... ricordavo che il CS-2000/2000A avesse 1 nm di risoluzione e non 5 (comunque dettagli). ......[CUT]
Tu li chiami "dettagli" e commetti un errore grave. La risoluzione reale di uno spettrometro si definisce nella modalità
FWHM (Full Width at Half Maximum) perché se due picchi sono così vicini da essere sovrapposti, lo strumento li risolve come un singolo picco. Ergo, tra uno spettrometro con risoluzione FWHM di 1 nanometro e un altro con risoluzione FWHM di 5 nanometri c'è una distanza
siderale, ovvero molto ma molto più di quanta distanza ci sia tra un i1Pro (10 nanometri) e un Minolta CS2000A (5 nanometri).
... Steffen Goerlich (CEO di Jeti) mi disse di non optare per la versione HiRes della 1501 in quanto la maggior risoluzione avrebbe influito sulla lettura della luminanza di pattern scuri.......[CUT]
Ha ragione, almeno per quanto riguarda i suoi strumenti. In linea di massima, in spettroscopia la risoluzione funziona più o meno come in fotografia. Se si sceglie un'apertura molto stretta, passerà meno luce ma la risoluzione sarà più elevata. Al contrario, un'apertura più larga farà passare più luce ma la risoluzione si abbassa. Negli spettrometri più sofisticati è possibile scegliere l'apertura, quindi la risoluzione e la sensibilità. Tra gli spettrometri 'commerciali', gli JETI possono essere configurati con apertura 'larga' e risoluzione da 4,5 nanometri oppure con apertura 'stretta' e risoluzione di 2 nanometri ma con sensibilità 6 volte più bassa.
Ci sono però strumenti con sensori decisamente più sensibili e anche raffreddati che non hanno problemi a spingersi a risoluzioni anche al di sotto del nanometro. Ma il prezzo e la complessità degli strumenti salgono un 'pochino'. Aggiungo che LightMachinery produce strumenti rivoluzionari 'senza apertura' e con risoluzione e sensibilità elevate. Il recente modello
UltraBright ne è un esempio.
Una risoluzione di 5 nanometri è comunque sufficiente, come da raccomandazione
CIE 122-1996.
Come già ho accennato prima, non c'è solo la risoluzione a qualificare uno spettrometro ma anche altri parametri come l'ampiezza di banda, il rumore e la gamma dinamica. Tra uno spettrometro con un rapporto S/N di 200:1 ed un altro con un rapporto S/N di 2.000:1 converrai che c'è una notevole differenza. Negli spettrometri commerciali questo valore non è sempre dichiarato.
Qui in basso uno spettro catturato con Xrite i1Pro2 (un piccolo miracolo), con banda compresa tra 380e 720nm, sensore da 128 pixel, campionamento di 3,5 nanometri per pixel e risoluzione FWHM di 10 nanometri:

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Qui in basso invece uno spettrometro economico OceanOptics (un altro piccolo miracolo), con banda compresa tra 332 e 821 nanometri, sensore da 1024 pixel, campionamento di 0,5 nanometri per pixel e risoluzione FWHM di 1,5 nanometri (media di 5 acquisizioni di 10 secondi e boxcar 3):

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Bisogna ammettere che i1Pro 2 ci 'prende' molto bene: il picco è in effetti tra 455 e 456 nanometri e la differenza in coordinate cromatiche del primario non è molto alta (entro +/- 0.003xy).
In ogni modo, il Minolta CS2000A ha una risoluzione FWHM di 5 nanometri (spectral bandwidth):
https://sensing.konicaminolta.us/us/products/cs-2000a-spectroradiometer/
In qualche sito, sempre Minolta, viene indicata correttamente la voce FWHM:
https://www5.konicaminolta.eu/it/st...ce/spettroradiometri/cs-2000a/specifiche.html
Se dovessi comprare uno spettrometro, rivolgerei la mia attenzione al CR250 di Colorimetry Research oppure allo Spectraval 1501 di Jeti. Dovrei testarli entrambi prima di capire cosa preferire. Sulla carta, mi piace di più il CR250 che usa un sensore da 256 pixel piuttosto che lo Jeti 1501/1511 che ne usa uno da 2048, perché a parità di condizioni e di risoluzione, un singolo fotodiodo del CR250 riceverà 8 volte più luce rispetto a Jeti. Non è un caso che le indicazioni sull'incertezza di misura degli Jeti 1501/1511 sono effettuate a 100 NIT mentre quelle del CR250 sono a 1,7 NIT.
Il Minolta CS2000A non lo prendo proprio in considerazione perché è fuori dalle mie possibilità. Ha una incertezza di misura estremamente contenuta sul colore a partire da 0,001 NIT (avete letto benissimo) ma tanto per spingersi così in basso si usa un colorimetro. Per essere più chiari, invece che spendere 35.000 Euro per un CS2000A, ne spenderei 10.000 per l'accoppiata CR250 + CR100. Il Minolta ha senso solo se si hanno tanti soldi e se si è costretti a misurare cose molto piccole, dove un colorimetro non potrebbe arrivare.
... Il problema GROSSO sorge sulla luminanza del/i primario/i che non riesce/ono a conformarsi alla luminanza di riferimento....[CUT]
Vero. Si tratta di un problema. Che può essere ben controllato da chi ha strumentazione con incertezza di misura molto bassa. Per la misura della luminanza, ad esempio, anche soltanto dei primari, noi utilizziamo un Minolta LS150, l'unico con una affidabilità e una certificazione 'spendibile' per questo tipo di misure. Con uno spettrometro oppure con un colorimetro, la misura della luminanza dei primari può essere in effetti un problema.
... NON è il gamut a determinare il metameric failure ma la larghezza spettrale deteminato anche la dot pitch.....[CUT]
Più lo spettro di un primario sarà stretto, più la coordinata cromatica nativa sarà vicina al bordo dello spazio colore. Ergo, più stretto lo spettro dei primari, più grande il triangolo di
gamut nativo. Parlo di gamut nativo perchè, ovviamente, con primari con spettro molto stretto è possibile anche 'disegnare' un gamut più stretto come quello REC BT.709. Spero però che la mia puntualizzazione sia stata capita.
Emidio
P.S.
Grazie mille f_carone! L'immagine sostanzialmente conferma quello che alcuni di noi dicono da tempo: il plasma è il pannello ideale per il perceptual matching....[CUT]
No. Meglio un LCD dai primari con spettro largo.