Avendo avuto l'autorizzazione, posto integralmente la risposta avuta dalla mia amica esperta di fotometria.
Direi che e' molto interessante, val la pena leggerlo per intero.
"Allora...
Il problema coinvolge più aspetti:
il contrasto
la costanza percettiva del colore
l'influenza del background nella percezione dei colori
il fattore di riflessione del telo.
Iniziamo dalla parte tecnica che i tuoi amici conosceranno sicuramente molto meglio di me: proiettare il nero è la bestia grama di qualunque proiettore.
Se supponiamo che sia il telo nero che il telo bianco abbiano lo stesso fattore di riflessione spettrale piatto, cioè riflettano tutte le lunghezze d'onda in modo uguale, ma solo a differente intensità, quello che otteniamo è solo una riduzione dei livelli, ma non una effettiva variazione di contrasto (che essendo un rapporto, e siccome abbiamo supposto che lo spettro del bianco e del nero sia differente solo per la percentuale di riflessione, non varia).
Quello che otteniamo in questo caso è il lavorare su un range differente. Non so i termini tecnici usati dagli esperti però se con uno schermo bianco il segnale nero lo "misuravo" a 10cd/m2 e il bianco lo misuravo a 1000 cd/m2, con uno schermo nero ipotetico come quello di prima ottengo magari 1 cd/m2 per il nero e 100 cd/m2 per il bianco se suppongo che il telo nero rifletta il 10% del bianco.
Detto questo, i contrasti a tutti gli effetti rimangono inalterati (sempre perchè sono un rapporto), ma cosa capita? Capita che il nero è veramente nero. E a questo punto entra in gioco la costanza percettiva del colore. I nostri occhi vedono bene, ma il cervello impone una interpretazione coerente con l'esperienza accumulata. Ad esempio in ombra, certe superfici bianche riflettono meno di superfici nere in pieno sole, ma noi continuiamo a vederle bianche, ma a livello di soli numeri dovremmo dire che sono nere. E' il giochino dei due quadretti: qual è il più scuro? I due quadretti sono uguali, però uno crediamo che sia in ombra e quindi il nostro cervello ci dice "più scuro". Esattamente come il colore del cuscino nelle due slide allegate. Se modifichiamo solo un elemento lo vediamo diverso dagli altri, ma se modifichiamo tutti i colori (stendendo il filtro blu o come nel vostro caso, mettendo un telo nero) li continuiamo a vedere corretti.
Quindi grazie alla costanza percettiva continuiamo a vedere i colori nel modo giusto anche se proiettati su sfondo nero (in teoria il bianco lo
dovremmo vedere come grigio, ma visto il giochino di prima rimane bianco in confronto a tutto quello che lo circonda, perchè tutta la scena
risente ugualmente della riduzione della luminanza).
Aggiungiamo la questione tecnica di prima, il nero finalmente è nero. Il mio cervello sa che sta guardando una scena al buio, di notte e finalmente vede un nero buio e non come con lo schermo bianco un nero a 10cd/m2 che potrebbe essere un bianco in certe condizioni di osservazione, quindi tara l'interpretazione nel modo giusto. Però siccome il nero è più nero, buio, benchè il contrasto rimanga uguale, otteniamo un ulteriore vantaggio nella percezione dei colori perchè a parità di colore su sfondo grigio o su sfondo nero, il colore su sfondo nero viene percepito come più grande e luminoso (vedi slide, dove c'è anche l'influenza del colore saturazione e luminosità indotte)
Ecco perchè l'effetto è più rilevante (proprio come descritto nel 3D) con riprese molto buie, notturne, dove i proiettori cedono (non ho letto se costoro hanno LCD o dei DLP). Per riprese diurne in luoghi assolati non credo si avrebbero gli stessi miglioramenti.
Anzi sarebbe interessante fare il giochino del marrone e dell'arancione... che a tutti gli effetti sono lo stesso colore, diverso solo per la luminanza e quindi proiettando un arancione sul nero dovrebbe essere percepito come marrone, però occhio al problema della costanza percettiva del colore, quindi se prima lo vedo che è arancio, potrei non cadere nella trappola.
Adesso complichiamoci la vita....
consideriamo il contributo delle inter-riflessioni presenti nella stanza.
Con il telo bianco che riflette parecchio il segnale di straylight dovuto alle inter-riflessioni viene ovviamente amplificato al pari del segnale video. Con una ripresa diurna il rapporto segnale/rumore rimane cmq valido e il rumore non influisce più di tanto. Ma con una ripresa notturna (vedi concerto) il rumore della straylight diventa rilevante e ci complica ulteriormente la percezione. Con il telo nero i vantaggi nuovamente sono solo per le riprese notturne dove riesco a migliorare molto il rapporto segnale rumore.
e adesso consideriamo "come" il telo nero riflette (BRDF).
Teli neri lucidi o opachi riflettono ovviamente il segnale in modo diverso, e in modo ancora diverso in funzione del mio angolo di osservazione. Se becco la riflessione speculare anche se nero, ma lucido, si comporta come uno specchio e abbaglia. E nuovamente in funzione di dove mi trovo potrei avere dei livelli diversi e quindi percepire i colori in modo diverso. Lo stesso colore proiettato a due diverse luminanze, viene percepito diversamente anche in ragione del diverso livello di adattamento del mio occhio.
Per quanto riguarda fare le misure è decisamente banale.
Basta comperare un luxmetro, partono dai 10 euro, (o rispolverare un esposimetro o una macchina foto in modalità manuale). Intanto quello che a voi interessa è effettuare una misura relativa tra telo nero e bianco.
Si piazza lo strumento su un cavalletto (sgabelllo o altro disponibile in casa), in una certa posizione angolare rispetto al telo. Evitate la posizione speculare con il proiettore (oppure fatela anche in aggiunta a una condizione non speculare). Mettete il telo 1, sparate il bianco e fate la misura (con luxmetro ed esposimetro leggete semplicemente, con la macchina foto dovete fissare il diaframma e la sensibilità e trovare il tempo di exp corretto), poi sparate il nero e rifate. Cambiate telo e ripetete.
Okkio. la misura che fate sarà ovviamente più precisa con esposimetro e luxmetro, però la misura sarà affetta anche dall'influenza della straylight presente nell'ambiente. Se volete misurare la straylight ambientale, dovete lavorare un pochino più di fino... bisogna mettere in ombra il sensore dalla luce diretta dello schermo. In pratica bisognerebbe piazzare un opportuno ritaglio di cartoncino nero davanti al sensore per mettermlo in ombra(dalla sola luce riflessa dallo schermo) e la lettura che fate a quel punto sarà dovuta solo alla radiazione riflessa dall'ambiente.
Tutta questa procedura è molto più facile se si dispone di una macchina fotografica digitale regolabile in manuale. A tutti gli effetti una macchina foto digitale è un luminanzometro (noi usiamo CCD più sofisticati, ma il principio di funzionamento è analogo). Il CCD è estremamente lineare, per cui imponendo il diaframma e anche il tempo di esposizione e facendo lavorare la macchina in bianco e nero, potete poi vedere i valori misurati da ogni singolo pixel del file tiff (o RAW, no jpeg, no formati rielaborati dalla macchina). Se però non regge a misurare il bianco e il nero con lo stesso tempo exp, bisognerà considerare in aggiunta il rapporto dei tempi di exp usati."