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Interstellar

di Redazione , pubblicato il 11 Novembre 2014 nel canale CINEMA

“L'attesa pellicola sci-fi di Christopher Nolan ha conquistato le sale cinematografiche di tutto il mondo. Ecco l'analisi di AV Magazine, con pareri sul valore artistico, suggerimenti e recensioni sui formati 70mm e digitale 4K”

Dalla post produzione alla proiezione

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Nel mondo del cinema di qualche anno fa, quando ancora non esisteva il digitale, il girato doveva comunque essere controllato, montato, modificato, in alcuni casi venivano aggiunti gli effetti speciali e infine c'era la correzione colore. E tutto questo non si faceva sul negativo. Per tutte le fasi della post produzione, dopo lo sviluppo del negativo, venivano stampate subito le copie IP di seconda generazione; dalla seconda generazione veniva stampato un internegativo. Infine - quando andava bene - dall'IN veniva stampato direttamente il positivo che andava in proiezione, quindi la quarta generazione. Ed è naturale che ad ogni generazione, alcune delle caratteristiche come la risoluzione e il rapporto di contrasto, scendevano ad ogni copia. Nell'immagine qui in alto potete vedere cosa accade NELLE MIGLIORI CONDIZIONI alla risoluzione orizzontale e verticale passando dalla prima alla quarta generazione. Questo, devo sottolinearlo, è l'analisi con scansione 10K della pellicola di copie effettuate con attenzione e con materiali di elevata qualità. Nella stragrande maggioranza dei casi, le copie in pellicola che vengono distribuite alle sale per la proiezione vengono fatte spesso in velocità ed economia e i risultati possono essere ben peggiori, con differenze anche tra diversi rulli dello stesso film.

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Siamo quindi arrivati al "positivo" 35mm che va in proiezione ma a questo bisogna sottrarre tutto quello che c'è tra la pellicola e gli occhi degli spettatori: il proiettore 35mm, le ottiche standard (con notevoli differenze a sceonda del "tiro" delle ottiche e della qualità delle stesse), l'eventuale aggiuntivo anamorfico, la finestra di proiezione e la superficie dello schermo. In generale è possibile affermare che la risoluzione di una proiezione di un positivo 35mm di quarta generazione, difficilmente è in grado di superare una risoluzione orizzontale di 1,5K e questo con i migliori obiettivi, i migliori proiettori in pellicola, le migliori finestre di proiezione con cristalli antiriflesso e con lampade a bassa potenza, senza considerare altri elementi come la stabilità del quadro. Con lanterne ad elevata potenza (si può arrivare fino a 10.000 watt per un singolo proiettore), il notevole flusso luminoso genera calore e potrebbe modificare nel tempo (anche durante il tempo di una singola proiezione) la planarità della pellicola, con immaginabili effetti sulla messa a fuoco che dovrebbe essere ricontrollata durante la proiezione. In condizioni normali, la risoluzione orizzontale del positivo 35mm si avvicina molto di più ad una risoluzione equivalente a 1K che a 1,5K.

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Prima ancora dell'introduzione dei proiettori digitali (i primi ad arrivare avevano una risoluzione di 1280x1024 pixel) , il flusso di lavoro nella post produzione cinematografica è stato rivoluzionato dalle tecnologie digitali: il negativo viene subito scansionato nel dominio digitale, fino a risoluzione 11K, più spesso a risoluzione 2K o 4K. Questo sistema, (per Interstellar hanno usato scansioni a risoluzione 8K), ha consentito enormi vantaggi, non solo nella velocità delle varie fasi della post produzione e nella qualità degli effetti speciali e della correzione colore, ma anche nel preservare il più possibile i vari parametri dell'immagine come la risoluzione e il rapporto di contrasto. In pratica il film rimane nel dominio digitale durante tutte le fasi della post produzione. Per interstellar in realtà c'è qualche differenza nell'ultima fase relativa alla correzione colore ma ne parleremo più avanti. In ogni modo, alla fine della post-produzione, viene preparato un master digitale da cui si procede alla stampa delle varie copie in pellicola.

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Avete capito benissimo: sono anni che anche le copie in 35mm che arrivano in sala derivano da master digitali, stampe anche con risoluzione inferiore a 2K. E lo andiamo ripetendo da molti anni. In ogni modo, questo tipo di flusso di lavoro con il negativo digitale (Digital Intermediate, abbreviato in DI) trova la sua massima espressione proprio nell'ultimo anello della catena che è diventato digitale, grazie alla disponibilità in sala dei proiettori digitali fino a risoluzione 4K: non si stampa più la pellicola ma si esporta il master direttamente, in formato digitale, fino a risoluzione 4K, con 12 bit per componente cromatica e spazio colore DCI. Non solo: grazie alle tecnologie digitali di videoproiezione è possibile compensare la deriva luminosa e di colore del decadimento delle lampade, cosa che era impossibile con i proiettori a pellicola con lanterna. Inoltre, mentre la pellicola subisce un progressivo processo di degradamento ogni volta che viene proiettata, il file digitale è imperturbabile ad ogni passaggio.

Emidio Frattaroli