Recensione TV Sony Bravia 9 II: il Mini LED RGB è l'OLED killer?

Nicola Zucchini Buriani 18 Luglio 2026 4K e 8K

Bravia 9 II segna il debutto della tecnologia Mini LED RGB nella gamma TV di Sony. Abbiamo messo alla prova il modello da 65 pollici, confrontandolo con i rivali diretti di Hisense e TCL e con un OLED LG, per capire se davvero possa competere ad armi pari con la tecnologia OLED.


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Un TV Mini LED può davvero superare i limiti storici della tecnologia LCD e competere ad armi pari con gli OLED? Sony ne è convinta: la risposta è la tecnologia True RGB, che arriva sul mercato grazie alla serie Bravia 9 II.

Lo sviluppo di questo progetto ha richiesto diversi anni: il primo prototipo risale infatti al 2021 e, come vedremo, questa lunga gestazione ha comportato anche qualche compromesso sul fronte della connettività.

Chiaramente le aspettative sono alte: il marchio giapponese non si è limitato a posizionare il Bravia 9 II come nuova ammiraglia, ma sostiene anche di avere un vantaggio apprezzabile rispetto ai concorrenti dotati di una retroilluminazione simile.

Il prodotto sarà all’altezza delle promesse? Per scoprirlo abbiamo analizzato a fondo le prestazioni del pannello, confrontandolo sia con i rivali diretti realizzati da Hisense e TCL, sia con un OLED LG. Buona lettura!

 

Sommario

 

La recensione in breve

Bravia 9 II è il primo TV Sony dotato di Mini LED RGB e dimostra perché il marchio nipponico ha puntato tanto su questa tecnologia. Si tratta indubbiamente di uno dei migliori LCD in assoluto, capace di rivaleggiare con gli OLED e, in determinati frangenti, persino di superarli nella resa di alcune scene scure.

L’elettronica svolge un ruolo di primissimo piano: non si limita a migliorare la qualità video, ma gestisce benissimo anche la sofisticata retroilluminazione. L’equilibrio e la fedeltà degli incarnati sono tra i principali punti di forza, insieme all’altissima luminosità e al filtro antiriflesso opaco.

I limiti più rilevanti sono i due soli ingressi HDMI 2.1 e una messa a punto non ancora ottimale in gamma dinamica standard, segno che il prodotto soffre di qualche peccato di gioventù.

I punti di forza:

  • Eccellente controllo e pulizia nelle scene scure.
  • Perfetto per qualsiasi tipo di ambiente, grazie all’altissima luminosità e al filtro antiriflesso opaco.
  • I Mini LED RGB e il pannello WHVA ampliano l'angolo di visione.
  • Elettronica di alto livello, efficace nel gestire il local dimming, l’upscaling e le immagini in movimento.

I compromessi:

  • L’angolo di visione è più ampio rispetto a un LCD convenzionale, ma da posizioni molto angolate gli aloni si vedono.
  • In gamma dinamica standard serve ancora qualche ottimizzazione sui colori.
  • Due sole porte HDMI 2.1 rischiano di sembrare anacronistici su un top di gamma.
  • Prezzo importante, per quanto giustificato dalle prestazioni.

Verdetto:

Un prodotto che rappresenta la nuova vetta per gli LCD Mini LED. La retroilluminazione RGB non è una rivoluzione totale ma porta vantaggi concreti. Non è l’OLED killer ma le prestazioni non sono mai state tanto vicine. Per il resto è il solito TV Sony, equipaggiato con un’ottima elettronica e adatto per quasi tutte le situazioni, con una dotazione che presta il fianco a critiche solo sul lato gaming.

 

Caratteristiche e design


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Il modello che ho ricevuto in prova da Sony è il 65 pollici, il più piccolo tra quelli disponibili. La serie include anche i tagli da 75, 85 e 115 pollici. Come sempre la distribuzione prevede due versioni che viaggiano su binari paralleli: quella consumer, col nome di KD-65XR95M2, e quella professionale identificata come FWD-65XR95M2. Le differenze sono poche: il prodotto di base è lo stesso, ma la variante professionale offre, a fronte di un listino un po’ più alto, la garanzia Prime Support, con 3 anni di assistenza (estendibili fino a 5 previo pagamento) e la sostituzione del prodotto in caso di guasto.

Il design è simile a quello di tutti i TV Sony prodotti nel corso degli ultimi anni. Le linee sono minimaliste, molto pulite ed essenziali. Gli spessori non sono ridotti all’osso, né quello delle cornici né la profondità complessiva. Non è mancanza di cura: la qualità costruttiva è alta, come sempre per il marchio giapponese. Lo spazio in più serve per ospitare la sofisticata retroilluminazione (ci torniamo tra poco) e il sistema audio, decisamente sopra la media come dotazione. Il lato frontale è privo di qualsiasi elemento che possa distrarre dalla visione; anche il logo Sony, che si trova in basso a sinistra, è quasi invisibile.


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La base è davvero particolare: è un piedistallo centrale ben bilanciato e pesante, sorretto ai due lati da sostegni in metallo. Al centro c’è una copertura in plastica trasparente zigrinata con aggancio magnetico. Non è nulla di particolarmente sofisticato, ma l’effetto creato è riuscitissimo: sembra che il TV fluttui sulla superficie su cui poggia.

Il retro è invece diverso rispetto ai modelli precedenti: la finitura a scacchi viene sostituita da una serie di scanalature verticali che si ritrovano anche lungo i lati. Sulla sinistra sono collocate due rientranze che ospitano tutti i connettori. In alto c’è lo slot CI+ per inserire un modulo CAM. Lungo il lato troviamo invece i quattro ingressi HDMI: due ingressi sono in versione 2.1, mentre i restanti due si fermano allo standard HDMI 2.0b.


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Questa limitazione è legata al SoC utilizzato da Sony, che è ancora il Pentonic 1000 (MT5897) di MediaTek. Sony non ha equipaggiato i Bravia 9 II con un chip più aggiornato per via dei lunghi tempi di sviluppo. La tecnologia True RGB è basata su Mini LED RGB e si focalizza soprattutto sulla precisione nel controllo di questi elementi. Il Pentonic 800, l'unico MediaTek con quattro HDMI 2.1, è molto più recente del Pentonic 1000. Quest'ultimo è un componente che il marchio giapponese conosce ormai a menadito, avendolo introdotto a partire dal QD-OLED A95L. Cambiarlo in corsa avrebbe comportato ritardi consistenti o il rischio di introdurre bug e altre problematiche.

La retroilluminazione è del resto il fulcro attorno a cui ruota tutto il resto: parliamo di Mini LED RGB, cioè di diodi rossi, verdi e blu dotati di controllo indipendente. La differenza, rispetto ai Mini LED convenzionali che usano LED blu e Quantum Dot, consiste nel fatto che le componenti cromatiche vengono generate al livello della sorgente luminosa. Sul 65 sono presenti 1.530 zone di controllo per il local dimming (su una griglia di 51 x 30), che migliora il livello del nero e il contrasto. Questo numero va poi moltiplicato per tre, in modo da ottenere la gestione separata per le componenti rossa, verde e blu. Sono le cosiddette zone RGB, che in tutto arrivano a 4.590. Maggiori dettagli sul funzionamento sono disponibili in questo articolo.


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Il pannello scelto da Sony è un LCD a 120 Hz di tipo WHVA prodotto da China Star Optoelectronics Technology, una controllata di TCL. Questa tipologia rappresenta il livello qualitativo più elevato, non a caso è presente anche sui TCL serie C8L e X11L. Sony dichiara che l’angolo di visione è più ampio rispetto a un LCD convenzionale. Sullo schermo è integrato il trattamento Immersive Black Screen Pro, una finitura antiriflesso opaca che ruduce riflessi, bagliori e preserva al contempo il livello del nero. Bravia 9 II è compatibile con HDR nei formati HDR10, HLG e Dolby Vision. Supporta inoltre IMAX Enhanced e le modalità calibrate per Netflix, Prime Video e Sony Pictures Core.

L’impianto audio integrato si appoggia a due woofer posteriori, due speaker full-range, due tweeter e due beam tweeter. In pratica è un sistema a 2.2.2 canali con una potenza complessiva di 80 W. La gestione è affidata alla tecnologia Acoustic Multi-Audio+. Si possono riprodurre tutti i principali formati audio, inclusi DTS:X e Dolby Atmos. La Smart TV è come sempre basata su Google TV. Il telecomando fornito in dotazione ha la batteria integrata, ricaricabile tramite USB-C, ed è retroilluminato.


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Caratteristiche dichiarate

  • Modello: KD-65XR95M2 / FWD-65XR95M2
  • Diagonale: 65"
  • Risoluzione: Ultra HD, 3840 x 2160 pixel
  • Pannello: LCD di tipo WHVA
  • Frequenza di aggiornamento: fino a 120 Hz
  • Retroilluminazione: Mini LED RGB con local dimming a 1.530 zone, 4.590 zone RGB
  • Picco di luminanza: 4.400 nit
  • Tipo HDR: HLG, HDR10, Dolby Vision
  • Tipo audio: Dolby Atmos, DTS:X, Acoustic Multi-Audio, 40 W totali (10W x 4)
  • SoC: MediaTek MT5897 alias Pentonic 1000
  • Processore: XR Processor
  • Ricevitore: DVB-T2, DVB-S2, HEVC 60p
  • App: Netflix, Prime Video, Disney+, Paramount+, Apple TV+, YouTube, Rakuten, RaiPlay, DAZN, Chili
  • Ingressi: 2x HDMI 2.0b, 2x HDMI 2.1 (1 con eARC), 1 CVBS/component su jack da 3,5 mm
  • Uscite: 1x audio digitale ottica combinata con ingresso speaker S-Center
  • Uscita cuffie: No
  • Calibrazione bianco: 2 punti + 10 o 20 punti
  • Calibrazione gamma: No
  • Calibrazione colore: No
  • USB: 2x (1x 2.0 + 1x 3.0)
  • Wi-Fi: Sì (Wi-Fi 6)
  • LAN / Bluetooth: Sì / Sì (v5.3)
  • Telecomando: Sì
  • Consumo: 71 kWh/1.000 ore (In funzione / standard) / 0,5 W (Standby)
  • Dimensioni: 1.445 (L) × 906 (P) × 341 (A) mm con base (posizione standard), 1.445 (L) × 826 (P) × 43 (A) mm senza base
  • Peso: 26,6 kg (con base) / 30,6 kg (senza base)
  • Prezzo suggerito: 3.499 euro (KD) / 5.490 euro (FWD)

 

Misure e calibrazione

 
Scala dei grigi e gamut in modalità Standard SDR
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Come tutti i Sony, anche il Bravia 9 II propone la modalità Standard alla prima accensione e, come al solito, la fedeltà dell’immagine è ampiamente rivedibile. C’è una chiara dominante blu e non si sfruttano assolutamente le capacità del televisore. La prima cosa da fare è selezionare una delle modalità più corrette, che sono le seguenti:

SDR e HDR

  • Ambiente luminoso: Cinema
  • Ambiente oscurato: Professionale

Dolby Vision

  • Ambiente luminoso: Dolby Vision Chiaro
  • Ambiente oscurato: Dolby Vision Scuro

 
Scala dei grigi e gamut in modalità Professionale SDR
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Per la visione di giorno si può anche provare ad attivare il sensore che misura la luce in ambiente: basta aprire il menu immagine e scorrere fino ad Ambient Optimization. La modalità Professionale fa le veci della Filmmaker e in gamma dinamica standard offre prestazioni molto buone sulla scala dei grigi. La linearità è eccellente (e come vedremo c’è un motivo), con un DeltaE medio di 2,6 e una punta massima di 4.

 
Color checker e saturazioni in modalità Professionale SDR
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Siamo quindi poco oltre la soglia critica di 3 nel peggiore dei casi. Sui colori il discorso si fa più complicato: come ho spiegato parlando delle specifiche, il Bravia 9 II genera i colori tramite i Mini LED RGB. Questo significa che il local dimming, cioè l’elettronica, influisce direttamente sulla fedeltà cromatica. Sony è molto rigida nel gestire la retroilluminazione, ed è questo il motivo per cui la linearità è così precisa - lo è sempre in modalità Professionale. Questa premessa serve per spiegare che anche i colori dipendono direttamente dalla voceLuminosità automatica per aree dimming”.

 
Scala dei grigi in modalità Standard e Professionale HDR
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In gamma dinamica standard c’è ancora qualcosa da mettere a punto: come si può vedere dai grafici relativi a gamut, color checker e saturazioni, il TV tende a saturare eccessivamente il rosso al 100%, mentre il blu è desaturato rispetto al riferimento. Non è un limite del prodotto, tanto è vero che in modalità come la Cinema i colori sono più centrati, anche se poi ci si scontra con limiti più stringenti sulla fedeltà complessiva. Si tratta semplicemente di una messa a punto non ottimale, che si può risolvere con un aggiornamento firmware. Al momento possiamo però vedere che l’errore, soprattutto sul rosso, è ben visibile anche a occhio nudo, così come quello sul blu.

 
Color match e color checker in modalità Professionale HDR
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Attenzione però: si parla solo delle saturazioni al 100%. Tutti i livelli inferiori non presentano le stesse problematiche, motivo per cui, in condizioni di utilizzo reale, l’incidenza è relativamente bassa - i colori alla massima saturazione sono abbastanza rari. Non a caso l’errore medio sul color checker è 2,78, decisamente buono, con gli incarnati che si attestano tutti sotto questa soglia.

 
Saturazioni BT.2020 in modalità Professionale HDR
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Il passaggio all’HDR conferma l’ottima linearità: in modalità Professionale il TV non schiarisce e non scurisce significativamente l’immagine, ma segue il riferimento fino a circa l’80%. Da quel punto in poi si applica il “roll-off” e l’immagine viene progressivamente scurita. È una scelta ben precisa: vista l’abbondante riserva di luminosità, il Bravia 9 II potrebbe seguire semplicemente la curva fino al 100%. Come vedremo nella prova di visione, questo comportamento porta alcuni benefici. Sulla scala dei grigi il DeltaE massimo arriva a 5, con una media intorno a 3.

 
Copertura BT.2020 e DCI-P3 in modalità Professionale HDR
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I colori sono più fedeli rispetto alla gamma dinamica standard: non ci sono limitazioni causate da eccessi o mancanze nelle saturazioni. C’è solo un’eccezione sul gamut DCI-P3: il blu non arriva a coprire il vertice ed è quindi un po’ più scarico. Vale lo stesso discorso fatto per l’SDR: è una questione di messa a punto, dato che in BT.2020 si va oltre e anche modalità meno fedeli della Professionale lo saturano meglio. In linea di massima siamo comunque ad ottimi livelli: il DeltaE medio sui colori spazia da 1,51 a 1,97. La copertura dello spazio colore BT.2020 raggiunge l’88,68% xy e l’87,57% uv, mentre per il DCI si arriva al 98,5% xy e al 98,15% uv.

 
Picchi di luminanza in SDR e HDR
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I picchi di luminanza in HDR sono i seguenti:

  • Schermata all’1%: circa 4.230 nit
  • Schermata all’2%: circa 4.297 nit
  • Schermata all’5%: circa 4.651 nit
  • Schermata all’10%: circa 4.389 nit
  • Schermata all’25%: circa 2.403 nit
  • Schermata all’50%: circa 1.427 nit
  • Schermata all’75%: circa 1.071 nit
  • Schermata all’100%: circa 979 nit

 
Scala dei grigi e gamut in modalità Professionale SDR calibrata
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Anche senza local dimming attivo, il TV spegne lo schermo quando si visualizza il nero. Con il controllo a zone attivo e una schermata con scacchiera ANSI 4 x 4, il livello del nero è di circa 0,03 nit con il bianco a poco più di 100 nit. Il rapporto di contrasto è di poco superiore a 3.000:1. Con local dimming attivo il nero scende a 0,01 nit su Medio e a 0,005 su Alto, con un rapporto di contrasto che arriva fino a 18.600:1. Personalmente ho apprezzato in particolare il local dimming su Medio: è ben bilanciato e piuttosto trasparente per l’utente. Si può comunque provare anche Alto, che sicuramente aumenta l’impatto visivo. In gamma dinamica standard la luminanza raggiunge i 944 nit a tutto schermo, impostando il picco di luminanza su Alto. In queste condizioni, alzando la retroilluminazione al massimo, si ottengono valori non molto lontani da quelli dell'HDR su finestre ridotte (al 10% ho misurato 3.949 nit).

 
Color checker e saturazioni in modalità Professionale SDR calibrata
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Per la calibrazione ho collegato il TV a Calman di Portrait Displays, sfruttando l’applicazione preinstallata. In questo modo si sblocca il bilanciamento del bianco a 20 punti e le modalità Professionale per professionisti 1 e 2. La taratura segue sempre le stesse modalità che Sony ha ormai abbracciato da diversi anni. Si seleziona una modalità video, una delle impostazioni per la temperatura colore (solitamente Esperto 1 o 2) e si esegue la calibrazione in gamma dinamica standard, con gamma impostato a 2.2. Le regolazioni così ottenute vengono poi adattate all’HDR, mentre per il Dolby Vision bisogna effettuare una calibrazione separata con un altro banco di memoria per il bilanciamento del bianco.


Scala dei grigi in modalità Professionale HDR calibrata
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C'è anche la possibilità di automatizzare tutta la procedura tramite Calman: anche se il TV è nuovissimo, è già supportato. La procedura è abbastanza semplice, anche perché non c’è una gestione avanzata dei colori (CMS, Color Management System); si possono solo sfruttare le impostazioni che agiscono globalmente su tutti i colori, non sui primari (rosso, verde e blu) e secondari (ciano, magenta e giallo) separatamente. L’unica accortezza che consiglio è di apportare qualche cambiamento incrociato, passando da SDR a HDR e viceversa. Solitamente qualcosa si può ottimizzare; si perde un po’ più di tempo ma i risultati sono migliori. Per il resto la taratura scorre via liscia, e i controlli disponibili funzionano tutti come ci si aspetta.

 
Color match e color checker in modalità Professionale HDR calibrata
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Dopo la calibrazione, il Bravia 9 II conferma una linearità eccellente in SDR: senza local dimming il gamma misura 2,393, a un’incollatura dal riferimento di 2,4. C’è solo una piccolissima tendenza ad aprire le basse luci, dove il gamma scende a 2,3. In realtà ci pensa però il local dimming - che si disattiva per la taratura - ad allineare anche il 5% della scala dei grigi, quindi lo scostamento, che sarebbe già trascurabile, viene del tutto annullato in condizioni di utilizzo reale.

 
Saturazioni BT.2020 e DCI-P3 in modalità Professionale HDR calibrata
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L'errore medio scende a valori infinitesimali: il DeltaE è 0,3. I colori migliorano ma la saturazione al 100% di rosso, blu e in parte del magenta non si risolve, come del resto era assolutamente prevedibile. Come ho scritto, si tratta evidentemente di un difetto di gioventù, probabilmente legato alle tabelle LUT interne. Se però si escludono gli estremi, la media sul color checker è ottima: l’errore si attesta a 1,8, quindi sotto la soglia di 2.

 
Copertura BT-2020 e DCI-P3 in modalità Professionale HDR calibrata
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Lo stesso discorso vale anche per le saturazioni intermedie: il DeltaE medio è 1,94, il massimo è poco inferiore a 8. L'HDR si conferma migliore della gamma dinamica standard: il comportamento sulla scala dei grigi è eccellente, con un DeltaE massimo di 1,5 e una media bassissima. I colori sono molto fedeli: il color match riporta un DeltaE medio di 1,37 che sale a 1,76 con la luminanza. L’errore si attesta a 0,67 / 0,97 sul color checker (senza e con luminanza), a 1,64 per le saturazioni del BT.2020 e a 1,32 per quelle del DCI-P3.

 
Saturazioni con luminanza al 25% e al 15%
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Da segnalare anche l’ottima tenuta dei colori ad alta saturazione e bassa luminanza, una caratteristica che, come vedremo nella prova di visione, è tutt’altro che scontata. La copertura dello spazio colore BT.2020 è pari all’88,81% xy e all’87,54% uv; in DCI si raggiunge invece il 98,57% xy e il 98,24% uv. Buone infine anche le prestazioni in Dolby Vision: non si discostano significativamente dalla taratura di fabbrica in HDR. Ricordo che in questa modalità è preferibile lasciare la Mappatura dei toni su “No”.

 

La prova di visione


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Bravia 9 II eredita l’elettronica e il Processore XR dalle precedenti generazioni di TV Sony. Da questo punto di vista non ci sono particolari novità, anche se rispetto a Bravia 9 - il precedente Mini LED non RGB - si possono apprezzare alcuni affinamenti introdotti dopo il 2024. La base di partenza è sempre costituita da un’immagine elaborata per incrementare il dettaglio: il quadro non è neutro ma è più nitido e incisivo.

Non è del resto una novità: è la stessa filosofia che il produttore giapponese segue ormai da anni, e che anche molti concorrenti hanno poi replicato nel corso del tempo. Lo definisco un approccio un pochino ruffiano, perché agisce su aspetti che hanno un impatto positivo sulla percezione di una larga fetta di utenti.


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Tralasciando i discorsi da puristi, il risultato è comunque ottimo: l’aumento del dettaglio si nota ma non è eccessivo, un plus che si rivela efficacissimo nel ricostruire i particolari dei contenuti a risoluzione HD o in standard definition. Da questo punto di vista Sony ha ben pochi rivali e il Bravia 9 II lo conferma ancora una volta. C’è poi il Reality Creation che è il coltellino svizzero per chi vuole un’esperienza cucita su misura: si può aumentare ancora l’incisività, ridurla o trattare separatamente il rumore video. Come ho scritto in altre recensioni sui TV Sony, è uno strumento potente che ha come limite la sua versatilità: esagerando in un senso o nell’altro, si può anche peggiorare la qualità video.

Le immagini in movimento sono affidate al sempreverde Motionflow, che offre prestazioni in linea con la gamma 2024-2025. Si può regolare l'intervento per film e contenuti video (separatamente), oltre ad aumentare la fluidità su vari livelli o personalizzando il funzionamento. Non vengono introdotti scatti e gli artefatti sono molto ridotti, se non si forza l’algoritmo su livelli medio-alti. Niente di nuovo, insomma, nemmeno per quanto riguarda i limiti: la voce Nitidezza non va mai toccata, perché attiva l’inserimento di fotogrammi neri e introduce scatti - la frequenza di aggiornamento passa a 60 Hz - abbassa la luminosità e produce uno sfarfallio molto poco piacevole.


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Con contenuti in 4K, con e senza HDR, si apprezzano le qualità del pannello LCD, che sono visibilmente superiori alla media. Ho avuto la fortuna di provare il Bravia 9 II mettendolo a confronto con altri due LCD Mini LED: il TCL C8L e l’Hisense UR9S. L’angolo di visione del Sony è il migliore del lotto e supera nettamente il TCL, che è l’unico senza LED RGB. Evidentemente è vero che l’emissione diretta dei colori - il Bravia 9 II li genera con la retroilluminazione - migliora le prestazioni, ma secondo me è l’abbinamento con la tecnologia WHVA a determinare il risultato.

Colori e contrasto tengono meglio anche da posizioni decentrate: il salto in avanti rispetto a Bravia 9 e Bravia 7 è netto. C’è però un aspetto che limita questi benefici: il blooming, cioè gli aloni di luce che si formano intorno a oggetti luminosi circondati dal nero. Spostandosi dal centro diventano progressivamente più visibili e anzi, sono tra le poche situazioni in cui possono effettivamente farsi notare e distrarre lo spettatore - come vedremo l’incidenza generale è decisamente bassa.


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A occhio direi che l’angolo di visione è più ampio di almeno una decina di gradi rispetto a un TV LCD “convenzionale”. Si potrebbe andare anche oltre senza pregiudicare troppo colori e contrasto, ma è una possibilità da esplorare con cautela proprio perché il blooming rischia di diventare fastidioso, almeno in alcuni frangenti. Il pannello scelto da Sony integra anche un’altra importante novità: l’Immersive Black Screen Pro, un trattamento antiriflesso opaco che si è dimostrato molto efficace.

Non riduce solo i riflessi provenienti dai lati, ma contiene molto bene anche la luce diretta, come quella di un faretto puntato verso lo schermo e da distanza ravvicinata. La finitura utilizzata ha un alto potere di diffusione che scompone il riflesso puntiforme, eliminando l'effetto specchio a favore di un alone sfocato e per questo molto meno fastidioso. Il livello del nero non si alza nemmeno in presenza di luce in ambiente, come avviene invece con il Bravia 8 II e altri QD-OLED.


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L’assenza della finitura lucida si fa comunque notare: si perde qualcosa a livello di contrasto e brillantezza dei colori (solo in stanze ben illuminate). Questo scambio resta però vantaggioso: il disturbo causato dalle riflessioni ambientali è decisamente superiore, e poterlo abbattere garantisce un beneficio più consistente.

L’elevatissima luminanza del Bravia 9 II aggiunge poi l’ultimo tassello che rende il prodotto perfetto anche per stanze con forte luce ambientale. Un esempio perfetto è Interstellar in HDR, nella scena in cui la stazione spaziale orbita intorno al pianeta ghiacciato. Bianco e blu la fanno da padrone e la luminanza è così alta da risultare quasi fastidiosa, se si guarda lo schermo al buio. Da questo punto di vista non sono molti i modelli capaci di reggere il confronto, solo l'Hisense UR9S ci riesce tra i 65 pollici 2026 che ho provato di recente.


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Il nuovo Sony non è a suo agio solo con le sequenze più brillanti: anche quelle scure e ricche di dettagli mettono in mostra le potenzialità della nuova ammiraglia. Nel film Pan - Viaggio sull'isola che non c’è è presente un passaggio perfetto per mettere in difficoltà quasi tutti i televisori. È la parte dove il veliero vola all’interno di una caverna: il quadro è molto buio ma ci sono i volti dei bambini in primo piano. Il Bravia 9 II restituisce un equilibrio praticamente perfetto tra chiari e scuri: ci sono tutti i dettagli, i colori sono giusti e c’è anche un ottimo contrasto. Il confronto con l'OLED di LG mi ha stupito: il C6 apre un filino troppo (schiarisce) e per questo motivo appare meno contrastato. Qui il Sony non solo tiene testa a un OLED, ma riesce anche a spuntarla.

Cosa succede però se si inseriscono elementi piccoli e luminosi nelle scene buie? Per verificarlo ho usato il primo film di Dune, quando la nave della Gilda Spaziale arriva su Caladan, il pianeta natale degli Atreides. Prima che l’enorme nave compaia sullo schermo, viene inquadrato lo spazio pieno di stelle e in alto un corpo celeste di colore blu. Sono tre le cose a cui prestare attenzione: la visibilità delle stelle, quanto sono luminose e la saturazione del blu. Il Bravia 9 II apre leggermente la scena, schiarendo il nero dello spazio (che non è assoluto neanche nel contenuto) di quel tanto che serve per nascondere il blooming che si potrebbe creare intorno alle stelle. È una soluzione furba (o ruffiana, se preferite) che funziona, anche perché è difficilissimo notarlo senza un riferimento affiancato.


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Ho visto la stessa sequenza con altri prodotti messi uno a fianco all’altro. Rispetto all’OLED C6, il Sony regge bene sul quadro complessivo, ma le stelle sono meno luminose, quindi il micro-contrasto è superiore sull’LG. Hisense schiarisce ancora di più e ha più blooming sulle stelle, mentre il C8L di TCL se la gioca per blooming e contrasto, ma mostra un blu un po’ meno saturo. La saturazione dei colori ai bassi livelli di luminanza - le parti più scure dell’immagine - è del resto uno dei temi più importanti e trascurati. Da questo punto di vista il Sony ha battuto tutti gli altri prodotti con cui l'ho confrontato direttamente. Si vede bene nei già citati Pan, Dune o anche in Top Gun: Maverick: la tuta di Tom Cruise, all'inizio del film, è blu scuro, non quasi nera come appare su alcuni display. Il C8L è quello che si avvicina di più al Mini LED nipponico, che però da questo punto di vista è quasi inattaccabile. Non importa quanto sia difficile il contenuto, quanto sia saturo e al contempo scuro il colore: le eventuali imprecisioni sono trascurabili.

Per quanto riguarda gli aloni, come ho scritto in precedenza l’incidenza è molto bassa. Il merito va anche all’elettronica: come abbiamo visto nel caso di Dune, la gestione dei LED è molto intelligente ed interviene soprattutto nei casi più critici, come piccole e forti fonti di luce circondate dal nero. È una compensazione che generalmente funziona molto bene. C’è poi un vantaggio portato dai Mini LED RGB: l’alone non è sempre bianco ma può essere colorato. Il blooming bianco è ben più visibile rispetto a quello rosso, verde o blu ed è del resto un fatto del tutto logico: il bianco si ottiene sommando tutte e tre le componenti, quindi spicca maggiormente. Sul Sony è facile verificarlo perché la modalità Professionale consente di cambiare la retroilluminazione da RGB a bianca. Ho usato vari segnali test, tra cui un cielo stellato bianco e colorato RGB, e la differenza salta all’occhio, anche forzando casi estremi come la modalità Brillante vista da angolazioni molto pronunciate, dove il blooming è alla sua massima visibilità.

 
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Un esempio in condizioni di utilizzo reale lo vediamo invece nelle sequenze iniziali di Soldado, quando l’elicottero sorvola il confine tra USA e Messico in cerca di clandestini. Tutta questa prima parte è ambientata di notte e sulla coda dell’elicottero si vede una luce rossa lampeggiante, molto brillante. Guardato di fronte, il Bravia 9 II non produce praticamente alcun alone visibile; per notare un po’ di blooming è necessario spostarsi di lato, a quel punto si intravede una sorta di nuvoletta rossa, che resta però appena accennata. Le uniche situazioni dove l’inquinamento luminoso è più visibile sono le scritte di alcuni menu o sottotitoli particolari, a riprova del fatto che il lavoro svolto da Sony sul local dimming e sulle zone RGB è ottimo - anche le bande nere sono solitamente davvero nere.

Durante la presentazione della gamma TV 2026, Sony si era soffermata sui miglioramenti nella gestione delle sfumature. Non azzarderò un confronto a memoria col Bravia 9 - non avrebbe senso - ma posso dire che un titolo di riferimento come Sir Gawain e il Cavaliere Verde, la resa su schermo è tra le migliori che io abbia mai visto. Il passaggio che uso è davvero ostico: il protagonista si immerge in un lago di notte, con una luce rossa molto intensa che filtra dall’angolo destro e sfuma progressivamente nel nero. Sono pochissimi i prodotti che non mostrano qualche difetto: bande di colore sulle sfumature di rosso (ne mostrano un po’ anche gli OLED di ultima generazione), perdita di saturazione o dettagli che affogano nelle ombre. Il Bravia 9 II è praticamente perfetto: la transizione tra le gradazioni di rosso - che mantiene la giusta carica - è morbida e progressiva, fino a dissolversi nel nero.


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Fino ad ora ho parlato delle prestazioni sulle basse luci, ma sono altrettanto importanti anche quelle sulle alte luci. Abbiamo già chiarito che il Bravia 9 II ha una luminanza ben più che abbondante per qualsiasi situazione, ma è capace di metterla a frutto anche con i contenuti HDR più complessi? La risposta è assolutamente positiva: il TV applica un ottimo tone mapping, riuscendo ad adattare qualsiasi sorgente alle proprie capacità, senza particolari difficoltà. Non serve nemmeno giocare coi menu: l’impostazione di base, cioè Mappatura dei toni su Gradazione preferita, è già la migliore possibile.

Il segreto è un mix di elettronica di alto livello - e non è una sorpresa per Sony - altissima luminanza e quella riserva - o headroom, se preferite l’inglese - che abbiamo visto nel capitolo sulle misure, parlando del roll-off. Questo “spazio” che il Sony si tiene serve per mettere su schermo tantissimo dettaglio anche negli specular highlights più estremi, quelli dove si concentrano i picchi più alti. È un modo per lavorare sempre nella zona di comfort, senza arrivare mai al limite del pannello. I risultati si vedono: il sole all’orizzonte in Shark - Il primo squalo, i riflessi nelle bolle che volano nel cielo in Pan, oppure il rosone di Aquaman, sono luminosissimi ma conservano i colori e tutti i particolari - a parte rare eccezioni dove qualcosina si potrebbe migliorare.


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Il divario con gli altri LCD non è sempre netto, ma richiede l’uso della mappatura dei toni dinamica, cioè l’adattamento compiuto in tempo reale dall’elettronica. Non è una scelta senza costi: in alcune situazioni rende molto bene, in altre i compromessi si vedono - si perde dinamica (meno contrasto), si schiarisce o scurisce l’immagine e anche i colori possono cambiare. Per questo motivo ritengo l’approccio di Sony particolarmente solido. Trattandosi di uno dei primi Mini LED RGB che ho potuto mettere alla frusta, ho voluto verificare anche uno dei limiti legati a questa tecnologia: il color crosstalk, cioè la sovrapposizione tra i colori generati da zone adiacenti.

Ne ho parlato più in dettaglio in questo articolo sugli SQD-Mini LED TCL, che lo elenca tra i motivi per cui ha preferito puntare sui Super Quantum Dot. In alcune situazioni il fenomeno è effettivamente presente, del resto non potrebbe essere altrimenti: è di fatto una forma di contaminazione luminosa, come gli aloni, e infatti viene chiamato anche color blooming. Sony ha fatto però una scelta molto intelligente: ha usato la sua esperienza per programmare la gestione dei Mini LED RGB, valutando con cura a quali aspetti dare priorità per minimizzare l’effetto. Gli incarnati hanno la precedenza su tutto: se su schermo c’è un volto circondato da un colore acceso, è quest’ultimo a sbiadire leggermente.


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Si nota soprattutto con blu (e abbiamo visto perché nel capitolo sulle misure) e meno con altri colori, ma non è semplice accorgersene se non c’è un riferimento o se non si fa un confronto nelle giuste condizioni - io ho usato un mio segnale test creato per l’occasione. In questo modo gli incarnati del Bravia 9 II sono sempre molto naturali, anche se confrontati con quelli di un OLED (LG C6) o di un SQD-Mini LED (TCL C8L), che non soffrono il color crosstalk. Lo stesso vale per elementi bianchi inseriti all'interno di sfondi colorati: il bianco resta bianco, il colore può perdere un po’ di saturazione. È un approccio molto furbo e che funziona bene, specialmente per i toni della pelle: non servono riferimenti particolari per notare se un attore diventa verdino o giallognolo, sono difetti evidenti per tutti. Se invece un colore cambia poco, senza un metro di paragone lo si nota molto meno, soprattutto con immagini in movimento. Per farla breve: l’incidenza reale mi è sembrata molto bassa.

L’ultima novità da valutare è il sistema audio, completamente rinnovato rispetto a quello montato sul predecessore. La qualità è in linea con quella di tutte le ammiraglie Sony uscite dall'A95L in poi. C’è un ottimo bilanciamento tra le frequenze, specialmente medi e acuti. I dialoghi sono chiari e sempre ben centrati rispetto alle immagini, merito anche dei numerosi speaker che aiutano a espandere i suoni anche verso l’alto. La calibrazione automatica e le numerose funzioni presenti permettono inoltre di ottenere un palcoscenico piuttosto ampio per un TV da 65 pollici.


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Il volume è buono: si riescono a sonorizzare ambienti piuttosto ampi senza dover spingere la potenza al massimo, quindi senza generare distorsioni apprezzabili. Il punto più debole sono sicuramente i bassi, che sono sì presenti, grazie al doppio woofer posteriore, ma non hanno un’estensione sufficiente per un vero e proprio home cinema. Da quest’anno c’è però una soluzione piuttosto comoda: Direct Connect abilita il collegamento diretto con speaker surround e subwoofer compatibili. Se non si dispone di un impianto separato, consiglio caldamente di procurarsi uno dei modelli Sony compatibili.

Concludo con il gaming: il Bravia 9 II offre un'ottima calibrazione di fabbrica e una buona reattività ai comandi, con un input lag di poco inferiore ai 10 millisecondi (a 60 Hz). Ci sono però alcuni contro da considerare, primo tra tutti la presenza di due sole porte HDMI 2.1; se poi si collega una soundbar, le porte scendono a una dato che una delle HDMI 2.1 viene occupata per l’eARC.

 

Conclusioni e pagella


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Bravia 9 II dimostra la solidità delle scelte compiute da Sony. Non è sicuramente il TV che supera o raggiunge la tecnologia OLED sotto ogni punto di vista, ma è ad oggi l’LCD che regge meglio il confronto. Si difende bene dove l’OLED la spunta per dinamica e contrasto, ma riesce a pareggiare o anche a superarlo perfino in alcune scene buie.

Gli altri pregi sono una luminanza altissima, un buon rapporto di contrasto nativo e un angolo di visione più ampio rispetto agli LCD “convenzionali”, merito dei Mini LED RGB e del display WHVA. La gestione della retroilluminazione è intelligente e convincente: riduce al minimo gli aloni, sia quelli bianchi che quelli colorati, e quando deve scendere a compromessi lo fa nel miglior modo possibile.


Il blooming sul testo a sfondo nero visto da posizione angolata (la foto enfatizza l'effetto)
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La pulizia sulle basse luci e la riproduzione delle sfumature sono eccellenti, così come la saturazione dei colori più scuri, un aspetto fin troppo sottovalutato che invece qui spicca su quasi tutti i concorrenti più o meno diretti. Completano la dotazione un buon sistema audio integrato e un telecomando che, pur non brillando per i materiali usati, è comodo e retroilluminato.

I limiti principali sono le porte HDMI, l’angolo di visione (che è un 60/40 tra pregi e difetti) e la riproduzione di alcuni colori in gamma dinamica standard. Le HDMI 2.1 sono solo due: Sony ha riutilizzato lo stesso chip MediaTek degli scorsi anni e, anche se non si tratta di andare al risparmio, come ho spiegato parlando delle caratteristiche, è comunque un limite che la maggior parte dei modelli 2026 non ha più.


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L’angolo di visione invece è sì più ampio grazie alla maggiore tenuta su colori e contrasto, ma quello utilizzabile realmente lo è meno di quanto potrebbe sembrare. Se infatti ci si sposta troppo di lato, si peggiora progressivamente l’incidenza degli aloni generati dal local dimming.

Per i colori, infine, è evidente che il prodotto ha ancora bisogno di qualche ottimizzazione per rendere al meglio. L’impatto reale al di fuori delle misure da laboratorio è più limitato, dato che coinvolge solo alcuni colori alla massima saturazione, ma è difficile chiudere un occhio, specialmente su un modello di fascia alta.

Il prezzo di listino colloca Bravia 9 II tra i top assoluti del mercato, non troppo distante da molti dei suoi principali rivali. È sicuramente un investimento importante ma non eccessivo, se si considerano le ottime prestazioni.

Perfetto per…

  • Ambienti bui e quelli luminosi: la luminanza molto elevata e l’efficace filtro antiriflesso lo rendono la scelta ideale anche per le condizioni più difficili.
  • Chi guarda contenuti di bassa qualità: l’elettronica riesce a migliorare anche le sorgenti HD e a definizione standard.
  • Chi cerca un buon sistema audio integrato: la riproduzione del suono è decisamente superiore alla media, con in più la possibilità di espandere le capacità in futuro.

Meno adatto per…

  • Il gaming: le porte HDMI 2.1 sono soltanto due e una gestisce anche eARC.
  • Chi necessita di un angolo di visione molto ampio: è l’LCD migliore da questo punto di vista, ma non si può esagerare per non esasperare il blooming.

La pagella secondo Nicola Zucchini Buriani: voto finale 8,5

  • Costruzione: 9,0
  • Versatilità: 9,0
  • Menu e taratura: 7,5
  • Prestazioni in SDR: 8,0
  • Prestazioni in HDR: 9,0
  • Riproduzione audio: 7,5
  • Rapporto Q/P: 6,0

Per maggiori informazioni: sito ufficiale Sony consumer / Sony Pro

 

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