dico la mia anche io
sperando di non tirarmi dietro le ire di qualcuno
A mio parere, nella coscienza sociale fare la copia di un cd, o dvd, o altro, non è (quantomeno ancora) avvertito come illecito, o, di sicuro, non certo come illecito degno di una sanzione penale.
Se il diritto debba seguire il sentire comune, sanzionando ciò che già è avvertito come "ingiusto", o, al contrario, creare dal nulla disvalori che non sono percepiti come tali dalla società, è questione tra le più dibattute e difficili.
Ma è certo che, sintanto che la società non avverta come vero e proprio "reato" una certa condotta, difficilmente la previsione di sanzione sarà sufficiente a far sì che non si delinqua, specie se - come oggi è ancora per i più evoluti sistemi peer to peer - si è praticamente sicuri di scampare la sanzione.
Un esempio su tutti?
A quanti è capitato di vendere o acquistare un appartamento?
E quanti hanno, nell'occasione, dichiarato il reale valore della compravendita?
Beh, a parte il sottoscritto (ma io ho acquistato da una società, perciò sarebbe stato davvero sconsiderevole fare diversamente, visto che le società possono fallire .. ) mi risulta che nessuno lo faccia.
Eppure, formalmente, così si commette un duplice illecito: si dichiara il falso in atto pubblico, e si evade contestualmente il fisco.
Il che mi pare (sottolineo il
mi) più grave che fare la copia di un disco dello zecchino d'oro!
Ciò, beninteso, non significa che, visto che "tutti infrangono la legge, è giusto farlo".
Ma, da un lato, mi sembra che l'ordinamento e la società diano segnali a dir poco contradditori: sanzioni per chi copia per un verso, ma tributo sui supporti registrabili, e diffusione di tutti i possibili sistemi di copia digitale dall'altro.
In un simile contesto, è davvero difficile che si sviluppi il convincimento diffuso che copiare o scaricare sia illegale.
Inoltre, mi sembra che, più che chiedersi se sia più "probo" chi non copia o scarica musica (ciò implicherebbe l'esistenza di valori unanimamente condivisi), sarebbe più costruttivo cercare di individuare quale possa esser il punto di incontro e di equilibrio realistico tra quelle che sono le varie esigenze.
Il che è senz'altro difficilissimo, dato che da un lato vi sono i consumatori, dall'altro gli autori, dall'altro ancora i produttori e discografici, e da un lato ancora diverso i produttori di
hardware e software.
A questo punto, mi viene un dubbio ..
Quanto "valgono" oggi, nell'epoca della copia digitale, i dirittti sulla proprietà intellettuale?
Per intendersi, quanto oggi sareste disposti ad investire in questo settore?
La risposta, potrebbe forse essere alla base delle odierne tensioni.
Nel senso che, per chi per anni fosse stato abituato a notevoli margini di lucro, sarebbe senz'altro difficile accettare che, come ad esempio avviene nell'industria automobilistica (altro settore maturo) i margini di guadagno fossero (faccio un esempio) "solo" del 4 o 5 per cento.
Eppure tutti noi saremmo (almeno, io lo sarei) ben felici se i nostri investimenti (finanziari e non) avessero una simile rendita.
Ed allora mi chiedo: applicando un analogo margine di utile a ciascun segmento della filiera dell'industria discografica (o del home video), quale dovrebbe essere il valore al dettaglio di cd, dvd et similia?
Se questa equazione desse i prezzi attuali, beh, allora sarei d'accordo con chi ritiene giusto applicare, ed anzi inasprire l'odierno sistema sanzionatorio per chi violi il diritto d'autore.
Se, invece, si ottenesse un risultato diverso, allora farei estrema difficoltà a condannare con severità il singolo consumatore che, per i fatti propri ed a scopo personale, copia o scarica musica.
Assai diverso, invece, sarebbe il discorso per chi fa della violazione del diritto di autore uno strumento di guadagno.