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Quadrifonia: anni Settanta con Pentatone

Recensione di Marco Cicogna , pubblicato il 28 Giugno 2021 nel canale AUDIO

“Il fascino del multicanale aveva colpito già mezzo secolo fa. Le limitazioni del vinile segnarono però il fallimento di questo formato. Togliamoci la curiosità di ascoltare alcune delle grandi registrazioni in quadrifonia dell'epoca per mezzo di un moderno lettore SACD grazie alle riedizioni realizzate a partire dai master originali dalla Pentatone. ”


Sanyo Quadraphonic receiver - DCX 3500K
(Photo by 
Gilles Douaire - CC BY-SA 2.0)
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“Quadrifonici”, chi se li ricorda? Negli anni Settanta furono realizzate centinaia di registrazioni in quattro canali a firma di etichette prestigiose come Philips e Deutsche Grammophon. Grazie a Pentatone il SACD ce le fa ascoltare come furono concepite all'origine. E basta veramente poco, ad esempio con un economico lettore Blu Ray della Sony in grado di gestire SACD multicanale.

L'avventura della quadrifonia, nonostante le rosee premesse, fu un fiasco commerciale vista la difficoltà di gestire su vinile quattro distinte tracce e disporre di una testina adeguata. Per non dire delle elettroniche e diffusori. Il problema vero era però legato alla sorgente analogica a disposizione degli audiofili. La situazione è oggi ben diversa. Avete un lettore SACD multicanale? In tal caso non potete mancare di ascoltare queste incisioni; stranamente non sono disponibili per download e dunque le potrete apprezzare soltanto nel formato fisico. I master originali a quattro tracce sono eccellenti e testimoniano la qualità delle incisioni Philips di quegli anni, conosciute ed apprezzate sia dagli appassionati di musica che dagli audiofili attraverso gli originali LP del periodo. Molte le conosciamo anche nel semplice CD, di altre si era invece persa traccia. Suonano già piuttosto bene (non è il formato in se che fa bella la musica) ma in questi anni la disponibilità del SACD ha fatto riscoprire queste registrazioni così come furono concepite, disegnate dai tecnici e dalla direzione artistica e musicale di allora: attraverso i SACD della serie “remastered” di Pentatone le possiamo ascoltare come nella originale sala regia le confezionarono gli stessi interpreti. Anche in soli due canali questi dischi hanno una marcia in più rispetto alle edizioni tradizionali, uno smalto fresco e vitale che rende con cura il timbro degli strumenti collocati in uno spazio virtuale esteso anche in profondità.

Chiariamo subito un punto: stiamo parlando di album degli anni Settanta, registrazioni effettuate nel corso di diversi anni: ciascun album offre musica diversa, strumentazione diversa, ambientazione diversa. Dal barocco al Novecento, passando per i grandi classici, musica da camera e grande orchestra. Ovvio dunque che ogni disco rappresenti un caso a se. In generale i canali posteriori contengono come è lecito solo segnali di ambienza in modo più o meno deciso. Dovrete regolare i livelli dei canali surround perchè tra una registrazione e l'altra ci sono notevoli differenze. In taluni casi la naturalezza è di altissimo livello, non dissimile da quanto ci aspettiamo con le nuove registrazioni effettuate in DSD nativo, settore in cui proprio l'etichetta olandese ha offerto (e continua ad offrire, vedi ad esempio le recenti uscite in DSD nativo) prove magistrali.


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BEETHOVEN
The 9 Symphonies
Gewandhausorchester Leipzig
5 SACD Pentatone

Ogni grande casa discografica ha in catalogo almeno una integrale delle Sinfonie di Beethoven, di norma affidata al proprio artista di punta. Proprio con queste pagine ormai bicentenarie si valuta lo spessore musicale dell’interprete e l’intesa espressiva raggiunta nel lavoro di concertazione. La gloriosa Philips Classics nel pieno degli anni Settanta (l’epoca d’oro dell’analogico per gli appassionati) aveva consegnato le Sinfonie a Kurt Masur e alla storica orchestra del Gewandhaus di Lipsia, da lui diretta dal 1970 al 1996. Il titolo di “Kapellmeister” riservato al Direttore Musicale di questa formazione affonda nella tradizione musicale tedesca e racconta di un legame profondo basato su solida routine e volto all’affinamento del repertorio di punta. Registrate tra il 1972 e il 1974 nella sala del (vecchio) Gewandhaus, le sinfonie sono disponibili solo in SACD nell’eccellente multicanale (a 4.0) realizzato a partire dai master originali. Se la lettura di Masur all’epoca non aveva sconvolto il mondo musicale, a distanza di anni si fa apprezzare per l’equilibrio classico, la realizzazione di un tessuto sonoro omogeneo, la cura nella resa trasparente del testo. Sotto questa luce si coglie il valore immutabile proprio di quelle sinfonie (Prima, Seconda, Quarta e Ottava) ancora per alcuni aspetti legate al linguaggio del ‘700, con una brillante scelta dei tempi che rifugge da ogni concitazione o ricerca di effetto. In ogni caso è soprattutto il valore dell’orchestra di Lipsia, dotata di archi di straordinaria sensibilità e bellezza di timbro, a fornire uno smalto del tutto particolare a questa edizione. Nel quartetto vocale della Nona troviamo Anna Tomowa-Sintow, Annelies Burmeister, Peter Schreier e Theo Adam, nome che ogni collezionista di dischi ben conosce. 

Incisione “audiophile anche il più arcigno e severo musicofilo non potrà non apprezzare


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GIULIANI
Guitar Concerto n. 1
J. RODRIGO
“Concierto Madrigal”
Pepe e Angel Romero, chitarre
Academy of St. Martin in the Fields
Dir. Neville Marriner

Mauro Giuliani fu tra i primi a dedicare alla chitarra a sei corde un repertorio “serio” ed il primo dei suoi tre concerti (1809) prende molto in prestito al tardo stile classico e soprattutto alla cantabilità dell’opera italiana (ricorda a tratti Rossini). Nella corretta routine di una forma comunque gradevole, non manca un virtuosismo sottilmente espressivo, qui abilmente letto da Pepe Romero, esponente di punta di una famiglia di chitarristi. Al suo fianco c’è anche il figlio Angel nel “Concierto Madrigal” per due chitarre di Rodrigo, che non si discosta troppo dalla scrittura leggera e disimpegnata del concerto di Aranjuez (quello con il famoso “Adagio”). Il concerto per due chitarre,  pur scritto nel 1965, è articolato come una suite in dieci movimenti basata su danze ispirati al folklore iberico e afro-americano.

La registrazione offre un necessario sostegno alle chitarre, portate in inevitabile primo piano. La morbidezza sonora di questa orchestra da camera inglese e soprattutto la proverbiale correttezza di Marriner, tra i più raffinati artigiani in questo repertorio “minore”, rendono il disco gradevole in ogni circostanza e musicalmente attendibile. Del fascino del multicanale proposto dalla Pentatone abbiamo più volte scritto in queste pagine, ma anche in stereo il risultato è timbricamente eccellente. Dopo l'abbuffata con i master 4.0 della Philips la Pentatone ha arricchito il proprio catalogo storico con una buona porzione delle realizzazioni in quadrifonia della Deutsche Grammophon. Recente la pubblicazione dell'eccellente remastering della “Fanciulla del West” di Puccini,  che ha offerto lo spunto per approfondire questa serie “Quadro” con segnalazioni davvero golose.


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Non sono un appassionato d'opera, ma questo tardo lavoro di Puccini lo ascoltiamo qui in una delle migliori versioni discografiche, con Zubin Mehta alla testa del Coro e Orchestra della Royal Opera House di Londra. Solisti Placido Domingo, Sherrill Milnes e Carol Neblett. Sin da allora questa è considerata la lettura di riferimento, intensa e vibrante di energia, che rende giustizia ad un lavoro originale. In alcune parti sembra di assistere alla nascita di un moderno musical, con l'atmosfera “western” ricreata con efficacia. Interessante la ripresa sonora che colloca le voci in un ben rifinito palcoscenico virtuale senza porle in eccessivo primo piano e facendo apprezzare la raffinata orchestrazione pucciciana. Domingo da parte sua si dimostra in grandissima forma e questa sua interpretazione può collocarsi sullo stesso rango della storica edizione dell'Aida con Muti. La registrazione originale era stata realizzata dalla Deutsche Grammophon nel giugno del 1977 nella Watford Town Hall di Londra. 

Anche questo doppio SACD conferma gli aspetti salienti della serie quadrifonica della label olandese. Consistente l'immagine orchestrale, con dettagliata presenza scenica. Certe volte la sensazione di un'immagine centrale solida mi fa alzare dalla poltrona per verificare che non stia suonando anche il canale centrale. No, non suona. In questa serie i canali impegnati sono soltanto 4 e hanno scelto di mantenere sole le originali tracce. Ma come fa Pentatone ad avere la licenza per queste incisioni? Alcune sono perle del catalogo Philips, non certo avanzi di magazzino. Ritroviamo, cito a memoria, i Musici impegnati con Vivaldi (solista Severino Gazzelloni), c'è il grande Accardo con il concerto di Beethoven e di Bruch. Non manca la straordinaria lettura della Fantastica di Berlioz con Colin Davis alla testa del Concertgebouw di Amsterdam, da molti considerata un'edizione di riferimento e qui finalmente ascoltabile nell'originale immersive audio “vintage”.


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Mentre vi scrivo sta suonando con il mio Oppo la sezione violoncelli della London Philharmonic Orchestra impegnata nel walzer dei fiori dallo Schiaccianoci di Tchaikovsky. C'è la direzione originale e a volte persino eccentrica di Stokowski, che porta in evidenza trame sonore insolite in questo repertorio pur tanto frequentato. La corposità dei corni è dipinta in modo mirabile. Stiamo parlando di un'incisione del 1973, che suona come una tra le migliori di quelle attuali. C'è appena un po' di soffio, ma nulla rispetto a quanto sarebbe lecito attendersi e poi, come sapete, mi piace esagerare col volume.


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MOZART
Concerti per Corno
Alan Civil, corno
Marrinerù
SACD Pentatone

I quattro concerti per corno (e il Rondò KV371) di Mozart sono tra le pagine più belle concepite per questo nobile strumento. Nella seconda metà del Settecento il corno è ancora quello “naturale”, senza pistoni, diretto discendente dagli strumenti dal timbro eroico e vibrante impiegati nella caccia. Era già diffuso da tempo nell’impiego orchestrale, il timbro rotondo ed avvolgente a basso volume diventava incisivo quando suonato a tutta forza, ma le note emesse erano limitate e difficile intonazione. Il genio di Mozart trae dal corno cantabilità ed espressione, costringendo l’esecutore a rapidi passaggi di bravura, così come a lunghe note tenute che sembrano imitare la voce umana. Con gli strumenti moderni è tutto più facile (ma non troppo) e questa esecuzione del 1971 è affidata all’ottimo Alan Civil affiancato dal timbro luminoso ma accomodante della Academy of St. Martin in the Fields diretta da Neville Marriner. Tutto è puntuale, l’intonazione finemente calibrata, gli attacchi puliti. I tempi centrali sono piuttosto lenti ed è marcato il contrasto con i vivaci Rondò conclusivi. Manca la istintiva ruvidezza di alcune esecuzioni “filologiche” con strumenti originali, talvolta sin troppo nervose e dinamicamente contrastate; il risultato è un Mozart tutto all’inglese, che conserva equilibrio ed attendibilità anche dopo ripetuti ascolti.

L’incisione Philips è piacevole e priva di asperità. Il riversamento DSD conserva l’alone morbido di quei vinili. Nel multicanale (4.0) Pentatone dimostra ancora una volta di saper offrire a questi preziosi master quadrifonici uno smalto ambientale davvero convincente.

In una recente dimostrazione di musica in multicanale ho visto la sorpresa dei presenti quando hanno scoperto che la dinamica ed il senso di naturale presenza dei brani della suite dal Peer Gynt di Grieg che facevo ascoltare veniva dal remastering Pentatone della storica lettura di Leppard con la English Chamber Orchestra registrata dalla Philips Classics nel 1975. Se proprio non ci credete ascoltate almeno il celebre “Antro del Re della Montagna” che con il suo emozionante crescendo e sul ritmo marcato dalla grancassa disegna un quadro sonoro di notevole suggestione.

 

Buon ascolto

 

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