Brevi cenni sugli anelli di ferrite: perchè e percome.
Da un po' di anni sono comparsi sui cavi questi cilindretti forati lungo l'asse maggiore o toroidi in cui si fa passare il cavo, nel primo caso, o lo si arrotola con un paio di spire nel secondo.
Da dove ha origine tutto questo?
Come moltissime cose diventate di moda nel mondo audiofilo c'è una base strettamente scientifica e valida, impiegata poi in modo non proprio corretto o, molte volte, inutile.
Si deve risalire ai primordi dell'era informatica negli USA, in quel Paese esistono norme severissime per quanto riguarda
l'irradiazione di segnali a radiofrequenza e conseguente possibile disturbo alle trasmissioni radio ed anche televisive (esistono anche qui, ma la differenze è che là le fanno rispettare e le sanzioni/pene sono severissime).
Tutti i PC, per funzionare, al pari di quasi tutte le altre apparecchiature digitali, hanno bisogno di un generatore di clock, ovvero un oscillatore a frequenza abbastanza elevata.
I primi PC lavoravano con frequenze di 4 MHz, valore che ricade già nella banda delle Onde Corte e pertanto il PC era un vero e proprio trasmettitore radio; se il tutto si limitasse ad una scatola metallica senza nulla di collegato la cosa si risolve facilmente, invece ai PC si collegano molti apparecchi ed accessori esterni, aumentati man mano nel tempo, ci si accorse pertanto che i cavi collegati si comportavano come vere e proprie antenne
trasmittenti, che irradiavano radiofrequenza per ogni dove, andando a disturbare la ricezione radio/TV (che credo sia un reato federale, con tutto quello che ne consegue).
Il rimedio fu semplice e geniale: i famosi anelli di ferrite che inseriti all'uscita dei cavi impediscono alla radiofrequenza interna di uscire ed arrivare al cavo.
Inoltre sul retro delle varie prese di un PC (RS232, Parallela, USB, ecc.) sono solitamente inseriti dei piccolissimi anellini su ogni piedino, sempre per lo stesso motivo e si evita così di inserire l'anello (ingombrante) sul cavo.
Col passare del tempo la frequenza di clock è aumentata a dismisura sino ad arrivare a diversi GHz, in piena gamma delle microonde.
Ecco il motivo della comparsa dei famosi anelli.
Come ho scritto: servono ad impedire ad un cavo di irradiare le frequenze generate internamente.
Poichè sono carini e danno una certa aria professionale ai cavi (e costano pochissimo) alcuni costruttori hanno avuto la brillante idea di inserirli nei cavi per uso AV, più A che V.
E' infatti notorio che in un ampli analogico viene generata radiofrequenza a iosa

che deve essere bloccata, idem sul cavo che va ad un diffusore, non si sa mai che una B&W 801 si metta a diffondere nell'etere la musica che le sta arrivando.
Poichè il fenomeno è reversibile, ovvero un cavo può comportarsi da antenna e veicolare all'interno di un apparecchio la radiofrequenza che capta, inserendo un anelli di ferrite sul cavo stesso si impedisce che questo accada.
Ma se accade, cosa capita? Domanda tremenda; nel caso del cavo di alimentazione direi assolutamente nulla, tralasciando il livello di un eventuale segnale captato, dell'ordine del microvolt, la prima cosa che incontra all'interno è il trasformatore di alimentazione che con la sua capacità ed induttanza forma una barriera per tali frequenze, poi ci sono i condensatori, in molte apparecchiature esiste persino un piccolo filtro dirette appena dopo la presa IEC di ingresso, anzi, incorporata nelle presa stessa.
Sui cavi di potenza direi che è uguale, sarebbero un eventuale segnale di livello infinitesimale che circola assieme a segnali di decine di Volt, per non parlare della bassissima impedenza a cui si lavora (che è lo stesso motivo per cui è assolutamente inutile usare cavi di potenza schermati).
Rimangono i cavi di segnale, se l'ampli è progettato con un minimo di criterio anche qui un eventuale segnale a radiofrequenza presente in ingresso dovrebbe esser bloccato, basta un condensatorino da pochi pF.
Per esperienza diretta (quando scrivo di qualcosa è perchè l'ho provata direttamente, anche se qualcuno parte dal presupposto di essere il solo ad aver effettuato test o cose simili) posso dire che ho lavorato in ambienti dove la radiofrequenza era a livelli sicuramente più elevati di quelli di un normale appartamento ma non ho mai, ripeto, mai avuto problemi causati dalla radiofrequenza, senza prendere alcun provvedimento strano, ma solo usando apparecchi che erano progettati come si deve e adottando le normali avvertenze che si devono porre nella realizzazione di una installazione audio (e c'erano cavi per microfoni che correvano per decine di metri e magari un paio di stanze più in là era installato un trasmettitore da centinaia di Watt).
Mai il minimo disturbo, ronzio, fruscio in ingresso o in uscita.
In ogni caso mettere due anelli di ferrite su un cavo è cosa inutile ed anche assurda, se proprio si vuole essere alla moda ne basta uno: nella parte terminale, ovvero verso l'apparecchio che si alimenta.
Alle fiere dell'elettronica se ne trovano di tutti i tipi e dimensioni a partire da 0.5 € per i cilindretti, anche a scatto da chiudere sui cavi, sino ad 2-3 € per i grossi toroidali, se proprio volete usarli almeno pagateli il giusto.