Social Buttons AV Magazine su Facebook AV Magazine su Twitter AV Magazine RSS AV Magazine Newsletter

YAMAHA NS-F500

di Pietro di Giovanni , pubblicato il 23 Ottobre 2012 nel canale DIFFUSORI

“I diffusori della casa dei tre diapason testimoniano quanto pesi la ricerca e ottimi componenti sulla resa totale in ambiente. La buona prestazione non è fatta soltanto di tenuta in potenza e di equilibrio timbrico, ma anche di microcontrasto e velocità fulminante”

Gli altoparlanti

La tendenza attuale dei costruttori di altoparlanti che badano molto alle prestazioni acustiche dei diffusori sta andando su due direttrici apparentemente distanti. Da un lato si lavora alacremente sul complesso magnetico e sulla bobina mobile per ottenere il massimo in termini di linearità e quindi di distorsione molto bassa. Dall’altro si cerca di costruire la membrana perfetta, quella che deve essere leggera, per muoversi velocemente, rigida per evitare irregolarità della risposta ed infine smorzata, ovvero sorda e non risonante, in modo da limitare quanto più possibile le colorazioni generate durante il movimento ed appena ritardate nel tempo. La struttura della membrana che sembra fornire i risultati migliori è certamente la struttura a strati di diversi materiali, con l’anima centrale che in genere si preoccupa di smorzare l’interazione distruttiva e risonante della struttura ottenuta.

Quella messa a punto dal costruttore nipponico si chiama A-PMD (Advanced PolymerInjected Mica Diaphragm) ed unisce i vantaggi della cellulosa in termini di leggerezza, alla rigidità della mica iniettata nel compound. Lo smorzamento è ottenuto tramite una struttura polimerica che funge da elemento meno rigido di collegamento. Se date una occhiata alle foto del woofer e del midrange potete notare la grande somiglianza, dimensioni a parte, dei due altoparlanti. Il cestello segue le regole della attuale tendenza aerodinamica, che prevede molta aria alle spalle della membrana. Ci sono voluti anni prima che i costruttori capissero che i cestelli molto sottili ed aperti, come quelli che utilizzavano la Dynaudio e la B&W sin dai primi anni ’90, alla fine riducevano drasticamente la prima e più importante sorgente di riflessione, generata proprio a qualche centimetro dalla superficie emissiva della membrana. Ci sarebbe da aggiungere comunque che i woofer del passato avevano delle membrane molto più pesanti e che il problema si è presentato solo quando le dimensioni sono diminuite drasticamente.

Le ampie feritoie al di sotto del centratore riducono fortemente le colorazioni e le micro-risonanze dovute alla compressione dell’aria, facilitando enormemente lo scambio di calore alla bobina mobile. Non è un vantaggio da poco, credetemi, almeno per la resa del micro-contrasto e della risoluzione ai bassissimi livelli da un lato, ed alla compressione dinamica dall’altro. Certamente sarebbe un’operazione assolutamente inutile se poi il complesso magnetico non fosse estremamente lineare e non distorcente. La bobina mobile, infine, è realizzata con filo di sezione quadrata. In questo modo il costruttore dichiara di aver ottenuto un incremento del 27% di area del filo immersa in un campo magnetico estremamente costante. Ah, facendo le misure sia sui midrange che sui woofer dei costruttori attenti a queste finezze progettuali ho notato che la misura della distorsione a pressioni molto basse dice molte cose in più di quello che affermano molti costruttori sulle non linearità a pressioni elevate.

Giusto per capire con che altoparlante avessi a che fare ne ho misurato anche i parametri caratteristici, tanto per carpirne i segreti. La frequenza di risonanza è mediamente bassa, con i 37,78 Hz dovuti ad una massa mobile di 17,14 grammi ed una cedevolezza unitaria (1 millimetro di spostamento per un Newton di forza applicata). Il fattore di merito totale vale 0,268, un valore molto basso, dovuto ad un fattore di merito meccanico elevato, 4,742, ed un fattore di merito elettrico basso, figlio a sua volta di un buon valore del fattore di forza (8,22 Tesla per metro) . Va notato che la resistenza elettrica della bobina mobile è di 4,72 ohm e che otto Tesla per metro con questa Re significano molto. Il picco di risonanza vale infatti ben 83,4 ohm con un notevole divario rispetto alla Re. Il volume acustico equivalente alla cedevolezza delle sospensioni è stato misurato in 27,9 litri, un valore addirittura inferiore al volume di carico del bass reflex. In queste condizioni, con una frequenza di accordo di 42 Hz come quella scelta si potrebbero ipotizzare escursioni notevoli della membrana, ma per fortuna la buona cedevolezza ed il disegno del complesso magnetico limitano fortemente le non linearità.

Il tweeter è una bestia abbastanza strana, difficile da rimuovere ed altrettanto difficile da analizzare. La risonanza mediobassa e la particolare costruzione dell’equipaggio mobile però aiutano anche sulle note alte la resa dei particolari. La leggerissima bobina mobile è fissata infatti direttamente alla cupola di alluminio e magnesio, senza interposizione di altri materiali, in modo da operare come se fossero una cosa sola, riducendo così drasticamente le esitazioni dovute al materiale cedevole usato per l’incollaggio. Il suono di questa cupola è comunque sufficientemente lontano da quello trapanante dei tweeter metallici di prima generazione.