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Supertest Polk Reserve R200

Recensione di Marco Cicogna , G.P. Matarazzo , pubblicato il 10 Settembre 2022 nel canale AUDIO

“Le nuove R200 fissano un nuovo standard di riferimento per prestazioni in relazione al prezzo e anche alcune novità costruttive, ben evidenziate dalle misure e dalle nostre sessioni d'ascolto: il nuovo diffusore da battere tra i bookshelf di fascia media”


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La storia della Polk inizia, come molte storie provenienti dagli States, da un appassionato di riproduzione musicale - Matthew Polk - agli inizi degli anni ’70. Assieme ad un paio di amici fidati, ha iniziato a costruire casse acustiche per qualche conoscente fiducioso ed è successivamente cresciuto fino a diventare una azienda, appena dopo la laurea. A mia memoria Polk ha sempre preferito il due via a diffusori più complessi, ed ammetto che solo per questo già mi sta simpatico. Ha fatto molta ricerca fuori dagli schemi classici, cercando ad esempio di controllare le differenze interaurali dotando i diffusori di un altoparlante che riproduceva in parte la traccia dell’altro canale con opportune modifiche della fase. Ammetto che non ho provato diffusori di questo marchio per oltre un decennio, ma so che nel DNA dell'azienda c'è l'impegno di riddurre ai minimi termini  tutto quanto non strettamente inviato al diffusore dall’elettronica di potenza. Risonanze, riflessioni e rumori prodotti dal condotto di accordo sono stati ridotti grazie a soluzioni tecniche intelligenti e soprattutto funzionali. 

Costruzione e caratteristiche

Il prodotto che abbiamo analizzato lo abbiamo scoperto quasi 'per caso', durante l'analisi dell'integrato Marantz Model 40n (potete leggere il nostro test con misure a questo indirizzo) e anche in occasione dei vari 'Live Test' che abbiamo effettuato nei punti vendita romani di Centro Musicale e Gruppo Garman. Le Reserve 200 fanno parte di una serie che si compone di ben 9 modelli: i due bookshelf R100, R200, i tre modelli da pavimento R500, R600 ed R700, i tre canali centrali R300, R350 ed R400 e infine il modulo 'Atmos' R900. Le R200 sono il diffusore 'book-shelf' per eccellenza, un due vie con woofer da 6,5", accordo reflex e tweeter condiviso con tutti i nove prodotti della serie.


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La finitura esterna appare molto ben realizzata, con gli spigoli tondi del pannello frontale e di quello posteriore senza alcuna irregolarità nella piegatura. Rimuovere il woofer del diffusore che ha un pannello frontale di 25 mm. in effetti è poca cosa, con la griglia a pressione che cela le viti del trasduttore. Una volta disconnesso quest’ultimo e rimosso il denso pannello di acrilico ecco che appare l’interno del diffusore come visibile dalle foto. Sulla base del diffusore è fissato il filtro crossover, collegato agli altoparlanti ed all’ingresso con dei faston, mentre sul fondo notiamo la vaschetta posteriore per i due morsetti metallici dalla discreta accettazione. Niente doppio cablaggio, ma dubito fortemente che quattro connettori e due cavi per canale sarebbero usati realmente su questo modello. Il doppio cablaggio è un tipo di connessione che i costruttori hanno impiegato per molto tempo anche sui modelli di fascia economica solo ed esclusivamente per moda.


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Si nota immediatamente che il rinforzo interno che va dalla parete frontale a quella posteriore, ben incollato anche alle pareti laterali, ha la particolarità di non essere perpendicolare a queste ma leggermente inclinato. Trovo la cosa molto intelligente visto che in tal modo si riesce a agire su una superficie maggiore delle pareti laterali. In effetti va detto che, a ben vedere, era l’unico modo per fissare il rinforzo senza avvicinarsi troppo al notevole condotto di accordo che è sistemato alle spalle del piccolo tweeter. I cavi di collegamento sono di buona sezione e sono avvolti in una calza di foam. Il semi-volume che sta sopra al rinforzo è quasi del tutto occupato dal condotto di accordo che comunque è rivestito da un pannello acrilico.


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Il woofer è un componente da 165 mm col cestello in lamierino di ferro, un magnete di discrete dimensioni con tanto di foro di decompressione. La membrana è rigida e conformata con sette sporgenze abbastanza profonde che hanno il compito da un lato di irrigidire la membrana stessa alle alte frequenze innalzando di fatto la frequenza dove inizia il break-up, dall’altro quello di variare il moto dell’aria in movimento a ridosso della membrana stessa. La cuffia parapolvere è in poliuretano morbido, una scelta saggia quando si tende alla massima pulizia delle voci. La risonanza è stata misurata in circa 50 Hz, grazie anche ad una cedevolezza mediamente contenuta, che conduce ad un Vas poco inferiore ai 10 litri.


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Il woofer è caricato in bass reflex in un volume di circa 14 litri ed accordato attorno alla frequenza di risonanza. La simulazione con 1,1 ohm in serie, dovuti alla resistenza delle due induttanze passa basso conduce ad un risultato praticamente identico al dato misurato. In particolare la misura effettuata col woofer sconnesso dal filtro crossover è praticamente la fotocopia della simulazione anche se il particolare condotto ha un andamento molto attenuato a frequenze sensibilmente maggiori della frequenza di accordo, evitando così soffi e turbolenze.


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Il tweeter ha una ogiva centrale che da vicino mi ricorda tanto quella dei tweeter Scan Speak, anche se il tweeter danese ha una cavità posteriore differente e soprattutto una tenuta in potenza stratosferica, cosa non verificata in questo diffusore. 


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Caratteristiche dichiarate

Tipo: bass reflex da stand
Potenza consigliata: 30 – 200 watt rms
Sensibilità: 86 dB con 2,83 v ad 1 metro 
Risposta in frequenza complessiva: 39 – 50.000 Hz 
Risposta in frequenza: 51 – 38.000 Hz (-3 dB)
Impedenza minima: 3,8 0hm 
Numero delle vie: due
Accordo: condotto 'X port'
Frequenza di incrocio: 3000 Hz
Tweeter: ring radiator  25 millimetri 
Woofer:  6,5” con cono Turbine
Dimensioni: 190 x 359 x 353 mm (L x A x P)
Peso: 8,7 Kg cad.
Prezzo: 785 euro la coppia, IVA inclusa

 


Misure di laboratorio


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La risposta in frequenza della Reserve 200 appare in bassa frequenza ben aderente alle simulazioni fatte in base ai parametri misurati, con un discreto smorzamento anche se con una estensione minore del dato dichiarato. La gamma media è regolare e priva di sbalzi visibili della pressione. Infatti notiamo un solo avvallamento poco prima dei 5.000 Hz dovuto probabilmente alle fasi acustiche dei due trasduttori. Nella risposta fuori asse infatti l’avvallamento è sparito, con la gamma altissima che appare da manuale, ovvero dolcemente pendente senza enfasi e senza alterazioni. 


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La step response, ovvero la risposta al gradino, offre un valido aiuto per differenziare i tempi ed il verso dell’ intervento dei singoli altoparlanti ad una variazione repentina del livello di ingresso. Dal grafico possiamo vedere che sia il tweeter che il woofer sono in fase tra loro e che il veloce tweeter avanza di poco l’emissione del woofer. Notate come il decadimento del woofer sia lungo e ben modulato, senza sbalzi particolari.


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La waterfall mostra tre risonanze molto contenute e dal decadimento veloce, dovute alle dimensioni interne delle pareti a cui va sommato l’apporto del materiale assorbente. Le gamme medioalte ed alte mostrano qualche esitazione, posta comunque alla base del grafico. 


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Il decadimento temporale pur non essendo un mostro di velocità scende di livello in maniera continua, senza sbalzi e riflessioni particolari, a dimostrazione anche di un pannello frontale ben costruito.


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Il grafico dell'impedenza mostra la frequenza di accordo a 50 Hz con i due picchi caratteristici del bass reflex di ampiezza molto simile, a conferma di un corretto uso delle perdite e quindi di una risposta ben smorzata. La gamma mediobassa si attesta su un valore quasi costante di quattro ohm e poi sale man mano che si avvicina la frequenza di incrocio per poi ridiscendere a circa 4 ohm. Per la prima volta viene mostrata anche la curva blu che rappresenta il carico reale visto dall’amplificatore tenendo conto sia del modulo che della fase. C’è da rimanere sorpresi dalla similitudine verso il basso tra il modulo ed il carico reale, sempre più oneroso del solo modulo misurato. In un prossimo articolo illustrerò le interessanti finalità di questo calcolo.  Come possiamo vedere dalla curva blu la condizione più critica si trova sia a 130 Hz che a circa 4000 Hz, ove l’amplificatore vede un carico di circa tre ohm. 


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Il diffusore posizionato nell’ambiente di ascolto è stato misurato con un eccellente rumore rosa decorrelato fornitomi da Mario Bon. Si tratta di una traccia molto lunga, con una densità elevata che consente analisi molto precise. Il microfono scelto per la misura è un DPA espressamente pensato per questo tipo di rilevazione, polarizzato a 48 volt e poi 'passato' per il solito preamplificatore B&K 2606. Come possiamo vedere dal grafico a circa un metro dalla parete di fondo si nota un comportamento smorzato, forse troppo, della gamma bassa, con una leggera attenuazione sulle medio basse e sulle medie ed un andamento naturale e ben preciso verso le frequenze alte.  

Misure dinamiche

Spostando le connessioni microfoniche ed elettriche e spostando la sedia di fronte al tavolo di quasi un metro si può passare alle misure dinamiche, quelle effettuate con impulsi, anche di forte intensità che però in quanto transienti non mettono in pericolo l’integrità degli altoparlanti. I grafici che considero indicativi della prestazione dinamica del diffusore effettuati con MLSSA sono due, la THD dinamica e l’Articulation Test. Per quanto ne so non c’è altro tecnico-misuratore-programmatore-smanettone sul pianeta che abbia avuto la possibilità di effettuare queste misure con la scheda più costosa, ostica e precisa del West. Iniziamo dalla distorsione armonica, effettuata con impulsi dall’andamento non piatto ma simile agli impulsi musicali, con un ADSR che ha richiesto uno studio abbastanza lungo per le varie porzioni di frequenza. La misura della distorsione viene effettuata come l’Articulation Test, a livelli di pressione crescenti ma senza strafare, visto che l’incremento di tensione ai morsetti del diffusore è RMS e di conseguenza anche l’aumento di pressione equivale ad un livello RMS. Mi piace rimanere in un contesto preciso e non effettuare valutazioni fantasiose su livelli di picco mai specificati. 


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A livelli molto bassi di pressione media, come possono essere gli 80 dB, si assiste ad un fenomeno che ho verificato molto spesso, ovvero ad un aumento delle armoniche dispari, che io collego quasi sempre alle sospensioni, ma più che altro al centratore, quando è troppo rigido. Anche nel caso della Polk Audio vediamo che in gamma media la terza armonica diventa visibile, con una discreta costanza da 300 a 1000 Hz. Per poi ridiscendere sul fondo del grafico. Notate come a circa 5800 Hz la seconda armonica subisca una impennata notevole. 


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La misura della distorsione armonica ad 85 dB di pressione media è stata ottenuta pilotando il diffusore con 2,4 vrms. Come possiamo vedere dal grafico tutte le componenti armoniche sono al di sotto dei -40 dB, con le componenti di ordine superiore che spesso si “adagiano” sul fondo del grafico. Va notato che in genere nelle vicinanze della frequenza di incrocio le prime due armoniche aumentano. In effetti notiamo un innalzamento della seconda armonica mentre la terza armonica si mantiene molto bassa. 


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Salendo a 4,28 vrms vediamo che l’inviluppo generale cambia di poco, con la seconda armonica che si fa vedere sia a 650 Hz che a 5600 Hz. Le altre armoniche se ne stanno buone sul fondo del grafico. 


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A 7,61 vrms si ottiene una pressione media di 95 dB. Iniziano ad emergere ben visibili sia la seconda armonica che la terza, con quest’ultima concentrata in gamma media e la seconda, che supera il 3%  in gamma medioalta. Anche le armoniche superiori si fanno vedere, specialmente a bassa frequenza. 

Articulation test

Per come è stato pensato questo test (ne ho parlato in questo articolo) non dovrebbero esserci molte variazioni passando, per gradi, da 80 a 95 dB, ovvero incrementando il segnale di ingresso da poco più di un volt a circa 6 volte tanto. L’articolazione rimane, o dovrebbe rimanere,  molto simile, senza aumenti drammatici in gamma mediobassa. In gamma bassa, come sappiamo, non c’è traccia di articolazione, ma solo di distorsione. 


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Come possiamo vedere dal grafico dell’AT effettuato ad 80 dB siamo ad un livello eccellente, tra i -58 ed i -40 dB, con una lieve eccedenza in gamma medioalta e qualche esitazione in gamma bassa. Notate la leggera discesa verso le altissime frequenze con la curva che scende sotto i -50 dB


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Come possiamo vedere un incremento di 5 dB non sposta più di tanto l’andamento della curva, con la gamma bassa appena più ordinata e tutto l’andamento molto simile alla misura vista prima. 


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 Tutto rimane praticamente immutato, ma notate come la gamma altissima inizi pian piano a salire salendo dai -52 visti prima.

 


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I 95 dB per il rumore rosa di un solo diffusore sono una pressione abbastanza elevata in un ambiente di dimensioni ridotte come può essere una stanza in una normale abitazione ecco che l’articolazione, esattamente come avviene con la musica, inizia a rendere l’ascolto meno chiaro. La misura effettuata sulla Polk Audio tende a salire discretamente fino a 900 Hz e dopo la frequenza di incrocio ove la curva si attesta sui -40 dB, comunque un valore di medio livello qualitativo.   

 

Il condotto di accordo che non 'soffia'


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Spesso si pensa che il flusso d’aria all’interno di un condotto di accordo in condizioni di funzionamento normali sia univoco, ovvero che tutte le particelle d’aria si muovano allo stesso momento, tanto che spesso si parla di blocchi di aria che attraversano un condotto. In realtà il flusso d’aria ha un profilo ad ogiva, visto che alla zona centrale del condotto corrisponde la massima velocità dell’aria, velocità che  decresce man mano che ci si avvicina ai bordi del condotto ove vale zero. Il flusso d’aria a bassa velocità si definisce 'moto laminare'  perché l’aria  si comporta come se fosse costituita da sottilissimi strati concentrici con la massima velocità al centro e con velocità decrescente fino a raggiungere il valore zero sulla superficie del condotto, come si vede nella figura qui in basso.


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Determinante per questo tipo di flusso 'ordinato' è proprio il profilo ad ogiva che ha l’aria, che assicura un moto esente da percorsi che non siano lineari. All’aumentare della velocità il profilo ad ogiva tende ad appiattirsi e la velocità periferica delle lamine d’aria ad aumentare, in quello che si definisce regime di transizione. All’aumentare della differenza di pressione tra ingresso ed uscita del condotto aumenta ancora la velocità dell’aria e l’attrito tra le varie lamine d’aria, i vari sottilissimi strati del moto laminare. In questa circostanza che viene descritta come regime di turbolenza una delle leggi dei fluidi (Poiseuille) non è più valida. Alla fine del 1800 Osborne Reynold effettuò una serie di studi molto accurati sulla turbolenza dei fluidi iniettando nell’acqua che aumentava la sua velocità in una condotta, una sottile scia di colorante, potendone così studiarne la forma e la variazione di questa. Alla fine venne fuori la formulazione del numero di Reynolds, R che è proporzionale alla velocità del flusso d’aria che attraversa il condotto ed inversamente proporzionale alla viscosità cinematica dell’aria.


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Una volta conosciuta la velocità del flusso d’aria, o per calcolo o per misura diretta, è facile calcolare il numero di Reynolds che in teoria non dovrebbe superare il valore di 50.000 ma che nella realtà delle misure “misurate” sfiora spesso un valore doppio. “Come mai allora non si sente il soffio dei condotti?” direte voi, ed io cercherò di spiegarlo in un articolo verticale sul tema del condotto di accordo.  In Polk hanno sempre avuto grande attenzione per i problemi causati dalle turbolenze nel condotto, ed in passato hanno impiegato una sorta di grossa 'valvola di aspirazione' sistemata al centro del condotto per mantenere quanto più possibile laminare il flusso d’aria. Il sistema del grosso condotto di accordo di questo Reserve 200 chiamato X-port è, se possibile, più sofisticato. Un grande condotto dal numero di Reynolds inferiore a 50.000 e che quindi non entra in regime di turbolenza, possiede un solo picco difetto: pretende una lunghezza spropositata, spesso impossibile da sistemare all’interno del box. Oltre a ciò va ricordato che un condotto con un grande diametro di emissione lascia passare le risonanze interne ed i modi di risonanza del box fino alle frequenze medie, riducendo così l’articolazione di questa gamma.


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L’idea di Polk è stata quella di aumentare il diametro apparente del condotto ma posizionare all’interno di questo una sorta di tubo terminato sull’uscita con una ogiva. Si ottiene in tal modo una superficie attiva ridotta, e quindi una lunghezza del condotto 'umana' ma dalla notevole corona circolare che facilita il flusso d’aria a forma di ogiva e fa rimanere la velocità dell’aria nel tranquillo moto laminare. In questa configurazione anche i disturbi indotti dalla gamma media sono notevolmente ridotti come possiamo vedere nella misura qui in alto effettuata posizionando il microfono nelle vicinanze del condotto di accordo. La terminazione interna è leggermente più sofisticata, col lungo tubo interno al condotto che confluisce in un piccolo volume non chiuso. Probabilmente sono le risonanze interne della gamma media che trovano in questo tubo una vera e propria trappola tesa a smorzarne l’emissione. 

L’ascolto

Ho posizionato le due R200 a circa 80 cm dalla parete posteriore ed a poco più di mezzo metro da quella laterale, controllando gli effetti dei vari spostamenti con una traccia musicale che privilegia la gamma bassa ed infine con la misura a terzi di ottava, anche per ‘allenarmi’ ad organizzare bene ad orecchio il bilanciamento timbrico, specialmente a bassa frequenza. I due diffusori sono stati rodati abbastanza da presentarsi tiepidi ed in buona forma alla sessione di ascolto. Ho 'liberato tutto il liberabile' ed ho iniziato una delle tre sessioni di ascolto completamente rilassato e ben disposto. La prima cosa che mi ha colpito, in buon accordo con le misure, è la pulizia della gamma alta emessa dal tweeter. Non so, e non lo posso sapere, quanto questo tweeter sia Scan Speak o meno, fatto sta che la timbrica è quella, ben dettagliata ed estesa, frutto secondo me della distorsione dispari praticamente inesistente.

La frequenza di incrocio nonostante sia abbastanza elevata è in vero praticamente inaudibile nel messaggio musicale, a dimostrazione che chi ha disegnato il filtro crossover lo ha fatto con avvedutezza. La timbrica è mediamente bilanciata, con una gamma bassa a volte non presente al massimo. Si potrebbe arretrare maggiormente il diffusore ma si creerebbero scompensi di notevole entità tra le varie frequenze ed io non voglio. La gamma media comunque è abbastanza asciutta e bilanciata, senza particolari effetti speciali ed a me sta bene così. Il mediobasso è appena slegato dal basso profondo, ma a me sembra di buon livello ed è oltretutto ben legato alla gamma media. In particolare annoto che il violoncello, che copre ampiamente sia la gamma mediobassa che quella media, è ben godibile, con una timbrica estremamente corretta.

La voce femminile del coro misto a me è sempre apparsa leggermente più in evidenza rispetto alle voci maschili. Anche l’articolazione della voce femminile a me sembra molto accattivante, con una resa notevole dei particolari ed una notevole comprensibilità delle consonanti. Il coro del Carmina Burana è corretto sia appunto per la buona comprensibilità del coro che per il disegno dello stage. Aumentando il livello del segnale di ingresso le voci femminili si impastano leggermente, mentre quelle maschili risentono meno di questo fenomeno e la cosa trova una relazione molto stretta con le misure di distorsione armonica effettuata per pressioni crescenti. Il brano con la chitarra bassa, la tromba e la batteria definisce uno stage orizzontale corretto, con un notevole senso della profondità. La batteria è quasi al centro, leggermente arretrata rispetto allo strumento a fiato, esattamente come deve essere. Questo vuol dire riproduzione ad alta fedeltà. Anche la profondità di campo è buona, con la grande orchestra che descrive un ambiente di dimensioni certamente maggiori della mia sala di ascolto.

Passando a Diana Krall ed al suo deesser non funzionante posso aggiungere punti alla valutazione del tweeter, che evidenzia il difetto della registrazione, ma lo ripropone, come dire, in maniera gentile e senza sottolineature particolarmente fastidiose. Il basso non è assente, è solo molto ben smorzato e bisognoso di un certo rodaggio, tanto che solo a metà della seconda lunga seduta di ascolto ho iniziato a sentire il basso come volevo e come il brano richiedeva. Certo un accorto posizionamento non lontano dalla parete posteriore aiuta. L’articolazione è buona, così che il rispetto dei piani sonori viene abbastanza facilmente fuori. Da questo quadro di pulizia generale ci guadagna anche la dinamica, appena penalizzata dalla bassa sensibilità totale.  

 

Conclusioni

Il diffusore è venduto a 785,00 euro la coppia che a me francamente sembra un prezzo quasi incredibile se posto in relazione a quello che le Reserve 200 sono capaci di fare in ambiente. Ben pensata, ben costruita ed anche abbastanza originale nelle scelte costruttive, offre una prestazione notevole una volta interfacciata attentamente con l’ambiente. 

VOTI POLK AUDIO Reserve 200

Pagella        

Costruzione  8
Altoparlanti  6,5
Versatilità   7,5
Ascolto  7,5
Rapporto Q/P 9.5

Benchmark

Facilità di pilotaggio : 5,6
Sensibilità e regolarità : 6,25
Linearità dinamica 7,597

 

 

L'ascolto di Marco Cicogna


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Non è proprio vero che le misure non contino; anzi spesso hanno la loro importanza. Nel caso della riproduzione sonora, dimensioni generose del diffusore offrono di solito una risposta più estesa ed una emissione sonora completa. Personalmente ho sempre cercato di avere nella mia sala i sistemi di altoparlanti più grandi che potessi permettermi e ragionevolmente installare. In quasi 40 anni di attività di recensore audio ho ascoltato un buon numero di sistemi di altissima gamma, con alcuni modelli di vertice che hanno rappresentato e rappresentano lo stato dell'arte della tecnologia. La mia passione per i grandi diffusori non mi rende tuttavia 'sordo' a quanto di buono possa proporre un sistema compatto. In tal senso le Polk R200 si impongono con autorevolezza in un segmento di mercato affollato dove non mancano validi protagonisti.  

La maggior parte dei costruttori di diffusori esibisce con orgoglio modelli di punta che rappresentano lo stato dell'arte di questo settore. Poi c'è la realtà di un mercato ampio e diversificato, dove la passione si scontra con le esigenze di tutti i giorni e con un pubblico di cui soltanto una fetta minoritaria (seppur significativa) può (o vuole) puntare al massimo. Altrettanto vale per in ambito automobilistico o enologico, apprezzando massime del tipo 'a ciascuno il suo' che giustifica soluzioni di compromesso in base alle esigenze e possibilità personali. Non si tratta, beninteso, di una questione di banale disponibilità economica. Ogni scelta di acquisto è legata all'importanza che ciascuno di noi attribuisce a quel bene, in altri termini alla utilità o al bisogno che quell'acquisto riesce a soddisfare.

Banale marketing da primo anno di Economia direte giustamente, ma la ricetta è vera in qualunque ambito la andiamo a considerare. Gli audiofili a tali considerazioni economiche aggiungono semmai un vezzo nostalgico, una sorta di amore dei bei tempi che furono con strane pandemie di “vintage”, collezionismo musicale e amenità da costruttori dilettanti. Un tema che evito attentamente e che per fortuna non mi riguarda. Nel nostro settore il progresso degli ultimi anni non è stato vano e oggi si trovano sistemi di altoparlanti che a prezzi oggettivamente contenuti riescono possono vantare prestazioni musicali un tempo impensabili. Ovviamente si tratta di aziende che possono vantare effettiva ricerca, dotazione tecnologica e una rete commerciale affidabile. 

Tra macchine da musica aggiornate e sviluppi del software musicale, il risultato è che un impianto di riproduzione ben configurato può offrire sonorità di assoluto rilievo anche a prezzi abbordabili. Il bello della tecnologia sviluppata per i sistemi alto di gamma è che questa ricade a pioggia sulle linee di produzione più economiche; anche prodotti “entry-level” possono vantare prestazioni relativamente elevate. La musica e la sua riproduzione corretta hanno dunque una valenza “democratica” (non così nell'esempio delle automobili). 

Con queste considerazioni quando vengo invitato ad ascoltare un diffusore compatto venduto ad un prezzo particolarmente conveniente sono interessato e sospettoso al tempo stesso. Con la scusa di ascoltare il nuovo integrato Marantz 40n, il buon Emidio mi fa recapitare a casa una coppia di Polk Audio nuove di pacca. Si tratta delle R200 che in effetti avevo incontrato in occasione della mostra Hi Fidelity a Roma. 
Interessante notare come nel sito di Polk Audio non si voglia presentare le R200 come una sorta di miracolo per audiofili, semmai come una soluzione concreta per un utilizzo domestico attuale che coinvolga non esclusivamente l'audio, ma anche il video e più in generale un sano entertainment domestico. In effetti la gamma comprende diversi modelli con i quali è possibile realizzare una interessante set up di concezione home-theatre. 

A dispetto delle dimensioni e del design tradizionale per un sistema compatto da supporto, ad una analisi più approfondita si colgono aspetti per nulla banali. Tra questi il nuovo tweeter “Pinnacle” con radiatore ad anello ad alta definizione da 1". Si tratta di una sorta di guida d'onda che ottimizza le caratteristiche di dispersione. La tipica punta aguzza non vi spaventi. All'ascolto si tratta di un driver tra i più equilibrati incontrati in questa fascia di prezzo. Originale l'aspetto del mid-woofer con il cono che l'azienda definisce “Turbine”, con struttura a foam sviluppata in casa e la particolare struttura scanalata che vedete in foto offre una maggiore rigidità a parità di massa. Originale anche la geometria del condotto di accordo del reflex, un dettaglio insolito in questa fascia di prezzo.

Descrizione degli impianti

 

Nella mia sala d'ascolto gli R200 sono stati impegnati in diverse configurazioni. L'occasione della prova più o meno in contemporanea dell'amplificatore Marantz Model 40n (in test completo, con misure, è in questo articolo) ha consentito l'abbinamento ad un integrato di fascia media dotato di inedite caratteristiche di flessibilità e connettività. Obbligatorio poi l'inserimento nell'impianto principale, all'interno di una catena di livello elevato che realizza un sistema 2.0 di concezione audiophile; ma anche qualcosa di più. La sorgente digitale è costituita dall'Oppo 205 utilizzato sia per i supporti fisici (anche SACD) che per la musica 'liquida' (anche in DSD). Giradischi EAT C-Sharp con testina Ortofon Quintet Black e pre Phono a tubi EAT E-Glo. Preamplificatore e finale sono AM Audio, lo spettacolare sei canali italiano PX-6 Reference e MT-6 Reference che ho analizzato in questo articolo.

Potenza (quasi 200 Watt per canale) esuberante per un diffusore da stand, che tuttavia ha dimostrato di gradire la notevole riserva di corrente del finale italiano. A titolo personale e al di fuori di questa cronaca mi sono riservato alcune giornate di ascolti in configurazione 2.1 abbinando alle Polk Audio il subwoofer 3030 di Elac. Ancora una volta ricordo che non si tratta di 'aumentare' i bassi, ma di fornire quell'impatto profondo e quel respiro dinamico che esibisce il campo sonoro di un diffusore di ben altra stazza. Ma questo dell'abbinamento di un subwoofer in un sistema puramente stereofonico è un argomento sul quale torneremo con opportuno approfondimento. Non voglio mettere troppe carte sul tavolo e confondervi le idee.

L'ascolto

Punto di forza di questo diffusore è senza dubbio la corretta impostazione timbrica. Se è vero che oggi è facilmente realizzabile un sistema di altoparlanti dal suono lineare e attendibile, non sempre la realtà ci fa conoscere prodotti musicalmente validi. Tutto si gioca qui sull'equilibrio della gamma media in senso lato (che giunge sino al medio-basso e alla prima parte della sezione alti) e alla fluidità nella transizione tra le due vie. C'è una buona trasparenza che consente la leggibilità delle trame sonore più intime anche a basso livello di segnale, ma anche un senso di corpo e solidità nell'intorno del medio-basso che rende tangibili e in tal senso 'realistiche' le fondamentali degli strumenti principali. Non pensiamo certo di riprodurre la Sagra della Primavera a livello da sala del Musiverein, ma possiamo contare su archi dal colore centrato, con violini espressivi e rifiniti senza diventare esili, violoncelli dal vibrante tono 'tenorile'. Alla struttura timbrica degli archi si accompagna la resa accurata dello smalto dei fiati, con i legni impegnati nelle pagine classiche (penso a Mozart o a Beethoven, ad esempio) sempre correttamente riprodotti.

Spostando più in alto l'assicella della nostra attenzione sul comportamento con gli ottoni, si apprezza una presenza autorevole seppur controllata delle trombe, con un buon vigore riservato anche alla struttura sonora di tromboni e basso tuba. Ne deriva una resa orchestrale matura e consapevole, che con le migliori registrazioni, anche importanti in termini di intensità sonora, può risultare musicalmente appagante. In tal senso potreste leggere lo speciale di dedicato ai 'Quadri di un'esposizione' di Mussorgsky (orchestrazione di Ravel) di cui potete leggere in questo articolo. Le buone caratteristiche di dispersione aiutano la creazione di un'immagine virtuale sufficientemente ampia e ben diversificata nei piani sonori. Mi piace avere il tweeter ad una quota di poco superiore a quella delle orecchie e per questo ho usato dei solidi supporti di altezza opportuna.

I concerti per vari strumenti di Vivaldi recentemente incisi dalla etichetta 'Alpha' (li trovate facilmente in versione di file 24/96) dimostrano chiaramente un campo sonoro ben focalizzato, dai margini ampi e attendibili, con un discreto effetto anche nel senso della profondità. In tutto questo non escluderei meno audiofile, ad esempio sui ripiani di una solida libreria ad altezza giusta e con un po' di spazio intorno. Sono certo che il pregiato equilibrio timbrico non sarà più di tanto compromesso. La gestione di segnali dinamici del buon tweeter è dimostrata dal pop chitarristico di Chris Jones nelle ottime incisioni della Stockfisch che in questo caso ho voluto ascoltare nella raffinatezza espressive delle mie edizioni in vinili.

Se vogliamo puntare ancora più in alto vi invito ad ascoltare il ruolo dei piatti orchestrali nel drammatico 'Romeo e Giulietta' di Tchaikovsky (Pletnev, su etichetta Pentatone, SACD o liquida), in cui la consistenza metallica e lo spunto di attacco appare riprodotto a tutto tondo. Altro che effervescenze inconsistenti che alcuni audiofili continuano a considerare un riferimento. In termini di gamma bassa e volume sonoro complessivo il diffusore fa quello che può; il decadimento progressivo nella risposta lascia comunque ben individuare il ruolo delle grandi percussioni orchestrali, almeno sino ad accettabili livelli sonori. In tal senso non viene meno il coinvolgimento con pagine considerate da tutti impegnative. A parte i già citati “Quadri” mi è piaciuto ascoltare la celebre 'Sheherazade' di Rimsky-Korsakov, per non parlare della Seconda di Mahler. Gli archi intensi e vellutati trovano un giusto equilibrio tra pienezza e setosità in una gamma mediobassa che pur solida e naturale, riesce a non compromettere la chiarezza del fraseggio con fastidiose risonanze con l’ambiente.

Dai contrabbassi ai violini, tutti i membri della famiglia degli archi assumono il ruolo che compete loro, proponendosi ben dislocati lungo tutto l’arco orchestrale. Il tweeter che con le buone incisioni prive di asprezza appare sempre controllato, si lascia andare quando occorre nello sfavillante spumeggiare delle piccole percussioni nel terzo movimento di Sheherazade. Triangolo e tamburo militare, parlano di freschezza e vivacità, il tutto finemente inserito in un contesto sonoro che offre corpo e spessore agli episodi più estroversi. Molto buona in assoluto la percezione degli ampi contorni della sala, con i segnali di ambienza ben presenti e totalmente distaccati dalla posizione relativa dei diffusori. Buono anche il comportamento del mid-woofer, che fornisce una versione più che attendibile della grancassa orchestrale, oltre (e questo è ancora più importante) a dare il necessario supporto alle fondamentali dei grandi strumenti e ovviamente del possente coro conclusivo della sinfonia n. 2 di Mahler, davvero autorevole.

Per maggiori informazioni: it.polkaudio.com/r200

 


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