Diciamo che "cede" non è esattamente la parola giusta. È una partnership e so che sottolinearlo può sembrare un eccesso di puntigliosità, ma c'è un motivo.
Panasonic la produzione la affidava già a terzisti, proprio perché avevano già degli accordi.
Se qualcuno "cede", a quel punto poi non si cambia più.
Inoltre c'è un altro discorso da fare: qui il modello cambia su base regionale, in Giappone, per quello che ci è stato detto, non dovrebbe cambiare niente.
Quindi la modifica è per Europa e Nord America, a quanto pare.
La distinzione è importante perché il "know-how", cioè ingegneri, progettazione ecc., sono in Giappone, in Europa non si progettano i TV Panasonic.
Quindi di fatto l'unica reale cessione che si potrebbe fare è il diritto di sfruttamento del marchio, come ha fatto Philips.
Qui però l'operazione è diversa: come hai intuito, si tratta di affidare a un esterno più capace (come efficienza e quindi costi) produzione, gestione delle vendite e marketing.
Allo sviluppo si collabora attivamente, perché ovviamente, se vogliono mantenere la qualità mentre fanno produrre ad altri, devono collaborare e devono metterci il loro.
Del resto che senso avrebbe un'operazione diversa?
Lanciare TV che sono Panasonic solo di nome distruggerebbe la reputazione del marchio: quanto tempo passerebbe prima di sapere che un ipotetico Z95C non è neanche un lontano parente di Z95B?
Qualche settimana al massimo?
A quel punto avrebbero perso anche gli estimatori, avrebbe senso solo se l'operazione prevedesse l'uscita totale dal mercato: vendono tutto, poi il problema è di chi compra.
Ma rimanere dentro senza avere un ruolo di primissimo piano nello sviluppo e nella direzione da intraprendere, significa trovarsi con un asset fortemente svalutato dopo poco tempo.