11 - Fisiologia 3D
Cecità al 3D
La ricostruzione stereoscopica che il cervello umano fa di ciò che vede si basa principalmente su due informazioni: la parallasse (vedi Glossario) e la messa a fuoco. L’entità della parallasse (fondamentalmente la diversità delle immagini viste dai due occhi) indica la profondità della scena. La messa a fuoco permette di separare gli oggetti vicini da quelli lontani.
La visione umana di solito utilizza entrambe queste informazioni che, di solito, sono concordi tra loro. Tutte le tecnologie di riproduzione 3D sfruttano soltanto la parallasse per fornire al cervello l’informazione sulla profondità. La messa a fuoco è sullo schermo per tutti gli oggetti.
La grande maggioranza delle persone riesce a ricostruire il 3D con la sola parallasse. Ma alcuni, valutati negli Stati Uniti in circa il 4% della popolazione, non ci riescono. Queste persone sono in effetti cieche alle tecnologie 3D, per cui ciascuno dovrebbe sondare tale eventualità prima di acquistare impianti 3D, analogamente a quanto si fa con il rainbow dei DLP con ruota colore.
Approfondimenti (in inglese).
Bambini
Le tecnologie di riproduzione 3D sfruttano la parallasse (Vedi Glossario) per creare l’effetto della profondità. Se la parallasse è positiva, l’oggetto viene percepito dietro lo schermo, sempre più lontano al crescere della parallasse, fino a quando questa raggiunge la distanza interpupillare e l’oggetto viene percepito all’infinito. Se la parallasse è più grande della distanza interpupillare viene definita divergente e il cervello umano non è più in grado di posizionare l’oggetto nello spazio. Ne segue una sensazione di sconcerto che può produrre molti disturbi.
Questo problema è noto a chi realizza i video 3D, che si cura di non creare parallassi superiori alla distanza interpupillare di un adulto, che è in media di 6,5 cm. I bambini piccoli, però, hanno una distanza interpupillare inferiore, più vicina ai 5 cm, e quindi potrebbero ricevere sensazioni di malessere da un video che appare perfettamente godibile ad un adulto.
Il problema comunque si pone al cinema e, in misura minore, nelle proiezioni casalinghe su schermi di grandi dimensioni. Nelle HDTV la misura ridotta del display implica una parallasse assoluta ridotta, impedendo il verificarsi del problema.
Approfondimenti (in inglese).
Cecità al 3D
La ricostruzione stereoscopica che il cervello umano fa di ciò che vede si basa principalmente su due informazioni: la parallasse (vedi Glossario) e la messa a fuoco. L’entità della parallasse (fondamentalmente la diversità delle immagini viste dai due occhi) indica la profondità della scena. La messa a fuoco permette di separare gli oggetti vicini da quelli lontani.
La visione umana di solito utilizza entrambe queste informazioni che, di solito, sono concordi tra loro. Tutte le tecnologie di riproduzione 3D sfruttano soltanto la parallasse per fornire al cervello l’informazione sulla profondità. La messa a fuoco è sullo schermo per tutti gli oggetti.
La grande maggioranza delle persone riesce a ricostruire il 3D con la sola parallasse. Ma alcuni, valutati negli Stati Uniti in circa il 4% della popolazione, non ci riescono. Queste persone sono in effetti cieche alle tecnologie 3D, per cui ciascuno dovrebbe sondare tale eventualità prima di acquistare impianti 3D, analogamente a quanto si fa con il rainbow dei DLP con ruota colore.
Approfondimenti (in inglese).
Bambini
Le tecnologie di riproduzione 3D sfruttano la parallasse (Vedi Glossario) per creare l’effetto della profondità. Se la parallasse è positiva, l’oggetto viene percepito dietro lo schermo, sempre più lontano al crescere della parallasse, fino a quando questa raggiunge la distanza interpupillare e l’oggetto viene percepito all’infinito. Se la parallasse è più grande della distanza interpupillare viene definita divergente e il cervello umano non è più in grado di posizionare l’oggetto nello spazio. Ne segue una sensazione di sconcerto che può produrre molti disturbi.
Questo problema è noto a chi realizza i video 3D, che si cura di non creare parallassi superiori alla distanza interpupillare di un adulto, che è in media di 6,5 cm. I bambini piccoli, però, hanno una distanza interpupillare inferiore, più vicina ai 5 cm, e quindi potrebbero ricevere sensazioni di malessere da un video che appare perfettamente godibile ad un adulto.
Il problema comunque si pone al cinema e, in misura minore, nelle proiezioni casalinghe su schermi di grandi dimensioni. Nelle HDTV la misura ridotta del display implica una parallasse assoluta ridotta, impedendo il verificarsi del problema.
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