chance ha detto:
Torno adesso dall'anteprima milanese di Avatar 3D
Di fronte ad un'opera del genere, poi, separare il giudizio tecnico da quello artistico non ha alcun senso, mai come in questo caso "il mezzo è il messaggio"
Ecco, questo è un concetto che mi interessa, anzi mi intriga, e che probabilmente Avatar farà esplodere: sembrerebbe cioè da quello che dici (e ci credo) che la cornice del quadro valga , se non di più (per lo meno nel caso di questo film) almeno come "il dipinto sulla tela in quanto tale" che la cornice racchiude. Una rivoluzione.
Ciò significa che, d'ora in poi, i criteri con cui giudicheremo alcune pellicole particolari, saranno "alterati" da una variabile che
mai avremmo preso in considerazione più che tanto.
In molte pellicole attuali infatti, nel caso che effetti speciali e computer grafica prendano esageratamente il sopravvento su storie senza capo nè coda, tutti stiamo a criticare (giustamente) la vacuità dell'opera, escluso quei pochissimi che (forse giustamente anche loro) amano vedere questo tipo di effetti e viverli guardandoli sullo schermo.
Ora però, se il mezzo è il messaggio, le cose cambiano radicalmente. Ad esempio potrebbe significare che invece di ascoltare il meglio delle melodie e delle armonie di un pezzo musicale, ascoltiamo quel pezzo più che altro per vedere i diffusori. Si, lo so che sto esagerando, ma il concetto è questo.
Allora, nel caso di Avatar (o nei film di prossima generazione), ipotizziamo di poterlo vedere immersi totalmente dentro Pandora, e invece che con gli occhialini 3D, magari con un casco integrale tipo realtà virtuale, con l'orizzonte della visione totale, sia in verticale che in orizzontale, con le cuffie surround ed altro: saremmo morti all'istante estasiati, no?
Perciò è probabile che oltre al 3D, il pregio di questo film (e di Cameron) sarà quello di rilanciare le esperienze totalizzanti che, per il solo fatto di essere tali, producono emozioni.
Poi anche le storie, in questo universo, avranno e daranno valore aggiunto. Ma senza essere del tutto centrali, diventando il contesto, di fatto, il nocciolo de "la storia".
Certo a quel punto il cinema sarà un'altra cosa.
Il processo identificativo, più che con le emozioni vissute dai personaggi, troverà spazio con le emozioni di vivere il contesto, proprio come se fossimo lì.
Ed allora avremmo due tipologie di spettacolo: I film. I metafilm.
Ambedue di grande dignità e spettacolarità.
Questo, secondo me, sarà il futuro. Perchè l'innovazione, la ricerca, la tecnologia, camminano più spedite se corrono sul binario delle emozioni forti.
Michele