PynkyZ ha detto:
Insomma, se pensano di poter condannare chichessia, Juve, Milan Fiorentina, Lazio etc etc Solo sulla base delle intercettazioni telefoniche, non hanno proprio ben chiaro come funzioni la giustizia, penale e sportiva
La penale non so, ma la sportiva funziona così:
Dal sole24ore.it:
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Sono passati solo 32 anni ma sembra un secolo.
Nel calcio che cambia alla velocità della luce, moltiplicando in maniera esponenziale gli interessi, azzerando o quasi il suo spirito ruspante fatto di sudore e di magie, certi ricordi in bianco e nero sembrano anacronistici. E lontanissimi. Fa quasi tenerezza ricordare il Verona, accusato nel 1974 di illecito sportivo per una telefonata riportata per interposta persona, che venne retrocesso in serie B.
Bruno Garonzi è il nipote di quel Saverio Garonzi, allora presidente della società gialloblù, che ebbe l’ardire di negare davanti all’ufficio inchieste di aver telefonato a un giocatore del Napoli alla vigilia di una partita tra il Verona e la squadra partenopea.
I rapporti tra società e giocatori erano molto diversi rispetto quanto accade oggi. Niente intermediari Re Mida che trasformano in oro una firma su un contratto, solo un presidente che ti offre l’opportunità della vita: lavorare col pallone tra i piedi.
«Per mio zio, ogni calciatore che vestiva la maglia del Verona era come un figlio. Gringo (Clerici: il centravanti brasiliano del Verona passato al Napoli, ndr) era uno di quelli. Ancora un anno di carriera professionistica, appunto, a Napoli e poi sarebbe tornato in Brasile per avviare un’attività extra sportiva. Si erano già sentiti altre volte telefonicamente e la sera prima della gara mio zio lo chiamò, mentre stava in ritiro. Probabilmente fu quello l’errore. La scelta di tempo. Chiacchierarono un po’ dei progetti futuri del calciatore e lui disse che avrebbe potuto dargli una mano per l’apertura di una concessionaria di auto una volta che fosse tornato in Brasile. La telefonata si chiuse con una battuta. Domani, mi raccomando, fai il bravo!».
Tre parole di troppo. Accanto a Clerici, un dirigente del Napoli assisteva alla conversazione che i due, guarda caso, non si erano premurati di nascondere. I contenuti finirono su un giornale napoletano che gridò allo scandalo e l’ufficio inchieste fece il seguito.
«Una telefonata pagata carissima. L’unica soluzione sarebbe stata negare anche di fronte alle insistenze dei giudici federali. Invece mio zio, messo di fronte al fatto compiuto, cedette e ammise di aver fatto quella chiamata. La punizione fu pesantissima. Lui fu squalificato e il Verona retrocesso d’ufficio. Mi creda, per la mia famiglia fu scioccante. Un vero dramma. Il Verona tornò in serie A l’anno successivo, ma ormai era subentrata la fase del disamore».
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