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Formati audio cinematografici - parte I

di Edoardo Ercoli , pubblicato il 01 Febbraio 2005 nel canale DIFFUSORI

“Dall'audio monofonico fino ai primi standard multicanale analogici. In questa prima parte seguiremo l'evoluzione dei formati audio cinematografici su base analogica, in parte utilizzati ancora oggi nelle sale cinematografiche. Un viaggio fino alle porte della rivoluzione digitale molto interessante.”

Tecnologia ottica e sistemi magnetici

Dai primi esperimenti di audio monofonico, fino al primo audio multicanale standardizzato da Dolby, la codifica del segnale è sempre stata analogica. In particolare, la traccia audio - situata tra la serie dei fotogrammi e la perforazione laterale di trascinamento - consiste in un’area opaca longitudinale che varia punto per punto in larghezza a seconda delle variazioni del suono; questa è stampata contemporaneamente ai fotogrammi sulla pellicola come un’immagine.

 

Schema del sistema di lettura ottica con LED 

La riproduzione della traccia audio avviene mediante lettura ottica. Durante la proiezione del film un raggio di luce illumina la traccia sonora (3): il flusso luminoso viene emesso da una lampada eccitatrice o da un LED (1), presenti sulla testina del proiettore.

 

Immagini di alcuni gruppi ottici di lettura delle tracce audio analogiche

Il flusso luminoso che attraversa la traccia audio subisce delle variazioni che vengono lette da un dispositivo sensibile alla luce (fotocellula) posto simmetricamente alla sorgente rispetto alla pellicola (2). Il dispositivo di lettura converte il segnale luminoso nel corrispondente segnale elettrico da inviare a decoder e amplificatori finali.

Fortunatamente, nei primi anni '50, per apportare qualche miglioramento alla fedeltà audio dei film si decise di dotare le pellicole 35mm, dopo la stampa, di piste magnetiche. Costituite da un materiale a base di ossido di ferro - simile a quello dei nastri magnetici - le piste audio erano poste sia ai margini oltre le perforazioni, sia tra queste ultime ed i fotogrammi.

 

Schema di una pellicola con piste magnetiche disposte sui lati

Con l'introduzione delle piste audio magnetiche, fece la sua comparsa anche il primo audio multicanale in una versione a 4 canali. Le voci degli attori provenivano da sinistra, destra, dal centro dei nuovi grandi schermi panoramici da poco introdotti (nasce in quegli anni anche il Cinemascope) e perfino da dietro le spalle degli ascoltatori: un tentativo abbastanza ben riuscito di rendere una scena sonora tridimensionale, come in effetti è nella realtà.

 

I numerosi altoparlanti posteriori riproducono lo stesso canale

I principali sistemi magnetici adottati furono due. Il 35mm Cinemascope a quattro tracce fu introdotto col primo film in tale formato: The Robe (La tunica). Il secondo sistema era un 70mm a sei tracce Todd-AO, usato per la prima volta in “Oklahoma”, ed ebbe una vita piuttosto breve.

Largamente usato negli anni 50 e 60, già dagli anni 70 la produzione di film con tracce magnetiche subì una drastica riduzione, sia perché l’industria cinematografica aveva in quegli anni un declino globale, sia per l’elevato costo di tali produzioni e della manutenzione degli impianti di lettura.

 

Una delle poche produzioni in formato TODD-AO

Il sonoro magnetico rimase dunque riservato alle grandi produzioni con grossi budget; la maggior parte dei film tornò ad avere la traccia ottica (meno fedele di quella magnetica): l’audio al cinema faceva un passo indietro per la qualità, proprio mentre nelle case cominciavano a diffondersi largamente gli impianti HiFi stereofonici.