Attenzione: la dinamica delle immagini è la capacità di rappresentare, contemporaneamente, alte e basse luci, maggiore è la capacità di rendere le immagini luminose, senza sacrificare il nero (e viceversa), maggiore è la dinamica.
Il Darbee lavora in modo diverso.
Praticamente l'algoritmo utilizzato si basa sulla saliency map, ovvero sulle aree dell'immagine a cui il nostro sistema ottico-cerebrale presta maggior attenzione, quelle che possono più facilmente catturare l'attenzione del nostro occhio, in parole povere.
Come funziona, in sostanza? Il principio è, per certi versi, simile a quello della stereoscopia: si prende un'immagine monoscopica (2D) e la si processa in modo da creare due frame differenti, uno per occhio destro ed uno sinistro, come se si dovesse visualizzare un'immagine stereoscopica.
A questo punto ai fotogrammi vengono applicati effetti di unsharp e defocus, il che li porta ad avere un maggior numero di informazioni in bassa frequenza. I due frame vengono quindi "sottratti" dal fotogramma originale, il che porta quest'ultimo ad ottenere un'enfasi sulle alte frequenze, quelle più ricche di dettaglio. Il risultato è un'immagine che apparirà più dettagliata rispetto all'origine (è una tecnica fotografica ben nota), ottenendo anche benefici sul piano della tridimensionalità.
La saliency map viene utilizzata per minimizzare la creazione di artefatti, che sarebbero ben evidenti se si applicasse quanto appena descritto senza particolare criterio: piuttosto che applicare tutto il processo indistintamente, l'algoritmo si concentra solo sulle zone davvero rilevanti (è la tecnologia proprietaria chiamata Perceptor).
Spero di essere stato chiaro (ho cercato di semplificare al massimo il concetto), magari qualcuno lo aveva anche già detto.