ruy007 ha detto:
ma quello che c'è adesso nel cinema è con occhiali polarizzati e li anche se si chiude un occhio si vede cmq in 3D(provato di persona)
Diciamo che la tecnologia stereoscopica funziona (come tante altre) "ingannando" il nostro cervello rispetto alle informazioni che percepiamo.
Con ogni singolo occhio noi abbiamo una visione solo ed esclusivamente bidimensionale; fai la prova "della Sig.ra Maria", chiudi un occhio, e da una caraffa d'acqua prova d'istinto a riempire un bicchiere che si trova in una posizione sul tavolo che non avevi precedentemente visto con entrambi gli occhi aperti. Poi mi dici !
Per come siamo fatti, ossia per la posizione delle orbite oculari inserite nel cranio, il nostro panning visivo è in pratica la somma dell'immagine proveniente dall'occhio DX sommata a quella dell'occhio SX con un effetto (stupefacente direi

) di image blending al centro per le porzioni in comune. Anche qui provova ad occhi aperti a fissare una matita (o quello che vuoi) davanti al tuo naso e percepirai la convergenza oculare (fastidiosa anche un pochino); sposta la matita completamente a destra ed ad un certo punto il tuo occhio sinistro sarà "tagliato fuori" tanto che ti sarà più comodo e confortevole chiuderlo (cecchino style

) perchè altrimenti l'immagine che otterresti sarebbe un pelo da mal di testa.
Questa cosa ha però una sua caratteristica, che è quella che viene sfruttata per ricreare artificialmente il 3D.
Se ti immagini una testa umana vista dall'alto a volo d'uccello e due linee che procedono davanti alla testa in esame in corrispondenza della pupilla di ogni occhio, ottieni due rette parallele (a meno di problemi di strabismo od altro). Quando metti a fuoco un oggetto che sia spostato a DX od a SX rispetto al centro ottico (diciamo la linea del naso, per comodità), l'altro occhio tenderà a convergere verso questo punto. Se l'immagine di prima è ancora vivida, è chiaro che in questa condizione di adesso le due linee che partono dalle pupille non sono più parallele, ma convergono in un punto. Giusto ?
Se la geometria non è un opinione

, rispetto al punto focalizzato, una di queste linee sarà più corta dell'altra, ossia quella in corrispondenza dell'occhio dove si trova spostato l'oggetto rispetto al centro (naso). Giusto ?
Con una sottrazione geometrica, quindi, ogni volta che i tuoi occhi "convergono" per mettere a fuoco uno oggetto nello spazio a tre dimensioni, esiste un "delta lunghezza" di focale inteso come la differenza fra le due linee che partono idealmente dalle pupille. Bene.
Il nostro cervello ricrea il mondo in 3D che noi conosciamo tutti proprio perchè interpreta questo "delta lunghezza" in modo opportuno e crea la profondità di piano.
Al cinema, quando proiettano in 3D su di una superficie piatta e bidimensionale (lo schermo di visione), devono trovare un modo per ricreare artificialmente questo "delta lunghezza" ed "ingannare" il nostro cervello. Non esiste una tecnica soltanto, basta pensare che di 3D si parla già quasi dalla metà del 1850 per vedere dei disegni 3D, decisamente molto prima degli albori delle immagini cinematografiche. Ed ognuna di queste tecniche ha i suoi pro ed i suoi contro.
Tralasciando gli occhiali rosso-blu, rosso-verde o arancione-verde per guardare gli anaglifi che sono vetusti e scomodi, recentemenrte la tecnologia propone gli occhialini con otturatore attivo ad LCD. In pratica polarizzando o non polarizzando la lente, questa diventa "trasparente" (e ci permette di vedere l'immagine) o scura. Sincronizzando l'apertura/chiusura di ogni lente (quindi di ogni occhio) in corrispondenza dell'immagine proiettata a schermo (debitamente dedicata ad un occhio od all'altro con minime ma sostanziali differenze), il nostro cervello percepisce queste differenze una volta "sommate" dentro di lui come il "delta lunghezza" che serve, ed ecco l'immagine in 3D.
Se chiudi un occhio, hai vanificato la strategia che sovrintende questo trucco e quindi non godi dell'effetto tridimensionale per come era stato pensato.
Come dice Nordata, infatti, se non guardi con entrambi gli occhi la cosa non riesci a ricreare la terza dimensione.
Saluti
Alberto
