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Interstellar

di Redazione , pubblicato il 11 Novembre 2014 nel canale CINEMA

“L'attesa pellicola sci-fi di Christopher Nolan ha conquistato le sale cinematografiche di tutto il mondo. Ecco l'analisi di AV Magazine, con pareri sul valore artistico, suggerimenti e recensioni sui formati 70mm e digitale 4K”

Il negativo 35mm e IMAX 65mm

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Mai come in questo film, la campagna di comunicazione ha posto l'accento sulla particolare produzione che ha utilizzato camere a pellicola e negativi da 35mm a 4 perforazioni e 65mm a 15 perforazioni, questi ultimi - evidentemente - per esaltare la qualità d'immagine di un film che si annunciava come un capolavoro. Per questo motivo, prima di approfondire il giudizio sulla qualità d'immagine, è bene fare qualche premessa di tipo tecnico per spiegare quali sono le caratteristiche delle varie pellicole, con particolare attenzione alla risoluzione.

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La quasi totalità delle pellicole cinematografiche ancora in produzione può essere divisa in 4 grandi gruppi a seconda della loro larghezza lungo l'asse che congiunge le due perforazioni ai due lati opposti del film. Abbiamo quindi negativi da 8mm, 16mm, 35mm e 65mm. All'interno di ogni singolo gruppo possono esserci diverse declinazioni, anche con grandi differenze di struttura (come tra il 16mm classico e il Super16 che ha le perforazioni solo da un lato) oppure con differenze legate soltanto al modo di sfruttare l'area del negativo impressionabile. Per il negativo 35mm esistono varie modalità di utilizzo e quella che sfrutta l'area maggiore è sicuramente la pellicola Super35, con un'area per le immagini che vale circa 460 mm quadrati. Per il negativo 65mm esistono principalmente due varianti: quella con scorrimento verticale a 5 perforazioni (area di circa 1.200 mmq) e quella con scorrimento orizzontale a 15 perforazioni (area di circa 3.700 mmq), con notevoli differenze sia per area sfruttabile che per rapporto d'aspetto.

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Alcuni dei migliori negativi sono disponibili sia in 35mm che in 65mm in modo che la risoluzione sia una funzione solo dell'area impressionabile dalle immagini. Il negativo ha una risoluzione che dipende fortemente dalla sua sensibilità. Minore è la sensibilità della pellicola, minori sono le dimensioni della grana, maggiore è la risoluzione. Quelle che vedete sono alcune delle specifiche di una delle migliori pellicole esistenti per quanto riguarda la risoluzione: si tratta del negativo 35mm EASTMAN EXR 50D 5245. Le specifiche (le trovate a questo link) parlano chiaro, con un MTF 30 che è compreso tra le 60 e le 160 linee per millimetro a seconda della componente cromatica analizzata.

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Tra gli studi sulla risoluzione della pellicola effettuati negli anni passati, quello probabilmente più famoso è quello del dottor Hans Kiening, che ha lavorato al dipartimento ricerca e sviluppo di ARRI sin dal 1996. Uno degli esperimenti consisteva nell'analizzare proprio questa stessa pellicola Kodak, con sensibilità di appena 50 ASA e utilizzando un obiettivo da 85mm con apertura 2,8:1. Il risultato è stato di circa 160 linee per millimetro che, moltiplicate per la larghezza del negativo 35mm, possiamo arrotondare ad un valore di risoluzione pari a 4,15K nel caso del formato Super35 e 8,7K nel caso del 65mm a 5 perforazioni. All'interno del documento ARRI sono riportati proprio questi valori a pagina 11.

 

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Tutto questo, è bene precisarlo, vale per pellicola con sensibilità di 50 ASA. Per le pellicole più sensibili, tipicamente con 200ASA e 500ASA (quelle più utilizzate anche da Nolan in tutti i suoi lavori), le dimensioni dei granuli aumentano e la risoluzione scende inevitabilmente. In ogni modo, se prendiamo per buona questa risoluzione massima, estendendo il valore di 4K alla larghezza netta del negativo 65mm a 15 perforazioni (pari a 70mm) arriviamo al valore teorico massimo di poco superiore a 11K, sempre per pellicole con sensibilità di 50ASA.

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Si tratta, lo ripeto, di valori teorici massimi che nella realtà sono praticamente irraggiungibili poiché basta scegliere una lente con elevata apertura (scelta tipica per registrare scene con poca luce e/o con profondità di campo micrometriche) perché la risoluzione generale si abbassi notevolmente. Inoltre, con i tempi di otturazione standard, il dettaglio delle immagini in movimento (anche lento) scende moltissimo, anche per colpa dei minimi movimenti della macchina da presa che per Interstellar viene usata a spalla. E fino qui siamo solo al negativo che è nella camera di ripresa. Per arrivare allo schermo la strada è ancora piuttosto lunga.

Emidio Frattaroli