Velodyne DD-15 plus + cherry ( prova test )
Avendo aperto il thread circa 5 mesi fa, faccio anche da apripista. Mi è appena arrivato il DD-15 plus + cherry e volevo condividere le primissime impressioni tratte dall'oggetto (così sconfesso subito il titolo: non si tratta né di una una prova né di un test).
Mi sono orientato su questa dimensione dopo aver avuto il vecchissimo F-1800RII da 18 pollici servocontrollato, poi la vecchia serie front&downfiring X, vari SPL e, in ultimo, il DD-12, ma anche dopo aver effettuato ascolti attenti del DD-15 e del DD-18 (che in effetti sono stati indicativi fino ad un certo punto, considerate le notevoli differenze intervenute con la commercializzazione di questa nuova serie). Peraltro ho considerato il fatto che il top di gamma, il famoso 1812, per ottenere una emissione perfetta utilizza per la parte mediobassa il granitico 18 pollici e per la parte medioalta (sempre per modo di dire, si intende) il più veloce 12 pollici. Il 15 pollici mi è sembrato il giusto compromesso per un uso all-round. Mi interessava anche verificare se il quasi raddoppio del peso del magnete del 15 pollici (passato da 10,89 a 18,01 kg.) fosse indice di una prestazione sonica udibilmente migliore.
"Partiamo dall'inizio". Il sub (un bestione di circa mezzo metro per lato dal peso di più di mezzo quintale) finalmente è dotato dei famosi comandi frontali; particolarmente utili si sono rivelate anche alcune connessioni (quella del microfono di calibrazione, ad esempio) spostate davanti. Due CD-ROM accompagnano la dotazione del Velo (insieme ad un paio di guanti bianchi, con i quali la casa "madre" spera che si tratti il "figlio"): nel primo è contenuto uno sweep, nel secondo c'è il programma di calibrazione. Per ora ho avuto modo di fare solo il settaggio veloce. Dopo aver settato il pre come indicato nella quick start guide, installato il microfono, si avvia il lettore con lo sweep e si preme il pulsante dell'autocalibrazione sul telecomando. Pochi minuti et voilà: il sub è servito. In cinque minuti sono ottimizzati il volume, filtro a pettine (frequenza e livello), equalizzazione parametrica, crossover (frequenza e pendenza), fase. Al momento non ho invece proceduto alla calibrazione manuale, perché putroppo (mea grandissima culpa) non ho conservato i dati del mio precedente DD-12, quindi non sarei stato in ogni caso in grado di fornire indicazioni tecniche attendibili di confronto, anche considerando l'incidenza del fattore "cambio di taglia". E le sensazioni, si sa, valgono quel che valgono, soprattutto quando si discute di un oggetto su cui si è personalmente "investito" (?) un bel po' di denaro.
Comunque (per quel che può valere), qualche breve considerazione la voglio fare lo stesso.
Esteticamente decisamente più bello del mio precedente DD-12, anche per via del case asimmetrico dalla foggia vagamente trapezoidale.
Tralascio la questione della qualità costruttiva, semplicemente ineccepibile come sempre, e il solido ma elegante aspetto dei materiali utilizzati. Anche in questo credo che la Velo abbia voluto ribadire il primato rispetto ai suoi tradizionali sparring partners, ma soprattutto agli incomers più aggressivi, come SVS e JL audio.
Non so perché, ma ho trovato il telecomando "manomesso", il che mi fa pensare che essendo forse il primo esemplare di questa taglia arrivato in Italia, sia servito all'importatore MPI Electronic anche per far fare qualche prova in giro (magari addirittura da pubblicare su qualche rivista: vedremo).
Con l'ascolto ho poi colto il motivo per cui tutti i forumer interpellati mi avevano consigliato di passare al 15 pollici: l'autorevolezza di emissione è notevolmente incrementata, foss'anche solo per via della quantità di aria spostata, ma in realtà anche per lo stacco dimensionale che si determina rispetto ai woofer degli altoparlanti principali: diventa una sorta di quarta via. In questo caso risulta inoltre sconfessato il principio di equivalenza dimensionale per cui due woofer da 20 pollici suonano molto similmente ad uno da 38, ma sono molto più veloci del singolo (principio che forse è stato alla base della scomparsa delle B&W serie 801, dotate di un unico wooferone, in favore delle più grandi 800 e delle più piccole 802, entrambe equipaggiate con due woofers più piccoli): in generale il sub mostra invece una risposta particolarmente pronta e rapida ai transienti che gli sono dati in pasto.
La potenza di tutti i Velo che ho avuto è sempre stata per me assolutamente esuberante rispetto alle esigenze, pur avendo questi aggeggi sempre suonato in un ambiente di dimensioni medio-grandi: anche in questo caso la regola è pienamente confermata. La procedura di autocalibrazione me l'ha settato automaticamente ad un terzo (che è anche una sorta di preset). Insomma, il fatto che anche questa serie utilizzi il medesimo modulo di amplificazione in classe D della precedente non può dar luogo a critiche. Apprezzabile, dal mio punto di vista, il fatto che la Velo (da vera e propria opinion maker del settore, anzi - più correttamente - da vera trend setter del segmento) non abbia voluto inutilmente prevedere - che so - il raddoppio della potenza di amplificazione per esibire una muscolarità d'accatto buona solo (come dicono i francesi) pour épater le bourgeois, ad incantare i gonzi.
Utile, invece, la routine di risparmio energetico, soprattutto per chi - come me - si ostina a mantenere la fornitura elettrica domestica a 3Kw.
Purtroppo, per via della mia particolare installazione (dovuta al WAF, il coefficente di accettazione muliebre), il sub non si può esprimere al meglio perché è posto addirittura in opposizione geometrica agli altoparlanti principali, peraltro "inserito" nella parte bassa di una libreria che non è stata esattamente costruita con i solidi criteri antisismici minimi necessari ad ospitare una belva del genere. Posso però confermare senza tema di smentita che si tratta di un eccellente apparecchio.
P.S. Ehm, dopo tutte queste chiacchiere, scordavo di evidenziare il fattore assolutamente inarrivabile che caratterizza questo sub: la sua naturale musicalità. Alcuni brand si specializzano negli "SPL da corsa", magari ottenuti al costo di un suono debordantemente incontrollato e distorto (talvolta difficile da stanare proprio a causa del tipo di frequenze), ma Velo rimane il produttore che, non rinunciando allo slam che lo ha reso famoso, emette - per così dire - "poderose, compatte, controllate bordate" che si integrano perfettamente con qualsiasi tipo di ascolto musicale, anche non multicanale, al punto da fondersi e scomparire nel più complessivo messaggio sonoro: praticamente la qualità che ricercavo sopra ad ogni altra.
P.S. II In effetti mi sono scordato di misurare l'escursione del cono...
IMHO, Velo ha pienamente confermato la sua meritata fama di regina dei bassi!