Nemmeno un regista come James Mangold già autore di alcune buone prove (Identity, Walk the line) ne uno sceneggiatore premio Oscar come Christopher McQuarrie (I soliti sospetti) riescono nel tentativo di risollevare le sorti della saga di Wolverine, dopo il tutto azione botte e botti ma scarso costrutto del primo episodio.
La saga degli X-Men 'classici' purtroppo è finita con il secondo film (o meglio, il secondo CAPOLAVORO) di Brian Singer, dal terzo in poi lo scadimento è stato esponenziale - con l'eccezione del valido intermezzo di '1st Class' ma parliamo d'altro.
La pecca più grossa di questo episodio è la totale mancanza di spessore dei personaggi, che sono degli emeriti signor nessuno dal primo all'ultimo/a, le cui vicende non destano il minimo coinvolgimento nello spettatore.
Il soggetto di per se interessante (Wolverine alle prese di una riflessione sulla sua immortalità) è solo accennato e lasciato cadere dopo poche scene. Anche un'idea dal notevole potenziale come il collegamento al bombardamento di Nagasaki viene malamente sprecata, la psicologia del villain andava approfondita, e i sogni che accompagnano Wolverine e scandiscono ad intervalli regolari i momenti del film alla fine lasciano il tempo che trovano.
Per non parlare di alcune scelte nella sceneggiatura veramente risibili: udite udite, in questo film scopriamo che per annullare il potere di Wolverine basta solo
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| la cimice di Matrix LOL! |
Quello che si intuisce dai sogni di Wolverine e dalla scena dopo i titoli di coda è che
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| probabilmente tireranno fuori dalla formalina un paio di vecchie conoscenze, le restaureranno con lo stucco e ce le consegneranno per un prossimo episodio ... |
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