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5' @ HEM19: Yamaha

di Fabio Adslinkato , pubblicato il 17 Luglio 2019 nel canale AUDIO

“Cinque minuti, ovvero il tempo oggettivamente concesso dalla stragrande maggioranza dei visitatori alle varie sale di una manifestazione ricchissima di contenuti, come nel caso di High End Munich: chi espone i propri prodotti all'HEM sa bene di giocarsi tutto in un colpo solo”


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Yamaha è un affermatissimo marchio presente sul mercato dal 1887, vale a dire da più di 130 anni. Per un motivo o per l'altro, tutti noi siamo entrati in contatto con qualche suo prodotto in qualità di amanti delle due ruote o della nautica, di musicisti, di appassionati di audio-video, di professionisti che operano nelle sale di produzione musicale o di postproduzione cinematografica. Quasi impossibile, insomma, non averci mai avuto a che fare... L'iconico triplo diapason incrociato stampato sui prodotti dal 1927 mi fa tornare alla mente il trittico di diamanti incrociati dell'altro marchio nipponico, Mitsubishi (che in giapponese significa, per l'appunto, "tre diamanti"), anche se Yamaha evoca senza dubbio sensazioni meno attinenti alle "heavy industries" (Mitsu è infatti di dimensioni diverse, 10 volte maggiori) e più esplicitamente musicali, anche per via delle origini, in cui costruiva organi a canne e poi pianoforti: i tre diapason simboleggiano lo sviluppo tecnologico, la produzione e il commercio, iscritti nel cerchio di una reciproca collaborazione e sinergia. Pur non avendo mai posseduto una moto Yamaha, i tre diapason rilucevano su ogni singolo pezzo della mia batteria serie 5000 e su un solido amplificatore stereo casalingo.


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Si sono sprecate, poi, le volte in cui sono rimasto ammaliato dagli "ascolti" del famoso sistema a due vie ultracompatto NS-10 che faceva bella mostra di sé sui banchi di registrazione delle sale di incisione in cui di tanto in tanto mi capitava di entrare a dare un'occhiata, oppure stregato dai meravigliosi canti coristici resi "spazialmente immensi" dai DSP degli Yamaha che li riproducevano alle fiere audiovideo come se fossero stati originariamente registrati nella cattedrale di Friburgo o, più recentemente, dalla qualità dei suoi pre-pro flagship Aventage 5100/5200 che hanno riscosso un meritato successo tra gli appassionati dell'home theater. 


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Le nuove NS-5000 sono l'evoluzione delle storiche NS-1000, comparse intorno alla metà degli anni '70, quasi in perfetta coincidenza con Pioneer, che nel 1975 estraeva dal suo cilindro il "Bianconiglio del Paese delle Meraviglie": la pregevole gamma di TAD. In effetti a quel tempo gli speakers da piazzare nei nostri set dovevano avere natali rigorosamente anglosassoni (americani o britannici che fossero), ma è un dato di fatto che le NS-1000 si imposero anche tra gli scettici per il loro incredibile rapporto qualità-prezzo (costavano, infatti, allora un importo quantificabile negli attuali 1.000 €). Malgrado adottassero un robusto woofer da 30 cm che faceva pienamente il suo dovere, erano assurte all'onore delle cronache per la trasparenza in gamma medio alta che imprimevano al suono, forse anche per il berillio usato sulle cupole del midrange da 8,5 cm e del tweeter da 3 cm: si dovranno aspettare quasi 20 anni prima che altri marchi di eccellenza adottassero questo materiale nei loro diffusori ed altri ancora prima che emergessero dubbi sulla sua potenziale tossicità. La scheda tecnica parlava di 90 dB sensibilità per una tenuta in potenza di 100 Watt, con un form factor piuttosto curioso: bookshelf per l'aspetto, ma da stand per dimensioni e peso.

 
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Per dovere di cronaca ricordo che delle NS-1000 esisteva anche un tipo -M(onitor) destinato alle sale di incisione, analoghe ma lievemente meno pesanti per via del materiale utilizzato per il cabinet. Mi sono leggermente profuso sulle NS-1000 nella loro qualità di riconosciute progenitrici delle NS-5000, che prima di essere messe in commercio hanno avuto una lunga e travagliata gestazione durata ben 5 anni. Anche le NS-5000 sono in effetti speaker a tre vie (sempre con woofer da 30, midrange da 8 e tweeter da 3) e pure loro sono nate per riprodurre un "Natural Sound" (come la sigla, d'altra parte, lascia chiaramente presagire), ma le similitudini con il passato si esauriscono qui.


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Il prezzo è diverso, 15.000€, così come le aspirazioni, la struttura e la tiratura (solo 15 coppie per l'Europa). La tenuta in potenza raddoppia e giunge ai 200 Watt, con una sensibilità piuttosto bassa, di 88 dB, una impedenza dichiarata di 8 Ohm (con modulo che scende fino ai 3.5 Ohm: cautela, quindi, negli abbinamenti con i finali), per 0,7 quintali di peso a coppia. Le casse sono fornite nello stesso nero lucido che avvolge i meravigliosi pianoforti a coda del marchio, sempre pronto ad insidiare i leader Steinway & Sons, mentre il berillio dei diaframmi è stato sostituito dallo Zylon e la sospensione pneumatica dal bass reflex.


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La sala in cui erano inseriti gli speaker era di dimensioni contenute e insieme ad esse rilucevano le belle elettroniche argento satinato: mi riferisco alla "coppia motrice", costituita dal preamplificatore C-5000 e dal finale M-5000, per circa 14.000€ di costo complessivo. Si tratta di macchine dall'aspetto particolarmente solido e dichiaratamente retrò, che richiamano però alla mente anche la grande cura costruttiva che veniva posta in passato nella fase progettuale e realizzativa di queste apparecchiature. Il preamplificatore, un dual mono dotato di stadio phono, ha un peso di 19 chilogrammi ed internamente fa risplendere tutte le sue parti in rame (prezioso materiale che ormai troviamo raramente, come nelle macchine Marantz di punta "supervisionate" da Ken Ishiwata e nelle rilucenti creazioni di Dan D'Agostino): oltre ad un doppio trasformatore toroidale, è dotato anche di numerosi ingressi bilanciati. 


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Il frontale del finale è dominato da una grande finestra rettangolare che illumina l'armonico balletto dei 2 vu-meter arancioni, che mostrano all'utilizzatore con sconfortante chiarezza il livello della potenza erogata. All'interno tutto sembra ruotare attorno al massiccio toroidale centrale, che probabilmente concorre a produrre un peso complessivo di 27 chilogrammi. La potenza nominale è di 100 Watt su 8 Ohm, di 200 Watt su 4 Ohm e di 400 Watt in configurazione mono a ponte.


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Le fonti erano costituite dal giradischi GT-5000, che in quel momento era inattivo, con braccio dritto e uscita bilanciata, motore sincrono in corrente alternata e un peso di 5 chilogrammi, finitura nera lucida, per circa 5.000€ di costo, e dal pezzo più datato, il CD-S3000 (circa 4.000€), naturalmente con telecomando e compatibilità SACD, dotato di una meccanica CD rigida ad alta precisione, di uno châssis di elevata rigidità, di una configurazione con circuiti analogici e digitali indipendenti, di un convertitore D/A 32-bit ESS Sabre ES9018 (ottimo, ma non recentissimo) e modalità Pure Direct per preservare la purezza del segnale analogico. Il cablaggio era tutto curato da Audioquest.


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Ero insomma di fronte alle 4 elettroniche top di gamma del marchio che, ad esclusione del CD player, sono recentissime e di cui ha dato conto anche AV Magazine. Al di là di un voluto richiamo all'età dell'oro dell'Hi-Fi, seguendo il revival cui ha dato l'avvio Tecnhics con le riedizioni dei suoi miti ci piatti, si tratta indubbiamente (come sempre, quando si parla di Yamaha) di prodotti di ottima qualità, ben realizzati, e più in particolare di un set che raggiunge l'importante cifra complessiva di circa 40.000€. Dunque, quando mi si è quindi profilata l'occasione di poter ascoltare queste meraviglie all'High End l'ho colta al volo e con grande piacere, seppure mi si sia presentata nell'ultimo giorno della mostra ed in un orario in cui ormai i più iniziavano a sbaraccare gli stand per riporre le macchine nelle scatole in vista di posizionarle su qualche camion che di lì a poco si sarebbe diretto sulla via del ritorno. Ho quindi particolarmente gradito la disponibilità mostrata dal personale in sala verso di me, vale a dire un tipo qualsiasi che faceva ingresso in una fase piuttosto concitata qual è quella che vedeva ormai approssimarsi le ore 18 della domenica: non solo nessuno degli addetti ha fatto una piega, come si suol dire, ma il mediatore tecnologico si è subito rimesso al lavoro praticamente solo per il mio paio di orecchie.


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Beh, con tutto questo ben di Dio cosa mi era capitato di ascoltare nei pochi minuti a disposizione previsti dal mio format? "Carnaby Street" di Laera & EnzinoSting. Per carità, brano molto ben inciso, ma insomma un tunz-tunz che non era proprio l'ideale per una valutazione lucida, seppur breve. Il set spingeva a dovere, con un basso profondo ma non slabbrato, anche se l'estensione in alto era mascherata dagli effetti di una compressione piuttosto spinta: il sofisticato programma che avevo in mente di sentire era andato a farsi benedire ed ero stato catapultato in una discoteca con SPL ad alto contenuto testosteronico. Per fortuna, subito dopo veniva riprodotto un brano più potabile, con una notevole estensione tonale.

L'ascolto ha rivelato un suono frenato ma non freddo, che richiamava quelle caratteristiche di neutralità tanto agognate per gli altoparlanti monitor e di trasparenza desiderate dagli audiofili intesi nel vecchio senso del termine. Anche se il berillio non viene più usato, la sensazione di pulizia e di decisa nettezza del messaggio sonoro appariva evidente. Gli aghi dei vumeter si spingevano molto verso destra, segno che il finale lavorava nell'area "giusta". Impietosito dallo sguardo un po' sconfortato del mediatore tecnologico, sono uscito dalla sala velocemente come ero entrato. I diapason servono ad armonizzare l'accordatura di un'orchestra, ma non c'è dubbio che quelli stampigliati sulle macchine top di Yamaha garantiscano sempre set di alto livello qualitativo. Ma visto il poco tempo a disposizione auspicherei... pour la répétition", come si fa al casinò dopo aver messo a segno un colpo vincente!

Per maggiori informazioni sui prodotti HiFi Yamaha: it.yamaha.com/it/products/audio_visual

 

 

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Commenti (4)

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Commento # 1 di: stazzatleta pubblicato il 17 Luglio 2019, 11:23
Yamaha l'ho sempre apprezzata per prodotti HT, non ho mai avuto il piacere di ascoltarla in ambito audiofigo.
L'audiofigo in quanto tale, di solito fugge dai marchi di massa per partito preso, in quanto li considera prodotti più votati ai grandi numeri ed al controllo dei costi piuttosto che all'eccellenza.
Invero che quando questi marchi decidono di fare le cose seriamente, hanno a disposizione tutte le competenze e risorse necessarie per farlo nel migliore dei modi.

Fabio, ormai il tuo format collaudato è una garanzia per il piacere della lettura.
Commento # 2 di: Luiandrea pubblicato il 17 Luglio 2019, 11:45
Gli audiofighi si perdono dei gran bei prodotti, i diffusori in questione ho avuto il piacere di ascoltarli ma con altro setup, altri oggettini come il CD-S3000 sono ormai compagni di ascolti da diversi anni...
Commento # 3 di: adslinkato pubblicato il 24 Luglio 2019, 11:04
Originariamente inviato da: stazzatleta;4975396
Fabio, ormai il tuo format collaudato è una garanzia per il piacere della lettura.


Te ne sono grato.
Speriamo di far meglio, sempreché l'editore mi rinnovi la fiducia!
Commento # 4 di: Emidio Frattaroli pubblicato il 25 Luglio 2019, 20:50
Format SPET-TA-CO-LA-RE!!!

Altro che permesso....

Emidio