Mi sembra che, a volte, si voglia essere "più realisti del re".
Sibe7lius ha detto: "con un collegamento "bruto" così realizzato si ottiene, come primo risultato, una variazione sotanziale dell'impedenza vista dalla sorgente....".
Questa affermazione potrebbe avere quache validità nel caso in cui le impedenze di ingresso e uscita dei dispositivi usati in B.F. fossero standardizzate, il che non è (parliamo del settore consumer, nel settore professionale esiste il 600 Ohm, per lo più per le uscite, ma anche altri valori).
Se si prendono un po' di manuali di istruzioni e si va a leggere le caratteristche tecniche troviamo facilmente ingressi con valori di impedenza di 47000/50000, di 20000/22000, o simili, su pre o ampli a valvole anche valori di mezzo Mega o 1 Megaohm.
Per le impedenze di uscite (quando dichiarate) valori di 30, 200, 600, 1000 Ohm o simili.
In B.F. (o, detto meno tecnicamente, in campo audio) per le connessioni ingresso/uscita vale la regola di "non caricare l'uscita".
In parole semplici vuol dire collegare ad una uscita (che avrà sempre un'impedenza bassa) un ingresso con impedenza media/alta, in modo che il valore complessivo dell'impedenza risultante non scenda molto, per evitare che il livello massimo del segnale disponibile all'uscita scenda troppo.
Facciamo un banale esempio: se collego un ingresso di 47000 Ohm ad una uscita di 600 Ohm, l'impedenza risultante sarà di 592 Ohm; se collego due ingressi da 47000 Ohm in parallelo sulla stessa uscita di prima il valore ottenuto sarà di 585 Ohm, una stratosferica differenza di ben 7 ohm, ad occhio un 1%, che si "ripecuoterà" drammaticamente sul livello di uscita del segnale, che sarà, a sua volta, un 1% in meno rispetto a quello di prima (con un ipotetico valore di 1 V, avremo 10 mV in meno).
Forse, molto "forse", bisognerà leggermente ruotare la manopola del livello per compensare la perdita.
So benissimo che la differenza di impedenza, mischiata ad altre cose, può causare variazioni nella risposta di frequenza, probabilmente dello stesso ordine di quelle causate dalla rotazione della suddetta manopola del volume in un ampli analogico; dò sempre per scontato che parliamo di dispositivi costruiti secondo le sane regole della progettazione elettronica, se poi un dispositivo va in crisi perchè la sua uscita è leggermente caricata bè, vendiamolo e comperiamone uno serio.
In alcuni dispositivi dotati di più uscite si ricorre, a volte, ad uno stadio di uscita attivo per ogni uscita, che può andare dal comune transistor (o fet) in tipologia emitter follower per tenere bassa l'impedenza sino all'operazionale.
Un'ultima considerazione, poichè il progettista non sa se all'uscita del suo apparecchio sarà collegato un dispositivo con impedenza di 47000 oppure di 20000 Ohm, come la mettiamo ?
Che differenza c'è tra collegare un apparecchio con impedenza di 20000 e due in parallelo con impedenza di 47000 Ohm ?
Non mi sembra di avere mai letto, nei manuali di istruzioni, frasi del tipo "collegare all'uscita esclusivamente dispositivi con impedenza di ingresso di xxxxx Ohm - ne va a rischio l'integrità del suono e dell'amplificatote stesso !".
Il discorso sarebbe ben differente se parlassimo di A.F. o H.F. (volgarmente detta Alta Frequenza), in cui l'adattamento di impedenza tra uscita-linea-ingresso deve essere assolutamente rispettata, pena perdite di segnale e riflessioni e, nei trasmettitori, di danni anche molto gravi nel caso di forti disadattamenti.
Ciò è dovuto alle frequenze in gioco, certo, le regole valgono sempre, ma il divario tra i valori in gioco nei due casi, A.F. e B.F., rende solo teorico il problema; se qualcuno ascolta meglio sentendosi in pace con la teoria, magari con 0,00001 dB di variazioni nella risposta in frequenza e 4 - 5 o più dB di variazioni causate dai diffusori e dal locale di ascolto, OK.
A questo proposito mi piacerebbe sapere quali sono i "danni" paventati, anche per tranquillità personale, avendo a volte adottato la tecnica dello sdoppiamento (a 3 come si dice ? triplicamento ?) di qualche uscita; mi spiacerebbe dover rifondere i danni, ma, se in questi ultimi 30 anni non è successo, forse posso stare tranquillo.
Come regola generale ricordo, anche per averlo scritto in un manuale per un corso di tecniche di registrazione per studi e Radio/TV, che si indicava, per i collegamenti, un'impedenza di ingresso maggiore di 10 - 20 di volte quella di uscita cui ci si collega.
Per inciso, nel professionale si utilizza anche l'adattamento di impedenza out 600 - in 600, ma non è il caso di cui stiamo parlando.
Questa mi ricorda un po' altre discussioni in cui veniva asserito in modo assoluto che i cavi di collegamento per segnali audio (analogici) dovevano essere tassativamente di 75 0hm (o forse 50 ohm, non ricordo); avevo chiesto quale fosse la fonte tecnica di così granitiche certezze e quali problemi avrebbe comportato l'uso dell'uno al posto dell'altro ma, sino ad ora non ho avuto risposte salvo, forse, un silenzioso disprezzo per non aver compreso appieno quali siano le vere basi su cui si fonda una riproduzione del suono assolutamente pura e scevra da contaminazioni.
Ciao