IMAX e risoluzione: tutta la verità!

La situazione a Roma sembra non sia particolarmente felice, almeno da quello che si legge qui:

https://www.avmagazine.it/forum/17-cinemalcinema/325537-sale-di-qualita-a-roma

Ho chiesto qualche info di prima mano a un amico che si occupa di post produzione, distribuzione e altri servizi per il cinema. Vi terrò aggiornati.

Sarò a Roma probabilmente la prossima settimana ma avrò tempo solo di verificare la qualità della sala IMAX a Porta di Roma
 
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La situazione a Roma sembra non sia particolarmente felice, almeno da quello che si legge qui:

https://www.avmagazine.it/forum/17-cinemalcinema/325537-sale-di-qualita-a-roma

Ho chiesto qualche info di prima mano a un amico che si occupa di post produzione, distribuzione e altri servizi per il cinema. Vi terrò aggiornati.

Sarò a ..........[CUT]

Grazie. A beneficio di tutti, trovo le sale del Cinema Barberini le migliori per quanto riguarda la comodità delle poltrone. Non sono mai stato ancora nella sala Dolby Atmos (la 5), forse rimedierò.
 
Grazie!

Domanda lecita e interessant, la tua. Italia centro dove di preciso? Per 70mm 5 perf ad esempio c'è la cineteca di Bologna...

Emidio

Centro Italia tirando una linea retta su Roma, quindi non mi dispiacerebbe se a Roma ci fosse qualcosa di "riferimento" sia per Oppenheimer ma anche per qualche altro film che meriti davvero la visione in sala; nella mia zona il cinema, a detta di mia moglie che non è del campo, si vede male... immagini scure e pixelate, volevo trovare una sala che mi tirasse fuori un effetto wow, cosciente che prima o poi a Melzo ci dovrò andare.

Leggendo un pò i vari dibattiti mi sta venendo il sospetto che questa pellicola 70mm possa risultare una delusione... per me il riferimento è il mio TV Oled a casa, quando vedo contenuti 4k non compressi...

Sono curioso della tua esperienza a Roma, facci sapere
 
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Centro Italia tirando una linea retta su Roma, quindi non mi dispiacerebbe se a Roma ci fosse qualcosa di "riferimento" sia per Oppenheimer ma anche per qualche altro film che meriti davvero la visione in sala; nella mia zona il cinema, a detta di mia moglie che non è del campo, si vede male... immagini scure e pixelate, volevo trovare un..........[CUT]

Anche io a casa ho lo stesso riferimento, e quindi quando vado al cinema è difficile rendermi soddisfatto.
Ho visto “Oppenheimer” all’IMAX UCI Porta di Roma e come cinema (esclusivamente per quella sala) non lo trovo male, ma penso si possa fare di più (il rapporto qualità/prezzo, secondo me, è proprio al limite, tendente allo sconveniente).
 
Dopo i complimenti intervengo riguardo alla indicazione del motion blur in ripresa.
Nel cinema il tempo di otturazione è tipicamente 1/48s con pochissime varianti utilizzate per "deviazioni artistiche".
Questo tempo è determinato dai classici 24fps secondo la formula 1/2*fps.
Questa regola vale anche per il cinema digitale.
Se in una ripresa con movimento si varia la velocità di otturazione aumentandola, a titolo di esempio, a 1/4*fps ovvero 1/96s si ottiene una visibile diminuzione del mosso in ripresa (da ora motion blur) che tuttavia si paga in:
1) Perdita della "fluidità" del materiale cinematografico, 24 fps sono già di loro limitati ma ci siamo abituati e lo consideriamo "look cinematografico", diminuendo la velocità di otturazione le differenze fra fotogrammi adiacenti non vengono mascherate dal motion blur e il filmato diviene più saltellante.
2) Si paga un diaframma

Ci sarebbero ulteriori considerazioni su come i 24 fps hanno storicamente avuto impatto a livello artistico nel cinema.
Ad esempio un eccesso di movimento causa perdita di nitidezza, quindi la velocità delle carrellate è tipicamente bassa, le macchine sono tipicamente montate su cavalletto, la velocità dei movimenti degli attori (di solito) bassa.
Quando qualcuno comincia a trasgredire (la trasgressione fa parte dell' arte) per essere originale possono emergere problemi di non poco conto come ad esempio in certi "film" di Michael Bay in cui la frenesia porta a non capire quasi nulla.

Dato che siamo in tema ... una critica a livello artistico anche al (mostro sacro) Christopher Nolan :D :D, la ossessione per le inquadrature strette unite al diaframma aperto della ottica di ripresa trovo non siano pienamente coerenti con la necessità di impiego di un formato di ripresa di un formato extra large.
In pratica il fuoco per il 90% del film è solo sul protagonista che parla, campi larghi pochini, profondità di campo estremamente limitata .... quale è il senso di riprendere con questo formato?
 
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Francamente il tono dell’articolo non mi è piaciuto. Aggressivo scritto elevandosi nello scranno del professore. Qualsiasi persona che ha fotografato su pellicola e oggi lavora su file raw di moderni sensori su moderni software conosce la distanza siderale tra le due tecnologie. Dubito che nel 2023 si usi ancora molta pellicola al di la di quanto dichiarato. Poi fare rumore per attirare attenzione nel bene e nel male è da sempre il più classico dei metodi per far parlare di se… e chi più forte urla ed inveisce più bravo è in un “decrescendo” nel passare degli anni che non sembra mai aver fine.
Sarà che sto invecchiando e preferisco i toni sobri, maturi, e moderati, soprattutto quando si vuol dare un tono tecnico alle discussioni che mi permetto la mia dissonante critica.
Ora vi saluto e vi lascio crocifiggermi come mi merito ;-)
Un saluto
Ilario
 
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Francamente il tono dell’articolo non mi è piaciuto. Aggressivo scritto elevandosi nello scranno del professore....[CUT]
Sono parecchi anni che, ad ogni articolo su un contenuto IMAX, puntualizzo su queste pagine gli aspetti tecnici della faccenda. In fondo all'articolo ho inserito alcuni link a vecchi articoli (nella sezione 'articoli correlati').

Il mio tono è sempre il solito. Magari un po' appassionato. Ma addirittura aggressivo? Ho semplicemente descritto e sottolineato dei dati oggettivi, non mi sono mai sottratto al confronto e non ho mai avuto bisogno di alzare la voce per catturare l'attenzione del nostro pubblico.

Ho fornito dati, elementi certi e verificabili, citando fonti super autorevoli. Che è l'abitudine su queste pagine. Sembra anche che quell'elevarsi nello scranno, abbia un ché di negativo. E non capisco il senso di una critica del genere. Questo articolo su IMAX non è un commento artistico o un parere soggettivo ma è molto più un articolo tecnico. Il tono deve essere rigoroso e l'esposizione più chiara e semplice possibile. Non devo essere simpatico.

Ho anche sottolineato che Oppenheimer (come la totalità delle opere in cui si incontrano Nolan e Van Hoytema) non è un contenuto adatto a sfruttare il vantaggio di risoluzione del formato a 15 perforazioni. Se avessi avuto l'intenzione di essere aggressivo, un po' come nel mio commento in 'The Batman', avrei puntualizzato - ad esempio - la lunghissima lista di inquadrature in Oppenheimer in cui non c'è un piano di messa a fuoco, l'incomprensibile scelta di tenere nel montaggio finale dei tagli in cui sembra sia stato usato un 35mm ad altissima sensibilità, invece che un 65 a 15 perf. Ci sono poi i vari orrori di messa a fuoco su inquadrature molto lunghe e in cui l'occhio cerca disperatamente il punto in cui il direttore della fotografia vorrebbe che concentrassi la tua attenzione, senza successo.


L'altro giorno all'IMAX di Orio ho cronometrato il tempo delle sequenze con negativo a 15 perforazioni. Lo so: sono da ricovero coatto. Poco più di 30 minuti di sequenze con rapporto d'aspetto in 1,89:1.

La maggior parte sono concentrate nella parte centrale del film, a cavallo di 'Trinity'.

Nella prima ora non solo non c'è quasi nulla (10%) e spesso non si comprende il senso di infilare qualche decimo di secondo in 15 perf all'interno della sequenza basata quasi totalmente in 5 perf. Almeno io non l'ho capito.

Non ho capito neanche il senso di infilare una sequenza a colori tra tutte quelle in bianco e nero nel piano temporale dell'incontro attorno al tavolo (col vaso di fiori in mezzo) in cui si discute di bomba h, di russi e compagnia. Oppure il cambiare spesso tra 15 e 5 perf nei pezzi in bianco e nero.

Ci sono poi delle scene che davvero non riesco a comprendere. Come il primissimo piano di Truman che, davanti ad Oppy che si rende ridicolo ai suoi occhi per l'esternazione dei suoi sensi di colpa (Gary Oldman è spettacolare), si sporge ancora di più verso la cinepresa fino ad andare completamente fuori fuoco, COMPLETAMENTE, mentre nel gioco di inquadrature, con quella di Murphy (ovvero qualche millimetro quadrato di guancia) almeno un piano di messa a fuoco c'è.


Ce ne sono tante di robe del genere a cui non riesco a dare un motivo artistico. Quando Oppy apprende la notizia di Hiroshima, tiene un breve discorso al gruppo di lavoro nel piccolo auditorium. Una scena di una intensità stupefacente, con Oppy dilaniato dai sensi di colpa e con un montaggio audio di una bellezza disarmante. Quando Oppy inizia a parlare, il 'piano americano' su di lui è completamente fuori fuoco. E non ha senso. Come non ha senso il fuori fuoco sui mezzi che portano via le due casse...

Come si fa a sbagliare in quel caso?

Eppure, nonostante tutto, il film a me piace. Nonostante mi sono distratto più volte anche alla prima proiezione, Nolan e Van Hoytema sono riusciti a farmi immergere nelle immagini e nella storia.

E comunque, anche senza considerare quelli che per me sono gravi errori di messa a fuoco, la verità è che per contenere la risoluzione effettiva di questo film basterebbe (e avanzerebbe) un 2K. Perché le ottiche scelte per questo film (alcune realizzate per l'occasione) sono oggettivamente molto 'morbide' già di partenza e l'utilizzo di diaframmi giganteschi, spappola ancora di più i dettagli in quei pochi micrometri di profondità di campo che rimane. Anche nelle inquadrature dei paesaggi. Magari con diaframmi talmente chiusi che il risultato è il medesimo.

Quindi risoluzione praticamente 2K. E per il dettaglio basterebbe forse anche la metà, ovvero un 1280x720p. Perché sia ben chiaro: risoluzione e dettaglio sono cose ben diverse. Ma ovviamente non avrebbe senso. Perché proiettando in digitale 2K si vedrebbero i pixel. E nelle sale IMAX Digital 2K i due proiettori aiutano pure a 'rimescolare' quei pochi pixel a disposizione.

L'importanza di un positivo 70mm o di un eccellente 4K è tutta qui: permettere di proiettare su schermi grandi, molto grandi e avere il pubblico molto vicino allo schermo, senza che si percepiscano i pixel.

Ma di 11K o di 6K in quelle immagini non c'è proprio nulla. E ho cercato di spiegare il perché.

Arriverà il momento che uscirà l'edizione in Blu-ray Disc 4K e potrete tutti verificare quello che ho scritto. Perché una edizione in 4K, benché con informazioni sul colore ad un quarto della risoluzione 4K (il component 4:2:0), sarà più che sufficiente. E le informazioni HDR quasi inutili, un po' come in Dunkirk e Interstellar, con alte luci spesso bruciate.
 
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Emidio Frattaroli ha detto:
la verità è che per contenere la risoluzione effettiva di questo film basterebbe (e avanzerebbe) un 2K.
Forse con la post produzione nel dominio digitale, non con il processo interamente analogico di cui Nolan si avvale. A causa delle perdite generazionali di cui tu stesso hai scritto.
A questo proposito, le Kodak "intermediate" sono pellicole appositamente progettate per il laboratorio (non sono utilizzabili in ripresa, per essere più chiari), hanno una velocità equivalente di 1 (uno) ASA e vengono stampate a contatto. Se la perdita generazionale, nel 65mm verticale/orrizontale, è così elevata come si deduce dall'articolo, non riesco ad immaginare cosa si vedesse in sala all'epoca delle proiezioni dei Techniscope di Leone, che avevano pure un passaggio ottico, dovendosi realizzare un positivo da proiezione anamorfico. Siamo sicuri che si riuscisse a distinguere Eastwood da Wallach? :D :D

L'importanza di un positivo 70mm (o di un eccellente 4K) è tutta qui: permettere di proiettare su schermi grandi, molto grandi e avere il pubblico molto vicino allo schermo, (senza che si percepiscano i pixel).

Tutta qui
? Secondo me, è stata la ragione d'essere del 70mm. A parità di ingrandimento, non c'è un reale vantaggio qualitativo rispetto al 35mm. Non mi fraintendere, intendo nel senso che il vantaggio è rappresentato proprio dalle dimensioni generose dello schermo, con il pubblico più vicino, come hai scritto, a sottolineare la grandiosità del Cinema. (Per tacere della parte audio: le copie 70mm avevano multipiste magnetiche con cui la traccia ottica del 35mm non poteva nemmeno lontanamente competere. Fino all'intuizione di un certo Ray Dolby: da quel momento, le cose iniziarono a cambiare. Ma questa è un'altra storia.)

Perché le ottiche scelte per questo film (alcune realizzate per l'occasione) sono oggettivamente molto 'morbide' già di partenza e l'utilizzo di diaframmi giganteschi, spappola ancora di più i dettagli in quei pochi micrometri di profondità di campo che rimane. Anche nelle inquadrature dei paesaggi. Magari con diaframmi talmente chiusi che il risultato è il medesimo.

Se le pregevoli ottiche Carl Zeiss fornite da Hasselblad sono "morbide", probabilmente si tratta di una precisa richiesta/scelta progettuale. Non è soltanto una questione di diaframma in senso assoluto; gli obiettivi per il 65mm, soprattutto IMAX, hanno una distanza focale elevata; un grandangolo ha la focale equivalente di un medio tele per il 35mm. Ovvio che la profondità di campo sia già particolarmente limitata. Con l'IMAX di sicuro non si lavora in iperfocale. Considerato il ricorso alla tipica terna di sensibilità, direi sia abbastanza probabile anche un utilizzo di un diaframma intermedio :D

Non saprei, dopo avere letto il tutto, mi è rimasta un po' la sensazione di una volontà di descrivere i progetti di Nolan come realizzazioni di dilettanti allo sbaraglio.
Ma probabilmente sono io ad essere prevenuto... Ammetto che il processo interamente analogico ancora mi affascina e sono convinto che tali produzioni siano alquanto complesse. Il lato artistico, ma anche se questa particolare tecnica al servizio dell'arte, oggi abbia ancora un senso, raggiunga un risultato, è invece argomento soggettivo e rientra nella sfera delle opinioni personali.
 
revenge72 ha detto:
2) Si paga un diaframma

Teoricamente è corretto.
Ma un diaframma si recupera facilmente. Con un frame rate così basso, il problema è che se si usa un tempo di otturazione più veloce, l'immagine risulta ancora più innaturale, relegando 1/96" a particolare effetto stilistico, come hai scritto. Tanto è vero che non tutte le mdp montavano un otturatore ad angolo variabile.
 
Teoricamente è corretto.
Ma un diaframma si recupera facilmente. Con un frame rate così basso, il problema è che se si usa un tempo di otturazione più veloce, l'immagine risulta ancora più innaturale,.........[CUT]

Con la luce naturale di giorno e 250 ASA :D il problema non esiste.
Può essere un problema se fai una falsa illuminazione naturale come quella che filtra dalle finestre dell'albergo in Shining dove serve letteralmente raddoppiare il numero di lampade oppure passare a 500 ASA accettando la grana.

Ma è comunque un problema da poco e vale solo per le riprese con pellicola, in digitale zero problemi e sbattimenti.

..A questo proposito, le Kodak "intermediate" sono pellicole appositamente progettate per il laboratorio (non sono utilizzabili in ripresa, per essere più chiari), hanno una velocità equivalente di 1 (uno) ASA e vengono stampate a contatto. Se la perdita generazionale, nel 65mm verticale/orrizontale, è così elevata come si deduce dall'articolo,


Parliamo di vita vissuta.
Ti ricordi quando qualche anno fa mettevano in vendita diapositive nei luoghi turistici.
Gli scatti in originale erano realizzati da fotografi professionisti con macchine e vetri di prima scelta, l'originale era spesso Kodachrome 25/64 ASA.
Queste diapositive di seconda generazione, copiate a contatto con le stesse procedure (intermediate) manifestavano una risoluzione inferiore a quelle realizzate con la mia Minolta e ottiche amatoriali.

A dirla tutta se oggi prendo una diapositiva da me realizzata con la Fujichrome VELVIA 50 (in pratica il massimo possibile in E6) e ne eseguo la scansione con tutte le attenzioni possibili (si ho anche questa perversione :D gradita ai personaggi che popolano le foto) la qualità in termini stretti è inferiore a quella che ottengo con lo stesso vetro (e diaframmi) montato sulla CANON 6D MK2.

Giusto per essere chiari ai bei tempi un 24x36mm con una pellicola del genere (anche con la Kodachrome 25/64) reggeva bene fino a un ingrandimento 10x.
Questa è una mia su Fujicrome Provia 100 ISO; già a 3270 × 2168 (7,1 Mpixel) su una pellicola di prima generazione a sensibilità medio bassa e formato 24x36 mm con ottiche sferiche (due diaframmi li chiudevo sempre) sono sovrabbondanti a catturare tutta la pur "fine" grana.
Clicca sulla foto per visualizzarla a piena risoluzione.


Qualche anno dopo, con una volgare Canon 600D (sensore APS) e con lo Zenit HELIOS 58mm a F2,0 guarda la differenza.
 
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Nel mondo analogico, non esiste un duplicato senza perdita di qualità. Essa c'è sempre.
Ho lavorato una decina di anni in un laboratorio fotografico, sono cose che ho toccato con mano, per così dire.
Sul Techniscope di Leone, spero si sia capito che l'intenzione era di fare, più o meno, una battuta scherzosa.
Non voglio mettere in discussione il documento Arri: se fanno i test come costruiscono macchine da presa, direi si possa stare tranquilli :D
In ogni caso, nelle proiezioni, riveste una fondamentale importanza la distanza di visione. Tornando un momento al Techniscope, i campi lunghi erano impietosi. Ma sono cose arcinote.

(PS: Bellissimi i cani)
 
….A dirla tutta se oggi prendo una diapositiva da me realizzata con la Fujichrome VELVIA 50 .........[CUT]

Ciao Revenge,

Grazie per avuto tempo e voglia di ripescare uno scatto su pellicola e da un sensore APSC, e già qua hai fatto un enorme regalo al mondo analogico…. E in termini di dettaglio e grana sono a distanze siderali.
Io scatto dal 1984 e posso tranquillamente complimentarmi per lo scatto su pellicola e per qualità dell’ottica che hai usato e forse più determinate ancora per come hai scansionato.

Ci sarebbe da parlare della rottura di maroni del settaggio dello scanner per diapositive che bisogna usare.
Della manciata di EV che si avevano disponibili sulla pellicola.
Della necessità di centrare l’esposizione al 1/3 di diaframma soprattutto con le maledette velvia
Della frustrazione di vedere lo scatto a rullino finito e sviluppato…

Contro oggi dove si hanno oltre 10 EV di latitudine di esposizione, e generazioni di ottiche con capacità risolutive molto superiori alle migliori ottiche di soli 25 anni fa (e parlo di Zeiss) con la comodità di vedere immediatamente il lavoro fatto e poterlo aggiustare al meglio…

E non stiamo ancora parlando dell’editing post produzione tra analogico e digitale.

Per chi ha toccato anche solo di sfioro i due mondi, nel 2023 è talmente siderale il divario, che anche solo parlarne e scendere sul piano di un contraddittorio su chi sostiene il contrario è squalificante.

Al pari di chi oggi sostiene che la Giacosina fiat 500 è migliore di una moderna tesla… ragionamenti da assidui Frequentatori di uno squallido “bar sport” di provincia, nulla più!

Di proposito non entro nel merito sulle critiche artistiche di quest’opera che per dimensioni ed investimenti ha reclutato tra i migliori tecnici ed artisti al livello mondiale, i quali come è ovvio che sia, hanno fatto il peggio del peggio della loro carriera, tombandola definitivamente.

Seriamente… per quelli che non frequentano i “bar sport” sappiamo tutti che conta un solo numerino vero??? E non mi pare abbia fatto male sotto quell’aspetto ;-)

Tutto il resto “xe ciacoe” come si dice dalle mie parti!
 
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revenge72 ha detto:
Queste diapositive di seconda generazione, copiate a contatto con le stesse procedure (intermediate)...

Le "intermediate" sono emulsioni negative, mentre per la duplicazione si usano le reversal, ossia emulsioni invertibili.
Comunque, ti assicuro che molti laboratori, soprattutto per le lavorazioni amatoriali, duplicavano le diapositive con una normale pellicola da ripresa a bassa sensibilità.
Ad ogni modo, nulla cambia nell'economia del discorso :)

Invece, scusami, rileggendo con più calma, non sono proprio certo di avere compreso la morale della favola :D Con il tuo intervento, e con gli esempi, cosa desideravi puntualizzare nello specifico?
(PS: Purtroppo, al momento, non sono in grado di visualizzare in modo adeguato le foto che hai linkato)
 
Per duplicare una diapositiva si usa(va) un positivo a contatto, nel mio discorso ci sono solo diapositive.

La pellicola originale era, come ho già scritto, frequentemente Kodachrome 25/64 (lo si deduce dai rossi e dalla saturazione del duplicato).

Il positivo copia (come il Kodak Edupe 6 ISO) ricavato dalla diapositiva originale veniva montato su telaietto di cartoncino :eek: e venduto ai turisti.

Il passaggio era quindi singolo positivo-positivo.

Una singola copia analogica a contatto dell'originale (realizzato da professionisti con attrezzature e procedure PRO negli anni di gloria) era sufficiente degradare la nitidezza a livelli inferiori a quelli delle diapositive amatoriali (nel senso realizzate con reflex e ottiche amatoriali... pellicole no spendevo e spandevo ��).

Le considerazioni sulle misure di stampa sono dirette e dall' esperienza non indotte, la Velvia in formato 24x36mm reggeva benino ingrandimenti 10x su cibachrome (stupendo l' effetto metallizzato) già le 100 ISO cominciavano a faticare a reggere "la pagina intera"; il tutto è confermato tutto anche nei più costosi libri fotografici del' epoca.
Ne ho uno "illuminante" della Magnus realizzato da Hervé Champollion del 1987 su Parigi, illuminante perché tutte le foto sono catalogate con macchina/ottica/diaframma/tempo/ pellicola utilizzate.
Per la doppia pagina usò esclusivamente il medio formato (Pentax 645), per le foto fino alla pagina intera il 35mm di Nikon ed esclusivamente ottiche fisse, come pellicole Fujichrome 50 RFP e 100 RDP; in tutta franchezza la Canon 6D Mk2 con due zoom della Tamron (24-70 F2.8 e 70-210 F4) si mangia a colazione anche la Pentax 645 con RFP 50 e ottica fissa.

Per gli esempi ho usato un ritratto con pellicola professionale a 100 ISO realizzato con un 100 macro chiuso almeno a F5.6, alla risoluzione risultante (che non è esorbitante) si vede tutto il dettaglio fino alla grana.
La obsoleta Canon 600D con sensore APS-C e vetro vintage sovietico Zenith Helios 58mm F/2 (focale risultante equivalente a 93mm) adattato e usato a tutta apertura le suona alla grande alla attezzatura tutta analogica.
 
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Per duplicare una diapositiva si usa(va) un positivo a contatto, nel mio discorso ci sono solo diapositive.
Scusa, ma leggi quello che scrivo?
È esattamente la mia precisazione. Nel tuo post precedente, che ho quotato, in riferimento alla duplicazione della diapositiva, hai scritto "intermediate".
Ho solo specificato che la pellicola "intermediate", nel cinema, è un'emulsione negativa. Nella duplicazione della diapositiva non c'è nulla di intermedio: è una copia diretta e si utilizza un'altra emulsione positiva, "reversal", appunto. Quello che anche tu hai specificato dopo, nel tuo ultimo post.
La mia era semplicemente una innocente precisazione ad una tua precedente svista :)

Per tutto il resto: allora avevo inteso bene.
Però, non comprendo cosa c'entri con la questione.
Non ho mai scritto di una superiorità analogica sul digitale, forse mi confondi con qualcun altro.
In riferimento a Nolan: piaccia o meno, sceglie di lavorare interamente in analogico. Ragione per cui disquisivo sull'analogico.
Però mi ritrovo sempre a leggere interventi sulla superiorità del digitale.
È frustrante... :D
 
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Cosa ti frustra? Il fatto che vengano definiti come difetti quelle che tu definisci come "normali caratteristiche?

Il fatto che la qualità cali in modo ben visibile anche con copie a contatto è un difetto del procedimento, preferisci forse che usi il termine "caratteristica" . Sono molto schietto nelle discussioni tecniche, ad esempio quando metto il sovietico Helios 58 mm su una macchina moderna lo faccio perché sfrutto i difetti di tale ottica per ragioni "artistiche"; per lo stesso motivo altri (The Batman) hanno utilizzato proprio la stessa identica ottica per trarne vantaggio dai difetti.

Quello che intendo è che la singola copia analogica degrada la risoluzione in modo visibile anche con copie a contatto, la copia di negativo con negativo = internegativo oppure duplicazione di diapositiva è una procedura tecnicamente identica, la Kodak Edupe utilizzata per la duplicazione delle diapositive aveva una sensibilità di 6 ISO.
Le copie perdono nitidezza in modo ben visibile.
Non scherzare troppo, in questo forum non lo trovo appropriato.
Sono difetti anche:
Flare, vignettatura, sfocato dell'anamorfico, coma, grana grossa, errori di messa a fuoco, carrellate troppo veloci, riprese traballanti, inquadrature tagliate male, ecc.
Esiste la possibilità di un uso artistico dei difetti? Ovviamente si, il giudizio se il giochetto funziona o meno va riservato nella sfera artistica.
Se prendiamo il film ad esempio c' è da chiedersi se in un film di primi piani con profondità di campo ridotta e ottiche morbide giustifichi, sia coerente e opportuno effettuare riprese in 70mm.
Il titolo di questo specifico thread però riguarda la risoluzione dell' IMAX quindi con la discussione artistica siamo più OT che quando faccio i confronti fra diapositive e sensori APSC.
 
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Incominciamo, ahimè, dalle cose spiacevoli.

Non scherzare troppo, in questo forum non lo trovo appropriato.

Sia ben chiaro: scherzo se e quando lo ritengo opportuno e la misura non sei certo tu a dettarmela. Se non lo trovi appropriato e se non ti interessa confrontarti con il sottoscritto, puoi evitare tranquillamente di farlo. Ti rassicuro: dormo lo stesso :D

Non ti conosco personalmente, ma ho letto molti tuoi interventi e, a giudicare da questi, ti considero un forumer preparato. Sarei uno sciocco a non riconoscerlo. Il fatto, semmai, è che non sei il solo ad esserlo.
Sospetto che il problema sia stato un fastidio per la mia puntualizzazione, nonostante abbia chiaramente specificato di considerare la tua, una semplice svista e di avere segnalato esclusivamente per amore di precisione.

Queste diapositive di seconda generazione, copiate a contatto con le stesse procedure (intermediate) manifestavano una risoluzione inferiore a quelle realizzate con la mia Minolta e ottiche amatoriali.

Ma, visto che ti definisci schietto e siamo in un forum tecnico, comportiamoci di conseguenza: la duplicazione a contatto delle diapositive NON viene fatta con pellicole "intermediate". Solo questo ho precisato.

la copia di negativo con negativo = internegativo

Sbagli. La copia negativo/negativo da origine all'INTERPOSITIVO.

Ma davvero vogliamo continuare così?
Non era più semplice da parte tua "ammettere" la svista e/o passare oltre?
Invece, no. Rispondi, ripetendo concetti che non ti ho contestato, scrivendo un intervento fiume con riferimenti a tecniche, apparecchi fotografici, fotografi e manuali.
(A proposito, la Pentax 645 l'ho usata pure io, così come Pentax 6x7, Zenza Bronica, Hasselblad, Fatif 10x12 e 13x18. Ho anche letto qualche libro e manuali. Se desideri impressionarmi, perdi tempo)


Il fatto che la qualità cali in modo ben visibile anche con copie a contatto è un difetto del procedimento....
Quello che intendo è che la singola copia analogica degrada la risoluzione in modo visibile anche con copie a contatto

A parte in quale misura, ho forse mai negato? Ti ho raccontato della mia esperienza in un laboratorio fotografico: mi pagavano anche per le duplicazioni. Direi che non serva aggiungere altro.


Cosa ti frustra? Il fatto che vengano definiti come difetti quelle che tu definisci come "normali caratteristiche?

No, nessuna "frustrazione" in ciò. Un appassionato di analogico, se considera tutto come difetto, è meglio che cambi hobby. Ti ho già detto in altro topic trattarsi di una questione filosofica, non tecnica. Sulla tecnica, non si può negare l'evidenza, ovviamente.

Se prendiamo il film ad esempio c' è da chiedersi se in un film di primi piani con profondità di campo ridotta e ottiche morbide giustifichi, sia coerente e opportuno effettuare riprese in 70mm.

Una discussione simile ha vita breve, perché, alla fine, scivola sull'opinione. Oppure si scontra con le scelte di un regista a cui la Produzione affida budget da centinaia di milioni di dollari, che si avvale della collaborazione di un pluripremiato e candidato all'Oscar direttore della fotografia, ma che però commette errori su errori. Non solo sbaglia, ma reitera pure, in quanto, all'uscita dei suoi film, le considerazioni tecniche sono sempre le stesse. Ma va bene così :)

Il titolo di questo specifico thread però riguarda la risoluzione dell' IMAX quindi con la discussione artistica siamo più OT che quando faccio i confronti....

Ma non ne faccio una questione di OT, figurati! Ho semplicemente sottolineato che i tuoi commenti ed esempi, erano poco pertinenti con quanto ho scritto io, non con la discussione. Però, pure in questo caso, l'ho rimarcato in modo amichevole, mentre tu ti sei subito irrigidito ed indispettito, mi pare.

Comunque, prendere spunto da ogni occasione per rimarcare la superiorità del digitale, si, leggere ciò, per me, è "frustrante". Perché è sempre lì che si va a parare. Che vai a parare.
Nel caso specifico, però, non è corretto prescindere dal fatto che Nolan abbia SCELTO un procedimento interamente analogico. Questo risultato (misero... che non ti soddisfa... che ti chiedi se ne valeva la pena e chi più ne ha, più ne metta...) poteva essere ottenuto soltanto con il large format.

Ripeto, per l'ennesima volta: nel dominio interamente analogico.

Se si glissa su questo, la discussione è finita prima di incominciare.
 
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Ottimo intervento Dario.
Qui tutti sono consci delle potenzialità e della superiorità tecnica del digitale.
Lo stare lì a rimarcarlo ogni volta però è un tantino stucchevole.
Io apprezzo la qualità offerta dalle moderne apparecchiature così come amo la resa della pellicola.
Non sento però il bisogno di fare il fan boy.
 
A leggere questo topic esilarante sembra che abbiamo avuto un Secolo e oltre di cinema "difettoso" con registi e direttori della fotografia completamente incapaci....

Solo col supremo digitale è nato il vero cinema...

Dai su, è una barzelletta...
 
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