Sala
Cherubini Linn Lounge
La mia visita si è conclusa, per l'appunto, "in bellezza" con l'ascolto di uno degli eventi Linn Lounge. Cherubini ne organizza frequentemente, ma per vari motivi non ero mai riuscito a presenziare nemmeno ad uno di essi.
Come al solito, Paolo Cherubini aveva organizzato tutto alla perfezione. Oltre al bel set Linn, era presente un collaboratore che comandava in remoto da iPad il programma e, a latere, un piccolo tavolino con i prodotti vinicoli della cantina Cobe del sole.
John Vignola, sorseggiando rilassato una flute di champagne ha presentato agli astanti il percorso storico musicale dei Pink Floyd, tratteggiando una articolata cronistoria puntellata da episodi che la coloravano quanto basta per mantenere desta l'attenzione di un uditorio assorto ad ascoltarlo in un irreale, religioso silenzio.
La sua ipnotizzante presentazione ha preso le mosse da uno spezzone di Atom Heart Mother (indimenticabile la copertina del bovide di Hipgnosis, che curerà anche quella famosissima di The Dark Side of the Moon), che ha messo subito in chiaro la vetustà della incisione: un suono morbido, caldo, analogico nel pieno senso del termine, non affaticante si è sparso nella sala, forse privo di una adeguata estensione in gamma alta.
A seguire, tratta dal loro album forse più famoso, TDSOTM, "The great gig in the sky", pezzo lirico letteralmente dominato dall'indimenticabile assolo vocale dell'altrettanto indimenticabile Clare Torry. Qui, invece, la gamma alta ha irrotto in sala in modo poderoso: ascrivevo il fenomeno alla famosa postproduzione di Alan Parsons, invece sembra che esso derivasse dal fatto che era l'unico file in alta definizione ad essere proposto.
Subito dopo ci è stato proposto "Wish you were here", tratto dall'omonimo album, brano dai toni particolarmente limpidi che però conservava le piacevoli connotazioni "torbate" di base.
Si è quindi passati alle olofonie di The Wall con "Another brick in the wall, part two".
Il pezzo di commiato della sessione è stato lo splendido Eclipse, sempre tratto da TDSOTM.
Il set Linn ha passato la prova a pieni voti: dei difetti ascritti in passato al digitale, per fortuna, non aveva nulla. Piuttosto talvolta mi è sembrato di udire il suono di un giradischi che pilotava pre e finali valvolari: suoni caldi, ma dinamici, letteralmente incredibili se si pensa essere emessi da un semplice "all-in-one".