Ho visto il film. Allora... la fedeltà al libro non viene sempre rispettata, ma il fine ultimo di voler rendere un messaggio crudo, diretto e senza "scuse" è stato raggiunto, secondo me.
A me lo stile francese piace molto perché realizza film per i quali viene nutrita una profonda convinzione di fondo, senza cercare per forza l'impatto sul ritorno economico e popolare. E questo aspetto è altamente apprezzabile, non fosse altro che per il tentativo mai abbandonato di impegnarsi per trasmettere un messaggio scomodo, e non solo per far sguaiare dal ridere una platea indistinta di Domenica pomeriggio. Poi il fatto che questo film sia stato dichiaratamente realizzato quale forma di denuncia di un fenomeno così snobbato dai media secondo me lo assolve da qualunque difetto narrativo.
L'unica nota a mio avviso stonata è il finale, che differisce volutamente dalla carta scritta; considerati poi i tempi di realizzazione che portano il film ad un momento temporale molto più spostato rispetto al libro, si potrebbe essere indotti a credere che il finale sia quello che la regista propone. O, meglio: lascia intendere. Il primo messaggio sul finale potrebbe essere quello più deduttivo, quello che tanta parte del pubblico si potrebbe aspettare; ma ad un seconda riflessione la morale è un'altra: tristissima, ma diversa da quella a cui facilmente si potrebbe pensare a due minuti dai titoli di coda.
E sta qui il genio della Bercot: non è immediata, ma quando arriva riesce a centrare l'obiettivo.
Io lo consiglio. Micky, non essere prevenuto prima di averlo visto
