Mi sembra che in tutti i Paesi industrializzati esista un ente cui gli autori, editori e tutti quanti i detentori dei vari diritti hanno demandato tale compito, le modalità dl come questo poi avvenga in pratica credo vari, ma forse non di molto.
Teoricamente sarebbe giusto che la cosa avvenisse direttamente, ma in pratica sarebbe impossibile.
Prova a pensare all'atto pratico.
Tu vai a fare un concerto e prepari una scaletta, a questo punto prendi carta e penna (metaforici, sicuramente lo farai tramite email) e chiedi ai singoli autori (magari anche più di due per ogni brano) il permesso di poterlo eseguire e quanto devi pagare e come, ovviamente sapendo per prima cosa a chi scrivere, ti dovrai pertanto informare, fare il versamento, inviare la ricevuta o simili e attendere la risposta affermativa, poi passi al secondo brano, ec. ecc., solo allora li potrai suonare/cantare, non male come lavoro, ovviamente potresti crearti un ufficio che pensa a fare tutto il lavoro necessario (questo vale per sale da ballo, discoteche, emittenti Radio/TV, luoghi pubbllci in cui viene eseguita la musica, giorno dopo giorno).
Passa ora dalla parte dell'autore (o più di uno) pensa che traffico di email gli arriveranno ogni giorno con il suo brano suonato/cantato/messo in onda in mille parti diverse e lui a rispondere ad ognuno fornendo le indicazioni per il pagamento dei diritti e inviando l'autorizzazione.
Sicuramente poi ci sarebbero quelli che direbbero "ma sì, chi vuoi che vada a dire a Felder, Frey e Henley che ho suonato/messo in onda Hotel California, quando mai lo verrebbero a sapere? Vai tranquillo: uno, due, tre, quattro: On a dark desert Highway....".
Magari anche i vari autori per stare dietro alle varie richieste di permesso dovrebbero creare un uffici apposito.
In pratica è quello che fanno i vari Enti che svolgono tale compito.
Non mi sta assolutamente simpatica la SIAE (una volta ho preso una multa per aver compilato un poezzo del borderò con una biro rossa, purtroppo quando si è su un palco non si pensa a simili sottigliezze), non la difendo e sicuramente tutta la questione andrebbe rivista, specialmente i metodi di suddivisione dei compensi, ma non certo nel senso che indichi tu, ossia con la "contrattazione privata singola".
Quanto alla storia del concerto di beneficenza non credo che la SIAE possa tecnicamente esimersi da quello che è il mandato affidatole, magari qualche autore straniero (o anche italiano) avrebbe potuto rispondere: "Fatela pure la beneficenza, ma con i vostri soldi", discutibile, ma innegabile, magari qualcuno dei detentori dei diritti avrebbe potuto benissimo non essere d'accordo con le finalità del concerto.
Ciao