione una delle serie più amate di sempre a marchio Netflix. Tra l’altissima qualità e qualche rimpianto per una storia che non sempre è risultata chiara ai milioni di spettatori che hanno seguito le vicende ambientate nella cittadina tedesca di Winden.”


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Un incidente stradale sembra essere l’origine da cui provengono le sofferenze di Martha e Jonas. Tre nuovi personaggi, un bambino, un uomo e un vecchio, che viaggiano insieme attraverso il tempo sembrano sapere quali siano le sanguinose scelte da compiere per salvare il mondo dall’apocalisse. Gli abitanti di Winden che si sono incrociati nei vari piani temporali incontreranno stavolta sé stessi da un mondo alternativo da cui potrebbero arrivare le risposte agli interrogativi messi insieme nelle due stagioni precedenti.


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“Il principio è la fine e la fine è il principio” Se la prima stagione della serie tedesca aveva infiammato gli animi arrivando a paragonarla a Stranger things come superiore, e la seconda stagione aveva confuso tutti, la terza stagione cerca di riequilibrare i discorsi avviati. Nella prima stagione i piani temporali partivano dal 2019 andando indietro di 33 anni due volte, nel 1986 e nel 1953. Nella seconda se ne aggiungevano uno nel passato ulteriore nel 1921 (perché non il 1920?) e uno futuro nel 2052. Nella terza c’è un interessantissimo 1888. Da qui la prima questione: i due piani temporali più affascinanti erano proprio questi ultimi due che in questa stagione finale non sono stati sfruttati e approfonditi come avrebbero meritato (soprattutto il 2052).


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“Sic mundus creatus est": ogni cosa si ripete, ancora e ancora, per l'eternità. Perché nessuno di noi è preparato a lasciar andare”. Come già detto, la prima stagione era stata formidabile, la seconda confusa anche a causa della mancanza dei recap soprattutto nel primo episodio per ricongiungersi con la prima. La terza è certamente più comprensibile sebbene ulteriormente complessa. Dalla prima stagione le due figure di spicco risultano essere indubbiamente quelle di Jonas e Martha col loro amore impossibile. Le quattro famiglie (Kahnwald, Nielsen, Doppler e Tiedemann) continuano a intrecciarsi ma l’attenzione finisce definitivamente più sui rapporti dei singoli personaggi tra universi paralleli. Stavolta Martha incontra non solo sé stessa da adulta ma anche da ragazza come in uno specchio, una sé stessa proveniente però da un’altra realtà possibile in cui sono state fatte scelte diverse che hanno portato l’umanità a sopravvivere piuttosto che giungere a quell’apocalisse prevista già dalla prima stagione.


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“Io e te, una falla del Matrix” Ci sono almeno tre film che in maniere diverse intervengono in Dark o da cui la serie proviene. Il primo è Matrix, citato esplicitamente per la questione dei déjà vu che rivelano errori nel sistema. Come se in qualche modo la speranza fosse quella che tutte le sovrapposizioni e intersezioni fossero solo virtuali, non esistenti nella realtà, che invece domina cruda se non addirittura spietata. Il secondo è Ritorno al futuro in cui Doc spiegava al giovane Marty che doveva evitare in tutti i modi di trovarsi di fronte a un sé stesso alternativo perché la cosa avrebbe generato un non ben definito paradosso spazio-temporale. Regola che qui, come abbiamo già detto, viene del tutto ignorata (quanti di voi avrebbero sperato di poter finalmente vederlo quel paradosso? Be’, una risposta arriva nella seconda stagione di The Umbrella Academy). Il terzo film è Ricomincio da capo. Come nel film con Bill Murray anche qui gli eventi si ripetono senza soluzione di continuità e anche quando si tenta di spostarne la direzione l’esito sembra non poter cambiare mai a causa del principio di autoconsistenza e del paradosso della predestinazione secondo i quali il passato è immutabile.


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“Avete fatto tutto in nome dell’amore, eppure non avete causato che dolore e sofferenza” La presenza delle figure di Adamo ed Eva in quest’ultima stagione scatena paralleli filosofici non indifferenti. Da una parte tutto sembra dividere i due protagonisti per un volere superiore dettato agli stessi Jonas e Martha del futuro che fanno di tutto per impedire a loro stessi di stare insieme. Dall’altra anche quando Jonas viene mandato in una realtà in cui lui non è mai esistito e i due si ritrovano senza che Martha abbia memoria dell’amato, sembra sentire che c’è qualcosa che li lega e che, se spezzato, non farà semplicemente in modo che siano solo loro due a soffrire: ancora una volta, l’amore come unico senso della vita ma con l’eventuale frutto della loro relazione che potrebbe portare alla fine del mondo. La derivazione biblica suggerisce che per restare uniti i due debbano dannarsi. Ma quello del primo uomo e della prima donna era l’Eden mentre qui ci si trova in un inferno apparentemente senza via d’uscita. L’incrocio delle due realtà differenti grazie alla macchina di H.G. Tannhaus (da cui il Tannhauser citato da Roy Batty nell’ultima scena di Blade runner e il riferimento/omaggio al celebre scrittore di fantascienza H.G. Wells) è la chiave per far convergere e mescolare i due destini in uno unico e perfetto. Ma chi può avere la certezza su quale sia il percorso giusto da compiere per evitare l’apocalisse prevista per il novembre del 2019?


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I difetti della serie sono pochi ma al contempo rilevanti. A parte la notevole complessità già analizzata, in diversi momenti la musica, quasi onnipresente, prende il sopravvento appesantendo la scena piuttosto che accompagnandola, sempre con toni ossessivamente drammatici, come se le vite dei personaggi non possano mai avere tregua. E il continuo senso di maledizione che aleggia sulle teste di tutti risulta più volte esagerato scatenando reazioni repulsive o addirittura divertite come negli innumerevoli meme che sono circolati in rete. Una sceneggiatura che si prende decisamente troppo sul serio insomma, priva di qualche momento ironico che avrebbe aiutato a rendere la storia molto più fluida e ritmicamente più fruibile e interessante. Il modo in cui viene invece raccontato il finale di cui non vi anticipiamo niente, è certamente quello che avrebbe dovuto assumere l’intera serie, almeno a partire dalla seconda stagione.


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Dark resta una serie importante per la qualità espressa dai vari reparti. Dalla fotografia, cupa e a tratti sporca che solo una produzione europea può avere il coraggio e la capacità di mettere in scena. Dalla bravura di interpreti che, dal primo all’ultimo reggono una tensione costante senza mai una sbavatura. E da una regia in grado di districarsi attraverso i meandri di più realtà sovrapposte riuscendo comunque a non perdere la rotta.

Se qualcuno non ha ancora iniziato a vederla ci racconti com’è la visione dei 26 episodi di Dark senza le interruzioni tra una stagione e l’altra cui siamo stati sottoposti noi che ce ne siamo innamorati fin dall’inizio.


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Valutazioni

DAL TRAILER ALL’INTERA SERIE
Aspettativa 8.5 Risultato 7.5

SOGLIA D’ATTENZIONE
Scorrevolezza medio/bassa Impegno medio/alto

VISIONE
Intrattenimento 6.5 Qualità 9.5

Dark | stagione 3
drammatico, thriller, fantascienza | Germania | 27 giu 2020 | 8 ep / 63 min | Netflix

ideatori Baran bo Odar, Jantje Friese

personaggi interpreti (i principali nel 2019)
Jonas Kahnwald Louis Hofmann
Martha Nielsen Lisa Vicari
Michael Kahnwald Sebastian Rudolph
Hannah Kahnwald Maja Schöne
Ulrich Nielsen Oliver Masucci
Katharina Nielsen Jördis Triebel
Magnus Nielsen Moritz Jahn
Regina Tiedemann Deborah Kaufmann

critica IMDB 9.3 (su 10) | Rotten Tomatoes 8.4 (su 10) | Metacritic 92 (su 100)

camera Arri Alexa 65 | Arri Alexa Mini, Zeiss Ultra Prime Lenses

audio Dolby Digital | Dolby Atmos

aspect ratio 2:1 | 2.39:1

 

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Commenti (5)

Gli autori dei commenti, e non la redazione, sono responsabili dei contenuti da loro inseriti - Info
Commento # 1 di: pace830sky pubblicato il 25 Agosto 2020, 11:01
Più che di storia parlerei di un puzzle, guardarlo è più un esercizio di memoria e di capacità fisiognomiche per districarsi nella folla di personaggi, ciascuno messo in scena in diverse età della vita.

Inutile cercarci una qualsiasi riflessione su ciò che è umano ed immutabile, un po' come un videogame o, appunto, un puzzle non ti lascia niente se non la soddisfazione di essere riuscito ad unire tutti i puntini per far emergere una immagine (si spera) complessiva.
Commento # 2 di: marklevi pubblicato il 25 Agosto 2020, 12:45
Nella seconda se ne aggiungevano uno nel passato ulteriore nel 1921 (perché non il 1920?)


Perché la seconda stagione è ambientata 7 mesi dopo la prima (tarnne una parte del 7° episodio...)
Quindi il Novembre 2019 diventa Giungo 2020, 1986> 1987, 1953> 1954, etc...


l’apocalisse prevista per il novembre del 2019?


Ma l'apocalisse (fine della seconda stag.) avviene il 27 Giugno 2020

Ironia? No grazie, in Dark. Ho amato tutta questa drammaticità, specialmente le tragedie dei singoli nelle ultime puntate della Stag 2.
La 3 l'ho vista una sola volta, il 27 e 28 Giugno, quindi evito di parlarne...
Commento # 3 di: Lanfi pubblicato il 26 Agosto 2020, 12:11
Condivido in sostanza quanto scritto nella recensione. A mio parere si sono troppo avvitati sul discorso dell'immutabilità del passato, portandolo ad un punto tale che in realtà per tutta la serie avviene ciò che doveva avvenire. Poi nell'ultimo episodio la vicenda viene risolta senza tenere fede a questa premessa.

Anche sulla mancanza di autoironia dei personaggi concordo, non si può tenere un solo livello di emozione per tre stagioni senza annoiare.

Ciò detto si tratta di una produzione di qualità e di una serie fondamentalmente godibile. Piccola nota, la sigla iniziale è davvero una chicca.
Commento # 4 di: pace830sky pubblicato il 26 Agosto 2020, 15:32
@Lanfi temo che sei incorso in uno spoiler involontario dicendo


[spoiler] Poi nell'ultimo episodio in 10 minuti il passato diventa mutabile e si risolve la questione. [/spoiler]
Commento # 5 di: Lanfi pubblicato il 26 Agosto 2020, 16:51
Chiedo venia! Mi sembrava di non essere stato troppo esplicito....in ogni caso ho cambiato il messaggio per risultare più criptico!