Di grandi film se ne fanno tanti ancora oggi e arrivano ogni mese al cinema nell’indifferenza generale. Manca la voglia di andare in sala a vedere qualcosa di diverso dal cinefumetto di turno. Il pubblico italiano non è idiota, è semplicemente pigro e disinteressato. Ha altri interessi, anche culturali, che vanno dagli scacchi alla storia medievale. Se la gente non va in sala a sostenere validi prodotti italiani come Ariaferma, È stata la mano di Dio, Qui rido io, Nostalgia, Freaks Out, Esterno Notte, La stranezza, non è colpa dei creatori artistici, ma dell’indifferenza del pubblico che non prova neanche a dare una chance a queste pellicole. Vale anche per stupendi film stranieri che arrivano in sala nell’indifferenza generale, come Finale a sorpresa, Full time al cento per cento, Il potere del cane, West Side Story, The Northman, Licorice Pizza, The French Dispatch, Madres paralelas, Parigi 13 arr., Nightmare Alley, Spencer, etc etc. Film splendidi alla portata di tutti che incassano poco. Neanche i cinefili duri e puri vanno al cinema, basti guardare lo straordinario Leonora Addio di Paolo Taviani (perfetto per cinefili, ma improponibile per il pubblico generalista) che ha fatto appena 100.000 euro di incasso. Se ci si esalta solo per il cinefumetto di turno (bello come The Batman o brutto come No Way Home che sia), non è colpa dei creatori. Il pubblico non è idiota, è semplicemente pigro, disinteressato ed orientato ad altre forme di audiovisivo come le serie tv dilaganti sulle piattaforme. Poi ci scappa il miracolo del blockbuster non cinefumetto che incassa tanto (come il meraviglioso Top Gun Maverick), ma è un'eccezione in un panorama in cui il grande incasso lo fanno solo i cinefumetti americani. E non perché la qualità generale manchi, ma perché la gente preferisca spendere i 10 euro di biglietto in altre attività. Manca la voglia di aprire il portafoglio per prodotti poco o nulla reclamizzati (come 3/19, A Chiara, L’arminuta), tant’è che persino le riproposizioni in sala di classici del passato (come accaduto quest’estate coi film Ghibli o come capita coi film del circuito Cinema Ritrovato, che pure anche io vedo) ottengono in proporzione risultati migliori. Il pubblico generalista non dà fiducia al nuovo non perché non sia valido (che i film siano belli o brutti, floppano uguale), ma perché c’è un disinteresse diffuso, a cui contribuiscono alcuni fattori oggettivi (come l’assenza di sale in intere province e l'arretratezza tecnologica di molti cinema) e altri individuali (pigrizia, nostalgia vacua fine a se stessa)
Il punto è che neanche quei 10 film di alto livello che escono ogni anno fanno il botto. Vengono ignorati esattamente come i 70 brutti. Perché? Perché il pubblico preferisce giustificare la propria pigrizia facendo di tutta l'erba un fascio e boicottando tutto in massa. La gente non va a vedere lo stupendo "Ariaferma" (che non è arrivato neanche a 1 milione d'incasso) o il meraviglioso "Nostalgia" (che non è arrivato ai 1.5 milioni di incasso) per il sol fatto che "Corro da te" (che ha superato i 2 milioni d'incasso) sia brutto? Onestamente è un ragionamento che non mi torna. Anche perché, poi, non è che la gente boicotti le sale ma poi stia a casa a guardare Bergman e Wilder... la gente boicotta le sale ma poi si sorbisce senza battere ciglio La casa di carta, Stranger Things, le serie tv Marvel e Star Wars... e al cinema ci va, se tutto va bene, 3 volte l'anno a vedere le solite 3 robe (un cinefumetto, un sequel becero di un franchise storico come l'orrendo Jurassic World Dominion, e un film d'animazione Disney o Pixar se ha un figlio o un nipotino) che non fanno altro che confermare il proprio distorto bias che al cinema l'offerta sia sempre ugualmente scadente. E' semplicemente disinteresse per l'offerta delle sale, dovuto ad una voglia di giustificare la propria pigrizia con luoghi comuni ("oddio oddio si fanno solo remake e sequel", quando chiunque conosca la storia del cinema sa che i remake esistano da sempre; "eh ma andare al cinema è attività costosa, non posso spendere 10 euro per qualcosa che non so con certezza che mi convincerà", quando poi l'accoppiata pizza+birra il sabato sera, ben più costosa di 10 euro, è considerata irrinunciabile; "eh ma con la stessa cifra con cui pago un biglietto al cinema mi pago 1 mese di piattaforma", piattaforma in cui si finisce per vedere sempre le stesse robe consigliate dall'algoritmo, d'altronde chi volete che sappia che su Netflix ci siano alcuni film del periodo britannico muto di Hitchcock e persino alcuni capolavori di Jean Renoir?). Poi, oh, che i film belli siano quantitativamente meno dei film brutti, è una cosa acclarata da praticamente sempre. In 125 anni di storia del cinema, quanti saranno i capolavori assoluti, leggendari, intoccabili? 240-250? Vogliamo dire 300? Pochini, considerato il numero enorme di film di tutti i tipi fatti ovunque nel mondo in più di un secolo. Il punto è che prima la gente al cinema ci andava sempre e comunque, era un fatto culturale, un rito settimanale, poi che tu vedessi Fellini o Corbucci, non importava, ci andavi comunque, il biglietto lo pagavi. Anche perché non c'era altra forma di intrattenimento per immagini di pari livello tecnologico e artistico. Oggi le cose non stanno così, il mondo è cambiato, esistono tante altre forme di audiovisivo anche di alto livello (dalle serie tv ai video simpatici su YouTube, per non parlare dei videogiochi, questi ultimi ormai divenuti un'arte a sé) e la gente è semplicemente meno sensibilizzata ed interessata ad approfondire la questione cinema e a dare una chance a film per nulla reclamizzati come Full Time o Finale a sorpresa che pure arrivano da noi e sono tutto fuorché cinema d'autore per nicchie. Perché in Francia la qualità media è molto più alta che da noi? Perché sono più intelligenti o talentuosi? No, perché da decenni il cinema è sostenuto a tutti i livelli, con insegnamenti, progetti, fondi ministeriali. Non solo dal punto di vista di chi il cinema vuole farlo, ma anche dal punto di vista chi il cinema vuole fruirlo. Lo spettatore medio francese è estremamente più attento e interessato dello spettatore medio italiano. E in Francia esistono ugualmente le serie tv e Netflix eh, quindi qual è il nocciolo della questione? Il nocciolo è che in Francia si sia attuata per decenni un'intelligente politica culturale ad ogni livello. In Francia al cinema si va perché la gente è stata educata per decenni all'importanza della sala. Ma in Italia la politica culturale a chi interessa? A noi cinefili quattro gatti? Che, tra l'altro, anche noi cinefili italiani non siamo esenti da colpe.
Il cinefilo duro e puro è il primo a disertare le sale, è il primo a ricorrere alla pirateria, è il primo a non sostenere i circuiti d'essai (che sono tutto fuorché prosperi). E parliamo di cinefili, gente che sa tutto di Fritz Lang e Wong Kar-Wai e che dovrebbe avere ben presente l'importanza di pagare un biglietto perché l'arte è un lavoro e piratare significa rubare. Eppure, film come C'era una volta a Hollywood, The Lighthouse, Cry Macho, Licorice Pizza sono stati piratati in maniera enorme. Se persino i cinefili sentono la sala come qualcosa di superfluo a cui si può tranquillamente rinunciare, auguri. Prendersela con i creatori facendo di tutta l'erba un fascio lo trovo controproducente. Poi, che tanta roba potrebbe tranquillamente finire in tv (come i film di Fausto Brizzi) senza che nessuno ne senta la mancanza (perché con 0 appeal artistico e commerciale), sono d'accordo. Che ci siano tanti problemi oggettivi (come i rarissimi spettacoli in O.V. che incentiverebbero tanti ad andare più frequentemente in sala - ma comunque tanti doppiaggi sono fatti bene, anche qui non farei di tutta l'erba un fascio; o le distribuzioni tardive di film particolarmente attesi, come Crimes of the future di Cronenberg; o alcuni esercenti poco attenti alla pulizia degli ambienti; o l'assenza di sale nel raggio di 30 km da casa), è sotto gli occhi di tutti. Ma il problema vero è che alla gente di andare al cinema interessa poco e nulla. D'altronde, le presenza in sala hanno cominciato a diminuire fin dagli anni Sessanta, quando la televisione ha cominciato ad essere più pervasiva nelle case degli italiani. Tantissime sale, soprattutto in provincia, hanno iniziato a chiudere già alla fine degli anni Settanta ed intere province d'Italia vivono una desertificazione cinematografica davvero molto triste che dura da decenni. L'unico rimedio è una politica culturale seria, come si è fatto in Francia. Ma la classe politica è disattenta a questi temi. E lo è non perché sia brutta, sporca e cattiva ma perché la maggioranza di noi elettori siamo del tutto disinteressati a questi argomenti. La gente preferisce ascoltare Barbero che racconta la guerra civile americana piuttosto che andare al cinema a dare una chance a quei film che si trovano in sala 2,3,4,5......... "in sala 1 c'è l'ennesimo sequel americano, ma che me frega, resto a casa a vedere serie tv e sto apposto così, la mia esigenza audiovisiva è soddisfatta così". E, per carità, non ci sarebbe niente di male, purché si riconosca di essere pigri e disinteressati. Tutti siamo pigri e disinteressati verso qualcosa: io non so nulla di opera lirica, di teatro, di scacchi, di trekking, di musica classica, etc. Ma lo riconosco, so che è colpa mia, non dico "ah una volta avevamo Pirandello, oggi no, il teatro contemporaneo è deludente e tutto uguale"